Ali

Dove eravamo rimasti?

Il ritrovamento del copro di Edoardo cosa comporterà? La verità svelata (75%)

Un paio d’ali.

Anna chiese un nuovo interrogatorio per don Umberto.

«Allora padre,» disse il Procuratore Pizzi, presenti Anna e Giordano oltre all’avvocato del prete: «Ci racconti come è andata veramente; noi non la interromperemo. Prego.»

«Confermo», disse lui, «quello che ho dichiarato.»

«Non basta. Non più.» disse Giordano.

«La prego… lo abbiamo trovato, lei lo sa.» disse Anna.

«Quando mi sono ripreso dal colpo in testa,» disse il prete con un filo di voce «ero stordito. Lui la stava picchiando e lei cercava invano di sottrarsi. Io non capivo niente… ero a terra e quasi per sbaglio l’ho afferrato per un piede. Lui è caduto a terra e lì è rimasto, immobile. Io non potevo crederci: possibile che fosse tutto finito? A quel punto lei – lui era steso prono -, ha preso a colpirlo sulla testa e sul collo con tutto quello che le capitava a tiro, con disperazione, con una furia simile alla rabbia. Io ho provato ad alzarmi, con le gambe molli l’ho raggiunta… e allora ho visto il suo viso… era una maschera di lacrime, muco e sangue; dalla sua bocca usciva una specie di urlo senza voce, e i suoi occhi… i suoi occhi! Era stremata e sconfitta anche se aveva vinto. A fatica l’ho staccata da lui. L’uomo era morto. Non ditemi che non sono un medico: lo so. Però quell’uomo era morto…»

«E poi?» disse stavolta Anna.

«Lei era sotto shock, piangeva piano e io dovevo riflettere. Dovevo nasconderlo. Così ho pensato ad un armadio dove tengo i libri. Dopo avergli sfilato giaccone e scarpe sono riuscito ad infilarcelo, ho detto a Rita che sarei tornato a prenderla con la macchina e sono uscito.»

«…Dopo aver indossato il giaccone del morto per via delle telecamere, giusto?» disse Anna. Il prete fece sì con la testa confermando  quella che era stata la sua l’intuizione.

«Arrivato a casa mi sono accorto che in tasca al giaccone  c’erano le chiavi di una macchina. Poi sono tornato, dovevo prendere Rita ma sono arrivato proprio nel momento in cui il figlio la portava via. Meno male, ho pensato, ora era lui il mio problema. Ho cercato la loro macchina e col telecomando l’ho trovata facilmente. La mattina dopo, Dio mi perdoni… sono colpevole: ho messo l’uomo in una valigia, l’ho portato  in quel bosco e l’ho buttato via

*

Anna, Patrizia e Rocco arrivarono a casa di Rita.

Augusta stava seduta in cucina e Giovannino, accanto a lei, la consolava. Teneva il capo chino, e in mano un fazzoletto bagnato di lacrime.

Non disse niente. I tre si guardarono.

La donna si alzò incerta, passò in mezzo a loro come se non ci fossero e uscì sul pianerottolo verso le scale.

«Gli ho detto io», disse, «che sua moglie stava di nuovo dal prete. L’avevo sentita che lo chiamava. – Quella non si era mai rassegnata a fare la moglie -. Lui si è arrabbiato tanto e m’ha fatto paura. Per quello appena è arrivato Giovannino gli ho chiesto di andare a vedere che succedeva. Quando, dopo, l’ho visto tornare con lei in quello stato senza suo padre, ho capito che era finita male e l’ho implorato di tornare a cercarlo.

«Lei ha salito le scale; io ero qui, l’aspettavo. Il suo viso era una maschera; ho provato tutto lo schifo possibile. Avevo in mano un oggetto, un… non so: lo troverete in giro. Le ho dato un colpo qui… in mezzo agli occhi. Lei è caduta, si è afflosciata come un fagotto. Ho visto che era scalza e allora le ho messo le scarpe che ho trovato dietro la porta insieme alla borsa. Poi l’ho spinta giù per le scale. Speravo che non si rialzasse più. E così, grazie a Dio, è stato.»

Giovannino era appoggiato in lacrime allo stipite della porta.

La donna si voltò tornando sui suoi passi, sedette di nuovo sulla sua sedia e ricominciò a guardare la tazza della tisana che stava sul tavolo fin da quando erano arrivati.

«In fondo non era cattiva.» disse «Era come me: sfortunata.» Poi chinò il capo sul petto e così rimase.

La tisana! pensò Rocco. Il cuore! pensò Anna, tentando inutilmente di rianimarla.

Un’altra donna sfortunata era morta. Un’ambulanza venne in soccorso ma Augusta non arrivò viva in ospedale.

*

Tutti erano andati via.

Ormai non era più nemmeno il tempo della polizia.

C’era solo un silenzio livido, un cimitero di anime assenti che si andavano a rincontrare in qualche camera di obitorio a pochi metri una dall’altra, legate per sempre da un freddo destino.

Giovanni guardò fuori. L’orizzonte libero e il cielo dominavano la scena.

