Penso, dunque “divaneggio”

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo capitolo chi sarà il protagonista? - Un oggetto reale, ma non troppo (56%)

QUESTIONI DI “STILO”

Una penna stilografica viveva adagiata in una morbida culla di velluto, protetta da un bel astuccio blu. Usciva di rado e sempre in occasioni speciali. Si considerava un oggetto di classe, elegante e ricercato, e ne andava fiera: compatta ma leggera, permetteva una calligrafia scorrevole e dinamica, la penna perfetta per mani creative.

Abitava in quella casa da quando, in un giorno di Natale, la zia Angelina, un’eccentrica anziana, minuta e dagli occhi vispi, l’aveva regalata al fratello: «Mi piacerebbe che la usassi tu la mia “Karma”. La mia mano non è più ferma come una volta». E guardando l’amato pronipote, aggiunse con dolcezza: «Non è roba per bambini.»

Il bambino capì il divieto ma non il suo perché.

Così, un giorno, prese la scatola di nascosto dal nonno e andò in camera sua. L’aprì con uno scatto maldestro. Afferrò la penna, la girò e rigirò tra le dita, scrutandola a lungo. Tre volte la stilo rischiò di cadere al suolo.

La zia diceva sempre che scrivere può essere divertente e “cartartico”, perciò lui, anche se alla carta preferiva la tastiera del computer, ci voleva provare: strappò un foglio dal quaderno e vi scarabocchiò alcune spirali nere. Non successe niente.

Doveva pur esserci qualche trucco, qualcosa che ne giustificasse il divieto di accesso.  La posò sul tavolo, la svitò, ne estrasse “il cuore” d’inchiostro e lo shakerò. Poi, chiuse l’occhio sinistro e appoggiò il destro sulla base del cappuccio per guardare all’interno. Soffiò dentro tre volte, lo capovolse e picchiettò ripetutamente sul tavolo. Infine, premette forte la punta argentata contro un pezzo di carta da gelato sporca di cioccolata, lasciato sulla scrivania la sera prima. Niente. Non era snodabile, non cambiava forma o colore, non si trasformava… Si spazientì.

A un tratto, i suoi occhi si illuminarono. La penna tremò.

Lui la fissò molto serio, si chinò in avanti sul tavolo e ordinò: «Karma! Accendi la luce!».

La penna rimase immobile. Allibita. Indispettito, assemblò in tutta fretta i pezzi, caso mai venisse in mente alla madre di fare irruzione nella stanza, e gettò la penna in un cassetto.

In men che non si dica la stilo era finita nello zaino, dentro un astuccio lercio e disordinato.

Giaceva in uno spazio stretto e maleodorante, senza vie di fuga.

Con lei c’erano: due matite rosicchiate. Una matita ancora integra. Metà gomma unta e bisunta. Un righello trasparente da 20 cm. Un temperalapis in plastica, rotto.

Un ambiente davvero umiliante, indegno di una “Aristostilo” con un discreto pedigree… quale la penna si credeva di essere.

Arrogante, subito la gomma si accanì contro di lei. Sua madre – una gomma pane – lavorava per un pittore rinomato e la figlia si sentiva un’artista! 

Tutto cominciò con le carotte. Un giorno, alla penna scappò una “t” di troppo nel tema e quello fu l’inizio dei guai.  «Starò più attenta la prossima volta.» promise. E questo fu il secondo errore. Più la penna svolgeva il suo compito con cura, più cercava di essere simpatica e farsi accettare, più la gomma la tormentava.

La prendeva di mira in continuazione, attenta a ogni minimo sbaglio. Ciò la rendeva nervosa e insicura. Le venne l’ansia da prestazione e cominciò a perdere inchiostro. L’altra godeva, alla vista della sua scarsa performance.

Inoltre, nessuno prendeva le sue difese: le matite avevano una spina dorsale fragile, erano poco incisive e sottomesse; il righello era un egocentrico, si teneva a distanza. Sminuiva la situazione: «Tra voi, solo scaramucce di pianerottolo!» E il temperalapis? La perdita imprevista e precoce della lama, con conseguente incapacità funzionale, lo intristiva. Chiuso in se stesso non aveva voce in capitolo.

Tre giorni dopo, accade un fatto determinante.

Arrivò una nuova compagna. Era leggera e facile da usare, trasparente come certi pesci di cui si vede solo la spina centrale quando nuotano. Possedeva una punta sferica che scorreva a meraviglia, era affidabile e resistente.  Biro rappresentò una svolta nella vita della penna e la trascinò in una vera crisi d’identità: si vedeva sgraziata, non le piaceva più il suo corpo tondeggiante, la clip metallica…  il pennino delicato, fatto per mani sensibili.

