A quelli che (alosque)

Dove eravamo rimasti?

Sesso occasionale con lui? Non ora, voglio crogiolarmi in inutili fantasie e continuare ad avere conversazioni strane e svelarci a poco a poco. (67%)

Tempesta

Ti dissi che ci stavo pensando a noi a letto insieme, poi continuammo a parlare.

-Magari uno di questi giorni ci sentiamo e parliamo-

Ti avevo detto che andava bene, anche se odiavo le telefonate.

Mi aveva sconvolto più del sesso, perché un conto è una cosa fisica che si può chiudere in qualche modo solo in quello, in due corpi.

Un conto è una chiamata, chiacchiere, te che senti ancora la mia erre moscia, io che mi vergogno.

Tu che mi dici che sono perfetta, ancora. Forse.

Eppure, ti avevo subito risposto di sì ma dentro di me era una tempesta.

La tempesta.

Era anche il titolo della canzone che ascoltavo quella mattina appena uscita di casa tua.

“la vita non è come te la racconto, ma confida in me”

Diceva più o meno questo la canzone che ascoltavo allegra in quella mattina di marzo, era il gruppo che poi avrei scoperto piaceva anche a te. Un gruppo spagnolo che avevo trovato a caso su spotify, La pegatina.

La canzone parlava di una tempesta ma non in modo negativo, diceva che finalmente alla fine arrivava la tempesta (o almeno io la interpretavo così nella mia ignoranza).

“guardala che arriva, la tempesta”

La mia tempesta era quella relazione che avevo e che continuavo a portare avanti in modo strano, adesso se ci penso posso dire che mentivo a me stessa per prima. Era una di quelle cose rassicuranti, statiche ma che in certi momenti mi aveva davvero fatto forza e mi aveva fatto pensare che in fondo potevamo accontentarci nonostante tutto. Era la tempesta perfetta.

Adesso se dovessi descriverla direi che un ciclone è la cosa più vicina a descrivere quella relazione: al centro quell’occhio statico, dove puoi anche sta bene ma se ti allontani di poco vieni trascinato via in un vortice, poi molto più lontano il sereno. Ma quanto costa attraversa la tempesta e arrivarci? E soprattutto, ci si arriva davvero indenni? Cosa si perde?

Mi sono ripercorsa quella giornata mille volte, i messaggi, il nostro organizzare un weekend a cui non saremo mai arrivati. Il mio nervosismo in quella stanza fredda quando volevi toccarmi.

Forse io mi ero già avviata oltre l’occhio del ciclone e venivo portata via dal vento in modo sempre più vorticoso. Ricordo l’aperitivo in sede, la musica.

Ricordo anche il momento esatto in cui mi sono voltata per l’ultima volta, ho visto te immobile al centro del nostro ciclone e io che volavo via.

Ho pensato che non mi bastasse più.

“finalmente adesso, la tempesta”.

Poi le mie urla. Il tuo cuore spezzato. Ero andata già via.

Ricordo di aver chiesto alla barista qualsiasi cosa ma forte, non so neanche cosa ci abbia messo nel bicchiere. Fu la prima serata in cui mi persi in me.

Eppure, ero io l’artefice, ero io che ero volata via. Ma di preciso dove finiva tutto e arrivava il sereno? Quale era il metro di misura per quella distanza?

Quella serata finì come era iniziata, con te che mi abbracciavi e mi portavi nel letto, che io non sapevo neanche raccogliere i pezzi di tutto quello. E nemmeno tu, ma allora non lo sapevo ancora e ti credevo esperto nel ricomporre persone.

Ti dissi che avevo chiuso con lui, mi risposi che lo sapevi. Non ricordo altro.

Tornai spesso a quel momento, mi voltai altre mille volte per rivedere quella staticità e capire.

Per capire da cosa nascono le tempeste, se eravamo stati noi la miccia con le nostre conversazioni strane.

-Comunque, tu cosa pensi dell’amore?- me lo avevi chiesto qualche giorno prima, io avevo lasciato la domanda in sospeso. Volevi anche sapere perché ci si dovesse ubriacare per cercarlo, io non lo sapevo ma adesso posso dire che in parte noi abbiamo sempre fatto così ma in quelle serate in cui uno dei due cedeva un po’ di più all’alcool trovava sempre l’altro. Pensi che era quello amore in qualche modo?