Una ragazza con la testolina spettinata gli apparve all’improvviso. La vide apparire pian piano dalla linea ideale che divideva lo spazio tra cielo e terra, là davanti, lontano. La figurina tremolava come un fatuo miraggio, ma poi prese corpo diventando verosimile ai suoi occhi.

Quando fu evidente che era vera e non un’illusione lui si girò, prese le chiavi e scese le scale di corsa fino a che non approdò alle sue esili braccia tatuate.

Il suo viso poggiato sulla testa di lei guardando in basso incontrò un cuoricino rosso tatuato sulla spalla. Per un istante gli sembrò di vederlo battere.

Strinse ancor di più la sua Lilly.

Ci serve un paio d’ali amore mio.

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150 Commenti

  • Ancora una volta sono arrivata tardi. Mi sono accorta della fine del racconto grazie alla segnalazione del nuovo, che leggerò domani.
    Un degno finale per un racconto intenso e strutturato con cura. Bravo, Fenderman, hai davvero una marcia in più e questo racconto mi è piaciuto più del precedente, se devo essere sincera.
    Accipicchia, hai un sacco di idee da raccontare, vai a un ritmo davvero serrato, io ho molte idee ma non sono in grado di metterle giù con precisione, come fai tu.
    Complimenti ancora, per la storia appena conclusa e per averne un’altra già fuori 🙂.

    Ci vediamo sull’altra storia.
    Alla prossima!

    • Ciao, Keziarica, grazie prima di tutto, ti devo dal precedente commento una spiegazione in relazione alla “traccia” della storia. Questo racconto a cui tengo tantissimo è uno spin-off, il frutto di un “durissimo” lavoro di distillazione di uno dei romanzi pubblicati “chiamami Luisella se vuoi”. Naturalmente la storia, gli intrecci e i personaggi sono cambiati moltissimo ma resta la sostanza del messaggio e cioè il grido di un uomo che è veramente stanco di leggere e sentire di certe storie, vere, di assassinio al femminile. Il difficile è stato cercare di mantenere la barra dritta nonostante le deviazioni imposte dai lettori e la motivazione dettata dal fatto che nel romanzo i luoghi e molti dei personaggi sono veri e stanno intorno a me, ogni giorno nel quartiere dove vivo; ad alcuni mi è bastato cambiare il nome. Tutto qua, scusa la lungaggini ma te lo dovevo.🙋🌻 Ciao, ci vediamo in tv.

  • Finale malinconico e contemporaneamente pieno di speranza. Nonostante la sua breve apparizione, Lilly si è rivelata la gioia finale. L’unica cosa che non sono riuscito a capire è se Augusta si è avvelenata da sola, è stata avvelenata o le è venuto semplicemente un colpo.

    Ci leggiamo alla prossima storia 🙂

    Ciao 🙂

    • Non lo so, ma credo che sia morta di crepacuore, era talmente fuori che non sarebbe riuscita a morire in perfetto sincronismo con la storia con un veleno, e che veleno poi?
      In quanto a Lilly glielo dovevo, in fondo si vive di speranze , la quotidianità generalmente delude, è il futuro che detta la rotta e Lilly e Giovanni forse saranno diversi, migliori di noi.. Grazie, Auguri, ciao

    • Ciao Tinarica, ti confesso che mi stavo affezionando a qualcuno di questi personaggi… ma bisogna andare avanti e presto, prestissimo tornerò con un’altra storia. Vorrei solo spendere una parola per Augusta orribilis che non lo abbiamo potuto raccontare ma ha vissuto la stessa vita di Rita con l’unica differenza di riuscire a sopravvivere al proprio marito despota del cavolo. Va be’ andiamo avanti, viva le donne, un salutone e buona Pasqua.

  • Rieccomi, fenderman. Ho votato “una tragedia inattesa”, perché immagino che, comunque, la verità ce la svelerai 😀
    Verità che, comunque, sono abbastanza lontano dall’intuire 🙁
    Ma quanto scrivi in fretta? Hai già praticamente terminato un’altra storia.
    Mi sono piaciuti particolarmente due episodi, completamente agli antipodi.
    – Il racconto del prete, mi sembra che tu abbia reso benissimo la sua psicologia e il suo tormento.
    – Il flirt tra poliziotti. Non so neanch’io perché mi è piaciuto tanto, è un dialogo così strano e originale che mi sembra più vero del vero. E mi ricorda (neanche questo capisco!) certi polizieschi francesi.
    Incastri e narrazione sono solidi e la lettura è davvero scorrevole e piacevole. Mi ha un po’ fatto vacillare il verminaio che descrive il prete, ma anche queste situazioni, purtroppo, sono fin troppo realistiche.
    Ciao, bravissimo, ti auguro un’ottima Pasqua!