Biro era veloce, decisa e informale, ma non se la tirava. La penna, più lenta, insicura, raffinata, non se la prendeva. Così nacque tra loro un’amicizia.

In più, Biro snobbava la gomma e questa accusò il colpo. La puntava come un falco, controllando ogni riga del suo lavoro. Un giorno volle cancellare tre errori, si avventò con una tale furia sulle parole-preda che finì col fare un buco nella carta. Fece una figuraccia e venne derisa da tutti. Per la prima volta si vergognò. La sua egemonia si infievolì.

Stilo riprese fiducia in sé. Comprese che c’era un posto anche per lei.

Intanto, il bambino non la volle più usare. L’indomani, il nonno ritrovò la penna sul suo comodino e gioì. La rimise nel taschino della giacca, infilò la rivista di parole incrociate sotto il braccio e uscì a fare una passeggiata.

Si prosegue, diamo un titolo al prossimo capitolo:

  • - …Non m’assomiglia per niente (33%)
    33
  • - Un’altalena per due (44%)
    44
  • - La metà di uno (22%)
    22
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181 Commenti

  • Ciao, Louise.
    Devo ammetterlo, quando hai cominciato questa avventura ero un po’ scettica, l’idea di leggere racconti autoconclusivi, su una piattaforma di racconti a bivi, mi pareva un po’ fuori tema e invece mi sono ricreduta: i racconti sono talmente carini e ben scritti che la mia perplessità iniziale ha lasciato il posto alla piacevolezza di leggerti.
    Benissimo, esperimento riuscito. Aspetto nuove idee.

    Alla prossima!

  • 😀
    Molto carina questa storia.ù

    Ora posso farti il commento generale 😀
    Commento breve: esperimento riuscito.
    Commento lungo: ho trovato tutte le storie affascinanti; qualcuna più bella di altre ma tutte assolutamente godibili. Ora puoi alzarti, sgranchirti le gambe e, quando pronto, tornare sul divano per generare altre storie 😀

    Ciao 🙂

    • Buongiorno Isabella
      Bella domanda a cui non so rispondere. Vado a ruota libera, seguendo l’ispirazione del momento.
      In tutte le fiabe classiche c’è sempre qualche elemento che ci colpisce più degli altri ed è quasi fisiologico che la memoria lo vada a ripescare…
      Grazie delle lettura e del commento.
      Al finale.

  • Ciao, Louise.
    Senza volere ti ho mandato in parità le opzioni, perdonami.
    Carino il mix Esopo-Collodiano, come sempre riesci a mettere insieme insegnamenti e leggerezza. Hai avuto una bella idea e i tuoi racconti sono un piacevole stacco dalla realtà pesante di questi tempi. Bello anche il rimando a “Gli uccelli” di Hitchcock.
    Ho votato “il futuro è ora” un po’ mindfulness e un po’ Baglioni.

    Buona Pasqua e alla prossima!

  • Rieccomi, fenderman. Ho votato “Se dall’errore può nascere un fiore”… sono convinto che pressoché tutto nasca dall’errore, anche se è un po’ difficile spiegare cosa intendo… tanto difficile che non lo capisco del tutto neppure io 😂
    Bello questo pot pourri di fiabe, il muso che si allunga per le frottole mi ha divertito. Gatto, volpe e l’altro, quello lì, come si chiamava?, smontati e ricostruiti mixando li, quasi fossero mattoncini di una scatola Lego 😂

    Ciao, auguro a te e ai tuoi cari una Pasqua felice e serena 🖖

  • Volare naturalmente, chi non lo vorrebbe. Mentre leggevo mi è venuta in mente la centesima idea che la tua iniziativa letteraria mi ha suggerito: proporre ai bambini delle elementari di reinventare le tradizionali fiabe sconvolgendo la trama e i ruoli, quello che stai facendo tu insomma. Il risultato sarebbe, credo stimolante per loro ed esilarante per chi avrebbe la fortuna di leggere. Brava: te lo dico veramente. Buona Pasqua.