O solo disagio?

Avevo i ricordi in testa che facevano ancora nebbia ma ero tornata alla nostra conversazione notturna.

-Che poi forse saremo anche oggi un vero disastro, ma adesso se ci penso mi fa sorridere- sorridevo davvero se ci immaginavo.

-Eravamo un delirio- come le nostre camere, vite, cucine, teste.

-Ero proprio io- e sorridevo davvero immaginandoci -E forse non lo so, proprio tu…-

Con te ero sempre “proprio io”, anche quando ti rispondevo di sì a telefonate che sicuramente non avresti fatto. Ed ero davvero io quando mi rimettevo in testa il pensiero di noi a letto, ero io quando non te lo avevo detto ma mi intrigava davvero molto e sentivo già la disapprovazione delle mie coinquiline che ti avevano affibbiato soprannomi strani.

Ma per quanto tempo eravamo stati "insieme"?

  • un breve periodo per poi rivederci di tanto in tanto (0%)
    0
  • poche settimane (100%)
    100
  • molti mesi (0%)
    0
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

32 Commenti

  • Ciao, scusa se non ho commentato prima, ma quando si scrive l’ultimo episodio si è messi in una specie di limbo…
    La storia mi è piaciuta e anche se a tratti è stata un po’ caotica. In fin dei conti rappresenta bene i tempi d’oggi così caotici e fluidi nonostante la pandemia o magari proprio per colpa della pandemia. La protagonista sembra averne tratto un buon insegnamento per il futuro. E mi piace la tua scrittura.
    Ieri ho cominciato una nuova storia, se vuoi puoi passare e darmi qualche dritta sei la benvenuta (ho già fatto un errore sul titolo dell’episodio: filibustieri!!!). Ah, sempre che ti piacciano le storie di pirati. Alla tua prossima!!!

  • Buongiorno Fra
    Racconto introspettivo, dove le tue parole si muovono in uno sfondo di autenticità.
    Forse è mancata organicità, ma, dedicandoci un po’ di attenzione, potrai perfezionare questo punto nella prossima storia.
    Mi è piaciuta, in particolare,la frase:
    Perché alla fine avrei dato il cuore anche a gente così, anche se non lo ammettevo, a quelli che compaiono un giorno, che sanno incastrarsi in quei momenti della vita in una maniera inspiegabile.
    Al prossimo.

  • Riesci sempre a rendere bene le immagini e i sentimenti, in un modo a dir poco poetico. Ma poi cadi in qualche errorino che intoppa la lettura, tipo la prima riga (come fenderman ha ben detto): “non riuscivano che non” (ti suggerisco di sostituire “che” con un “a”). Se non ci fossero il testo scorrerebbe con la dolcezza di una bella canzone.
    A conti fatti, però, complimenti. Voto per il numero sconosciuto per darti più possibilità di scelta.

  • Ciao Fra_S, ho letto questa lettera e mi sono riconosciuto, giovane diciottenne, o giù di lì, quando come il tuo eroe scrivevo, scrivevo e spesso non spedivo dandomi dell’idiota prima per aver scritto e subito dopo per non aver, appunto, spedito. Chissà quante di quelle lettere giacciono ancora in qualche cassetto dimenticato e tu me le hai ricordate. Mi sembra un motivo sufficiente per ringraziarti e augurarmi che almeno la tua lettera arrivi a destinazione, perché in amore non si deve aver paura di sembrare stupidi. Se succede vuol dire che la persona destinataria della lettera e del sentimento non era quella giusta. Quindi grazie e buon lavoro. ciao 🙂

  • Ciao, molto romantico, bello, un poco difficile per me capire cosa veramente ci sia stato fra i due. Sono stati insieme mi pare ma poi questa frase: ” Mesi dopo, quando le incognite avevano sostituito molte lettere di quella storia a… ” vuol dire che è finita?
    Un’ultima piccola cosa quando dici del professore e delle fratture forse intendevi le “peggiori” e non le “migliori.”
    Alla prossima. Ciao🌻🙋

