IL SOLE è UN CIARLATANO

Dove eravamo rimasti?

DOVE SI STA RECANDO CRISTINA? DALLO PSICOTERAPEUTA (60%)

CONFIDENZE E DESIDERI

Proseguivo il mio tragitto a testa bassa, fissando un punto indefinito sull’asfalto. L’aria tagliava la faccia. Chiudevo gli occhi, temendo che il freddo li ferisse. Mille stelline ghiacciate pungevano il viso come spilli. La luce nei lampioni iniziava a tremolare, salutando il crepuscolo. Distribuivo occhiate d’assenso come un regalo natalizio a visi familiari. E i miei pensieri ricominciavano a viaggiare.

A un Santa Klaus vero, intendo uno ipotetico ma credibile, verosimile, non un impostore con pancia, barba fasulla e sorrisi di cartapesta da esibire ai margini delle strade avrei scritto volentieri chiedendo una coscienza nuova di zecca. Mi serviva un tonificante della comprensione. A volte ancora non m’accorgevo di quanto questi luoghi m’appartenessero.

Esiste una stanchezza, la più terribile delle stanchezze, interrompe ogni connessione sentimentale col circostante.

Non è spossante come la stanchezza del corpo, e non è inquieta come la stanchezza dell`emozione. È un peso della consapevolezza del mondo, un’impossibilità di respirare con l`anima. Molti miei coetanei reagiscono con un generico desiderio di fuga. Parigi, Londra, New York. Si immaginano ovunque, masticano lingue e neolingue dentro inodori cellette telematiche. E tentano improbabili salvezze all’ultimo grido. Io so ancora amare un paese dimenticato da Dio. Lì può capitare che l’autista dell’autobus si fermi e chieda informazioni per te al primo passante, chiamandolo per nome. Puoi ancora trovarci l’insegna non luminosa di un negozio con scritto “frutta, verdura, bibite e vino”, o appassionarti a una signora che ti ospita e non ti offre le chiavi di casa, le lascia semplicemente attaccate alla porta. In un paese dimenticato da Dio il cellulare non prende e chiunque può non ascoltare quel che è stato scoprendo, soltanto ciò che potrà essere. E la memoria di se stessi, il diritto di rassomigliarsi, sembrano resistere senza cedimenti. In un paese di persone vere non negli ambienti per volti di phard col cervello a bombetta.

Di questo e molto altro parlavo al mio psicoterapeuta che altri non era che un ex compagno di scuola. Il nerd allampanato e con gli occhiali spessi che al ballo scolastico aveva raccolto tutte le mie lacrime post sbronza, già dense di dissidi interiori. E con la sua t-shirt taglia xs mi aveva ripulita dal vomito per darmi una parvenza pressoché normale.

Ancora una volta toccava a lui raccogliere i cocci di una personalità complessa, dubbiosa e sospettosa nei confronti della vita stessa. 

Faceva freddo, questo lo ricordo nitidamente. Soffiava un vento gelido, il cappotto e la sciarpa mi lasciavano appena scoperti gli occhi, ma non m’andava d’affrettarmi, per una volta che ero in anticipo. Non ho mai

risparmiato sul tempo e questo mi ha sempre attirato le occhiate furenti dell’ultimo bellimbusto accalappiato prima dei fatti.

I miei ritardi lo mandavano in bestia. Gli sembravo inaffidabile. Ma con una spiantata qualunque non dividi il letto e una casa, dico io. Il corrispettivo di quello che nei libri melensi e negli annunci delle agenzie matrimoniali chiamano nido d’amore, è ancora in via dei gelsomini, con l’edera rampicante che lo nasconde per un quarto e una veranda interna che guarda sul cortile. Una discreta manciata di metri quadri annullata dalla passione scema del mio ex per l’arredamento minimale. Odiavo i libri di Bukowski che esaltavano Matteo, eccitandone le pose da maschio d’osteria e il vizio di discorsi estratti da un nichilismo d’accatto. Mi facevano schifo le foto coi suoi amici, ritratti esemplari di una coriacea ebetudine. Non parliamo dei trofei sportivi. Guardare quegli allori mi provocava un sentimento aspro.

