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Dove eravamo rimasti?

Cosa sta succedendo? Francesco è la causa di tutto... (100%)

La coccinella che cammina

«Pronto per cosa?» domandai terrorizzato.
Marica avanzò verso di me.
«Tu sei l’unico in grado di canalizzare la sua metà benedetta, per farle ricongiungere ed aiutarla ad andarsene» disse, chinandosi su di me. «Non posso spiegartelo, ma te lo farò vedere.»
La donna premette le sue labbra contro le mie e soffiò qualcosa dentro di me.
Vidi una miriade di ragni neri correre freneticamente in tutte le direzioni sulle pareti e sul soffitto, poi persi conoscenza.

Mi svegliai.
Potevo muovermi, potevo vedere, sentire, e cosa più importante potevo sapere.
Mi trovavo in una stanza buia e umida, davanti a me una donna e un bambino legati stretti su due sedie, uno di fronte all’altra.
Il bambino aveva più o meno l’età di Claudio e la donna assomigliava vagamente a Marica.
Entrambi piangevano disperati.
Venni colto da un’ondata di disperazione, mi feci avanti per slegarli ma non avevo consistenza in quello spazio… ero etereo.
Guardando meglio la donna mi accorsi che era lei il volto angelico nell’ectoplasma che avevo visto la sera prima nella mia stanza.
Poi si aprì una porta.
Entrò un tizio con un coltello in mano.
Era il balordo che Domenico aveva atterrato con la pala.
«Eccoci!» esclamò, «siamo pronti?»
«Ti prego non farlo…» lo supplicò la donna in lacrime.
Il balordo sorrise. «Perché non dovrei farlo? A me piace farlo!»
Poi si voltò verso il ragazzino e gli affondò la lama nel braccio, all’altezza del bicipite.
Il ragazzino urlò di dolore e sua madre gettò urla strazianti di disperazione. 
Il balordo cominciò a pugnalare lentamente entrambi, un fendente al bambino e uno a sua madre, andando avanti in quel modo per tre giorni, durante i quali non potei fare altro che assistere impotente alle terribili torture che vennero inflitte ad entrambi.
La donna cedette prima di suo figlio, spirando dopo due giorni.
Quando se ne andò, la stanza si riempì di uno sciame di insetti neri, una nube che mi entrò nelle narici e nella bocca, riempendomi di odio.
Il bambino rimase in vita un altro giorno, da solo, nel dolore e nella disperazione più totali, nelle mani di un maniaco che fece al suo corpo e alla sua mente le torture più impensabili.
Alla fine, finalmente, se ne andò anche lui e il suo dolore finì, rimpiazzato da una pace eterna. Se ne andò per sempre e non volle più tornare in questo piano. La voce dolce e rassicurante di sua madre lo accompagnò nell’ascesa e gli svelò il segreto dell’universo, dato che il bambino era appassionato di scienze.
Potei ascoltare anche io le tenere parole della donna che andava via con suo figlio, ma nella mia mente risuonarono incomprensibili, come una lingua straniera fatta di sussurri amorevoli e soffi di caldo vento d’estate, e l’unica cosa che riuscii a capire del suo discorso fu l’ultima frase: è come una coccinella, che cammina e avanza inesorabile.
Era tutto finito: le sofferenze, il dolore, la disperazione; ad entrambi li attendeva un’eternità di luce. Nessuno di loro sarebbe mai tornato in questo piano, no, erano lontani adesso, immersi nella luce e nella gioia.
Ma una parte di lei non era ascesa.
Mi ritrovai nei pressi di un bosco, davanti a uno degli impianti di raccolta dei tanti canali fognari che attraversano il sottosuolo del paese. Il balordo lo aprì, vi gettò dentro delle sacche nere e poi se ne andò.
Il bosco svanì e mi ritrovai nella cantina della Villa, davanti alla botola aperta. Uno dei poveri resti delle vittime era sorprendentemente rimasto incastrato su due tubi e sarebbe rimasto lì per cinque anni.
Ebbi infine diverse visioni della Villa, con queste nubi nere di insetti che di punto in bianco si manifestavano nelle stanze, nei corridoi o lungo le scale, e che giorno dopo giorno divenivano sempre più dense e oscure, fino a prendere sembianze umane: la vecchia.
Non mi fu dato di sapere chi fossero quella donna e quel bambino, né da dove venissero, ma all’improvviso venni travolto da una cristallina ondata di consapevolezza.
Mi fu tutto chiaro.
Cinque anni prima una donna e suo figlio vennero rapiti da un maniaco che viveva proprio qui in paese, in una baracca nei boschi, non lontana dalla villa.
Vennero torturati e assistettero al loro reciproco dolore.
L’odio, la rabbia, la disperazione della donna nel vedere la sofferenza del figlio furono così intensi che una parte della sua anima si distaccò creando un campo energetico nero fatto di puro odio. Affamato di vendetta e sofferenza, negli anni si intensificò sempre di più e impregnò a fondo la villa, luogo dove vi era l’unica prova di quel terribile delitto che potesse essere ritrovata, sotto quella botola.
Consapevole degli eventi futuri, l’entità aspettò, come un parassita rimase inattiva, nutrendosi del suo stesso odio e crescendo sempre di più.
Poi giunsero Marica e suo figlio, il quadro generale e le pedine per attuare la sua vendetta erano pronti.
E in quel quadro c’ero anche io.

