H. parte II

oscure presenze

Jacob si svegliò con un’esclamazione strozzata, ancora in preda dell’incubo trovò spaventoso tutto quel buio intorno a lui. Rabbrividì e batté i denti. Lì venne voglia di chiamare sua madre ma poi sì ricordò che lei era morta e non sarebbe più arrivata in soccorso e liberarlo da ogni sua paura. Poi vide una luce e barcollante la raggiunse. Sbucò nella luce del pomeriggio e ogni cosa ritornò al suo posto. Era estate. L’autunno era ancora molto lontano. Era a casa sua o meglio nella casa che aveva preso in affitto lo zio Febus. Come aveva potuto addormentarsi in quella maniera? Non gli era mai capitato prima d’ora di dormire di pomeriggio. Qualcosa si strusciò contro le sue gambe e lui balzò come un grillo che è stato toccato da qualcosa. Quando abbassò gli occhi e vide Pat scoppiò in una risata. Dopo poco arrivò anche il cucciolo e Jacob pensò che forse era arrivato il momento di darli un nome. Come poteva chiamarlo? Baloo?Piedino? Pongo?Lucky? Intento a trovare un nome per il suo nuovo cucciolo non vide la figura snella fuori dalla finestra che lo guardava. Il volto era scheletrico e i vestiti erano consumati. Sì trovava lì perché qualcuno gli aveva detto di farlo. Fissava quel ragazzino che gli dava le spalle. Poteva avere l’età dei suoi figli se mai li avesse avuti. I suoi occhi si spostarono di lato per vedere il frigo. Non mangiava da giorni. E aveva fame. Così tanta che i denti avevano iniziati a farli male. Aveva il divieto assoluto di entrare nella casa con il bel giardino. Doveva solo osservare. Se lo avesse fatto gli aspettava un bel premio. A tal pensiero il suo stomaco brontolò rumorosamente e forse fu quello che fece raddrizzare le orecchie al gatto. Pat salì sul tavolo e Jacob cercò di mandarlo via, fallendo miserevolmente. Suo zio non voleva che il gatto salisse sul tavolo di cucina, era stato molto chiaro su questo ma sembrava che Pat non sentisse ragioni. Miagolava sempre più forte e soffiava in direzione della finestra. Cosa diamine aveva da soffiare quella bestia sì disse Jacob mentre cercava di mandarlo via. Pat soffiò più forte quando il ragazzo cercò di prenderlo in braccio, se solo avessero parlato la stessa lingua ora lui saprebbe che era in pericolo.  

“Pat!Giù!” gridò disperato Jacob ma il gatto non voleva collaborare per niente. Continuava a soffiare, il pelo era tutto ritto. Allora Jacob si voltò e lo vide. L’uomo fuori dalla finestra. In piedi nel suo giardino. Sembrava uno zombie da quanto era magro e pallido. I suoi occhi celesti infossati lo fissavano con un modo da mettere i brividi. Jacob molto lentamente indietreggiò fino ad andare a sbattere contro una sedia. L’uomo non si mosse restò dov’era.  

Poteva fare due cose: mettersi a urlare o fuggire. D

ecise per la seconda opzione. Prese il cucciolo senza nome e corse in direzione del giardino. Avrebbe potuto prendere la bicicletta e pedalare fino alla casa di Penny.  

 

“VAAAAAAI” gridava. Il vento gli strappò le parole facendole sue e diffondendo la sua voce in tutti gli angoli della cittĂ . Pedalò giĂą verso una stradina stretta che lo avrebbe portato verso il quartiere dove abitava la sua amica Penny Thompson. Non aveva bisogno di voltarsi per vedere l’uomo scheletrico che li dava la caccia, sentiva i suoi occhi che li bucavano la schiena come aghi da spillo.  Giunto a un breve tratto in discesa, Jacob cominciò a pedalare piĂą forte, pompando con energia i piedi sui pedali con metĂ  corpo spinto in avanti. Ora aveva la sensazione che le orecchie lì fischiassero. Frenò all’ultimo e girò l’angolo. Mancava poco alla casa di Penny. Vedeva giĂ  il tetto che spuntava tra gli alberi. Mancava poco. Così poco che per un attimo Jacob pensò di essere in salvo. Avrebbe dovuto continuare a pedalare inferocito come prima e invece lasciò andare i pedali e lasciò che la bici andasse da sola. E fu lì che qualcuno lo toccò e fu la fine.

 

 

 

 

Chi ha assalito Jacob?

  • Nessuno, è solo immaginazione (0%)
    0
  • Dei ragazzi (50%)
    50
  • Lo sconosciuto di prima (50%)
    50
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