CASINÒ

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà la nostra protagonista, una volta sveglia, per scoprire la sua identità? Tenterà di fuggire per poi cercare delle risposte altrove (50%)

Nel labirinto

L’acqua salata le invadeva i polmoni, l’ossigeno era ormai esaurito,e davanti le si parava una sottile lastra di vetro fratturata in più punti, oltre la quale si estendeva un oceano scuro e silenzioso. Scorse le poche bolle che continuavano a farle capolino dalle labbra,correndo veloci verso la superficie.Muovendo la mano per catturarle la scoprì pesante ed estranea, come se non fosse realmente lei a muoverla ma l’abisso, che lentamente continuava ad inghiottirla. Poi la sua attenzione venne catturata da una piccola luce bianca,non più grande di una moneta. Emersa dalle tenebre oltre il cruscotto le nuotò incontro,fino a rivelare la sua forma di piccolo pesce,tanto bianco da risplendere in mezzo all’oscurità,con zaffiri bluastri al posto degli occhi. Mentre si avvicinava lo vide muovere la bocca, desideroso di comunicarle qualcosa «non riesco a sentirti, il mare ingoia la tua voce».« Benvenuta al CASINÒ» disse il piccolo pesce,prima di scomparire in un abbagliante fascio di luce.  

Si risvegliò di soprassalto,scoprendo di trovarsi sulla terraferma e non sul fondale di un qualche oceano,eppure il sollievo ebbe vita breve. Era sdraiata all’interno di una stanza sferica senza finestre o lampade eppure luminosa,dove rampicanti adornati da fiori gialli ed oro ricoprivano ogni parete e farfalle dalle più svariate cromature volteggiavano serene. Mentre si alzava dai cuscini in raso non fece caso al delicato profumo fruttato che le penetrava le narici,lanciando invece lo sguardo alla ricerca di una via d’uscita fino ad individuare due fessure poste una di fronte all’altra,non troppo nascoste dalle foglie. Nel muovere i primi passi rischiò di perdere l’equilibrio e raggiunse la porta sinistra quasi zoppicando,trovandosi davanti una scala a chiocciola che si arrotolava verso l’alto e da cui udì provenire voci e passi. Qualcuno stava scendendo.

Presa dal panico corse maldestramente verso la sua gemella dall’altra parte della camera,ritrovandosi a percorrere un corridoio in cui il silenzio avrebbe dominato, se non fosse stato per i suoi passi ed il respiro affannato che echeggiavano,non facendo che aumentare il suo stato di terrore. Non percorse molta strada prima di imbattersi nel primo incrocio,in cui il tunnel si biforcava in cinque direzioni da cui la raggiunse il vociare di altre persone. Optò per la via che le parve più silenziosa,muovendosi lungo una strada più inclinata e stretta rispetto la precedente, oltre che frequentemente interrotta da altri tunnel. Si aggirò per il labirinto di corridoi per trenta,forse quaranta minuti, riuscendo a evitare chiunque,eppure sentire le voci allontanarsi fino a scomparire le fece improvvisamente paura: in che razza di posto si stava perdendo? Avrebbe trovato la via d’uscita o sarebbe collassata tra quelle mura bianche con rifiniture dorate,che ad ogni passo apparivano più strette e con meno aria? Persa tra nuovi timori non si accorse di aver cominciato a camminare in modo automatico e distratto,e quando svoltando un angolo si ritrovò la strada sbarrata da un individuo,non poté fare a meno che finirli addosso.  

Il ragazzo era un giovane non tanto alto,vestito con una stoffa bianca come la neve che dalle spalle gli cadeva davanti e dietro arrivando quasi a toccare terra,stringendosi in vita grazie un sottile laccio argenteo e lasciando scoperti i fianchi del corpo, mostrando una pelle pallida quanto la stoffa e ricca di simboli colorati che la incidevano in più punti. Il viso sottilissimo era incorniciato da un caschetto che non raggiungeva le spalle,tinto di uno scuro verde smeraldo la cui frangia nascondeva quasi totalmente gli occhi del medesimo colore,mentre due fessure parallele inspiravano affannosamente sopra la bocca,ora intenta a lanciare maledizioni per la botta ricevuta.

