Il consulente

Dove eravamo rimasti?

Si va verso la fine, ma chi entrerà in gioco, adesso? Domenico... (100%)

Stravolgimento

Silenzio assoluto.
«Chi sei? Rispondimi!»
Con crescente orrore avvertii dietro la nuca un lieve soffio di vento che poi si diffuse nel salone e nel corridoio.
Marica scoppiò in lacrime.
Claudio la abbracciò, preoccupato. «Mamma, che hai? Che succede?»
Non volevo distrarmi ma lo sfogo di Marica diveniva sempre più impellente e non potevo ignorarlo, così mi avvicinai alla donna poggiandole la mano sulla spalla.
«Che succede, Mà?»
La donna continuava a piangere disperata.
Mi rivolsi all’entità: «Lascia stare queste persone! Io sono qui per aiutarti!»
Tum… tum… tum…
Sopraggiunse il rumore lontano di qualcosa che urtava incessantemente contro una superficie, come un’anta sospinta dal vento che sbatte contro il telaio della finestra.
Tum… tum… tum…
«Voi aspettate qui, vado a vedere.»
Seguii la crescente intensità dei rumori, in direzione delle scale che conducevano in cantina.
La cantina, era lì che voleva che andassi.
Scesi quindi al piano terra e trovai la porta della cantina aperta.
Entrai, dando per scontato che dentro ci fosse Domenico, visto che era l’unico ad avere le chiavi, ma non c’era nessuno.
Poi guardai in fondo alla stanza: la botola era aperta e sbatteva contro i bordi dell’apertura, sospinta dal flusso di liquame che scorreva nel tratto fognario sottostante.
Mi avvicinai cautamente e sollevai la botola, poi il mio cuore si fermò.
Poggiato sull’incrocio di due tubi c’era un teschio umano.
Mi guardai intorno, trovai un vecchio straccio e lo utilizzai per prendere il teschio, appena lo ebbi in mano una voce mi sussurrò nell’orecchio: aiutala, aiutala a salire via…
«Chi…chi sei» sussurrai osservando il teschio.
aiutami ad andare via...
Salii di corsa al primo piano e trovai Marica che parlava con un tizio davanti alla porta d’entrata.
Claudio, impaurito, si nascondeva dietro di lei.
Poggiai il teschio in un angolo e raggiunsi la porta.
«David non è qui, mi dispiace, e qualsiasi questione che hai con lui devi vedertela con lui»
«Non me ne frega un cazzo che non è qui, io voglio i miei soldi!» sbraitò il tizio.
Era un tipo estremamente trasandato con addosso un lungo giaccone sbiadito, dei jeans luridi e una puzza terribile.
«Sto per chiamare la polizia!» intervenni io.
«Sai cosa faremo allora? Terrò con me il moccioso finché non riavrò indietro i miei soldi!»
«Nooo!» esclamò Marica.
L’uomo tirò fuori una pistola e gliela puntò in faccia.
La donna urlò.
«Sta zitta troia! Avanti ragazzo, vieni qui» poi puntò la pistola contro di me, «tu non fare un passo!»
«Ti prego noo! Ti prego!» lo implorò Marica, in lacrime.
Vidi la sagoma di Domenico palesarsi alle spalle del balordo.
Il giardiniere gli sferrò una palata talmente forte dietro la nuca che delle goccioline di sangue mi schizzarono in faccia.
Il rumore fu assurdo, non me lo toglierò mai dalla testa: fu lo stesso rumore che si può produrre se si scaglia un’anguria contro il muro.
Il tizio si accasciò a terra, subito dopo una pozza di sangue si estese a macchia d’olio sotto la sua faccia.
«Ma chi era?» domandai basito.
Domenico non mi guardò nemmeno, i suoi occhi spenti rimasero incollati sull’uomo.
Poi si chinò e raccolse la pistola.
«Ma che fai» disse Marica – la sua voce adesso sembrava sicura, autoritaria – «spero tu non l’abbia ammazzato.»
«Non è morto, tranquilla» rispose lui seccamente.
Feci per voltarmi verso Marica. «Mi spiegate cosa sta s…»
Qualcosa di freddo e liscio si abbatté con violenza sulla mia faccia, poi fu il buio.

