Il consulente

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà l'entità? Parlerà a Francesco (50%)

Verso la tempesta

Non dimenticherò mai il volto di quella donna.
Sebbene la materia ectoplasmatica fuoriuscitami dalle cavità coprisse per intero il riflesso della mia faccia nello specchio, il suo sguardo – occhi grandi e neri che per un attimo mi sembrarono quelli di Marica – era rivolto altrove, in un punto non preciso, con l’accenno di uno splendido sorriso sulle labbra.
Era serena.
La materia intorno al volto ondulava sospesa a mezz’aria.
Poi da essa si liberò una voce altrettanto angelica, che pervase la mia mente, e poi l’intera stanza.
ora sono in pace e beatitudine
«Chi sei?» le domandai.
devo andare adesso
L’ectoplasma cominciò a ritirarsi e a rientrare da dove era uscito, inglobando il volto della donna.
«Aspetta, cosa devo fare qui?»
prete, messe, benedici il luogo
Furono le sue ultime parole, poi svanì.

Ripresi quindi coscienza, come destatomi da un lungo torpore, e scesi al primo piano alla ricerca di Domenico. Ricordavo di aver udito i suoi passi lenti e solenni giù per le scale, dopo che lo avevo spinto fuori dalla stanza, mentre ero in balia dell’entità.
Lo trovai in salotto, seduto su una delle poltrone, lo sguardo fisso alla finestra.
«Come ti senti?» gli domandai.
«Ora bene» mi rispose lui. 
Lo guardai negli occhi per un istante e da subito venni travolto da una strana sensazione. Aveva un non so che di diverso: occhi vacui, incerti, sembrava che gli mancasse qualcosa nel profondo, come se fosse stato svuotato di parte della sua energia vitale…
Ipotizzai che anche lui, come me, si sentisse molto stanco dopo quell’esperienza, perciò decisi di accantonare l’inquietudine che mi era salita addosso guardandolo. Ero totalmente esausto e l’unica cosa che mi rimaneva da fare per quella sera era andare a dormire.
E così facemmo, entrambi.

