Il futuro è delle donne 3

Dove eravamo rimasti?

Credi anche tu che senza pensare non si riesce a ribellarsi? si (100%)

Non importa quanto lontano sei andato su una strada sbagliata: torna indietro. (Proverbio turco)

«L’unica speranza è che si ribelli la Natura cancellando gli umani dalla Terra lasciandola alle scimmie, come era già prima di noi.» dice Adrian, ma più interessato al racconto della mia vita che non al destino dell’umanità mi chiede «Ma cosa ti ha spinto a cambiar vita?»

Il centerbe comincia a fare effetto ed ho voglia di andare a dormire ma non posso esimermi dal rispondere a quest’ultima domanda.

«Fu un pomeriggio che, abbandonato il lavoro colmo di un atroce rimorso, mi lasciai trasportare dal respiro del vento sulla riva di un torrente amico a meditare. Lì ho deciso di non lasciarmi più viziare dal deprimente frivolo lusso di una vita consumistica e staccarmi da uno stile di vita che non sentivo più mio. Ogni volta che ricordo quel momento mi ammiro per essere stato così lucidamente logico da decidere di rinunciare ai beni, agli onori e alla gioia effimera dei facili guadagni che tanto avevo desiderato.»

Lancio uno sguardo ai loro visi per assicurarmi di non stancarli quando incontro quello attento di Adrian e quello vigile del nonno che mi chiede come se stesse confrontando la mia storia con quella raccontata la mattina «Non è facile trovare il coraggio di girare il timone della propria vita e partire lasciando tutto.»

Adrian aggiunge sospirando come per poterlo fare anche lui un giorno non molto lontano «Questo è un desiderio di molti ma tu sei il primo che conosco ad esserci riuscito.»

«Tutto dipende da quanto sia sopportabile la pressione della sofferenza del rimorso. Ognuno ha una battaglia da vincere, chi economica, chi religiosa, chi politica, chi morale, chi esistenziale, ma se non si conosce il nemico è impossibile vincere anche la più sterile battaglia. Io avevo scoperto il nemico in quei visi bugiardi ed ipocriti che mi circondavano ed in quel lavoro senza più senso. Solo allora sono riuscito a spezzare anche le catene più robuste e partire.»

Mi alzo e ritorno alla ringhiera fingendo di osservare il mare per celare alcune lacrime che non riesco a trattenere ripensando alle sfumature di quel sereno e luminoso pomeriggio di quando, solitario, lasciai per la prima volta gli ormeggi come uno schiavo liberato dalle catene.

Il botto dello spumante mi risveglia da quel lotto di piacevoli ricordi.

Di nascosto mi asciugo le lacrime con la punta delle dita e ritorno a tavola dove tutti mi accolgono in silenzio.

Mi siedo e riprendo orgoglioso «Non è stato facile. Ho atteso quasi due anni da quando il rimorso si affacciò alla coscienza.»

«Due anni?»

«Vedi, solo una piccola parte dei nostri pensieri è cosciente mentre la stragrande maggioranza è nascosta nell’inconscio e da lì i pensieri lavorano indisturbati, lentamente, molto lentamente, fino a quando emergono spesso nei sogni.»

«Nei sogni?»

«Si, come quando si va a dormire con un problema e ci si sveglia con la soluzione.»

«Dici che durante la notte l’inconscio lavora automaticamente per risolvere i problemi?»

«Certo, se il problema che hai è ben chiaro e preciso. Se impari ad usare bene la potenza dell’inconscio potrai realizzare più facilmente i tuoi obiettivi.»

«Continua.»

«Anche se è complicato esprimere con parole ciò che è irrazionale, denudando la mia anima il rimorso è emerso forte e chiaro. Così ho iniziato a meditare.»

«E ti è servita la meditazione?»

«La meditazione è sempre utile, è la palestra dove si sviluppano i muscoli mentali della visione profonda. Quando mi trovavo in uno stato di profondo rilassamento affluivano tanti pensieri, immagini e idee suscitando anche la paura della morte. Dicono che quando si raggiunge l’abisso del vuoto ci si sente immortali.»

Mi guardano preoccupati per il breve sbiancamento dovuto a quell’intenso ricordo ed ai due lunghi respiri seguiti dal trattenere i polmoni vuoti. Li tranquillizzo informandoli che è l’esercizio che uso per recuperare la serenità e proseguo «Spesso sentivo il peso delle catene ma non più la forza per romperle e mi arrendevo. Poi, il rimorso mi stimolava a riprendere anche allettandomi con il miraggio di futuro navigatore e, così, anello per anello, riprendevo a liberarmi come un ergastolano ha fede nella fuga liberatoria.»

Alain per farmi continuare mi riempie il bicchiere di spumante che nessuno aveva gradito abituati alla genuinità del loro vino.

Dopo una breve pausa per riprendere fiato continuo «Quando però sono riuscito a vendere l’azienda decisi che era giunto il momento di partire per non più ritornare. Mi sono però sentito definitivamente fuori dal labirinto in cui mi trovavo quando con grande soddisfazione ho stretto la mano ai sindacalisti.»

«Cosa c’entravano i sindacalisti?»

«La colpa era anche loro ed è stato un momento inaspettatamente dolce quando ho potuto dirgli mi avete rotto talmente tanto che sarete soddisfatti di vedermi partire per sempre.»

«Perché dai la colpa anche ai sindacati?»

«Con la loro ideologia sbagliata di considerare gli imprenditori degli sfruttatori mentre noi creavamo posti di lavoro.»

continua nel “Il futuro è delle donne” 4  per il governo femminile dell’umanità.

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5 Commenti

      • No guardi, governo delle donne proprio no. NON SONO MASCHILISTA, assolutamente, SONO PER LA PARITÀ DEI SESSI, e proprio in virtù di questo, penso che un governo incentrato sul potere femminile accentui in maniera esacerbata il potere delle femministe, spostando così l’ago della bilancia completamente sulla donna. E questo, appunto, sarebbe sbagliato al pari di un ago spostato completamente sull’uomo. Il mio motto è: PARITÀ DEI SESSI, e quindi, come ogni cosa dovrebbe essere: EQUILIBRIO.

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