    • Diciamo che la storia ha avuto un po’ di ricorsi.
      Per il discorso rotture, non é sbagliato. In generale per molti materiali e in modo particolare quelli da costruzione si evitano rotture “fragili” dei materiali perché non hanno un margine cautelativo rispetto quelle duttili. Quindi si può dire che “le rotture migliori che possiamo avere non sono sicuramente quelle fragili”

    • Sono contenta sia piaciuto il passaggio sulla fotografia. In realtà mi sta molto a cuore perchè non vengo propriamente da un mondo di parole ma più di immagini quindi vorrei riportare quelle sensazioni e modi di fare tipici di cose più legate alla sfera visiva (foto, disegni ecc…) in un racconto.

  • Ciao. Toglimi una curiosità, ma vai così a mille anche nella vita?
    Sai cosa mi piacerebbe per la tua protagonista? Che le capitasse un qualcosa di rivoluzionario, che magari naufragasse in un’isola deserta (anche immaginaria) e per qualche ora dovesse confrontarsi solo con se stessa.
    Pensaci… voto per la telefonata.

  • Ciao, ti dico subito che questa non l’ho capita : ”
    -Dai ali sicuramente lo ricordi tu, quello con cui mi ci sono viste poche settimane ma mi è riuscito comunque a spezzare il cuore.- …….
    Per il resto sono, devo dire affascinato, mi tramortisci con un ritmo inusuale da commedia leggera fatto di strane immagini di persone che non stanno mai ferme e parole che volano di qua e di là….
    Insomma mi piace molto, c’è solo un po’ di confusione ma non ti preoccupare, ci abitueremo. Ciao Buona Pasqua

    • Ancora non faccio pace con il fatto che non posso editare dopo. Penso che sia perché c’è un errore (viste al posto di vista) …poi sono davvero terribile quando rileggo e correggo quello che scrivo. La confusione é anche un po’ voluta, come quando chiacchieri tra amici e capisci metà di quello che si dice.

  • Ciao.
    Leggendo ho avuto la sensazione… di trovarmi dentro una canzone, almeno per il ritmo, o forse per il testo. Ho letto due episodi insieme e devo ammettere che mi è mancato un po’ il fiato, per il prossimo ti posso dare un consiglio? Fa respirare la protagonista con un imprevisto che le scombini i pensieri ossessivi, un po’ di pepe alla giornata serve sempre!!!

  • ho riletto due volte l’episodio. Direi che “Solite frasi criptiche” descriva bene quello che percepito. C’è un che di complicato, implicito che non riesco a dipanare. Tutto questo, comunque non inficia il senso generale del discorso e il tuo scritto mi sembra un modo elegantemente complicato per rendere concetti semplici. Allora adesso devi scegliere se schiarire i concetti o restare sul concettuale-astratto. In tutti e due i casi te e sarò grato; nel primo caso perché la lettura mi sarà più semplice e nel secondo perché comunque rimarrai davvero originale.

    • Ammetto che sono piacevolmente colpita dai commenti. So bene che ho un modo di scrivere complicato, infatti è stato sempre un vero trauma scrivere documenti e discorsi ufficiali. Ho notato anche alcuni errori che penso rendano ancora più complesse le cose ma cercherò ovviamente di migliorare.

  • Ciao Fra
    Ho letto il tuo incipit e penso che ci siano gli elementi buoni per una storia nel genere “rosa”.
    A mio avviso, il testo andrebbe un po’ alleggerito, ci hai messo dentro troppo. C’ è anche qualche refuso e ripetizione di termini.
    Questa frase, che da un” idea del personaggio, mi è piaciuta:
    Quali ciabatte? Saranno in camera, (i tuoi) le tue erano soluzioni semplici che però richiedevano complicate ricerche.

    • Ciao Louise e grazie in anticipo per il commento. La storia è effettivamente acerba e soprattutto è un vero esperimento, non scrivo questo genere di storie e soprattutto spesso non scrivo neanche prosa. Quindi prenderò ogni opinione per migliorare un pò.

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi