IL COLLOQUIO

ALLE 9.00 PUNTUALE

Anche voi eravate ad un passo dall’attacco cardiaco al primo colloquio di lavoro?

Io temo di non arrivare vivo all’ufficio se continuo così.

Troppa ansia. Troppa! Non riesco a gestirla.

Come andrà?

Continuo a ripetermi:

“Marco, non serve a niente chiederselo in continuazione adesso. Tutto questo stress autoindotto non farà altro che assicurarti la sconfitta.”

Ma non c’è niente da fare… ci tengo troppo a questo lavoro!

E infondo come biasimarmi? Due lauree e un master costati sangue e sacrifici a me e ai miei genitori.

Chissà come li renderò orgogliosi quando sapranno che sarò un Manager!

In realtà ancora non ci credo alla proposta che mi hanno fatto: insomma, difficilmente si viene assunti direttamente come manager…

Ma è tutto ancora da vedere. Magari arrivo, mi siedo, e dopo un minuto di colloquio gli viene già da ridermi in faccia… sicuramente sarà così.

Che esperienza ho io d’altronde per meritarmi un posto di tale rilievo?

Nah, hanno sicuramente valutato male la mia candidatura.

Pazienza.

Pensa e ripensa si son fatte già le 8.40… Mancano 20 minuti.

Non devo assolutamente tardare!

E poi, perché mettere l’ufficio delle risorse umane in un sotterraneo?

Per giunta in questo corridoio non c’è nessuno. Che luogo triste e desolato.

Sembra esserci solo l’ufficio del recruiter qua sotto.

Sono arrivato. Finalmente. 10 minuti di anticipo: perfetto!

Un’ aggiustata ai capelli e al colletto della camicia e si entra!

– Buongiorno Marco. –

Che stretta! Finalmente ho davanti il recruiter. Sto sudando freddo.

L’ufficio è un po’ angusto, nemmeno una finest…

– Come le ho già anticipato per mail, noi abbiamo un approccio abbastanza personale per quanto riguarda la selezione di figure manageriali. Anche di fronte a candidati senza particolari esperienze lavorative, ma solo una formazione accademica, noi non ci tiriamo indietro. Questo perché crediamo fortemente che le qualità caratteriali e personali siano l’unico vero fattore di distinzione tra un manager di successo e uno di scarso valore. È d’accordo con me, vero? –

– Assolutamente. –

Il recruiter accenna un sorriso e si annota qualcosa sul taccuino.

Ho risposto troppo in fretta. Spero di non aver dato l’impressione di una persona troppo accondiscendente.

Però sono d’accordo con lui su ciò che ha detto, quindi…

– Prima che mi dimentichi. Potrebbe darmi il suo numero di cellulare che temo di averlo perso? –

Estrae il telefono dalla tasca. Io prendo il mio e gli do il numero.

Il fatto che lo voglia è una cosa positiva: se non avesse già una seria intenzione di assumermi me lo avrebbe chiesto a fine colloquio. Molto bene.

– La ringrazio. Ora posi pure il telefono sulla scrivania e si metta comodo che iniziamo. –

Appoggio il telefono sulla scrivania e sono finalmente pronto ad affrontare il colloquio.

– Ha degli hobbi particolari? –

– Si, il tennis ed il motociclismo. –

– Wow! Va anche in moto? –

– Si, praticamente ogni weekend. –

– Molto interessante. –

Capisco la domanda sugli hobbi, ma annotarseli sul taccuino mi sembra eccessivo…

– Esce spesso? –

– Scusi? –

– Con amici intendo, oppure è un tipo solitario? –

– Se devo essere sincero sono un tipo abbastanza solitario… esco ogni tanto con un amico di infanzia con cui gioco a tennis. Mi scusi, ma non capisco cosa c’entrino queste domande con la posizione da manager. –

– Non si preoccupi, è semplicemente per rendere la conversazione più leggera. –

Però intanto si sta annotando tutto, veramente strano.

Forse sta cercando di valutare la mia personalità.

– Però non deve essere così permaloso. Farà impazzire la sua ragazza, immagino. –

Sta usando un tono scherzoso ora.

– In realtà sono single. –

– Non ci credo: un ragazzo come lei! –

Si segna anche questo, la situazione sta diventando imbarazzante.

– Bene, basta con i convenevoli. Iniziamo ora a parlare di lavoro. Ciò che sostanzialmente sarà tenuto a fare è … –

Un suono lo interrompe: è il suo telefono che squilla.

– Mi scusi. Pronto? … Si. … Sto facendo un colloquio. … Va bene, arrivo. –

Il recruiter si alza ed esce dall’ufficio di fretta.

Così distrattamente che per sbaglio prende il mio telefono dalla scrivania e se lo mette in tasca, credendo che sia il suo.

Non ho nemmeno il tempo di accorgermene e farglielo notare che lui già è fuori dall’ufficio.

Uscendo spegne la luce e chiude la porta.

A chiave. 2 mandate.

Ma che diamine succede? Non vedo più nulla. Non ci sono finestre qui!

Batto i pugni contro la porta.

– Aiuto! Aiuto!!! –

Cosa succede ora?

  • Marco viene soccorso dalla donna delle pulizie, che lo sente dimenarsi. (40%)
    40
  • Marco, preso dal panico, sfonda la porta. (0%)
    0
  • Il recruiter torna subito. (60%)
    60
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4 Commenti

  • Ciao, Handless Writer.
    Mi piacciono gli horror; quindi, eccomi qui.
    Le premesse ci sono, un uomo chiuso in una stanza dopo un colloquio che a me è parso anche abbastanza normale (spesso il datore di lavoro vuole conoscere le attitudini, ma anche le abitudini dei propri dipendenti e un colloquio informale, spesso, serve a carpire informazioni più genuine), sicuramente è un buon punto di partenza. Le tre opzioni, in realtà, portano tutte allo stesso risultato: il ragazzo viene liberato; perciò, voto il ritorno del reclutatore e vediamo che succede.
    Mi permetto di segnalarti qualche “che” di troppo e “hobby” io lo conosco con la “y”. I “sì” intesi come affermazioni, vanno con l’accento. 🙂
    Prendi le mie osservazioni come consigli, servono tantissimo, almeno con me è stato così.
    Ci vediamo al secondo episodio.

    Alla prossima!

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