Mi svegliai all’alba con il classico cerchio alla testa del dopo sbronza, il riposo non mi aveva minimamente ritemprato.
Morivo di fame e avevo bisogno di un caffè, così mi feci una doccia veloce e scesi in cucina.
Lungo le scale sentii l’odore di Marica.
La donna era già in cucina che avvitava la moka e la poggiava sul fornello. David era seduto al tavolo dietro di lei, aveva il braccio ingessato.
Anche loro sembravano esausti.
«Buongiorno» esordii, cercando di non lasciar trasparire la stanchezza nella voce. «Hey, bello, come stai?» domandai a Claudio.
«Bene.»
«Ha una frattura al polso; Buongiorno Francé, siediti che ti prendi il caffè» mi disse Marica.
«Allora, che è successo?» le domandai.
«Sulla Prenestina suo padre è uscito fuori strada, sono finiti in quel fossato che sta di lato alla strada, all’imbocco dei prati, ringraziando Dio andava piano.»
«Come ha fatto ad andare fuori strada?»
«Le gomme erano completamente lisce, Francé; Clà, va’ di là a vedere la televisione per favore.» 
Claudio obbedì.
L’espressione sul volto di Marica era angosciata.
«So stata quattro ore in commissariato, dentro al portabagagli della macchina hanno trovato tre etti di cocaina in delle buste.»
Quella notizia mi spiazzò completamente.
«Sul serio?»
«Sì, adesso è in custodia cautelare, stamattina ha l’incontro con il suo avvocato. I poliziotti mi hanno tenuta tutta la serata lì con mio figlio all’ospedale, perché ”potevo essere persona informata dei fatti”.»
Non credevo alle mie orecchie, e mi lasciai sfuggire una domanda stupida: «Tu non ne sapevi niente?»
«Secondo te io potevo saperlo, Francé? Sapevo che ogni tanto si faceva di cocaina insieme a quegli altri porci degli amici suoi, ma mai avrei immaginato che ne portasse tre etti nel portabagagli!
E comunque è sempre stato un ottimo padre con Claudio, sempre molto responsabile, su quello non ci si poteva dire nulla!
Altrimenti pensi che avrei mandato mio figlio con lui?» rispose irritata. «Comunque adesso non so cosa gli succederà, ma mi basta che mio figlio stia bene!»
Fece un sospiro. 
«Sapevo che non mi dovevo fidà di quel maledetto!»
«Mi dispiace, Mà, davvero. Ascolta, devo raccontarti di quello che è successo ieri…»
«Domenico mi ha accennato qualcosa, dimmi tutto.»
Le raccontai tutto.
…«Ci vuole un prete, Mà, bisogna chiamare un prete che benedica la casa e che mi dia una mano, ho un amico che ne conosce uno bravo, sta a Roma.»
Marica ormai sembrava sull’orlo di un esaurimento nervoso.
«Va bene, Francé, come no? Tutto quello che serve.»
Telefonai così a un mio amico prete, che mi promise di sottoporre quanto prima il mio caso all’attenzione di Don Mario.
Poi decisi di comunicare di nuovo con l’entità che albergava nella villa.
Ci sedemmo in salotto io Marica e suo figlio.
Le consigliai di non far assistere Claudio, ma dopo l’incidente era diventata ancora più apprensiva nei confronti di suo figlio, e non lo faceva allontanare nemmeno per andare a giocare in cortile. Fuori, Domenico rastrellava le foglie secche cadute dai castagni, quella mattina non lo avevo ancora visto, né ci avevo ancora parlato.
«Allora» cominciai, «cerchiamo di fare chiarezza: non penso che l’entità che vi sta tormentando sia la stessa che mi è apparsa ieri…»
Chiusi gli occhi, mi rilassai.
«Chi sei, parlami!»

Si va verso la fine, ma chi entrerà in gioco, adesso?

  • Domenico... (100%)
    100
  • L'entità buona: la donna ectoplasmatica (0%)
    0
  • L'entità cattiva: la vecchia (0%)
    0
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63 Commenti

  • Sono rimasta senza parole.
    Uno dei racconti più belli che abbia mai letto. Il finale è stato pazzesco. Non mi sarei mai aspettata che il vecchio Domenico fosse in realtà un Quadrelli.
    Storia pazzesca!
    Complimenti L.C. !

  • Più che un horror mi sembra un triller. Solo perché c’è un ectoplasma e solo perché all’inizio ci sono delle comari, tra cui la madre del protagonista che nonostante sono cattoliche credono nella magia delle carte, non credo sia horror. Dal fatto di come viene ucciso il balordo, credo sia triller.

  • ti devo dire che la frase “una coccinella, che cammina e avanza inesorabile.” rende questo capitolo un gioiello .Aldi là del caleidoscopico inseguirsi di fendenti al corpo e tutto il resto l’immagine della coccinella che non sta a guardarsi intorno e va avanti comunque, sempre mi ha ha colpito perché la considero una metafora del ‘onesto vivere, avanti tutta senza guardarsi intorno, come solo un’anima semplice e inattaccabile può. Magari non c’o capito niente ma grazie di averlo scritto. ciao.

    • Ben detto Fenderman, ben detto: vivere onestamente e andare avanti senza guardarsi troppo intorno, come un’anima semplice e inattaccabile può. Bellissima frase, davvero. Sarà che è il mio concetto di vivere e forse anche inconsciamente l’ho trasmesso in questo capitolo, come una sorta di riscatto a quella sofferenza e crudeltà che ho dovuto descrivere. Grazie di cuore per il commento, al prossimo capitolo!