    • Ciao Erri, grazie dell’apprezzamento. MI fa piacere che quei due passaggi ti abbiano colpito perché insieme ad altri due o tre sono quelli a cui tengo di più. Scrivo in fretta, è vero, posso scrivere l’episodio anche di getto e i giorni seguenti sono tutti per riscrivere e riscrivere e riscrivere, e nei gialli voglio correre per non spezzare il filo del discorso con il lettore che potrebbe dovere rileggere i capitoli passati per ricollegare i fatti e i personaggi. Questa storia in particolare ce l’avevo già matura e completa in forma di romanzo e il lavoro di riprogettazione, è stato un cuci e scuci necessario ad incastrarla nei 5000 caratteri e rispettare i voti dei lettori. Questo lavoro naturalmente l’ha cambiata molto anche se ha conservato la sostanza cioè la volontà di portare una volta in più alla luce quello che può annidarsi dietro certi delitti che vedono le donne sempre vittime incolpevoli. ciaoooo Buona Pasqua

  • Ciao Keziarica, auguri anche a te. Mi sono preparato ben più di una traccia in realtà ma, io che non sono capace di fare le tre domande ai lettori spesso mi trovo costretto, giustamente visto il principio ispiratore di the iNCIPIT , a rivedere i miei piani. In questo caso, guarda te, è proprio nel gioco degli incastri del finale che ho dovuto ripensare e rifare tutto.
    Magari dopo l’ultimo episodio ti potrò spiegare meglio di che “traccia si tratta”.
    grazie del commento e ciao 😉

    • Ah, ah, ah. A Roma sono le “linguacce” (variazione addolcita delle “malelingue”) ma in fondo si tratta di signore dei quartieri popolari amiche per frequentazione, delle conoscenti selezionate insomma che esercitano la chiacchiera come alternativa nostrana a watsapp una specie di gossip all’antica.
      Grazie per il commento; appuntamento a sabato o Domenica… a proposito Buona Pasqua a te e a tutti quelli che leggono. ciao.

    • Ciao, è vero certe persone possono spostare le montagne facendo quattro chiacchiere e stavolta il prete ha sbagliato a sottovalutare l’occhio vigile della sagrestana, evidentemente abituato a guardare il cielo non si è accorto di chi teneva accanto. Siamo alla fine perché per scelta ho pubblicato due volte a settimana, sostengo da sempre che per i gialli non si può aspettare troppo. Grazie del commento ci vediamo per il finale, se non ricevi notifiche lo trovi nelle storie complete da sabato o domenica, ciaoooo.

    • ciao, questo prete è uno che non ha ancora deciso da che parte stare, se coi buoni o coi cattivi, si perde in un mare di dubbio e somiglia sempre meno al quello che Rita credeva fosse.
      Grazie, Appuntamento sabato o domenica per l’ultima. la trovi tra le storie complete se non ricevi notifica. Grazie Ciao

  • “«Bene, chiederò al capo di affiancarti a Rocco Mangia; un ispettore ci vuole!»

    Un sorriso radioso e un piccolo inchino furono la risposta di Patrizia.

    Due minuti due, e stava in ufficio da lui.”
    Ciao Minollo, Questo il momento nel precedente episodio, in cui Anna comunica a Patrizia che sarà affiancata a Rocco: si intuisce che ha un debole per lui.
    E poi nell’ultimo episodio:

    “«Allora ok: ti amo, io ti amo. Ci credi?»

    «…Andiamo via, portiamoci via Milly e poi parleremo d’amore. Dammi una mano e non ti dirò di no.»”
    Insomma la pragmatica agente di polizia mette prima il dovere ma in sostanza dice sì.
    Grazie per avermi letto a sentiamo mo’ che dice ‘sto prete. Ciao🙋

  • Voto “credibile”, penso sia pentito. Occhio a qualche piccolo refuso qua e là, per il resto è buono anche questo capitolo. Mi piace la dichiarazione fatta in quel contesto, ben descritto, tuttavia non mi aspettavo una figura positiva per il principe azzurro. Sempre che sia davvero positivo… O ironico nella tua volontà visto che le donne se la cavano abbastanza da sole. Al prossimo.

  • Ciao, Fenderman.
    Perdonami!! Mi sono persa un po’ di capitoli, ho dimenticato di cliccare su SEGUI STORIA e non ho ricevuto le notifiche.
    Ho letto di fila i capitoli mancanti e non posso che farti i complimenti. Mi piace lo stile asciutto di questo racconto, un po’ forte a tratti, ma è l’argomento a richiederlo. Riesci a suscitare emozioni in chi legge e questa è una grande dote. Ho odiato la suocera per le cose orrende che è stata in grado di dire e fare, e ho provato pietà per la povera Rita, che ha subito di tutto.
    Per il prossimo voto per la smentita, il prete non me la racconta giusta…

    Scusa ancora per la svista e per il ritardo.

    Alla prossima!

    • Ciao, Keziarica, figurati. Io ormai nelle notifiche non ci faccio più tanto conto e ogni tanto, anzi ogni giorno, vado a vedere la pagina delle storie in corso e anche delle storie complete e trovo sempre qualche sorpresa. Grazie per l’apprezzamento per come cerco di rendere credibile quello che incredibile rimane: come si possa annientare qualcuno senza provare rimorso. Purtroppo queste cose accadono, e non si può edulcorare l’orrore. Comunque con questo Bar Istanbul ho cercato di alleggerire un poco il tema nel metodo e nel finale (positivo).Per le due ultime torneremo su Rita e la sua storia e vedremo altro orrore ma prometto che non sarà sempre e solo quello. grazie ancora Ciao.

