Ali

La Falena

Lassù nella prigione trasparente, lattiginosa, bianca confetto, una falena consuma la sua frenesia suicida, fatta di energiche quanto incontrollabili convulsioni. Chissà se un animale stupido come quello sa che sta morendo quando muore, o crede di cavarsela sbattendo inutili ali e sprecando utili energie mentre la luce e il calore di una spietata lampadina la stanno fregando per sempre. Perché sono tutte così idiote? Abituate al buio ma sempre pronte a osare non appena una luce si approssima al loro  misterioso orizzonte. Ditemi voi se c’è un modo peggiore per morire: forse l’affogare gli somiglia un po’ ma certo che una prigione infuocata è davvero difficile da battere.

***

“Che morte orribile le falene…” Aveva detto Giovannino, diciottenne della periferia romana, alla ispettrice di polizia che gli chiedeva di sua madre appena morta.

« Vuoi dirmi di lei? Ti va di dirmi com’era?»

«Di lei?, com’era?  È qui per questo mi pare. Vuole sapere se era anche lei una stupida falena? Quante ne conosce, ne ha conosciute, che hanno fatto la stessa fine? Non glielo devo dire io.»

«Vero. Scusami, e tu… se non sei in grado rimandiamo…»

«No, va bene; mi ascolti adesso. Approfitti adesso perché potrei a breve essere in uno stato dal quale non ricaverebbe più niente…»

« … No, sei sotto schock, forse non dovrei tormentarti. Decidi tu.»

Il ragazzo fece sì con il capo e prese a parlare: «Quando tutto questo è cominciato dovevo ancora nascere. Potrei raccontare ogni abuso a cui ho assistito in prima persona quando stavo a due centimetri dal suo cuore e a mille chilometri dal suo persecutore. »

Un moto di commozione lo colse, l’ispettrice esitò, ma lui con un cenno della mano fece capire che era tutto ok, si poteva continuare. «Avrei dovuto fare qualcosa dopo, forse avrei potuto…, ma lei sarebbe morta prima. Io per assurdo, sono l’unica ragione per cui non ha mai cercato di provare a ribellarsi. Forse sperava nel mio potere: i figli spesso hanno dei superpoteri.»

«…Ma non ha funzionato…»

«Solo per pochi mesi; poi è stato peggio: io ero un rompiscatole, piangevo; e mi feci odiare prima ancora di essere in grado di esprimere un’opinione.»

«Poi però, so che ci sono stati periodi, anni in cui tutto sembrava andar bene…»

«Sì, è vero. Ci eravamo illusi. Quando andavo a scuola per lo più si sfogava con me e lasciava in pace lei, ma poi ha ricominciato. Era tormentato e odioso. Insomma, da lì una serie di fatti, uno in fila all’altro…»  

«E da quando?, ricordi?»

«Circa tre anni… »

«Per esempio?»

«Sì, una volta giusto tre anni fa, ebbe la bella idea di portarsi una ragazza, per “dare una mano in casa” diceva, ma era invece la sua puttana privata; la faceva dormire nel laboratorio e la notte l’andava a trovare… Due anni fa ha picchiato un prete, il confessore di mia madre, e il vigliacco si è fatto trasferire…»

«Capisco. E adesso dov’è, dove sono queste persone… non lo sai. Capisco.  E… di tua nonna che puoi dirmi?»

«Mia nonna? Ora è da sua sorella, lasciamo stare.»

«Non ne vuoi parlare?»

«No, lei è sua madre…, odiava, anzi odia mia madre da sempre. Lei ha solo il suo Edoardo in testa e tutto il resto… niente.»

«E con te?»

«Non lo so. Staccato da mia madre esisto; ma con lei no, divento subito come una merce avariata, una cosa da buttare.»

«Sei sicuro di voler tornare a stare qui, in questa casa?»

«Devo: mio padre potrebbe tornare.»

«Credi?»

«Spero. Avrei qualcosa da dirgli.»

«Hai pensato in questi giorni, scusami, che potrebbe essere… morto?»

Il ragazzo non rispose: accese una sigaretta e guardò il muro davanti a sé.

«Ok. Un agente veglierà sulla casa stanotte, domani e in futuro non posso garantire, ma abbiamo piazzato un paio di telecamere: tuo padre dovrà spiegare alcune cose anche a noi… coraggio, mi raccomando.»