Mi svegliai, sereno e in forze, ma come in trance.
Osservai il forno in fondo alla stanza.
Prima, mezzo tramortito, non lo avevo notato.
«Sono pronto» dissi «cominciamo.»

Come finirà?

  • Il balordo morirà tra atroci sofferenza per mano di Francesco (0%)
    0
  • Il balordo morirà tra atroci sofferenze per mano di Domenico (100%)
    100
  • Il balordo morirà tra atroci sofferenze per mano di Marica (0%)
    0
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63 Commenti

  • Sono rimasta senza parole.
    Uno dei racconti più belli che abbia mai letto. Il finale è stato pazzesco. Non mi sarei mai aspettata che il vecchio Domenico fosse in realtà un Quadrelli.
    Storia pazzesca!
    Complimenti L.C. !

  • Più che un horror mi sembra un triller. Solo perché c’è un ectoplasma e solo perché all’inizio ci sono delle comari, tra cui la madre del protagonista che nonostante sono cattoliche credono nella magia delle carte, non credo sia horror. Dal fatto di come viene ucciso il balordo, credo sia triller.

  • ti devo dire che la frase “una coccinella, che cammina e avanza inesorabile.” rende questo capitolo un gioiello .Aldi là del caleidoscopico inseguirsi di fendenti al corpo e tutto il resto l’immagine della coccinella che non sta a guardarsi intorno e va avanti comunque, sempre mi ha ha colpito perché la considero una metafora del ‘onesto vivere, avanti tutta senza guardarsi intorno, come solo un’anima semplice e inattaccabile può. Magari non c’o capito niente ma grazie di averlo scritto. ciao.

    • Ben detto Fenderman, ben detto: vivere onestamente e andare avanti senza guardarsi troppo intorno, come un’anima semplice e inattaccabile può. Bellissima frase, davvero. Sarà che è il mio concetto di vivere e forse anche inconsciamente l’ho trasmesso in questo capitolo, come una sorta di riscatto a quella sofferenza e crudeltà che ho dovuto descrivere. Grazie di cuore per il commento, al prossimo capitolo!

  • Uh, scene dense di roba forte. La palata in testa tipica di certe usanze contadine ci voleva però mi confonde quando arriviamo al finale. Sembrano tutti d’accordo per fare cosa a chi non si sa. E siccome Francesco mi sembra l’unico, a ‘sto punto, elemento estraneo, voto per lui, speriamo che la sfanghi. Ottimo lavoro, ah non dimenticare di recuperare il teschio, non fartelo fregare. ciao, alla prossima, buon lavoro.

    • Ciao Fenderman e buon fine settimana. Questo capitolo è stato duro e mi sono arrovellato su parecchi passaggi che proprio non mi suonavano bene ( e nonostante questo rileggendo ho trovato qualche ripetizione e refuso) ma la trama e gli elementi sono abbastanza ben calcolati. Spero di non deludervi proprio alla fine! ?

  • Ciao L.C.!

    Ho votato Domenico, personaggio misterioso che secondo me ne sa ben di più. Mi piace l’elemento religioso, sin dai tempi dell’esorcista mi sembra un passaggio “naturale” del genere di cui scrivi. Marica che tronca le parole è un elemento che smorza la drammaticità, ma ci sta bene secondo me.
    Ciao!

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