    • Buongiorno Minollo, grazie di esserci sempre. Già solo leggere di un argomento del genere è impegno civile e quindi grazie anche per questo. Di solito, lo puoi vedere dai miei trascorsi, scrivo per diletto di tutto, ma stavolta volevo, voglio testimoniare quella specie di morso che sento aggredirmi lo stomaco quando sento o leggo fatti di cronaca del genere. Insomma è un dovere. Prometto riscatto e speranza che almeno in una storia finta non possono mancare. Ciao🙋

    • Ciao Isabella grazie del commento, è vero, di questa gente in fondo non sappiamo che poche cose. Pensa soltanto alla “poveraccia” di Augusta cosa potrebbe raccontare di sé, o suo figlio…. insomma
      questa formula è così e ce la teniamo; sono contento che mi segui in questo breve viaggio e sicuramente ci incontreremo ancora in tante altre pagine. grazie, ( Istanbul è bellissima!), ciao.

  • Che schifo! No, non il racconto ovviamente. Il racconto mi piace davvero e rendi benissimo il tema con i vari personaggi maschili e femminili. Mi tocca molto, non riesco neanche a commentare più di tanto certe affermazioni che hai giustamente riportato. Bravo. Voto il principe perché mi sembra la cosa più spiazzante e che mi dà anche l’idea di viscidume.

    • Ciao Tinarica, grazie del commento. Siamo tutti stanchi di dover leggere questo interminabile elenco di morte ammazzate, ma anche di vilipese, sfruttate, illuse, derubate, poco amate. Sarebbe ora di dare seguito celere alle denunce che arrivano e sono spesso sottovalutate, e che andrebbero sollecitate da un organismo apposito. Ci vorrebbe, ci vorrebbe, lo so tutto al condizionale. Ma noi non ci arrendiamo vero?
      P.S.: Spero che il principe azzurro non sia un “sòla” come dicono dalle mie parti. Ciao

    • Ciao Anna certe storie sarebbe meglio non ci fosse bisogno di raccontarle e l’aspetto che hai sottolineato è purtroppo il più doloroso. Quando si perde la speranza ci si concede ad una specie di martirio che può durare anni e dal quale non ti puoi tirar fuori da sola, o da solo e allora nel caso di Rita ecco il prete, in altri casi altre spalle a cui appoggiarsi, ma spesso si commettono errori e si precipita sempre più in basso. Dobbiamo sperare nei giovani, in una nuova cultura e denunciare, denunciare sempre. Ciao, grazie.

  • Ciao Red, naturalmente hai ragione, mi metto nei tuoi panni . Però, fedele alla missione ricevuta, “Anna a tutto campo” ho volutamente concentrato in una giornata tutti gli avvenimenti che puoi leggere e lo spazio in termine di caratteri non permette di scandire i tempi con precisione. Allora ho immaginato di trovarmi in teatro dove il dramma si consuma in poche ore, dove basta un cambio luci per dare un aspetto nuovo e diverso alla scena. Tutto così si velocizza e permette di raccontare di mille cose senza che la tensione cali con le descrizioni di tempo e ambiente. ( ci vorrebbe un romanzo) Grazie come sempre per a lettura e la pazienza. p.s.: Rocco ci sarà.

  • Un principe azzurro perché non mi aspetto di vederlo in un luogo simile!

    Il capitolo è denso di avvenimenti e non sempre si riesce a capire quanto tempo passa tra una cosa ed un’altra. Forse serviva qualche carattere di stacco.
    Anna e Patrizia sono ben affiatate. Rocco lo vedremo nel prossimo?

    Ciao 🙂

  • Poche verità, per iniziare.
    Ho fatto fatica a leggere questo capitolo, non per come lo hai scritto, ma per il tema trattato. Mi tocca sempre molto la violenza sessuale oltre che la violenza in generale e se hai suscitato malessere significa che l’hai descritta bene. C’è forse qualche refuso all’inizio e trovo superfluo/invadente l’inciso “– chiamiamola così, non c’è altro modo – ” ; mi è piaciuta in particolare la similitudine “come se un pizzo della sua tonaca fosse rimasto là, impigliato in un artiglio”. Bravo, ciao.

    • Ciao Tinarica, non è facile capisco, ma è un modo per scoprire la piaga, il solo modo per affrontarla.
      “– chiamiamola così, non c’è altro modo – potevo anche non metterlo, c’ho pensato ma mi sono messo nei panni del prete tormentato da un sentimento che non sapeva definire e che mai avrebbe accettato chiamare “passione”. Il tutto per sottolineare il fatto che aveva attraversato un fosso ma non ammetteva di essersi bagnato i piedi. ciao al prossimo.

