A quelli che (alosque)

Dove eravamo rimasti?

Di quale personaggio vuoi sapere di più...magari anche il nome? Lui. (100%)

Manuel

Era dicembre e come sempre andavo a passo svelto verso l’auletta della mia associazione, passavo sempre davanti a quella con le vetrate trasparenti dove c’era la mediateca per le lingue e vedevo sempre gente diversa al pc pronta a dare una mano agli studenti. Era qualche giorno che vedevo un ragazzo biondino dall’aria pensierosa che sembrava però avere molta empatia verso tutte le persone che varcavano la soglia.

Io come sempre avevo il passo svelto e i pensieri che correvano, pensavo agli esami per cui stavo temporeggiando, alle cose da fare in associazione, al freddo perenne dentro e fuori.

Chiavi, auletta aperta, zaino buttato sulla sedia girevole verde un po’ rotta, giaccone appeso. Ero in postazione in dieci minuti, cominciai a battere veloce sui tasti del pc per rispondere a tutti, era l’inizio di una frenetica giornata come tante. Ero completamente immersa in quello che facevo quando arrivarono gli altri, vidi anche il biondino

-lui è Manuel, oggi sta un po’ con noi. Sai che fate anche lo stesso corso?-

Ricordo che cominciammo subito a parlare, di cose banali.

Manuel. Non era neanche così carino ma c’era qualcosa che non mi dispiaceva affatto.

Non era molto alto, era esile e aveva un sorriso imperfetto e tenero, pensai subito che fosse una di quelle persone davvero buone che fanno di tutto per gli altri. Aveva la voce un po’ alta e parlava dei suoi due anni in erasmus e di come gli fosse rimasto ancora tutto dentro al punto di doversi riabituare ai ritmi italiani. Scoprii solamente dopo che lui in un certo senso non era mai davvero tornato dalla Spagna.

Il ragazzo che me lo aveva presentato era un suo caro amico, si conoscevano da quando erano bambini e lo si capiva dai ricordi lontani che raccontavano in quel momento. Parlavano di ragazze e di come Manuel riuscisse sempre in qualche modo a fare colpo, forse era il fascino caliente acquisito in spagna dissero e scoppiarono a ridere. Manuel era una di quelle persone che la vedi entusiasmarsi per poco e sempre pronto a proporre e provare cose nuove e strane, ricordo anche che parlavano già dei suoi gusti strani in fatto di colazioni.

-la maglia è caldissima la adoro- era il primo messaggio che scrivevo a Manuel, il giorno prima mi aveva ceduto una maglia caldissima che adoravo già. Io ero felice perché ero sempre felice quando ero al caldo e poi era stato un gesto carino da parte di qualcuno che conoscevo poco…e forse anche un pretesto per conoscere di più.

Manuel non era quella persona entusiasta e a mille, mi parlò del suo cuore spezzato e delle sue fragilità che voleva nascondere, mi disse chi incolpava per quel modo di essere, mi chiese dell’amore e del sesso, di come si fa ad avere vicino quelle persone con cui condividere baci, abbracci e tutte quelle cose belle. Mi fece vedere tutta la malinconia che lo continuava a legare a un passato non così lontano, ai viaggi e a esperienze condivise con qualcuno che non c’era più.

Mi sembrò di trovare per la prima volta qualcuno che senza volerlo e saperlo stava descrivendo tante sensazioni che mi portavo dentro da una vita, non era solo una questione di forte empatia ma come se in qualche modo le nostre solitudini si fossero avvicinate e in parte mescolate. Inizialmente cercavo di fargli vedere il lato bello delle cose, poi smisi. Capii che non avevamo bisogno di quello, di descriverci amori felici. Volevamo essere solo recuperati da qualcuno, c’eravamo già persi e cercavamo di descriverci a vicenda i passi che ci avevano portato lontano.

Avevo costantemente quella maglia calda indosso, avevo fatto il viaggio lungo per tornare a casa e mi ci ero addormentata dentro mentre chattavo ancora con Manuel, avevo chiuso gli occhi dopo avergli scritto che lo avrei continuato ad abbracciare.

Dicevi che ti confondevano ma poi con il tempo cominciasti ad accettarli e io continuai a dartene, erano belli.