Avevo l’impressione di ritrovarmi, pur in assenza del suo corpo, al centro dell’ego di una specie di tredicenne gonfio di vanagloria, abile a provare tutte le pose da sbruffone gaglioffo che mi davano sui nervi. Nulla è più urtante di un maschio, nell’atto di piacersi. Ogni cianfrusaglia capace di titillare la sua vanità, finì in uno scatolone destinato al suo nuovo appartamento da single. Me ne infischiavo anche delle numerose controfigure d’una virilità normale che le mie amichette d’una vita, compagne di scuola, di feste, di sigarette comprate in società da adolescente, si divertivano a regalarmi assieme a noiosissimi appuntamenti al buio. D’altronde, dopo essere stata piantata, la fine delle mie amiche aveva collocato me e loro in due universi paralleli e inconciliabili. Tutte accoppiate. Felicemente, dicevano. Dall’esterno, la loro routine coniugale m’appariva snervante. Un campionario di divieti, rinunce, buone intenzioni posticce. Chi muore dalla voglia di sacrificarsi al talamo nuziale in cambio di pargoli scaccia silenzi s’accomodi. Gli ultimi tempi m’hanno legata mani e piedi a una convinzione non corrompibile dalla patinata tenerezza d’una pubblicità di pannolini o dall’appeal televisivo d’interminabili colazioni in case stracolme di serenità plastificata: si vive esattamente come si sogna. Da soli.

COSA ACCADE ORA ALLA PROTAGONISTA?

  • VA A TROVARE I GENITORI (0%)
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    75
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19 Commenti

  • Brava, apprezzo sempre più le tue metafore per tradurre in immagini chiare e forti ogni più piccola emozione o sentimento. Anche a me piace usare certi artifici ma non so con che successo, in ogni caso finché non si esagera è un bel leggere… Io penso che il tipo sia uno stolker, oggi si chiama così chi rompe con gli squilli anonimi, ma spero di sbagliarmi e voto per l’ex di Cristina, così la cosa si complica ancora un po’. Cia, buon lavoro, ciao 🙂

  • buongiorno,
    il giovanotto mi sembra promettere bene. Piacevole d’aspetto e gentile nei modi, sarà lui a dare la svolta erotica alla tua storia? Trovo che sei bravissima nella descrizione degli ambienti, un po’ meno
    originale nei descrivere i personaggi. Comunque sempre piacevole e chiara. Alla prossima. Ciao, ciao.

    • Ciao,

      in realtà sono stata indecisa sulla categoria da scegliere perché probabilmente, in effetti, è più rosa che eros. Ci saranno però momenti di passione a scaldare un po’ l’atmosfera.
      p.s. descrivere luoghi e persone mi piace proprio 🙂 Così credo che il lettora possa calarsi meglio nella parte.
      grazie mille e a presto

  • ciao la Sere,
    il tuo racconto mi è piaciuto molto. Le descrizioni minuziose e ricche di particolari mi tirano dentro la storia come se fossi la protagonista o qualcuna che la guarda silenziosamente.
    Non vedo l’ora che la storia entri nel vivo
    Mia

  • ciao La_Sere,
    mi è piaciuto l’incipit della tua storia, per diversi motivi: l’incedere lento, quasi sognante delle descrizioni, la padronanza linguistica, la capacità espressiva. Brava. Ho votato per lo psicoterapeuta, mi sembra che la protagonista abbia un problema con la sua immagine. mi farebbe piacere se tu venissi a leggere il mio racconto. sto per finirlo e ogni consiglio mi aiuterebbe per il finale. Grazie e a presto. Ti seguo.

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