    • Buongiorno, è vero omini pochi in giro, molti sono esseri fantasmi che appaiono ma non sono. Io vorrei che fossero i giovani che hanno il futuro sulle loro spalle a caricarsi anche di questo fardello pesantissimo : il rispetto. Perché sia seme e frutto d’amore per l’altro, soprattutto per le donne che ci accudiscono e ci amano senza risparmiarsi dal primo vagito e spesso fin all’ultimo saluto .Alla prossima, grazie ciao

  • Buongiorno Fenderman
    Il capitolo è ben scritto, l’argomento è tosto.
    Hai scritto: “inadeguatezza dell’uomo nel gestire i drammi che consumano le donne.” , aggiungerei
    l’inadeguatezza …nel “volere” gestire…
    Molti maschi vivono una specie di conflitto legato al “peccato originale” e non mi riferisco “alla mela” simbolica, ma al fatto che non accettano di essere stati creati e usciti dall’utero di una donna.
    Anna a tutto campo

    • Buongiorno a te, Questa storia, in breve vuole essere solo un grido, l’ennesimo sperando che ci siano orecchie in grado di sentire e intelletti capaci di mediare, nel senso di indirizzare verso il rispetto questo inconscio bisogno che affligge alcuni di annientare chi gli è più caro nel momento in cui chiede uno spazio di libertà , di considerazione e, in sostanza di amore vero. Lo scrivo per me, perché ho bisogno di pensarci, di riflettere e non limitarmi ad incazzarmi quando ascolto l’ennesima notizia al tg sull’argomento. Spero solo di riuscire a cucire un finale di speranza per chi avrà voglia di seguirlo. Grazie, ciaooo

    • Ciao, Il prete è il simbolo della inadeguatezza dell’uomo nel gestire i drammi che consumano le donne. La loro realtà è troppo complessa per noi e allora cerchiamo inconsciamente di dominarle anche quando vogliamo proteggerle, come se ci appartenessero. Eppure loro sono sempre disposte ad aiutarci, ci hai fatto caso? Grazie, alla prossima.

    • Il prete è solo un povero giovane inadeguato che ancora non conosce certi drammi e vive la sua esperienza come fosse una storia personale invece che umana. Forse avrà tempo per imparare o forse no… chissà, vedremo, Ciao, grazie!

  • Tri-eccomi, fenderman.
    Ho votato perché il prete sia sincero fin dove gli conviene, mi pare che tu lo abbia dipinto come un pavido, quindi secondo me ci sta.
    Quando ho letto la parola “fattaccio” nel primo capitolo ho pensato, vista l’ambientazione romana, che ci stesse bene un “pasticciaccio”. Poi tu mi aggiungi Liliana e via Merulana… Ma che, ggniente ggniente, ammicchi? 😀
    Storia molto gradevole, ti cattura ed è davvero scorrevole da leggere.
    Sono un po’ perplesso su Lilly/Liliana, ha un atteggiamento molto ambiguo, ma non ho ben capito se stai dipingendo un vero e proprio disagio mentale oppure se vuoi rendere degli sbalzi di umore estremi.
    Situazioni originali e dialoghi resi in modo molto realistico.
    Bravo!
    Ciao, ti auguro un’ottima giornata

    • Ciao, Merulana, piazza Vittorio e Via Nazionale, sono in centro ma sono molto legate al sentimento popolare romano e lì mi ritrovo volentieri. Giusto che il prete è un giovane prete capitato in una situazione che non riesce a controllare, è confuso ma non dico di più. Liliana,( Lilly non a caso) è un piccolo raggio di sole che stenta a perforare le nuvole; appare incerta o troppo pungente ma in realtà è il simbolo della speranza e del rinnovamento dopo un’infanzia complicata che la disorienta ancora. Insomma siamo tutti un po’ confusi e “contusi”, direi. Eppure c’è una morte da comprendere, più che un assassino da inseguire c’è bisogno di capire da che parte sta il male e cosa si può fare per disinnescarlo. Grazie per essere passato, alla prossima, (domani) ciao

    • ciao Isabella, certo che da una intelligente, “scafata” agente di polizia che sa quanto deve rimanere nei limiti che la circostanza e la professione impongono, e il becero gradasso il colloquio può solo assumere toni vagamente comici, da teatro di borgata. Chissà quante scene come questa si potrebbero registrare nella vita quotidiana di un agente in servizio. grazie del commento a presto per il seguito. Ciao

  • Ciao Fenderman, ma vai come un treno…. mi metti in crisi 😳
    Bene la caratterizzazione dei personaggi. Forse il contrasto tra Ines e il boss è un tantino forzato: la poliziotta non ha saputo resistere alla “provocazione” verbale, e non è stata in grado di replicare in modo inequivocabile mettendolo a tacere.
    Il Don sarà sincero fin dove gli conviene

    • Ciao, la provocazione di Patrizia era finalizzata a “stanare il sorcio”, carpirne la personalità, lei non aveva nessun interesse a vincere la partita anche perché era in veste tutt’altro che ufficiale. Dare, inoltre l’illusione a lui di essere più furbo lo indebolisce: è solo un uomo da poco, con lei, vedrai non ha chances. grazie per essere passata; in quanto alla pubblicazione tengo fede al mio impegno: con i gialli a puntate mai oltre i tre, quattro giorni per non costringere il lettore a rileggersi tutta la storia. grazie ancora ciaoooo.

  • Votato esame di coscienza, ero indecisa con essere sincero fin dove conviene. Bravo, fenderman, mi piace la storia e soprattutto i personaggi femminili e il tema di fondo. Con “signorine” mi hai fatto ricordare la fastidiosa abitudine di un mio superiore di chiamarmi “cara” in quanto collega donna, mentre nessun “caro” per i colleghi. Poi devo distinguere totalmente le due situazioni e persone, perché quel mio superiore per il resto è una persona che stimo. Al prossimo, bravo che non lasci passare troppo tempo soprattutto essendo un giallo con indizi da seguire.