Mi risvegliai con naso e bocca ricolmi del gusto ferroso del sangue e un bruciore atroce allo zigomo destro.
Ero seduto su una sedia, in una grande sala buia, davanti a me due sagome in piedi e una in mezzo seduta.
Poi sopraggiunsero scintille di dolore alle spalle e ai polsi, ancora confuso provai ad alzarmi e mi accorsi finalmente di essere legato.
Il panico si impadronì di me.
«Che succede?!» domandai alle figure immerse nell’ombra.
Una di esse si spostò verso la parete e la riconobbi: alta, prosperosa, era Marica. Dietro di lei una sagoma piccola. La donna accese delle candele. La sua figura, incapsulata nella luce del candelabro, mi terrorizzò: i suoi occhi, fissi su di me, erano dilatati come se fosse sotto l’effetto di qualche sostanza e il suo volto era privo di espressione. Incredibile ma allo stesso tempo avvertii in lei un’energia dirompente. Claudio era dietro di lei, seguiva ogni suo spostamento, aggrappato con una mano alla sua gonna.
Poi si accese anche l’altro candelabro sulla parete opposta.
Domenico era lì davanti che mi fissava con quei suoi occhi spenti.
Sembravano tre automi.
Legato ad un’altra sedia, davanti a me, c’era il balordo.
«Qualcuno può spiegarmi che sta succedendo?» domandai, cercando di controllare la dirompente ondata di panico che di lì a poco mi avrebbe sopraffatto.
Marica mi si avvicinò, chinandosi verso di me.
«Scusami per il colpo, era l’unico modo.»
«Oh…Arghh…» il balordo si era svegliato.
La porta alle mie spalle si aprì.
«E’ tutto pronto?» domandò una voce alle mie spalle.
«Sì» rispose Marica.

Cosa sta succedendo?

  • Francesco è la causa di tutto... (100%)
    100
  • Marica, Domenico e Claudio sono solo vettori per una vendetta contro il balordo... (0%)
    0
  • Marica, Domenico e Claudio sono la causa di tutto... (0%)
    0
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63 Commenti

  • Sono rimasta senza parole.
    Uno dei racconti più belli che abbia mai letto. Il finale è stato pazzesco. Non mi sarei mai aspettata che il vecchio Domenico fosse in realtà un Quadrelli.
    Storia pazzesca!
    Complimenti L.C. !

  • Più che un horror mi sembra un triller. Solo perché c’è un ectoplasma e solo perché all’inizio ci sono delle comari, tra cui la madre del protagonista che nonostante sono cattoliche credono nella magia delle carte, non credo sia horror. Dal fatto di come viene ucciso il balordo, credo sia triller.

  • ti devo dire che la frase “una coccinella, che cammina e avanza inesorabile.” rende questo capitolo un gioiello .Aldi là del caleidoscopico inseguirsi di fendenti al corpo e tutto il resto l’immagine della coccinella che non sta a guardarsi intorno e va avanti comunque, sempre mi ha ha colpito perché la considero una metafora del ‘onesto vivere, avanti tutta senza guardarsi intorno, come solo un’anima semplice e inattaccabile può. Magari non c’o capito niente ma grazie di averlo scritto. ciao.

    • Ben detto Fenderman, ben detto: vivere onestamente e andare avanti senza guardarsi troppo intorno, come un’anima semplice e inattaccabile può. Bellissima frase, davvero. Sarà che è il mio concetto di vivere e forse anche inconsciamente l’ho trasmesso in questo capitolo, come una sorta di riscatto a quella sofferenza e crudeltà che ho dovuto descrivere. Grazie di cuore per il commento, al prossimo capitolo!