  • Rieccomi, Louise. Ho votato “Buon DNA non mente”… e ho portato in pareggio due opzioni… scusa 🙁
    Meravigliosa “La bottega delle cose scontate” e molto saggia l’alleanza finale tra l’erudito e qualcuno che vede anche le cose ovvie 😀
    Questo ultimo capitolo è molto carino, scritto bene e divertente, ma non ho capito il finale. O meglio, non ho capito se c’è una morale nel finale 🙁
    Poi, proprio ora, ho letto l’illuminante commento di fenderman e mi sono sentito un po’ ottuso 😀

    Ciao, ti auguro un’ottima giornata

  • Ciao, io in questa storia chissà perché ci vedo la celeberrima Monnalisa coi baffi di Dalì. Dissacrante, e anche tanto, hai rivoltato une delle fiabe più celebrate e hai dipinto un bel quadretto. E brava Louise, riesci sempre a sorprendermi! per la prossima volta gradirei un buon DNA grazie

  • Criptico per certi versi direi anche se devo ammettere che non sono mai stata brava con i significati delle fiabe. Però ho apprezzato molto sia lo “scambio” di genere rispetto a cenerentola (dato che il racconto ricalca quello) sia in fatto che finisce bene ma non troppo. Cioè alla fine non ottiene tutto il ragno e penso sia bello così.

    E comunque si leggono come fossero noccioline a un aperitivo questi episodi.:)

  • Ciao, Louise.
    Sono subito andata a guardarmi il ragno pavone e l’ho trovato bellissimo!
    Molto carino anche questo episodio, molto più vicino alla realtà di quanto si pensi, almeno secondo me. 🙂 Alla fine dei conti, è pieno di “ragni pavone” che circolano a briglia sciolta per le strade della città, soprattutto il sabato sera. Pandemia permettendo, ovviamente.
    Questa perlomeno è la mia interpretazione.

    Scelgo l’arte per il nono e ti auguro una buona domenica.

    Alla prossima!

  • “A ciascuno la sua arte”, sono curiosa di cosa intendi per “arte”. Riguardo all’episodio: mi è piaciuta soprattutto la scelta del protagonista, ragno pavone. Finale un po’ brusco e poco magico secondo me, ma in linea con lo stile finora adottato. Mi è piaciuto più del precedente proprio per questa maggiore coerenza con tutti i racconti. Ciao.

  • Ciao, Louise.
    Una come me non può che votare magia.
    Davvero, trovo molto intelligenti i tuoi racconti. Questo, come dice Tinarica, un po’ diverso dagli altri anche per un eventuale target (più maturi), ma sempre all’altezza delle aspettative.
    Forse un po’ frettoloso il finale, ma è una mia idea e so che i caratteri non lasciano troppa libertà.

    Alla prossima!

    • Buongiorno Kesiarica
      Sono sempre contenta di trovare il tuo commento arguto (sennò mi viene una specie di crisi di astinenza ahah!).
      Mi piace chiudere i raccontini con poche righe “secche”; al contrario di molti autori, non ritengo i 5000 caratteri un fattore limitante. Spesso “less is more”, nella scrittura, nella pittura, nel cinema ecc…
      ciao e buona giornata

  • Non so bene dove sono capitato ma mi piace! Non ho recuperato i capitoli precedenti per il momento, ma il settimo mi ha ricordato un po’ alcuni racconti di Stefano Benni, uno dei miei scrittori preferiti, che racconta sempre la nostra realtà con una fantasia tale da farla sembrare del tutto frutto della sua immaginazione. In questo caso la storia di barone e influencer è tanto assurda quanto, a suo modo, attuale. Molto bello!

    Per il prossimo però non posso che votare per la magia 😀

  • Stupore, mi piace la parola.
    Ciao Louise, anche di questo racconto ho apprezzato l’ironia diffusa e in particolare nella scelta dei nomi dei personaggi. Devo però dire che lo trovo più scollegato come linguaggio e tematica scelta rispetto ai precedenti: lo trovo più adatto a un lettore adulto, mentre gli altri li vedevo bene nella stessa raccolta sia per grandi che per bambini. Impressione mia, probabilmente, e giusto per dare un filo comune ai 10 racconti autoconclusivi. Al prossimo.

    • Buongiorno Tinarica
      Sono d’accordo con te, questo racconto (insieme al terzo già pubblicato, dico), sono un po’ diversi dagli altri quattro. A volte, gli argomenti che mi vengono in mente non riesco ad esprimerli con un linguaggio “friendly” accessibile ai bambini.
      Comunque sono contenta che tu abbia apprezzato la storiella 😀
      grazie e alla prossima

  • Ciao Louise!
    Per me il piu divertente. Ci vedo la superficialità di chi conosce per sentito dire, l’indifferenza del potere, che calcola i propri comportamenti per mantenere la posizione, la fluidità di certi rapporti tra “soci”. I nomi sono spettacolari, così come giochi tipo le cose “scontate”.
    Bene bene… Per la prossima ti dico: stupiscimi!
    Ciao!

