A quelli che (alosque)

Dove eravamo rimasti?

Quale nome leggo? numero che non conosco (100%)

A quelli che

In realtà non era un nome ma cifre, un numero che non conoscevo stava facendo vibrare e illuminare il mio telefono. Mi fermai vicino a un muretto per poggiare la macchina fotografica e risposi.

Quanto è il lungo il lasso di tempo che intercorre tra questi gesti? Tra lo spostare il dito per rispondere e portarsi il telefono all’orecchio? A me sembrò una vita, anzi, molte vite.

Tutte quelle che avevo immaginato.

Una parte di me immaginò la voce di Manuel, non avevo motivi per sperare che tornasse eppure era stato un riflesso automatico. Perché sapevo bene che a quelli che come lui lasciano le cose in sospeso, che vanno a dormire senza chiedere scusa, senza pensare alle conseguenze, avrei dato il cuore.

Immaginai anche la voce di qualcuno che forse mi aspettavo, perché arrivava sempre quando pensavo non arrivasse nessuno. Immaginai per un secondo la voce di Corrado che mi diceva qualcosa di stupido, io che ridevo, che pensavo che ancora una volta mi salvava così, come quella volta a quell’evento e in tutti quei vuoti in cui lui arrivava sempre, preciso. Perché alla fine avrei dato il cuore anche a gente così, anche se non lo ammettevo, a quelli che compaiono un giorno, che sanno incastrarsi in quei momenti della vita in una maniera inspiegabile. A quelli che ti fanno ridere davvero di gusto ma che poi lasciano al vento e al tempo quella risata, che non la riprendono. Ma il cuore glielo avrei dato lo stesso.

Mi colpì una voce da donna, mi fece domande che ascoltai poco e che si mischiarono con il sottofondo delle chiacchiere della gente che passava e con i miei pensieri che facevano anche più rumore.

-Non mi interessa- e riattaccai. Pensai che quella frase ero in grado di dirla solo in risposta a quelle stupide telefonate da call center sperduti e mai per affermare un qualche tratto di quella che era la mia personalità.

Il pomeriggio scivolò via, come un fiume che si lancia nel mare mi persi anche io in quei pensieri enormi che mi vestivano quando arrivava la notte.

Sul tardi, quando tutto era diventato più buio, mi sedetti sul letto e ripensai a quante cose avessi immaginato rispetto quella chiamata. Ricordai di aver letto un libro dove con malinconia straziante il protagonista diceva a un suo amico che “nessuno torna” parlando della sua amata perduta e della sua folle ricerca per portarla indietro come aveva tentato Orfeo con Euridice.

Pensai che in fondo le persone tornano se noi scegliamo di farle tornare e io Manuel avevo sempre scelto di farlo tornare, perché anche se persi nella folla mi voltavo a ogni brusio prodotto dai suoi gesti, ogni fiato della sua voce e lo facevo tornare in tutto quello in cui poteva tornare. In realtà avevo fatto tornare molti, anche se ripetevo che non davo seconde possibilità, li facevo tornare in mille modi e davo loro la possibilità di rivoluzionare il mio racconto. Non serviva un corpo che si materializzava, bastava immaginare, perché quelle fantasie erano molto più forti di mille gesti.

Manuel era tornato mentre era perso nella folla come ero persa io, erano tornati gli altri, era tornato Corrado quando io avevo pensato che c’era qualcosa che mi sfuggiva e avevo immaginato fosse quello. Quando dicevo in maniera annoiata che era un pessimo momento per ripresentarsi in realtà ero già con la porta semi aperta, con i pensieri in viaggio a pilotare in maniera magistrale le mie fantasie che vedevo già in parte vere. Ero io che continuavo a scrivere racconti da piccole scintille iniziali che poi trasformavo in fuoco. Io ero una di quelle che con quel fuoco ti avviluppava, di quelle che tu sparivi dietro quello scoppiettare caldo ma non bruciavi, perché le fantasie non ardono.