«Cazzo ma non guardi dove vai?»

«Scusami io..Io mi ero distratta.Perdonami» disse incerta mentre si rimetteva in piedi,osservando preoccupata lo sguardo del giovane perdere la sua durezza e assumere un’aria interrogativa.

«Dimmi come ti chiami,e come mai vaghi nuda per i corridoi del CASINÒ?».Non aveva idea di cosa rispondere,sentiva la mente annebbiata da incertezza e preoccupazione,le gambe tremare,gli occhi gonfiarsi di lacrime e la gola seccarsi,bloccando tra i denti qualsiasi suono provasse ad emettere.Lui si portò una mano alla fronte,sospirando seccato «Scommetto che quegli idioti alle Cascate si sono messi ancora una volta a farsi gli affari loro, invece che attendere il tuo risveglio al Nido.Che incompetenti di merda, ma mi sentiranno stavolta!Mi spiace per la situazione in cui ti hanno lasciata. Seguimi, farò il loro maledetto lavoro spiegandoti cosa ti sta succedendo».Nonostante si fosse impegnato ad apparire rassicurante il suo tono rimaneva tagliente, rivelando quanto fosse infastidito da quell’ennesima scocciatura, e fu con il più il più falso dei sorrisi che le porse la mano rivolta verso l’alto (come se si aspettasse che lei vi posasse sopra qualcosa) e si presentò «Chiamami pure V». 

Chi è V?

  • Uno che la introdurrà in quel mondo, per poi scomparire (33%)
    33
  • Uno di cui non fidarsi (0%)
    0
  • Un futuro amico (67%)
    67
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17 Commenti

  • Chiunque sia V meglio tenerselo al fianco credo. Stai descrivendo un luogo davvero angosciante, (e poi dicono ci si va a riposare). Mi raccomando sempre gli spazi, devi vincere la guerra contro i 5000, non hai scelta. C’è qualche refuso (vecchia invece di vecchiaia) e Buona Pasqua.

  • Oddio hai ragione sul tempo verbale: rileggendolo mi suona malissimo anche a me.. Cogliona io che non ci ho fatto caso ieri 😩 comunque grazie tante per i complimenti, mentre per gli spazi interni realtà li tolgo perché 5000 battiture sono pochissime e già così mi sembra di andar troppo lenta e rimanere troppo generale, non sapevo proprio che pezzi togliere 😅 comunque nei prossimi capitoli cercherò di regolarmi perché stranisce troppo anche me scrivere così

  • Ciao, bell’esercizio di fantasia il tuo, soprattutto nelle descrizioni, mentre in quanto all’impianto gerarchico del mondo dei giocatori ci vedo molto del nostro mondo.
    Oltre ai complimenti che ti faccio, sinceri, vorrei chiederti: tu sai scrivere bene, perché ometti lo spazio dopo la virgola, il punto, eccetera? E poi ti segnalo un verbo che non funziona, secondo me, “V le aveva spiegato che affinché il CASINÒ (continui) a sopravvivere tutte le sue parti” . Ho scelto tristezza perché chi lascia questo nostro bistrattato mondo e la sua vita, ci puoi giurare che è triste. Ciao 🙋

    • Oddio hai ragione sul tempo verbale: rileggendolo mi suona malissimo anche a me.. Cogliona io che non ci ho fatto caso ieri 😩 comunque grazie tante per i complimenti, mentre per gli spazi interni realtà li tolgo perché 5000 battiture sono pochissime e già così mi sembra di andar troppo lenta e rimanere troppo generale, non sapevo proprio che pezzi togliere 😅 comunque nei prossimi capitoli cercherò di regolarmi perché stranisce troppo anche me scrivere così

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