-Dove sei? io oggi sono felice invece- erano serpentine di felicità e tristezza le nostre giornate -in auletta, devo fare mille cose-

-Passo giù- erano passati pochi giorni ma ormai eri la quotidianità.

-Di persona è strano- te lo scrissi la sera stessa -avevo davvero voglia di abbracciarti- te lo ripetevo da giorni -Perché sei carina con me?-

-Perché sto bene-

Mesi dopo, quando la malinconia aveva cancellato molte tracce di noi a chiusura di una festa mi chiedesti la stessa cosa. Mi chiedesti perché ero ancora carina con te, ti dissi che lo facevo perchè lo avrei fatto sempre. Perchè ero stata bene. Respirai.

-Ma in qualche momento sei stato bene anche tu?-

Cosa avrebbe detto Manuel, per rispondere a quella domanda?

  • Va via ignorando la domanda (0%)
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  • -Non sono mai stato davvero bene con nessuno- (100%)
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  • -solo nei tuoi abbracci- (0%)
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32 Commenti

  • Ciao, scusa se non ho commentato prima, ma quando si scrive l’ultimo episodio si è messi in una specie di limbo…
    La storia mi è piaciuta e anche se a tratti è stata un po’ caotica. In fin dei conti rappresenta bene i tempi d’oggi così caotici e fluidi nonostante la pandemia o magari proprio per colpa della pandemia. La protagonista sembra averne tratto un buon insegnamento per il futuro. E mi piace la tua scrittura.
    Ieri ho cominciato una nuova storia, se vuoi puoi passare e darmi qualche dritta sei la benvenuta (ho già fatto un errore sul titolo dell’episodio: filibustieri!!!). Ah, sempre che ti piacciano le storie di pirati. Alla tua prossima!!!

  • Buongiorno Fra
    Racconto introspettivo, dove le tue parole si muovono in uno sfondo di autenticità.
    Forse è mancata organicità, ma, dedicandoci un po’ di attenzione, potrai perfezionare questo punto nella prossima storia.
    Mi è piaciuta, in particolare,la frase:
    Perché alla fine avrei dato il cuore anche a gente così, anche se non lo ammettevo, a quelli che compaiono un giorno, che sanno incastrarsi in quei momenti della vita in una maniera inspiegabile.
    Al prossimo.

  • Riesci sempre a rendere bene le immagini e i sentimenti, in un modo a dir poco poetico. Ma poi cadi in qualche errorino che intoppa la lettura, tipo la prima riga (come fenderman ha ben detto): “non riuscivano che non” (ti suggerisco di sostituire “che” con un “a”). Se non ci fossero il testo scorrerebbe con la dolcezza di una bella canzone.
    A conti fatti, però, complimenti. Voto per il numero sconosciuto per darti più possibilità di scelta.

  • …miei pensieri non riuscivano che non andare a Manuel. Ciao, mi pare che in questa frase ci sia un che di troppo, sbaglio?
    Il resto è tutto un volo in una foresta di sensazioni dolci/amare quelle che sempre accompagnano gli amori difficili. Spero che a chiamare sia lui, almeno stavolta. Brava, ciao, buon fine settimana??

  • Ciao Fra_S, ho letto questa lettera e mi sono riconosciuto, giovane diciottenne, o giù di lì, quando come il tuo eroe scrivevo, scrivevo e spesso non spedivo dandomi dell’idiota prima per aver scritto e subito dopo per non aver, appunto, spedito. Chissà quante di quelle lettere giacciono ancora in qualche cassetto dimenticato e tu me le hai ricordate. Mi sembra un motivo sufficiente per ringraziarti e augurarmi che almeno la tua lettera arrivi a destinazione, perché in amore non si deve aver paura di sembrare stupidi. Se succede vuol dire che la persona destinataria della lettera e del sentimento non era quella giusta. Quindi grazie e buon lavoro. ciao 🙂

  • Ciao!!! Mi piace la sensazione di quel vetro da cui si vede passare la vita e oltrepassato quel vetro. “due abissi che sono caduti uno nell’altro in un loop infinito.” Voto per la lettera, perché la lettera ti dà il tempo di riflettere davvero. Alla prossima!!!