Mi buttai di peso sul letto e fissai il soffitto bianco, diventò blu come i cieli che avevo visto quel pomeriggio e che qualche volta confondevo con occhi che cercavano di interpretarmi e capirmi oltre quei veli di pensieri e paure. Sotto quella volta celeste immaginata non mi pentii come al solito di aver fatto quella strada assurda senza trarne nulla di tangibile, senza avere un corpo tra le braccia e un qualche odore nuovo nelle narici e sulla pelle. Quella storia, quella che io avevo scritto con fondi di verità a me piaceva.

Pensai che in fondo le cose non le vediamo mai per come sono ma per come siamo noi.

Pensai a quelli che amano questo mondo fatto di mille versioni viste da occhi diversi, pensai a quelli che a volte nel loro tragitto ne trovano alcune che sono simili o alcune che non lo sono ma che in qualche modo riescono a leggersi, ascoltarsi.

Pensai a quelli che considerano questo come amore.

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32 Commenti

  • Ciao, scusa se non ho commentato prima, ma quando si scrive l’ultimo episodio si è messi in una specie di limbo…
    La storia mi è piaciuta e anche se a tratti è stata un po’ caotica. In fin dei conti rappresenta bene i tempi d’oggi così caotici e fluidi nonostante la pandemia o magari proprio per colpa della pandemia. La protagonista sembra averne tratto un buon insegnamento per il futuro. E mi piace la tua scrittura.
    Ieri ho cominciato una nuova storia, se vuoi puoi passare e darmi qualche dritta sei la benvenuta (ho già fatto un errore sul titolo dell’episodio: filibustieri!!!). Ah, sempre che ti piacciano le storie di pirati. Alla tua prossima!!!

  • Buongiorno Fra
    Racconto introspettivo, dove le tue parole si muovono in uno sfondo di autenticità.
    Forse è mancata organicità, ma, dedicandoci un po’ di attenzione, potrai perfezionare questo punto nella prossima storia.
    Mi è piaciuta, in particolare,la frase:
    Perché alla fine avrei dato il cuore anche a gente così, anche se non lo ammettevo, a quelli che compaiono un giorno, che sanno incastrarsi in quei momenti della vita in una maniera inspiegabile.
    Al prossimo.

  • Riesci sempre a rendere bene le immagini e i sentimenti, in un modo a dir poco poetico. Ma poi cadi in qualche errorino che intoppa la lettura, tipo la prima riga (come fenderman ha ben detto): “non riuscivano che non” (ti suggerisco di sostituire “che” con un “a”). Se non ci fossero il testo scorrerebbe con la dolcezza di una bella canzone.
    A conti fatti, però, complimenti. Voto per il numero sconosciuto per darti più possibilità di scelta.

  • …miei pensieri non riuscivano che non andare a Manuel. Ciao, mi pare che in questa frase ci sia un che di troppo, sbaglio?
    Il resto è tutto un volo in una foresta di sensazioni dolci/amare quelle che sempre accompagnano gli amori difficili. Spero che a chiamare sia lui, almeno stavolta. Brava, ciao, buon fine settimana??

  • Ciao Fra_S, ho letto questa lettera e mi sono riconosciuto, giovane diciottenne, o giù di lì, quando come il tuo eroe scrivevo, scrivevo e spesso non spedivo dandomi dell’idiota prima per aver scritto e subito dopo per non aver, appunto, spedito. Chissà quante di quelle lettere giacciono ancora in qualche cassetto dimenticato e tu me le hai ricordate. Mi sembra un motivo sufficiente per ringraziarti e augurarmi che almeno la tua lettera arrivi a destinazione, perché in amore non si deve aver paura di sembrare stupidi. Se succede vuol dire che la persona destinataria della lettera e del sentimento non era quella giusta. Quindi grazie e buon lavoro. ciao 🙂

  • Ciao!!! Mi piace la sensazione di quel vetro da cui si vede passare la vita e oltrepassato quel vetro. “due abissi che sono caduti uno nell’altro in un loop infinito.” Voto per la lettera, perché la lettera ti dà il tempo di riflettere davvero. Alla prossima!!!

  • Ciao, molto romantico, bello, un poco difficile per me capire cosa veramente ci sia stato fra i due. Sono stati insieme mi pare ma poi questa frase: ” Mesi dopo, quando le incognite avevano sostituito molte lettere di quella storia a… ” vuol dire che è finita?
    Un’ultima piccola cosa quando dici del professore e delle fratture forse intendevi le “peggiori” e non le “migliori.”
    Alla prossima. Ciao??

    • Diciamo che la storia ha avuto un po’ di ricorsi.
      Per il discorso rotture, non é sbagliato. In generale per molti materiali e in modo particolare quelli da costruzione si evitano rotture “fragili” dei materiali perché non hanno un margine cautelativo rispetto quelle duttili. Quindi si può dire che “le rotture migliori che possiamo avere non sono sicuramente quelle fragili”

    • Sono contenta sia piaciuto il passaggio sulla fotografia. In realtà mi sta molto a cuore perchè non vengo propriamente da un mondo di parole ma più di immagini quindi vorrei riportare quelle sensazioni e modi di fare tipici di cose più legate alla sfera visiva (foto, disegni ecc…) in un racconto.

  • Ciao. Toglimi una curiosità, ma vai così a mille anche nella vita?
    Sai cosa mi piacerebbe per la tua protagonista? Che le capitasse un qualcosa di rivoluzionario, che magari naufragasse in un’isola deserta (anche immaginaria) e per qualche ora dovesse confrontarsi solo con se stessa.
    Pensaci… voto per la telefonata.

  • Ciao, ti dico subito che questa non l’ho capita : ”
    -Dai ali sicuramente lo ricordi tu, quello con cui mi ci sono viste poche settimane ma mi è riuscito comunque a spezzare il cuore.- …….
    Per il resto sono, devo dire affascinato, mi tramortisci con un ritmo inusuale da commedia leggera fatto di strane immagini di persone che non stanno mai ferme e parole che volano di qua e di là….
    Insomma mi piace molto, c’è solo un po’ di confusione ma non ti preoccupare, ci abitueremo. Ciao Buona Pasqua

    • Ancora non faccio pace con il fatto che non posso editare dopo. Penso che sia perché c’è un errore (viste al posto di vista) …poi sono davvero terribile quando rileggo e correggo quello che scrivo. La confusione é anche un po’ voluta, come quando chiacchieri tra amici e capisci metà di quello che si dice.

  • Ciao.
    Leggendo ho avuto la sensazione… di trovarmi dentro una canzone, almeno per il ritmo, o forse per il testo. Ho letto due episodi insieme e devo ammettere che mi è mancato un po’ il fiato, per il prossimo ti posso dare un consiglio? Fa respirare la protagonista con un imprevisto che le scombini i pensieri ossessivi, un po’ di pepe alla giornata serve sempre!!!

  • ho riletto due volte l’episodio. Direi che “Solite frasi criptiche” descriva bene quello che percepito. C’è un che di complicato, implicito che non riesco a dipanare. Tutto questo, comunque non inficia il senso generale del discorso e il tuo scritto mi sembra un modo elegantemente complicato per rendere concetti semplici. Allora adesso devi scegliere se schiarire i concetti o restare sul concettuale-astratto. In tutti e due i casi te e sarò grato; nel primo caso perché la lettura mi sarà più semplice e nel secondo perché comunque rimarrai davvero originale.

    • Ammetto che sono piacevolmente colpita dai commenti. So bene che ho un modo di scrivere complicato, infatti è stato sempre un vero trauma scrivere documenti e discorsi ufficiali. Ho notato anche alcuni errori che penso rendano ancora più complesse le cose ma cercherò ovviamente di migliorare.

  • Ciao Fra
    Ho letto il tuo incipit e penso che ci siano gli elementi buoni per una storia nel genere “rosa”.
    A mio avviso, il testo andrebbe un po’ alleggerito, ci hai messo dentro troppo. C’ è anche qualche refuso e ripetizione di termini.
    Questa frase, che da un” idea del personaggio, mi è piaciuta:
    Quali ciabatte? Saranno in camera, (i tuoi) le tue erano soluzioni semplici che però richiedevano complicate ricerche.

    • Ciao Louise e grazie in anticipo per il commento. La storia è effettivamente acerba e soprattutto è un vero esperimento, non scrivo questo genere di storie e soprattutto spesso non scrivo neanche prosa. Quindi prenderò ogni opinione per migliorare un pò.

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