IL SOLE è UN CIARLATANO

Dove eravamo rimasti?

DUBBI E SORPRESE. COSA RISERVA L'IMMEDIATO FUTURO A CRISTINA? telefonate e messaggi anonimi (75%)

CURIOSITà

Dopo una doccia bollente m’infilai in un pigiama di pile e in ciabatte col muso da renna. Il massimo della femme fatale, insomma.

Mi piazzai sul divano e, davanti a me, sul tavolinetto disposi gelato al caffè e torta di mele. Per non farmi mancare nulla mi feci ipnotizzare da uno di quei film che annodano più storie insieme. Un primo ministro tra le braccia della segretaria, un piccolo orfano innamorato d’una coetanea, un ragazzo che perde la testa per la moglie del suo migliore amico.

Avevo dato fondo al gelato e stavo cominciando la torta di mele quando squillò il cellulare. Il tempo di alzarmi e cercarlo nella borsa. Non suonava più. Sul display campeggiava una scritta: anonimo.

Niente paranoie, da quando vivevo da sola, avevo imparato ad allontanare le paure. Le porte e le finestre erano perfettamente serrate.

Ancora il telefono. Ancora l’anonimo. Risposi in due secondi. Lo spazio necessario per avvertire un clic. Chiunque fosse, probabilmente qualche idiota, aveva riagganciato. La domenica, durante la pausa, mi concessi, come al solito, al rito dell’aperitivo con le ragazze con le quali, negli anni, avevo diviso tutto, salvo gli uomini. A ogni appuntamento assaporavo la gustosa amarezza delle stagioni invecchiate. La scuola, le linee ricurve delle nostre antiche capigliature ricciute, a volte arruffate come la crescita di femmine a disagio negli abiti troppo stretti delle convenzioni. Le guardavo, tutte, con la stessa tenerezza. Pranzai dai miei e mi trattenni fino all’orario di apertura. Vennero anche mia sorella Sara, cronista in un giornale locale e Marco, il suo fidanzato. Sara è una donna con la testa sulle spalle. A volte credo che la sua saggezza sia una specie di risarcimento offerto dalla sorte ai nostri genitori per l’anticonformismo problematico della loro primogenita. Fumavamo all’entrata del negozio, Chiara mi parlava di un’ordinanza del sindaco per togliere gli alberi di natale davanti ai negozi. La sera, qualche teppistello si divertiva ad adornarli con addobbi di dubbio gusto.

Chiara gesticolava, animatissima. Mi guardavo intorno, ero davvero imbarazzata. Mi preoccupai di controllare se, per caso, qualcuno non ci stesse osservando, mosso da curiosità per un’accesa discussione. C’era solo un gruppo di ragazzi dall’altra parte della strada. Tra questi, spiccavano due occhi familiari che non volevano saperne di mollarmi. Era il ragazzo del giorno prima. Pareva intenzionato ad insistere, provocava, tentava di denudare una complicità, vestita di pudori. Usava il suo potere come fosse un gioco, con la speranza, appena nata, di vincere una conquista difficile. Il freddo ci aveva convinte a rientrare. Uno squillò: anonimo, rispondo, niente. Ero alle prese con una signora. Pretendeva che ricordassi cosa aveva acquistato l’anno precedente. Come se non avessi avuto niente a cui pensare. Il cellulare vibrò. Dopo aver accontentato la cliente indugiai sull’ultimo sms: sei bellissima.

Un numero che non avevo in rubrica. Un errore? No, quando mandi un sms così, prendi bene la mira.

Continuavo a fissare il display con un sorriso largo e idiota stampato sul volto.

Il desiderio di conoscere la verità era forte. M’assillava. Avrei voluto ripararmi nella notte. E impedire al sole ciarlatano di burlarsi di me.

Ne parlai con Chiara che, eccitatissima per questo misterioso pretendente, insisteva perché lo chiamassi. Aveva stilato un elenco sterminato di possibili spasimanti. Il pettegolezzo era il suo forte. Si trattava di una negoziante con la lingua sciolta e biforcuta. I suoi sorrisi erano ricami temporanei di cortesia appuntati sulla stoffa d’una franchezza aspra, che, non appena qualcuno si voltava, si sfilacciavano nello sperpero di parole malevole. Tra ritratti foschi e i minuziosi racconti delle abitudini all’adulterio delle sue concittadine, snocciolava civetterie e confezionava giudizi morali come nemmeno la più loquace congrega di zitelle attempate. Non le sembrò vero di potersi avventare su un caso così succulento. S’infilò in una sorta di summit con le mie amiche, elettrizzata dalla frenesia di comunicare a tutte la palpabile assenza di quest’uomo galante che si divertiva a darmi la caccia, via sms. Ogni volta che il discorso s’inclinava in quella direzione, sospinto dalle sue insidiose faccine allusive, io la fulminavo con un piglio severo e fermo. Del resto, quel poveretto poteva aver sbagliato numero. Quanto tempo era passato dall’ultima volta che qualcuno mi aveva trovata bellissima, o anche soltanto appetibile? Troppo.

PRONTO? CHI PARLA?

  • L'ANONIMO AVEVA SEMPLICEMENTE SBAGLIATO NUMERO (20%)
    20
  • CHIARA, L'AMICA, INDAGA SUL MISTERIOSO ANONIMO (60%)
    60
  • LO SPASIMANTE è L'EX DI CRISTINA (20%)
    20
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19 Commenti

  • Brava, apprezzo sempre più le tue metafore per tradurre in immagini chiare e forti ogni più piccola emozione o sentimento. Anche a me piace usare certi artifici ma non so con che successo, in ogni caso finché non si esagera è un bel leggere… Io penso che il tipo sia uno stolker, oggi si chiama così chi rompe con gli squilli anonimi, ma spero di sbagliarmi e voto per l’ex di Cristina, così la cosa si complica ancora un po’. Cia, buon lavoro, ciao 🙂

  • Ho votato un regalo. Te lo meriti. Piacevolissima lettura per ora più rosa che eros, ma poco importa: la tensione sensuale insieme al candore inconsueto negli anta, fanno il loro mestiere e la descrizione dei luoghi te la invidio un po’. Brava aspetto il prossimo 🙋 ciao

    • Ciao,

      in realtà sono stata indecisa sulla categoria da scegliere perché probabilmente, in effetti, è più rosa che eros. Ci saranno però momenti di passione a scaldare un po’ l’atmosfera.
      p.s. descrivere luoghi e persone mi piace proprio 🙂 Così credo che il lettora possa calarsi meglio nella parte.
      grazie mille e a presto

  • ciao la Sere,
    il tuo racconto mi è piaciuto molto. Le descrizioni minuziose e ricche di particolari mi tirano dentro la storia come se fossi la protagonista o qualcuna che la guarda silenziosamente.
    Non vedo l’ora che la storia entri nel vivo
    Mia

  • ciao La_Sere,
    mi è piaciuto l’incipit della tua storia, per diversi motivi: l’incedere lento, quasi sognante delle descrizioni, la padronanza linguistica, la capacità espressiva. Brava. Ho votato per lo psicoterapeuta, mi sembra che la protagonista abbia un problema con la sua immagine. mi farebbe piacere se tu venissi a leggere il mio racconto. sto per finirlo e ogni consiglio mi aiuterebbe per il finale. Grazie e a presto. Ti seguo.

  • Lo specchio: una vecchia ossessione che tormenta anche me, come la magia del doppio, dei gemelli e dei destini incrociati. Non so dove vorrai andare a parare ma leggerti è confortevole e mi basta per adesso. a presto allora. ciaoooo

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