    • Grazie, siamo qui per registrare certi difetti del nostro quotidiano vivere e per riflettere. Mi sono imposto di pubblicare ogni tre massimo quattro giorni perché, l’ho detto in varie occasioni, il giallo a puntate lo impone. Grazie di tutto e dunque appuntamento a prestissimo, ciaooo.

  • Sarà sincero fin dove gli conviene! Ma un esame di coscienza a nostro uso e consumo glielo farei fare 🙂 Almeno così mi immagino dal poco che sappiamo del personaggio.

    Patrizia ed Anna in azione mi sono piaciute. Il “signorino” o ha le spalle coperte o sta giocando col fuoco…

    Ciao 🙂

  • Scusate vedo ora che Isabella ha inserito il suo voto mentre pubblicavo e ha risolto la parità che c’era. Io in virtù di quella parità ho inserito l’episodio relativo all’Atelier perché diretta continuazione dell’episodio precedente. Comunque don Umberto sarà il protagonista della prossima, scusate ancora.

  • Ciao, il tuo racconto mi ricorda sempre più una matrioska di personaggi!
    Un suggerimento: insinua nei lettori qualche dubbio più concreto per ravvivare il gioco a “guardia e ladri” per la risoluzione dell’enigma. Un dubbio non significa “indizio reale”… quindi, per aiutarti in tal senso, ho votato per il don.

    • Ciao, grazie per il commento: il tuo suggerimento è naturalmente l’abc del giallista ne son consapevole. Il mio però non è un vero giallo classico ma più la cronaca di un delitto annunciato e una denuncia di cose che accadono ogni giorno nella realtà intorno a noi. Resta il fatto che il finale sarà da vero giallo e i protagonisti non sono solo quello che sembrano…. grazie ancora e a presto. ciao

    • Ciao, grazie. Capisco: il solito problema coi gialli in cui nomi e passaggi debbono essere memorizzati e metabolizzati altrimenti il gioco non funziona. Io, ribadisco continuerò la pubblicazione in tempi molto serrati per dare modo al lettore di tenere a mente e ricollegare i fatti.
      grazie per il passaggio e a molto presto per il seguito…. ciao.

  • Ciao, Fenderman.
    Voto per l’atelier, si preannuncia un tassello importante per l’indagine.
    Ti riesce bene narrare la cronaca degli eventi, i fatti nudi e crudi; eppure, come hai dimostrato con l’altro racconto, hai anche la capacità di costruire situazioni oniriche. Sei uno scrittore amatoriale a tutto tondo, potresti farlo di professione 🙂
    Bravo, come sempre.

    Alla prossima!

    • E, che dire, lusingato dal tuo commento. Professione a parte, trovo la scrittura, sempre dopo la lettura, una attività stimolante e soddisfacente per lo spirito quindi la coltivo con passione. Devo molto a the iNCIPIT e a quelli come te che mi hanno permesso di fare progressi impensabili. Quindi grazie, grazie e… Continuiamo le indagini.

  • Ciao Fenderman!
    Voto per l’Armida, mi fa simpatia!
    Le ultime parole mi hanno richiamato Lalla. L’uso del dialetto è molto contenuto, potresti anche andare oltre (con tutti i film di Sordi che ho visto…); diversi personaggi reclamano il loro spazio. Il tutto è molto piacevole anche perché alleggerisce l’atmosfera iniziale.
    Alla prossima ciao!

    • l’Armida avrebbe tante cose da raccontare… comunque grazie, avevo inserito più dialetto effettivamente nei dialoghi poi mi sono ricordato di qualcuno che i rimproverava, in un’altra occasione, di aver aver inserito frasi troppo da linguaggio parlato e allora mi sono adeguato; del resto i lettori stanno in tutta Italia, I presume. Grazie, al prossimo.

  • Ciao fenderman, strana questa Lilly ma molto credibile come personaggio. Bravo. In generale mi piace come scrivi, qui ho apprezzato in particolare: “chiacchierando dal balcone come in una vecchia commedia di Edoardo, anche se i fantasmi che abitavano le loro stanze erano veri e tangibili.” Bello il riferimento, rende bene.
    Ti segnalo alcune cose che secondo me dovresti correggere (verifica altrove su testi anche), anche nei precedenti capitoli: 1) ti avevo detto già che trovo strano che spesso tu metta la virgola dopo già altri segni di punteggiatura (parola…, parola; parola!, parola), onestamente mi disturba la lettura. 2) qui non capisco se sia un refuso o un errore inconsapevole: vedo che a volte scrivi correttamente frasi del discorso diretto come «È primavera … mi porti al roseto?» disse lei gattina. (“disse” qui lo scrivi correttamente minuscolo); invece «Tranquille ragazze, la porto a casa, tranquille.» Disse lui alle buone samaritane (“Disse” maiuscolo in questo caso è scorretto perché parte di ciò che sta dicendo, non si tratta di una nuova frase che inizia dopo un punto). Non so se chiaro, ma controlla perché più volte indietro alterni le due cose. Spero di esserti utile. Un saluto, ho votato indizi.