  • Uh, scene dense di roba forte. La palata in testa tipica di certe usanze contadine ci voleva però mi confonde quando arriviamo al finale. Sembrano tutti d’accordo per fare cosa a chi non si sa. E siccome Francesco mi sembra l’unico, a ‘sto punto, elemento estraneo, voto per lui, speriamo che la sfanghi. Ottimo lavoro, ah non dimenticare di recuperare il teschio, non fartelo fregare. ciao, alla prossima, buon lavoro.

    • Ciao Fenderman e buon fine settimana. Questo capitolo è stato duro e mi sono arrovellato su parecchi passaggi che proprio non mi suonavano bene ( e nonostante questo rileggendo ho trovato qualche ripetizione e refuso) ma la trama e gli elementi sono abbastanza ben calcolati. Spero di non deludervi proprio alla fine! ?

  • Ciao L.C.!

    Ho votato Domenico, personaggio misterioso che secondo me ne sa ben di più. Mi piace l’elemento religioso, sin dai tempi dell’esorcista mi sembra un passaggio “naturale” del genere di cui scrivi. Marica che tronca le parole è un elemento che smorza la drammaticità, ma ci sta bene secondo me.
    Ciao!

  • Ciao L.C.!
    Dico che andranno in cantina, luogo fatidico. Ho recuperato il quinto episodio; gli eventi precipitano e sono ben descritti, gli ultimi capitoli sono i migliori, hai più confidenza con la storia; questa almeno è la sensazione che ho e che vivo quando scrivo. Non mi sorprende il turbamento del consulente nei confronti di Marica, forse ricambiato.
    Ciao!

    • Ciao Minollo, e grazie. Se per turbamento intendi quel genere di turbamento…beh: Marica è una gran bella donna, e Francesco ha carisma, quindi chissà, potrebbe scapparci anche qualcosa – anche se ancora non lo so, sarebbe scontato e mi dispiacerebbe per Silvia – per il resto, resta sintonizzato, nei prossimi capitoli ne accadranno di tutti i colori!

  • Ciao, L.C.
    I segni di un buon horror ci sono tutti. Voto per la possessione e vediamo che cosa tiri fuori.
    Nella frase:
    «Che ha detto? Stanno tutti bene?»
    «Ora glielo domando.»
    Scrissi un messaggio di risposta a Marica, dove le chiedevo se fosse tutto a posto, ma non ricevetti nessuna risposta.”
    la parte relativa al messaggio poteva essere risolta in pochi caratteri, tipo: “le mandai un messaggio, non rispose.”
    Non perché la tua sia sbagliata, ma usi troppi caratteri per raccontare la scena, senza mostrarla e qui i caratteri sono preziosi 😉
    Anche “vomitò per terra” bastava vomitò. Ma sono mie idee, che arrivano dai vari libri che leggo sulla scrittura, magari esagero.

    Alla prossima!

  • Ciao, L.C.
    Accadranno cose terribili durante la cena.
    Chissà che vuole comunicare davvero la voce, quel “ti prego” lascia spazio a diverse ipotesi.
    Forse hai raccontato troppi particolari poco utili allo sviluppo della storia: gli abiti preso per il cambio, il caffè, anche la trippa col pecorino… i caratteri sono pochi e, a parer mio, andrebbero sfruttati per rendere vivida la storia. Comunque sono mie fisime, non devi dargli ascolto per forza ?

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica. No no e invece hai ragione. Infatti avevo pensato di tagliare tutte quelle informazioni per dare spazio ai particolari inerenti alla storia, poi ho deciso di usare questo capitolo come una sorta di preludio a tutti gli eventi che vedremo in seguito. Infatti ho intitolato il capitolo: Calma prima della tempesta.
      Grazie come sempre, i vostri feedback mi sono molto utili per migliorarmi. Buon fine settimana. Al prossimo capitolo!

  • Ciao L.C.!
    Si entra nel vivo, piano piano stai portando al dunque la storia. Scrivi anche in maniera curata secondo me; ti segnalo solo “dei strani pacchi” in una delle tre opzioni. Sono d’accordo che la vecchia è un ingrediente spesso inquietante in questo tipo di storie, elemento debole che magari invece nasconde risorse impreviste.
    Ok a presto.
    Ciao!

