CASINÒ

Risveglio

Tutto ciò che sapeva era di star affondando.

 Attorno a lei un denso liquido le avvolgeva il corpo, cullandola tra le onde, mentre il calore esterno le entrava nelle ossa ed intorpidendiva i muscoli. Li udiva agitarsi sotto la pelle, e seguendo il loro desiderio provò a stendere gli arti, sentendo strapparsi la sottile patina collosa che li manteneva saldi al ventre. Non poté fare a meno di chiedersi se quelle protuberanze che le spuntavano dalle estremità del corpo non fossero dovute rimanere avvolte al busto, forse per continuare a proteggerla. Eppure sentirle galleggiare tra le onde la fece sentire leggera. Come se avesse improvvisamente smesso di sprofondare, divenendo parte della sostanza che la circondava. Forse una singola goccia forse tutta un’onda, non avrebbe saputo dirlo. 

Inebriata da quella sensazione, ci mise qualche attimo di troppo ad accorgersi del fatto che anche la tua testa si stava muovendo, ed automaticamente lanciò il braccio destro in suo soccorso per poterla afferrare, terrorizzata che potesse fluttuare via. Sentì la paura dissiparsi solo dopo aver percorso con la mano il lungo collo, che dalle scapole si andava ad ancorare sotto il collo, e facendola proseguire lungo la circonferenza del cranio avvertì morbide ciocche di capelli aprirsi la strada tra le dita, continuando ad estendersi tanto da non riuscire più a toccarne la punta. Le fece quindi scivolare lungo il viso, fino a raggiungere due labbra. Morbide e sottili, poste di fronte una schiera di piccole pietre aguzze che si estendevano all’interno della cavità, abitata da uno strano molle arto. Nel provare a muovere il tutto si ritrovò ad inghiottire inavvertitamente un po’ di quella sostanza che la avvolgeva, scoprendola curiosamente dolce. Poco sopra la bocca incontrò due piccole fessure, e spostando le mani sugli opposti lati del viso, vi trovò due protuberanze arricciate su se stesse, in cui introdusse il dito più piccolo per cercare di accedervi in cerca di altri particolari, scoprendo invece di non riuscire più a sentire la melodia.

Non vi aveva fatto caso fino al momento in cui scomparve, per riapparire non appena estratte le dita dai due lobi: era soffusa, serena e lontana. Quasi provenisse da un altro mondo. Eppure era così bella da spingerla a desiderare di poterla raggiungere ed udire con chiarezza, ovunque essa fosse. Non appena quel desiderio occupò la sua mente sentì l’istinto di alzare le palpebre per cercare quel suono, e seppur inizialmente il bruciore parve insopportabile, ciò che le si parò davanti la lasciò stupefatta: a circondarla non vi era nulla se non una distesa di bianco perlaceo, senza fine o inizio. No, doveva esserci qualcos’altro. Per lo meno il luogo in cui quelle note avevano origine, e decisa a trovarlo cominciò a muovere tutti i suoi arti, alla ricerca della corretta combinazione che l’avrebbe guidata verso la meta. Man mano che arrancava nel liquame bianco sentiva la melodia divenire più forte, e insieme ad essa cominciò a percepire un dolore pungente lungo ogni centimetro del suo corpo, che come lame affondavano nella pelle fino lacerarle i muscoli, rendendo ogni movimento sempre più duro, e lei sempre più debole.  

Perché si affaticava tanto? Perché sforzarsi per raggiungere un suono chissà dove, abbandonando quella quiete che già si trovava a rimpiangere? Considerò di fermarsi, ma la pressione del liquido era divenuta troppo pesante, e la temperatura tanto calda da bruciarle la cute. Forse le sarebbe bastato smettere di nuotare, e lasciare che la corrente la riportasse sul fondo, o ovunque si trovasse fino a poco prima. Eppure ormai le note erano così vicine da darle l’impressione di poterle afferrare. Allungò una mano nella loro direzione e la sentì uscire dalla bolla, esponendola al vento gelido ed asciutto. In un attimo la testa aveva raggiunto la mano, gli occhi ancora annebbiati si ritrovarono circondati da chiazze verdi e gialle, ed il suo corpo stanco venne afferrato con forza da onde che la trascinarono verso un precipizio, in cui il liquidi bianco perdeva la sua densità per tramutarsi in schiuma. Tentò di nuotare nella direzione opposta o di aggrapparsi a qualcosa, ma attorno a lei non vi era nulla oltre le onde impetuose, così chiuse gli occhi si lasciò cadere, sprofondando nuovamente verso l’ignoto.

Lì riaprì a fatica dopo un tempo che le parve infinito, e mentre il suo corpo galleggiava immobile verso riva, intravide due figure vestite di arancione avvicinarsi, e si accorse di poterne udire le voci entusiaste ed il rumore della cascata che si allontanava, ma della melodia non trovò alcuna traccia. «Benvenuta al CASINÒ!» furono le uniche parole che riuscì a mettere a fuoco, prima che le palpebre si facessero pesanti e le voci si perdessero nel fruscio del vento. Il buio tornò ad inghiottirla facendola precipitare nel sonno, ma non prima che prendesse forma un’agghiacciante interrogativo a cui non seppe dare risposta: a chi quegli individui stavano dando il benvenuto? 

Cosa farà la nostra protagonista, una volta sveglia, per scoprire la sua identità?

  • Tenterà di fuggire per poi cercare delle risposte altrove (50%)
    50
  • Cercherà di ritrovare la sorgente della cascata da cui è emersa (25%)
    25
  • Andrà alla ricerca delle figure in arancione per avere risposte (25%)
    25
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17 Commenti

  • Chiunque sia V meglio tenerselo al fianco credo. Stai descrivendo un luogo davvero angosciante, (e poi dicono ci si va a riposare). Mi raccomando sempre gli spazi, devi vincere la guerra contro i 5000, non hai scelta. C’è qualche refuso (vecchia invece di vecchiaia) e Buona Pasqua.

  • Oddio hai ragione sul tempo verbale: rileggendolo mi suona malissimo anche a me.. Cogliona io che non ci ho fatto caso ieri 😩 comunque grazie tante per i complimenti, mentre per gli spazi interni realtà li tolgo perché 5000 battiture sono pochissime e già così mi sembra di andar troppo lenta e rimanere troppo generale, non sapevo proprio che pezzi togliere 😅 comunque nei prossimi capitoli cercherò di regolarmi perché stranisce troppo anche me scrivere così

  • Ciao, bell’esercizio di fantasia il tuo, soprattutto nelle descrizioni, mentre in quanto all’impianto gerarchico del mondo dei giocatori ci vedo molto del nostro mondo.
    Oltre ai complimenti che ti faccio, sinceri, vorrei chiederti: tu sai scrivere bene, perché ometti lo spazio dopo la virgola, il punto, eccetera? E poi ti segnalo un verbo che non funziona, secondo me, “V le aveva spiegato che affinché il CASINÒ (continui) a sopravvivere tutte le sue parti” . Ho scelto tristezza perché chi lascia questo nostro bistrattato mondo e la sua vita, ci puoi giurare che è triste. Ciao 🙋

    • Oddio hai ragione sul tempo verbale: rileggendolo mi suona malissimo anche a me.. Cogliona io che non ci ho fatto caso ieri 😩 comunque grazie tante per i complimenti, mentre per gli spazi interni realtà li tolgo perché 5000 battiture sono pochissime e già così mi sembra di andar troppo lenta e rimanere troppo generale, non sapevo proprio che pezzi togliere 😅 comunque nei prossimi capitoli cercherò di regolarmi perché stranisce troppo anche me scrivere così

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