A quelli che (alosque)

Dove eravamo rimasti?

Arriverà la lettera? Sì, lei la leggerà e risponderà (100%)

cieli stellati

Quando le giornate erano più scure e avevano come colonna sonora il ticchettio delle gocce sul selciato i miei pensieri non riuscivano che non andare a Manuel.

A volte mi rendevo conto che ci pensavo anche nelle giornate di sole, per un momento effimero ma era un lasso di tempo così piccolo che a volte sentivo solo il suo fruscio tra i mille pensieri. Come sempre sapevo che era lui, solo lui sapeva lasciare quelle orme impercettibili quando camminava lungo i sentieri della mia anima.

Era una mattina quieta con un’alba bellissima che mi aveva svegliato entrando timidamente dalla finestra aperta, avevo trovato una lettera sgualcita sopra la cassetta. Non avevo visto chi l’avesse scritta né mi ero fermata a pensare come avesse fatto ad arrivare. L’avevo presa di corsa.

Mi avevi sempre detto che io sapevo tutto di te, in qualche modo strano e inspiegabile ed era davvero così, tu eri convinto di non aver mai saputo nulla ma io avevo vissuto tutto quel tempo nella convinzione che ci fossi stato sempre con me, oltre ogni legge dell’universo in cui vivevamo e quella lettera sgualcita ne era la prova. Lessi veloce, il tempo cancellò molte delle parole che erano rimaste scritte sulla carta ma non su di me.

Adesso ho la mia Yashica in mano, il ragazzo che è con me cerca di darmi consigli utili per fare foto migliori delle ultime. Le ha passate in rassegna tutte lui trovando difetti quasi su tutto, ma adoro la sua sincerità e forse con gli occhi belli che ha vede bene, probabilmente molto meglio di me.

Lui è di fronte a me, non molto vicino, getta gli occhi oltre le mie spalle e io lo studio per capire come catturarlo in foto. Non amo fotografare le persone, è difficile spogliarle e imprimerle sulla pellicola. Lo sto guardando attraverso l’obiettivo, penso che il ceruleo dei suoi occhi verrà inesorabilmente perso con il mio rullino in bianco e nero. Ho il dito già sul tasto pronta per scattare, una leggera pressione per far accendere la luce dell’esposimetro.

Mi fermo.

Non so chi guardi ma non mi interessa, riesco solo a alzare lo sguardo e osservarlo meglio. Ha lo sguardo di qualcuno che ha visto la cosa che ha cercato da sempre e la vede in quel preciso istante in mezzo al mondo, la riconosce e sa con certezza che quella è l’unica acqua che placherà la sua sete. Qualunque sete sia.

Riesco solo a pensare che chiunque sia l’essere alle mie spalle me ne potrei innamorare anche io con il filtro di quegli occhi, di uno sguardo che con quella certezza ha riconosciuto una singolarità muta in una moltitudine di caos.

Allora ricordai la lettera e la felicità che avevo visto usando i miei occhi come filtro.

Ricordai ancora la scena in cui io mi volto, penso che quella vecchia relazione non fa più per me, volte le spalle e mi ritrovo Manuel che mi balla davanti, completamente avvinto dalla musica. Pensavo che era solo questione di fare qualche passo in più per arrivare dove era lui, dove le giornate apparivano tranquille e nuove. Felici.

Ricordai di aver sperato mille notti gli sguardi di Manuel su di me come quello che avevo appena visto, di essermi convinta che anche se ci fossero stati non gli avrei visti, di averli ancora cercati e ancora immaginati, di aver pensato che anche io volevo che qualcuno si innamorasse di me solo per come mi guardava lui.

Sguardi così non esistono se chi guardi non ti riconosce come hanno fatto i tuoi occhi, come lettere di cui nessuno si ricorda, come canzoni d’amore portate via dal vento.

