Penso, dunque “divaneggio”

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo episodio: - Lui non è meglio di me (46%)

LUI NON È MEGLIO DI ME

Ovviano Narciso Augusto vedeva il barone come fumo negli occhi.

Lui e Socio erano due noti Influencer e non conoscevano Il barone Hypoteticus di persona. Però credevano alle voci che giravano in paese: si diceva che fosse un aristocratico di altri tempi, riservato e cortese. Viveva rintanato in un vecchio rustico da poco ristrutturato, in cima alla collina. Usciva di rado. Si recava in centro quasi sempre di martedì e ogni tanto si assentava per qualche giorno. Un cameriere solerte sbrigava per conto suo, con particolare dedizione, le cose di normale amministrazione.

Ovviano si riteneva l’imprenditore più importante della zona, escludendo categoricamente che il suo valore potesse essere messo in discussione da un piantadubbi spocchioso come quello che viveva lassù.

A conferma della sua evidente capacità imprenditoriale, aveva aperto da poco, nel centro storico, un negozio molto particolare. L’originalità della “Bottega delle cose scontate” consisteva nel fatto che, a essere scontati non erano affatto i prezzi dei prodotti glamour, ma le aspettative della clientela di pagare sottocosto i capi pregiati. Il paradosso era piaciuto e le vendite andavano a gonfie vele.

Un giorno, trovandosi con il Socio al bar a fare colazione, si lasciò andare a uno sfogo dolce amaro, tra due cornetti al cioccolato e un cappuccino bollente: «Perdigiorno a me? Come si permette… Quel vecchio bacucco!»

«Il barone è la voce di un mondo estinto!» puntualizzò il Socio. «È ovvio che si tratta di uno dei soliti pseudo-intellettuali che si credono superiori agli altri…»

E Ovviano: «Secondo me, è roso d’invidia. Non si capacita del fatto che noi si abbia venti milioni di follower mentre lui è seguito da quattro sfigati…» «i numeri contano e cantano! Sono fatti non opinioni.» e poi «… se il nostro blog continua con questo ritmo di crescita arriverà a cento milioni in un baleno…»

«Lo faremo schiattare!» esclamò il Socio, con un risolino di soddisfazione.

«Poco ma sicuro. La gente ha bisogno di persone come noi, che usa parole chiare e infonde certezze per tutti, in modo democratico.»

Ovviano rimuginava rimuginava… il suo astio nei confronti del barone e la sua apprensione per il futuro degli affari.

Qualche tempo dopo, apparve un articolo bomba sul blog del barone Hypoteticus che fece scoppiare l’ira di Ovviano. Veniva definito come un abile imbonitore di idee ovvie, lo si accusava di promuovere la superficialità di ragionamento, a scopo sovversivo.

«Adesso basta! Andrò a parlare col sindaco. Voglio proprio sentire cosa ha da dire.» urlò.

«Giusto!» annuì il Socio, guardandolo di sottecchi. E con logica impeccabile: «Le cose bisogna farle bene o niente!»

Il sindaco, che era un uomo restio a contrastare cose che non capiva, si dimostrò prudente. Dopo avere ascoltato ragioni, chiese: «Vuole sporgere denuncia? Se il reato non è accertato, non posso intervenire.»

«Denuncia? Vada a leggere anche lei …quell’uomo mi sta calunniando!»

«Andiamo con calma…» temporeggiò il sindaco, aggrottando la fronte, perché non si voleva esporre più di tanto, mettendosi in mezzo alle questioni private dei suoi concittadini.

Ovviano fece dietro-front e uscì furioso sbattendo la porta. «Mi ricorderò di questo incontro alle prossime elezioni.», promise a se stesso.

Rientrando a casa trovò nella posta un biglietto, firmato Hypoteticus, che diceva: «L’aspetto domani per le 16:00».

L’indomani arrivò puntuale. Il cameriere lo ricevette nell’atrio della casa e lo accompagnò nella serra. Trovò il barone, con le forbici in mano e guanti da giardiniere, intento a potare le rose.

Ovviano inveì: «Barone Lei è…è…l’articolo è oltraggiante… io esigo spiegazioni!»

«Ha ragione, le devo le mie scuse.» tagliò corto Hypoteticus. E ancor prima che l’altro potesse aprire bocca aggiunse: «Mi dispiace, mi hanno hackerato il sito. Ho già provveduto a risolvere.» «e non mi chiami più barone, sono un ricercatore indipendente. Al limite, se proprio ci tiene, può dire professore.»

«Credevo che…ma allora cambia tutto.» disse Ovviano accigliato.

E l’altro a bruciapelo: «Senta, perché non lavora per me?» «Sa, abituato come sono al silenzio dei pensieri solitari, mi tornerebbe utile collaborare con una persona vivace come lei. Noi scienziati spesso le cose ovvie non le vediamo.»

Il professore l’aveva sorpreso e Ovviano, completamente spiazzato, non sapeva che fare.

«Posso fare una domanda? Quanto mi pagherebbe? Io ho delle responsabilità: un blog avviato, una bottega rinomata da mandare avanti, un Socio cointeressato alla gestione e ai profitti…»

«Fosse in lei, non mi fiderei del suo Socio…»

«Come sarebbe a dire?»

«Dalle indagini… pare sia coinvolto.»

«Che gli venga la peste.» ringhiò, Ovviano, con gli occhi fuori dalle orbite per la rabbia.»

«Ci pensi bene alla mia proposta. Comunque vada, mi venga a trovare ogni tanto per fare due chiacchiere, in amicizia.»

Da quel giorno, c’è chi giura di avere visto, più volte, il Socio di Ovviano e il professore confabulare durante le lunghe passeggiate, prima del tramonto.

Nel prossimo racconto:

  • - Astuzia (0%)
    0
  • - Magia (67%)
    67
  • - Stupore (33%)
    33
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