  • Un colpo al cerchio, una alla botte e …la nave va. Un modo il tuo per raccontare con tratti da fumetto il daffare dei mille attivissimo cialtroni che popolano la terra. Tutto molto gradevole adesso passiamo alla magia. Buon lavoro.

  • Rieccomi, Louise.
    Ho votato per “due amici al bar”, immaginandomi che non saranno due semplici avventori 😀
    Gli ultimi due capitoli li vedo agli antipodi tra loro: nel quinto, due “nemiche” si alleano per dare una lezione al nemico comune (e si suppone che capiscano finalmente che il ruolo di entrambe è insostituibile). Nel sesto, cominciato come una storia d’amore, alla fine lo struzzo spezza il cuore alla giraffa. Un po’ il vecchio detto “mogli e buoi”, ma ti confesso che ci sono rimasto un po’ male, anche se la mia pur scarsa conoscenza della biologia mi fa dubitare che i girafruzzi avrebbero mai visto la luce 😀
    Ciao, ti auguro un weekend assolato e caldo come le savane d’Africa. Oddio, anche un po’ meno 😀

  • Ho letto tutto d’un fiato e onestamente provo un certo disappunto di fronte alla prospettiva che manchino solo quattro puntate. Sarà che io sono un disastro con le cose brevi, e quindi nel mio commento c’è un sacco di invidia e venerazione oltreché di entusiasmo, ma WOW. Adoro l’idea, la tua versatilità a rendere punti di vista tanto diversi sia fra di loro (che uno potrebbe dire, “vabbè, grazie, per forza”) che diversi da qualsiasi cosa uno abbia letto in precedenza… Bello, bello, bello!

    • Ciao ladyedith e ben arrivata
      Grazie delle belle parole e del tuo entusiasmo.
      Sono contenta che ti sei divertita. Se vuoi che ti arrivi la notifica del prossimo episodio puoi cliccare “segui la storia”’, se, invece, ti va di leggere qualcosa meno breve, vai su fiabe/ racconti completi e sbircia “Il percorso del Re” che ho scritto tempo fa.
      A presto, anzi prestissimo. 😃

  • Ciao, Louise.
    La cosa bella delle tue storie è che, fin dalle prime battute, riescono a tirarmi dentro e a farmi vedere quel che racconti. I protagonisti animati, o inanimati che siano, sono sempre all’altezza e ogni volta raccontano una verità strappando anche un sorriso.
    Intelligente e interessante anche questa volta, cos’altro dirti? Brava!
    Voto per i due al bar 🙂

    Alla prossima!

  • Ciao Louise!
    Meno male che qualcuno con la testa sulle spalle c’è! Lo struzzo non fa per lei, e lui fa tenerezza quando dice “io sono così”. A ciascuno il suo par dire questa storia, arguta come le altre. Molto brava ad umanizzare anche in questo episodio i protagonisti: insomma, dopo Rodari tiriamo in ballo anche Esopo!
    Lui non è meglio di me.
    Ciao!

  • Lo struzzo non sa che si è perso, io ho avuto una fidanzata giraffa una volta a Timbuctu ed era una compagna eccezionale, soprattutto quando c’era da prendere le cose dagli scaffali.
    Se lo incontro cerco di convincerlo a tornare, povera giraffa. ciaooo (due amici al bar)

  • “Una giovane giraffa s’innamorò perdutamente di uno struzzo.” Hai fatto subito centro 😊 😍. Mi hai divertito molto, sia per gli animali scelti (due colli lunghi tra l’altro) che per l’ironia e originalità di molti passaggi e caratteristiche animali, non te li sto a elencare ma tutti insomma mi sono piaciuti. Mi è dispiaciuto per la giraffa alla fine, ma ci sta che scappi via lo struzzo. Ci ho visto anche il classico comportamento del maschio che fugge le responsabilità quando il rapporto si fa più serio. “Lui non è meglio di me” mi incuriosisce di più. Ciao.