  • Ciao L. C.!
    Voto per la vecchia, una figura classica delle storie da brivido: l’ho scelta pensando al Pupi Avati de “La casa dalle finestre che ridono”, non so se l’hai visto. Il protagonista mi piace, si muove a suo agio nelle vicende in cui il “dono” gli fa da guida. Bravo, vediamo dove si va.
    Ciao!

  • Voto per la vecchia che lo chiama dalla cantina, molto inquietante.
    Ciao, L. C.
    Mi piace la descrizione degli interni, chissà perché mi ha fatto tornare indietro, ai tempi delle colonie estive e ai pomeriggi passati a fissare le pareti durante pisolini imposti e non desiderati.
    Ho notato che lasci uno spazio prima e, a volte, dopo le caporali, come mai?
    Concordo con quanto scritto da Fenderman e aggiungo la frase: “alta, con lunghi capelli neri e due occhioni neri” capelli e occhi neri si potevano riassumere senza ripetizioni e “occhioni” stona, a mio parere, con il genere del racconto.
    Al di là di questo, il racconto si fa interessante e la paura comincia a fare capolino, vediamo come prosegue.

    Alla prossima!

  • Voto la simpatica vecchietta.
    Qualcosa nel testo, peraltro ben scritto, non mi suona perfetto (ridosso dei boschi limitrofi.)(rinchiuso nella villa come un recluso, ) non sono errori ma mi sanno di ridondante anche se, magari è una mia impressione. Comincia ‘a paura: bene!? ciao

  • Ciao, L.C.
    hai trovato il modo per raccontare come il protagonista ha scoperto, rifiutato e poi accettato il suo “dono” e lo hai fatto in modo scorrevole, forse un po’ troppo raccontato anziché mostrato, ma credo dipenda anche dal limite imposto dai 5000 caratteri.
    Voto per la donna affascinante, ma dolente.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, grazie. Purtroppo il numero dei caratteri mi condiziona sempre tanto, soprattutto nell’esposizione di particolari o informazioni inerenti alla storia. Spesso devo rileggere e ” Sacrificare” alcune frasi, scegliendo e rimuovendo quelle un po’ meno utili tra le tante. E donna affascinante ma dolente sia! A presto.

  • Ciao L.C.!
    Ho votato per la novantenne, chissà quanto amorevole…
    Mi piace il tono a tratti documentaristico con cui il protagonista aggiunge particolari agli avvenimenti che descrive. Sembra più che altro fatalista in merito al dono ricevuto. Bene, complimenti, vediamo allora la villa.
    Ciao!

  • Ecco: …l’adolescenza, “scoprii” che negli individui,… quello scoprii dovrebbe a mio parere essere: “avevo scoperto” oppure” scoprii in seguito” a seconda dei tempi in cui il fatto è inquadrato.
    Ho letto zia e mamma in maiuscolo: perché?
    “Quando provavo a svegliarmi non ci riuscivo, mi sentivo paralizzato e più di una volta credetti seriamente di stare per morire.”
    Anche questa frase potresti rivederla, ci sono modi diversi per renderla più giusta. ?

  • Ciao. benvenuto il fantasma vestito di nero, ci voleva. Nel testo qualche forma verbale non centrata in pieno ma nel complesso va tutto bene. Anche a te mi permetto di dare il consiglio che do a tutti e soprattutto a me stesso. Riscrivere. Rileggere e riscrivere per migliorare il testo: al meglio non c’è mai fine. Bravo ti seguo, ciao.
    Voto per la donna affascinante.

  • Ciao L.C.!
    Bell’inizio, la storia promette. Lo stile peraltro sembra quello di un horror semiserio; più di una volta ho sorriso immaginando di sentire la voce narratrice che parla dei propri parenti paranormali.
    Vediamo come va, ho votato per il “consulente”.
    Bravo!
    Ciao!

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