    • Ciao, Grazie per i tuoi consigli, ne terrò conto, spesso sono veri e propri refusi ( mi capita dopo il punto di mettere in automatico una maiuscola e qualcuna mi sfugge in revisione). Per quanto riguarda le virgole dopo gli altri segni per me invece hanno un valore: servono a rendere il vero fluire del discorso, allungando o accorciando certe pause, certi effetti “recitativi” che altrimenti andrebbero persi. Non l’ho certo inventati io, ne ho visto fare uso in letteratura varia anche da grandi maestri, anche se naturalmente io miserello spesso e volentieri posso sbagliare. Comunque ci starò attento e ti ringrazio ancora. Ciao

  • Ciao, Fenderman.
    Immagino che Lilly avrà un ruolo importante nel proseguo della storia, perché le hai dedicato molto spazio… e in un giallo servono indizi… 🙂
    Hai grandi capacità descrittive anche dell’animo umano (immagino che dipenda dal mestiere che hai fatto e dall’esperienza, anche se non tutti traggono vantaggio dalle due cose), ma questo non devo dirtelo io, non ho nulla da eccepire e voto perché qualcosa finalmente si muova 😉

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, qualcosa si muoverà presto anche perché non voglio mettere troppo tempo tra un episodio e l’altro, i gialli secondo me andrebbero letti d’un fiato e qui non si può fare.
      In quanto a Lilly e all’animo umano in fondo si tratta della steso tema. Si scrive sempre, in fondo dell’uomo, di quello che ha dentro e intorno. Lilly ha un ruolo fondamentale e non svelo nulla dicendolo: lei raccoglie il testimone di una vita buttata, sprecata, e dà una speranza a chi resta,
      Grazie, come sempre e una buona giornata a te. Ciaoooo

  • Ho avuto un po’ l’imbarazzo della scelta, ti dico la verità. Alla fine ho scelto: finalmente qualcosa si muove, sperando che sia in linea con quello che sceglieranno gli altri lettori.
    La descrizione di Roma dal belvedere è ECCEZIONALE, me piace! 😃
    Ciao, al prossimo!

  • Ciao Fenderman!
    Voto per Anna, immagine della donna in prima linea su più fronti, emblematica in questi primi episodi. Hai scelto una storia difficile, come sempre quando il tema è parte della cronaca di tutti i giorni. I dialoghi molto semplici sono la parte che più mi piace: minimalisti, semplici, essenziali. Ti seguo, auguri.
    Ciao!

    • Ciao grazie, portiamo, se riusciamo un po’ di vita urbana, metropolitana, sono stato tentato anche di osare un poco di dialetto ma ho desistito. La vita di tutti i giorni di chi se la guadagna giorno dopo giorno con errori e a volte soddisfazioni, perché no. Soprattutto in omaggio alle meravigliose donne di ogni età che popolano il nostro mondo ancora votato al maschile.Ciao grazie🙋

    • Grazie vorrei che questo racconto sia tutto un omaggio alle donne per quello che danno, tanto, e per quello che ricevono, spesso troppo poco. È un dovere come un dovere lottare sempre per la piena integrazione di tutti ed educare al rispetto della vita umana. Scusa i paroloni ma certe cose è difficile dirle in altro modo. Grazie, ciao!🙋🌻

  • Ciao, Fenderman.
    Come sempre, i tuoi scritti mi lasciano sempre qualcosa: sai usare le parole, questo è certo. A differenza del racconto precedente, questo mi pare più schietto, punta a mettere in scena una realtà che tutti (o quasi) conosciamo, quella di tutti i giorni, della casalinga che risparmia a supermercato e delle difficoltà che una donna che lavora deve affrontare, specialmente quando ha dei bambini piccoli. Io non li ho, ma immagino 🙂
    Io voto per Anna, le indagini di polizia mi piacciono e vorrei scriverne presto.

    Alla prossima!

    • Grazie, Keziarica sei troppo buona, tante donne dagli zero ai quasi settanta anni in questo episodio e altre ne incontreremo. Sarà una storia di quotidianità corrotta e/o redenta da sentimenti estremi. Speriamo di essere capaci, il tentavo lo facciamo. Un saluto a te e uno alla amatissima Genova.:-)

  • Buongiorno Fenderman
    La storia inizia a prendere forma.
    Come ha scritto Tinarica, qualcosa a livello di punteggiatura (es. virgole) andrebbe verificato.
    Se non ti offendi ti segnalo una frase che, per me, non è molto scorrevole:
    “Poco dopo seduto nella cucina della vicina profumata del sugo che riposava nel tegame, Giovannino non sapeva cosa aspettarsi. Guardava la donna trafficare intorno ai fornelli con la moka che lui aveva aperto perché lei non ce la faceva.”
    Si potrebbe forse scrivere così:
    “La cucina della vicina profumava del sugo appena fatto. Giovannino aiutò la donna ad aprire la caffettiera, ed ora, seduto, guardava la donna trafficare ai fornelli con la moka.”
    Voto Armida (molte amiche, molte informazioni potenziali 🙂