Presi un foglio a quadretti dalla borsa, una penna

Non ricordo nessuna delle parole della tua lettera. Appena aperta avevo pensato che come sempre sarebbe stato un colpo al cuore, poi il cuore non ha sanguinato, non ha saltato battiti. E quando ho letto delle mie illusioni non mi sono arrabbiata. Ho pensato solo e ancora a noi, al tempo, alle cose che ci siamo persi. Oggi ho capito che in fondo tutto questo, i sentimenti, le attese, i pianti, sono solo la folla in cui mi sono persa, ci siamo persi. Non ci siamo mai riconosciuti in mezzo a tutto questo caos, non potremmo tornare e forse abbiamo solo immaginato di avvicinarci.

In questo universo caotico abbiamo condiviso solo ricordi e cieli stellati. Forse anche loro si assomigliano un po’ come noi.

Piegai il foglio, sapevo tutto anche quando gli avevo scritto che non avrebbe chiamato.

Avevo ancora negli occhi le mie parole sulla carta quando la mia mente venne riportata alla realtà dal suono del mio cellulare, i miei occhi andarono dritti al nome che compariva sullo schermo illuminato.

Quale nome leggo?

  • lui che arriva quando gli altri non arrivano (0%)
    0
  • numero che non conosco (100%)
    100
  • Manuel (0%)
    0
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32 Commenti

  • Ciao, scusa se non ho commentato prima, ma quando si scrive l’ultimo episodio si è messi in una specie di limbo…
    La storia mi è piaciuta e anche se a tratti è stata un po’ caotica. In fin dei conti rappresenta bene i tempi d’oggi così caotici e fluidi nonostante la pandemia o magari proprio per colpa della pandemia. La protagonista sembra averne tratto un buon insegnamento per il futuro. E mi piace la tua scrittura.
    Ieri ho cominciato una nuova storia, se vuoi puoi passare e darmi qualche dritta sei la benvenuta (ho già fatto un errore sul titolo dell’episodio: filibustieri!!!). Ah, sempre che ti piacciano le storie di pirati. Alla tua prossima!!!

  • Buongiorno Fra
    Racconto introspettivo, dove le tue parole si muovono in uno sfondo di autenticità.
    Forse è mancata organicità, ma, dedicandoci un po’ di attenzione, potrai perfezionare questo punto nella prossima storia.
    Mi è piaciuta, in particolare,la frase:
    Perché alla fine avrei dato il cuore anche a gente così, anche se non lo ammettevo, a quelli che compaiono un giorno, che sanno incastrarsi in quei momenti della vita in una maniera inspiegabile.
    Al prossimo.

  • Riesci sempre a rendere bene le immagini e i sentimenti, in un modo a dir poco poetico. Ma poi cadi in qualche errorino che intoppa la lettura, tipo la prima riga (come fenderman ha ben detto): “non riuscivano che non” (ti suggerisco di sostituire “che” con un “a”). Se non ci fossero il testo scorrerebbe con la dolcezza di una bella canzone.
    A conti fatti, però, complimenti. Voto per il numero sconosciuto per darti più possibilità di scelta.

  • …miei pensieri non riuscivano che non andare a Manuel. Ciao, mi pare che in questa frase ci sia un che di troppo, sbaglio?
    Il resto è tutto un volo in una foresta di sensazioni dolci/amare quelle che sempre accompagnano gli amori difficili. Spero che a chiamare sia lui, almeno stavolta. Brava, ciao, buon fine settimana🙋🌻

  • Ciao Fra_S, ho letto questa lettera e mi sono riconosciuto, giovane diciottenne, o giù di lì, quando come il tuo eroe scrivevo, scrivevo e spesso non spedivo dandomi dell’idiota prima per aver scritto e subito dopo per non aver, appunto, spedito. Chissà quante di quelle lettere giacciono ancora in qualche cassetto dimenticato e tu me le hai ricordate. Mi sembra un motivo sufficiente per ringraziarti e augurarmi che almeno la tua lettera arrivi a destinazione, perché in amore non si deve aver paura di sembrare stupidi. Se succede vuol dire che la persona destinataria della lettera e del sentimento non era quella giusta. Quindi grazie e buon lavoro. ciao 🙂

  • Ciao, molto romantico, bello, un poco difficile per me capire cosa veramente ci sia stato fra i due. Sono stati insieme mi pare ma poi questa frase: ” Mesi dopo, quando le incognite avevano sostituito molte lettere di quella storia a… ” vuol dire che è finita?
    Un’ultima piccola cosa quando dici del professore e delle fratture forse intendevi le “peggiori” e non le “migliori.”
    Alla prossima. Ciao🌻🙋