Giovannino rispose con un sorriso beffardo.

L’ispettrice  Anna Sella  con quel primo interrogatorio informale dopo i contatti avuti subito dopo il fattaccio, non andò molto più in là, il ragazzo aveva già detto molto per lo stato in cui era. Bisognava saper attendere.

….

Un’ora dopo Giovannino stava sul balcone. Come se tornasse da un lungo viaggio stava lì, fumava appoggiato alla ringhiera e contava le macchine che passavano, venti a destra… dieci a sinistra… Suo padre era scomparso e sua madre era morta giù per la tromba delle scale, – da sola, tanto per cambiare -.

Davanti a lui il vuoto, e il vuoto alle sue spalle.   

Dal balcone accanto, al piano di sopra, un rumore; istintivamente guardò su. Qualcuno era uscito per fumare portandosi dietro un po’ della luce della stanza.

La figura, vistasi notata, per cortesia fece un piccolo cenno con la mano, lui rispose con un altro cenno. Poi quell’ombra bianca e nera stagliata su un cielo di un blu morente, accese la sua sigaretta e fu tutt’avvolta in una esagerata nube di fumo subito spazzata via dall’ultimo alito di una brezza sincera. Stava di profilo, guardava chissà cosa, lontano, con aria assorta

vogliamo sapere di più su:

  • la misteriosa figura sul balcone (40%)
    40
  • Giovannino e la sua famiglia (20%)
    20
  • Anna Sella (40%)
    40
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150 Commenti

  • Ancora una volta sono arrivata tardi. Mi sono accorta della fine del racconto grazie alla segnalazione del nuovo, che leggerò domani.
    Un degno finale per un racconto intenso e strutturato con cura. Bravo, Fenderman, hai davvero una marcia in più e questo racconto mi è piaciuto più del precedente, se devo essere sincera.
    Accipicchia, hai un sacco di idee da raccontare, vai a un ritmo davvero serrato, io ho molte idee ma non sono in grado di metterle giù con precisione, come fai tu.
    Complimenti ancora, per la storia appena conclusa e per averne un’altra già fuori ?.

    Ci vediamo sull’altra storia.
    Alla prossima!

    • Ciao, Keziarica, grazie prima di tutto, ti devo dal precedente commento una spiegazione in relazione alla “traccia” della storia. Questo racconto a cui tengo tantissimo è uno spin-off, il frutto di un “durissimo” lavoro di distillazione di uno dei romanzi pubblicati “chiamami Luisella se vuoi”. Naturalmente la storia, gli intrecci e i personaggi sono cambiati moltissimo ma resta la sostanza del messaggio e cioè il grido di un uomo che è veramente stanco di leggere e sentire di certe storie, vere, di assassinio al femminile. Il difficile è stato cercare di mantenere la barra dritta nonostante le deviazioni imposte dai lettori e la motivazione dettata dal fatto che nel romanzo i luoghi e molti dei personaggi sono veri e stanno intorno a me, ogni giorno nel quartiere dove vivo; ad alcuni mi è bastato cambiare il nome. Tutto qua, scusa la lungaggini ma te lo dovevo.?? Ciao, ci vediamo in tv.

  • Finale malinconico e contemporaneamente pieno di speranza. Nonostante la sua breve apparizione, Lilly si è rivelata la gioia finale. L’unica cosa che non sono riuscito a capire è se Augusta si è avvelenata da sola, è stata avvelenata o le è venuto semplicemente un colpo.

    Ci leggiamo alla prossima storia 🙂

    Ciao 🙂

    • Non lo so, ma credo che sia morta di crepacuore, era talmente fuori che non sarebbe riuscita a morire in perfetto sincronismo con la storia con un veleno, e che veleno poi?
      In quanto a Lilly glielo dovevo, in fondo si vive di speranze , la quotidianità generalmente delude, è il futuro che detta la rotta e Lilly e Giovanni forse saranno diversi, migliori di noi.. Grazie, Auguri, ciao

    • Ciao Tinarica, ti confesso che mi stavo affezionando a qualcuno di questi personaggi… ma bisogna andare avanti e presto, prestissimo tornerò con un’altra storia. Vorrei solo spendere una parola per Augusta orribilis che non lo abbiamo potuto raccontare ma ha vissuto la stessa vita di Rita con l’unica differenza di riuscire a sopravvivere al proprio marito despota del cavolo. Va be’ andiamo avanti, viva le donne, un salutone e buona Pasqua.