    • Buon giorno a te, grazie del commento. Queste benedette virgole quanto ci danno da pensare. Le guardi e le riguardi le sposti e le cancelli ma indovinarle tutte è difficile.
      Anche le frasi poi, ho ormai visto come in sede di riscrittura e verifica del testo una stessa azione, o concetto può essere comunicato con decine di frasi diverse tutte forse giuste ma una sola è perfetta e spesso capita di non trovarla. Grazie per il tuo suggerimento che apprezzo moltissimo perché un lettore attento è quello che piace a chi scrive. Alla prossima, ciao ciao, 🙂

  • Io dico di iniziare da Arminda perché mi è piaciuta tantissimo quella nonnetta 🙂

    Non sono riuscito a capire che Arminda ed Ada sono in qualche modo “collegate” o meno. Comunque sia, il tono del capitolo è totalmente diverso dal primo e mi ha sorpreso! Vai così! 😀

    Ciao 🙂

  • Ciao, fenderman. Innanzitutto grazie, ho letto il tuo commento sull’8 marzo dopo aver letto il capitolo e hai confermato la mia sensazione sulla dedica alle donne. Mi interessa il tuo racconto, trovo anche molto credibili i dialoghi e il linguaggio in generale. Noto qualche cosa da correggere a livello di punteggiatura, ma non voglio ora risultare pesante. Rimango con un giudizio più che positivo e semmai chiedimi tu sei vuoi che ti dica gli appunti più tecnici la prossima volta. Ho votato per Giovannino. Ciao.

  • Ciao a tutti.
    Ho pubblicato un poco in anticipo questo episodio perché oggi, sappiamo, è 8 marzo.
    Vorrei con questo rendere omaggio alle meravigliose creature che tengono il mondo e ne regolano il millenario funzionamento contando solo sulla forza dell’amore. Noi maschietti che abbiamo fatto di tutto per metterle in second’ordine, abbiamo oggi, una volta ogni tanto, l’occasione per fare un piccolo passo indietro, inchinarci alla loro grande forza e semplicemente dire grazie, e scusate se non siamo sempre in grado di capire tutto di quello che muove il vostro straordinario mondo.

  • Ciao fenderman, ho votato per Anna. Mi è piaciuto molto questo incipit, soprattutto la parte iniziale sulla falena che muore. Poi coerente il modo di parlare di Giovannino (che mi spiazza come scelta di nome, ma è puramente personale). Mi ha incuriosito e incupito, data la tematica, ma è un bene aver suscitato questa emozione. Seguo.

    • Ciao, grazie prima di tutto.
      Giovannino per un motivo tecnico: (ho imparato a mie spese che in un giallo a puntate un nome che non si dimentica aiuta il lettore a ricucire la trama, settimana dopo settimana), e poi vorrei che in lui si possa cogliere soprattutto la condizione di “figlio”, prima che la tragica esperienza che sta vivendo lo trasformi in un banalissimo adulto di nome Giovanni.) Grazie ancora. Ciao🙋🌻

    • Storia non difficile, difficilissima ma doveroso affrontarla.
      Certo temi anche troppo dibattuti a volte scolorano. Be’ se riuscirò ad accendere una piccola luce su una fine ingiusta sarò soddisfatto, come autore e come uomo.
      Grazie, al prossimo capitolo🙋🌻

  • Ciao Fenderman, ho scelto: Giovannino e la sua famiglia. Sebbene, come hai detto tu stesso, sia una trama trita e ritrita, questo genere di storie alla Rose Masser di King mi interessano sempre particolarmente, e l’incipit che hai messo su è ben scritto e pone la base per una storia interessante e tutta da scoprire, ma anche carica di significati importanti. Ti seguo, al prossimo!

  • Eccoci, Fenderman. Bentornato!
    Storie terribili ma, ahimè, di ordinaria amministrazione ormai. È spaventoso che in un mondo “civile” la morte di decine di donne ogni anno, sia diventata ormai una routine, un espediente per riempire i programmi televisivi e i telegiornali, quasi non si rabbrividisce più, eppure sarebbe proprio il caso. Ti sei scelto un tema delicato, ma sono certa che hai tutte le carte per scrivere una bella storia. Le premesse ci sono, io aspetto il prossimo capitolo e voto per l’ispettrice Sella.

    Alla prossima!

    • Eccoci di nuovo su un altro fronte. Un fronte difficile nel quale non si deve rimanere in trincea ma avere coraggio e fare qualcosa. Sento il dovere di raccontare una storia che non sia solo morte ma anche vita, la vita di chi se l’è vista portar via senza colpa. È obbligatorio rimanere leggero e incisivo come si deve pur raccontando di cose come questa, e il cercherò di esserlo. Grazie ancora e buona giornata🙋🌻

    • Ciao Minollo, grazie prima di tutto. Sento il bisogno di dire a qualcuno come sono amareggiato, confuso e sconfitto come uomo ogni volta che una di quelle belle facce di donne sorridenti e uccise mi guarda dalla tv e il carnefice poi è sempre colui che quella faccia l’aveva amata, scelta fra mille. È insopportabile tutto questo. Nel racconto però ci sarà anche altro, non vorrei essere pesante. Grazie ancora e ciao🙋

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