    • Diciamo che la storia ha avuto un po’ di ricorsi.
      Per il discorso rotture, non é sbagliato. In generale per molti materiali e in modo particolare quelli da costruzione si evitano rotture “fragili” dei materiali perché non hanno un margine cautelativo rispetto quelle duttili. Quindi si può dire che “le rotture migliori che possiamo avere non sono sicuramente quelle fragili”

    • Sono contenta sia piaciuto il passaggio sulla fotografia. In realtà mi sta molto a cuore perchè non vengo propriamente da un mondo di parole ma più di immagini quindi vorrei riportare quelle sensazioni e modi di fare tipici di cose più legate alla sfera visiva (foto, disegni ecc…) in un racconto.

  • Ciao. Toglimi una curiosità, ma vai così a mille anche nella vita?
    Sai cosa mi piacerebbe per la tua protagonista? Che le capitasse un qualcosa di rivoluzionario, che magari naufragasse in un’isola deserta (anche immaginaria) e per qualche ora dovesse confrontarsi solo con se stessa.
    Pensaci… voto per la telefonata.

  • Ciao, ti dico subito che questa non l’ho capita : ”
    -Dai ali sicuramente lo ricordi tu, quello con cui mi ci sono viste poche settimane ma mi è riuscito comunque a spezzare il cuore.- …….
    Per il resto sono, devo dire affascinato, mi tramortisci con un ritmo inusuale da commedia leggera fatto di strane immagini di persone che non stanno mai ferme e parole che volano di qua e di là….
    Insomma mi piace molto, c’è solo un po’ di confusione ma non ti preoccupare, ci abitueremo. Ciao Buona Pasqua

    • Ancora non faccio pace con il fatto che non posso editare dopo. Penso che sia perché c’è un errore (viste al posto di vista) …poi sono davvero terribile quando rileggo e correggo quello che scrivo. La confusione é anche un po’ voluta, come quando chiacchieri tra amici e capisci metà di quello che si dice.

  • Ciao.
    Leggendo ho avuto la sensazione… di trovarmi dentro una canzone, almeno per il ritmo, o forse per il testo. Ho letto due episodi insieme e devo ammettere che mi è mancato un po’ il fiato, per il prossimo ti posso dare un consiglio? Fa respirare la protagonista con un imprevisto che le scombini i pensieri ossessivi, un po’ di pepe alla giornata serve sempre!!!

  • ho riletto due volte l’episodio. Direi che “Solite frasi criptiche” descriva bene quello che percepito. C’è un che di complicato, implicito che non riesco a dipanare. Tutto questo, comunque non inficia il senso generale del discorso e il tuo scritto mi sembra un modo elegantemente complicato per rendere concetti semplici. Allora adesso devi scegliere se schiarire i concetti o restare sul concettuale-astratto. In tutti e due i casi te e sarò grato; nel primo caso perché la lettura mi sarà più semplice e nel secondo perché comunque rimarrai davvero originale.

    • Ammetto che sono piacevolmente colpita dai commenti. So bene che ho un modo di scrivere complicato, infatti è stato sempre un vero trauma scrivere documenti e discorsi ufficiali. Ho notato anche alcuni errori che penso rendano ancora più complesse le cose ma cercherò ovviamente di migliorare.

  • Ciao Fra
    Ho letto il tuo incipit e penso che ci siano gli elementi buoni per una storia nel genere “rosa”.
    A mio avviso, il testo andrebbe un po’ alleggerito, ci hai messo dentro troppo. C’ è anche qualche refuso e ripetizione di termini.
    Questa frase, che da un” idea del personaggio, mi è piaciuta:
    Quali ciabatte? Saranno in camera, (i tuoi) le tue erano soluzioni semplici che però richiedevano complicate ricerche.

    • Ciao Louise e grazie in anticipo per il commento. La storia è effettivamente acerba e soprattutto è un vero esperimento, non scrivo questo genere di storie e soprattutto spesso non scrivo neanche prosa. Quindi prenderò ogni opinione per migliorare un pò.

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