  • Rieccomi, fenderman. Ho votato “una tragedia inattesa”, perché immagino che, comunque, la verità ce la svelerai 😀
    Verità che, comunque, sono abbastanza lontano dall’intuire 🙁
    Ma quanto scrivi in fretta? Hai già praticamente terminato un’altra storia.
    Mi sono piaciuti particolarmente due episodi, completamente agli antipodi.
    – Il racconto del prete, mi sembra che tu abbia reso benissimo la sua psicologia e il suo tormento.
    – Il flirt tra poliziotti. Non so neanch’io perché mi è piaciuto tanto, è un dialogo così strano e originale che mi sembra più vero del vero. E mi ricorda (neanche questo capisco!) certi polizieschi francesi.
    Incastri e narrazione sono solidi e la lettura è davvero scorrevole e piacevole. Mi ha un po’ fatto vacillare il verminaio che descrive il prete, ma anche queste situazioni, purtroppo, sono fin troppo realistiche.
    Ciao, bravissimo, ti auguro un’ottima Pasqua!

    • Ciao Erri, grazie dell’apprezzamento. MI fa piacere che quei due passaggi ti abbiano colpito perché insieme ad altri due o tre sono quelli a cui tengo di più. Scrivo in fretta, è vero, posso scrivere l’episodio anche di getto e i giorni seguenti sono tutti per riscrivere e riscrivere e riscrivere, e nei gialli voglio correre per non spezzare il filo del discorso con il lettore che potrebbe dovere rileggere i capitoli passati per ricollegare i fatti e i personaggi. Questa storia in particolare ce l’avevo già matura e completa in forma di romanzo e il lavoro di riprogettazione, è stato un cuci e scuci necessario ad incastrarla nei 5000 caratteri e rispettare i voti dei lettori. Questo lavoro naturalmente l’ha cambiata molto anche se ha conservato la sostanza cioè la volontà di portare una volta in più alla luce quello che può annidarsi dietro certi delitti che vedono le donne sempre vittime incolpevoli. ciaoooo Buona Pasqua

  • Ciao Keziarica, auguri anche a te. Mi sono preparato ben più di una traccia in realtà ma, io che non sono capace di fare le tre domande ai lettori spesso mi trovo costretto, giustamente visto il principio ispiratore di the iNCIPIT , a rivedere i miei piani. In questo caso, guarda te, è proprio nel gioco degli incastri del finale che ho dovuto ripensare e rifare tutto.
    Magari dopo l’ultimo episodio ti potrò spiegare meglio di che “traccia si tratta”.
    grazie del commento e ciao 😉

    • Ah, ah, ah. A Roma sono le “linguacce” (variazione addolcita delle “malelingue”) ma in fondo si tratta di signore dei quartieri popolari amiche per frequentazione, delle conoscenti selezionate insomma che esercitano la chiacchiera come alternativa nostrana a watsapp una specie di gossip all’antica.
      Grazie per il commento; appuntamento a sabato o Domenica… a proposito Buona Pasqua a te e a tutti quelli che leggono. ciao.

    • Ciao, è vero certe persone possono spostare le montagne facendo quattro chiacchiere e stavolta il prete ha sbagliato a sottovalutare l’occhio vigile della sagrestana, evidentemente abituato a guardare il cielo non si è accorto di chi teneva accanto. Siamo alla fine perché per scelta ho pubblicato due volte a settimana, sostengo da sempre che per i gialli non si può aspettare troppo. Grazie del commento ci vediamo per il finale, se non ricevi notifiche lo trovi nelle storie complete da sabato o domenica, ciaoooo.

    • ciao, questo prete è uno che non ha ancora deciso da che parte stare, se coi buoni o coi cattivi, si perde in un mare di dubbio e somiglia sempre meno al quello che Rita credeva fosse.
      Grazie, Appuntamento sabato o domenica per l’ultima. la trovi tra le storie complete se non ricevi notifica. Grazie Ciao

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