  • Ciao Louise, bella l’idea delle divanazioni.
    E devo dire che è sempre un piacere leggerti. Sei davvero bravissima.
    Ho notato che il tuo Oscar assomiglia al mio ciccio…
    Carino anche l’episodio della stilo e la sua ansia di prestazione. 🙂
    Complimenti per la tua ottima idea.
    Ti seguo e voto per la spiaggia
    A presto

      • Ciao, i tuoi raccontini sono ben costruiti e molto divertenti, dovresti pubblicarli.
        Sarà un piacere leggere i successivi.
        Sono passato dopo mesi di assenza. L’ estate scorsa avevo lanciato un incipit, poi però mi sono accorto che la mia idea era troppo estesa per i 10 capitoli, ed ho preferito continuare da casa… Anzi, ne approfitto per scusarmi con i miei amici di The Inc, che avevano iniziato a seguire il racconto.
        A presto
        Alex

    • Ciao Minollo
      Ho uno stile semplice? Dici che è contagioso? Mi devo preoccupare?
      A parte gli scherzi, questi raccontini sono per me degli scacciapensieri e spero divertano i lettori.
      Nascono in un clima generale di irriducibile scetticismo in cui prevalgono i pessimisti, vale a dire (cito) gli ottimisti con esperienza.
      grazie ancora e buona giornata

  • Ciao Louise,
    sono tornata a leggere ora le altre storie che hai pubblicato. Davvero mi fanno riflettere, oltre che divertirmi. I due fratelli che, sembrano due, sono per me due facce di un’unica persona alla ricerca di un equilibrio tra i diversi aspetti di una personalità complicata. Quella O, poi, a chi non rassomiglia?
    Storie, le tue, originali, lievi e profonde allo stesso tempo e per non farsi mancare niente scritte magistralmente.

  • Ciao Louise!
    Mi accodo ai complimenti per le storie e per lo stile. Sai scrivere, e bene. Qui la storia mi ha ricordato Gianni Rodari, che tanto si leggeva alle elementari, salvo poi scoprire nei suoi scritti messaggi destinati a tutti. Come in fondo nella storia della “O” scontenta di sé.
    Brava! Scelgo il litigio.
    Ciao!

  • Eccomi. Seguo per curiosità verso un genere lontano dalle mie preferenze e dal mio modo di scrivere, nel quale mi sembri molto a tuo agio. Scrivi bene, le storie sono piacevoli da leggere e c’è sempre da imparare da gli altri. Aspetto il prossimo, magari più avanti potresti provare la sfida di scrivere un’unica fiaba in dieci capitoli e avere un po’ meno il controllo di tutto.

  • Rieccomi, Louise. Ho votato “rivalità”.
    La stilo altezzosa, i fratelli coltelli, la O dismorfofobica 😂. Piccole storie strapiene di fantasia, ognuna a dimostrarci che, nonostante le difficoltà, per ognuno c’è un posto nel mondo. Eppure, l’ultimo capitolo mi ha messo un dubbio: ma non sarà che l’8 è una O tutta intorcinata in posizione yoga? 🤣
    Ciao, ti auguro un fantastico weekend!

  • Ciao, Louise.
    In pochi caratteri un messaggio molto importante sull’accettazione di sé. Come ho scritto a Erri, molte volte, potresti pensare di pubblicare questi micro racconti, magari con delle belle illustrazioni e farne libri per l’infanzia. Le tue storie sono portatrici di allegria e insegnamenti, cosa non semplice 🙂
    Brava!

    Voto per il litigio e aspetto con curiosità.

    Alla prossima!

  • Ciao Louise!
    Questo lo vedrei come l’incipit di un racconto, ovviamente con tempi più dilatati; la storia della loro vita potrebbe essere lo spunto per un racconto… impressione mia of course 😊.
    il linguaggio garbato è in effetti da fiaba, ma ci trovo arguzie che portano al sorriso, come “Come tutte le vere esperte di sentimenti e complicanze altrui, non sapevano quello che dicevano o dicevano male quello che sapevano”, che ritrovo spesso, (anche in me!).
    Brava, voto per la dieta, che mi sembra si prestimeglio.
    Ciao!

  • Ciao, Louise.
    Bentornata.
    Quindi, hai deciso di scrivere tanti racconti autoconclusivi, non è male poter leggere una storia senza preoccuparsi di ricordare cosa è successo prima o come si chiama chi; tuttavia, questo toglie al lettore la possibilità di interagire con il racconto. Nonostante ciò, ho trovato carino il primo racconto e ho votato per leggere di un oggetto di fantasia nel prossimo.

    Alla prossima!

  • Davvero ben scritto anche per me. Ben vengano le fiabe col loro messaggio implicito anche se non più di moda. Bella l’idea che ci si deve abituare all’idea che un giorno si possa essere messi da parte, pensionati, sostituiti: bella lezione! voto oggetto reale ma non troppo tanto per rimanere in tema specchio… brava alla prossima.

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