  • Ciao, molto romantico, bello, un poco difficile per me capire cosa veramente ci sia stato fra i due. Sono stati insieme mi pare ma poi questa frase: ” Mesi dopo, quando le incognite avevano sostituito molte lettere di quella storia a… ” vuol dire che è finita?
    Un’ultima piccola cosa quando dici del professore e delle fratture forse intendevi le “peggiori” e non le “migliori.”
    Alla prossima. Ciao??

    • Diciamo che la storia ha avuto un po’ di ricorsi.
      Per il discorso rotture, non é sbagliato. In generale per molti materiali e in modo particolare quelli da costruzione si evitano rotture “fragili” dei materiali perché non hanno un margine cautelativo rispetto quelle duttili. Quindi si può dire che “le rotture migliori che possiamo avere non sono sicuramente quelle fragili”

    • Sono contenta sia piaciuto il passaggio sulla fotografia. In realtà mi sta molto a cuore perchè non vengo propriamente da un mondo di parole ma più di immagini quindi vorrei riportare quelle sensazioni e modi di fare tipici di cose più legate alla sfera visiva (foto, disegni ecc…) in un racconto.

  • Ciao. Toglimi una curiosità, ma vai così a mille anche nella vita?
    Sai cosa mi piacerebbe per la tua protagonista? Che le capitasse un qualcosa di rivoluzionario, che magari naufragasse in un’isola deserta (anche immaginaria) e per qualche ora dovesse confrontarsi solo con se stessa.
    Pensaci… voto per la telefonata.

  • Ciao, ti dico subito che questa non l’ho capita : ”
    -Dai ali sicuramente lo ricordi tu, quello con cui mi ci sono viste poche settimane ma mi è riuscito comunque a spezzare il cuore.- …….
    Per il resto sono, devo dire affascinato, mi tramortisci con un ritmo inusuale da commedia leggera fatto di strane immagini di persone che non stanno mai ferme e parole che volano di qua e di là….
    Insomma mi piace molto, c’è solo un po’ di confusione ma non ti preoccupare, ci abitueremo. Ciao Buona Pasqua

    • Ancora non faccio pace con il fatto che non posso editare dopo. Penso che sia perché c’è un errore (viste al posto di vista) …poi sono davvero terribile quando rileggo e correggo quello che scrivo. La confusione é anche un po’ voluta, come quando chiacchieri tra amici e capisci metà di quello che si dice.

  • Ciao.
    Leggendo ho avuto la sensazione… di trovarmi dentro una canzone, almeno per il ritmo, o forse per il testo. Ho letto due episodi insieme e devo ammettere che mi è mancato un po’ il fiato, per il prossimo ti posso dare un consiglio? Fa respirare la protagonista con un imprevisto che le scombini i pensieri ossessivi, un po’ di pepe alla giornata serve sempre!!!

  • ho riletto due volte l’episodio. Direi che “Solite frasi criptiche” descriva bene quello che percepito. C’è un che di complicato, implicito che non riesco a dipanare. Tutto questo, comunque non inficia il senso generale del discorso e il tuo scritto mi sembra un modo elegantemente complicato per rendere concetti semplici. Allora adesso devi scegliere se schiarire i concetti o restare sul concettuale-astratto. In tutti e due i casi te e sarò grato; nel primo caso perché la lettura mi sarà più semplice e nel secondo perché comunque rimarrai davvero originale.

    • Ammetto che sono piacevolmente colpita dai commenti. So bene che ho un modo di scrivere complicato, infatti è stato sempre un vero trauma scrivere documenti e discorsi ufficiali. Ho notato anche alcuni errori che penso rendano ancora più complesse le cose ma cercherò ovviamente di migliorare.

  • Ciao Fra
    Ho letto il tuo incipit e penso che ci siano gli elementi buoni per una storia nel genere “rosa”.
    A mio avviso, il testo andrebbe un po’ alleggerito, ci hai messo dentro troppo. C’ è anche qualche refuso e ripetizione di termini.
    Questa frase, che da un” idea del personaggio, mi è piaciuta:
    Quali ciabatte? Saranno in camera, (i tuoi) le tue erano soluzioni semplici che però richiedevano complicate ricerche.

    • Ciao Louise e grazie in anticipo per il commento. La storia è effettivamente acerba e soprattutto è un vero esperimento, non scrivo questo genere di storie e soprattutto spesso non scrivo neanche prosa. Quindi prenderò ogni opinione per migliorare un pò.

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