  • Uh, scene dense di roba forte. La palata in testa tipica di certe usanze contadine ci voleva però mi confonde quando arriviamo al finale. Sembrano tutti d’accordo per fare cosa a chi non si sa. E siccome Francesco mi sembra l’unico, a ‘sto punto, elemento estraneo, voto per lui, speriamo che la sfanghi. Ottimo lavoro, ah non dimenticare di recuperare il teschio, non fartelo fregare. ciao, alla prossima, buon lavoro.

    • Ciao Fenderman e buon fine settimana. Questo capitolo è stato duro e mi sono arrovellato su parecchi passaggi che proprio non mi suonavano bene ( e nonostante questo rileggendo ho trovato qualche ripetizione e refuso) ma la trama e gli elementi sono abbastanza ben calcolati. Spero di non deludervi proprio alla fine! ?

  • Ciao L.C.!

    Ho votato Domenico, personaggio misterioso che secondo me ne sa ben di più. Mi piace l’elemento religioso, sin dai tempi dell’esorcista mi sembra un passaggio “naturale” del genere di cui scrivi. Marica che tronca le parole è un elemento che smorza la drammaticità, ma ci sta bene secondo me.
    Ciao!

  • Ciao L.C.!
    Dico che andranno in cantina, luogo fatidico. Ho recuperato il quinto episodio; gli eventi precipitano e sono ben descritti, gli ultimi capitoli sono i migliori, hai più confidenza con la storia; questa almeno è la sensazione che ho e che vivo quando scrivo. Non mi sorprende il turbamento del consulente nei confronti di Marica, forse ricambiato.
    Ciao!

    • Ciao Minollo, e grazie. Se per turbamento intendi quel genere di turbamento…beh: Marica è una gran bella donna, e Francesco ha carisma, quindi chissà, potrebbe scapparci anche qualcosa – anche se ancora non lo so, sarebbe scontato e mi dispiacerebbe per Silvia – per il resto, resta sintonizzato, nei prossimi capitoli ne accadranno di tutti i colori!

  • Ciao, L.C.
    I segni di un buon horror ci sono tutti. Voto per la possessione e vediamo che cosa tiri fuori.
    Nella frase:
    «Che ha detto? Stanno tutti bene?»
    «Ora glielo domando.»
    Scrissi un messaggio di risposta a Marica, dove le chiedevo se fosse tutto a posto, ma non ricevetti nessuna risposta.”
    la parte relativa al messaggio poteva essere risolta in pochi caratteri, tipo: “le mandai un messaggio, non rispose.”
    Non perché la tua sia sbagliata, ma usi troppi caratteri per raccontare la scena, senza mostrarla e qui i caratteri sono preziosi 😉
    Anche “vomitò per terra” bastava vomitò. Ma sono mie idee, che arrivano dai vari libri che leggo sulla scrittura, magari esagero.

    Alla prossima!

  • Ciao, L.C.
    Accadranno cose terribili durante la cena.
    Chissà che vuole comunicare davvero la voce, quel “ti prego” lascia spazio a diverse ipotesi.
    Forse hai raccontato troppi particolari poco utili allo sviluppo della storia: gli abiti preso per il cambio, il caffè, anche la trippa col pecorino… i caratteri sono pochi e, a parer mio, andrebbero sfruttati per rendere vivida la storia. Comunque sono mie fisime, non devi dargli ascolto per forza ?

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica. No no e invece hai ragione. Infatti avevo pensato di tagliare tutte quelle informazioni per dare spazio ai particolari inerenti alla storia, poi ho deciso di usare questo capitolo come una sorta di preludio a tutti gli eventi che vedremo in seguito. Infatti ho intitolato il capitolo: Calma prima della tempesta.
      Grazie come sempre, i vostri feedback mi sono molto utili per migliorarmi. Buon fine settimana. Al prossimo capitolo!

  • Ciao L.C.!
    Si entra nel vivo, piano piano stai portando al dunque la storia. Scrivi anche in maniera curata secondo me; ti segnalo solo “dei strani pacchi” in una delle tre opzioni. Sono d’accordo che la vecchia è un ingrediente spesso inquietante in questo tipo di storie, elemento debole che magari invece nasconde risorse impreviste.
    Ok a presto.
    Ciao!

  • Ciao L. C.!
    Voto per la vecchia, una figura classica delle storie da brivido: l’ho scelta pensando al Pupi Avati de “La casa dalle finestre che ridono”, non so se l’hai visto. Il protagonista mi piace, si muove a suo agio nelle vicende in cui il “dono” gli fa da guida. Bravo, vediamo dove si va.
    Ciao!

  • Voto per la vecchia che lo chiama dalla cantina, molto inquietante.
    Ciao, L. C.
    Mi piace la descrizione degli interni, chissà perché mi ha fatto tornare indietro, ai tempi delle colonie estive e ai pomeriggi passati a fissare le pareti durante pisolini imposti e non desiderati.
    Ho notato che lasci uno spazio prima e, a volte, dopo le caporali, come mai?
    Concordo con quanto scritto da Fenderman e aggiungo la frase: “alta, con lunghi capelli neri e due occhioni neri” capelli e occhi neri si potevano riassumere senza ripetizioni e “occhioni” stona, a mio parere, con il genere del racconto.
    Al di là di questo, il racconto si fa interessante e la paura comincia a fare capolino, vediamo come prosegue.

    Alla prossima!

  • Voto la simpatica vecchietta.
    Qualcosa nel testo, peraltro ben scritto, non mi suona perfetto (ridosso dei boschi limitrofi.)(rinchiuso nella villa come un recluso, ) non sono errori ma mi sanno di ridondante anche se, magari è una mia impressione. Comincia ‘a paura: bene!? ciao

  • Ciao, L.C.
    hai trovato il modo per raccontare come il protagonista ha scoperto, rifiutato e poi accettato il suo “dono” e lo hai fatto in modo scorrevole, forse un po’ troppo raccontato anziché mostrato, ma credo dipenda anche dal limite imposto dai 5000 caratteri.
    Voto per la donna affascinante, ma dolente.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, grazie. Purtroppo il numero dei caratteri mi condiziona sempre tanto, soprattutto nell’esposizione di particolari o informazioni inerenti alla storia. Spesso devo rileggere e ” Sacrificare” alcune frasi, scegliendo e rimuovendo quelle un po’ meno utili tra le tante. E donna affascinante ma dolente sia! A presto.

  • Ciao L.C.!
    Ho votato per la novantenne, chissà quanto amorevole…
    Mi piace il tono a tratti documentaristico con cui il protagonista aggiunge particolari agli avvenimenti che descrive. Sembra più che altro fatalista in merito al dono ricevuto. Bene, complimenti, vediamo allora la villa.
    Ciao!

  • Ecco: …l’adolescenza, “scoprii” che negli individui,… quello scoprii dovrebbe a mio parere essere: “avevo scoperto” oppure” scoprii in seguito” a seconda dei tempi in cui il fatto è inquadrato.
    Ho letto zia e mamma in maiuscolo: perché?
    “Quando provavo a svegliarmi non ci riuscivo, mi sentivo paralizzato e più di una volta credetti seriamente di stare per morire.”
    Anche questa frase potresti rivederla, ci sono modi diversi per renderla più giusta. ?

  • Ciao. benvenuto il fantasma vestito di nero, ci voleva. Nel testo qualche forma verbale non centrata in pieno ma nel complesso va tutto bene. Anche a te mi permetto di dare il consiglio che do a tutti e soprattutto a me stesso. Riscrivere. Rileggere e riscrivere per migliorare il testo: al meglio non c’è mai fine. Bravo ti seguo, ciao.
    Voto per la donna affascinante.

  • Ciao L.C.!
    Bell’inizio, la storia promette. Lo stile peraltro sembra quello di un horror semiserio; più di una volta ho sorriso immaginando di sentire la voce narratrice che parla dei propri parenti paranormali.
    Vediamo come va, ho votato per il “consulente”.
    Bravo!
    Ciao!

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