La nostra Anna

Dove eravamo rimasti?

Ci avviamo verso il finale. Anna dovrebbe dare fiducia alla figlia e smetterla con questa retorica di "è solo una bambina"? No, e proteggerla da tutto quanto possa farle del male. Magari registrarla e non portarla fisicamente in tribunale. (100%)

Come un bel film che non guarderà nessuno

Da mesi Anna si muoveva per inerzia, distingueva il giorno dalla notte solo da quello che faceva.

Aveva abbandonato ogni concetto di normalità come orari o simili, le tappe che la dividevano dal processo erano gli unici punti fissi che scandivano in suo calendario.

La sua avvocata Margherita stava facendo della sua situazione un simbolo.

Parlava quasi solo per slogan: non è normale, riprendiamoci la nostra vita, rompiamo il silenzio… 

Erano solo alcune delle frasi che le metteva in testa e utilizzava come tramite per portare il messaggio.

Anna tentava di evitare troppa pubblicità, grazie a un tira e molla durato parecchio aveva ottenuto che Matilda non dovesse mai mettere piede in tribunale; lei e Margherita la registrarono, a scuola, con la presenza di un pubblico ufficiale. Le dissero che era per una campagna scolastica. Anna ancora oggi non sa se Matilda ci abbia creduto o meno.

Però Anna non riusciva ad essere presente come prima e spesso era anche costretta a portarsi il lavoro a casa.

Matilda aveva iniziato a rifiutarsi di andare a scuola e Anna doveva trascinarla a forza tante mattine, spesso teneva il muso per giorni, faceva molti capricci.

Anna faceva il possibile per spegnere il fuoco che aveva davanti: parole dolci alla figlia quando necessario, parole dure quando doveva parlare del suo ex, tante ore di lavoro, la sua vita da gestire e tutto il resto da mandare avanti.

Stava per impazzire, e probabilmente sarebbe naufragata se Matilda non fosse stata la sua ancora. La sera, quando tutto era tranquillo, tante volte la abbracciava e le chiedeva scusa.

Anna non capiva molto del processo giudiziario in cui si era invischiata, era stata varie volte in tribunale, aveva parlato, aveva ascoltato e aveva visto la registrazione della figlia colpire molte persone nel profondo.

Il suo ex aveva tentato subito un attacco frontale, la linea di difesa usata dal suo avvocato era che era necessario ci fosse anche lui nella famiglia, che era una necessità che ci fosse una figura maschile, che era fondamentale ci fosse anche lui per poter considerarla una famiglia. Presto questa argomentazione si sciolse come neve al sole, Margherita mise in chiaro che il padre della bambina aveva portato solo scompiglio.

Margherita mostrò la vita di Anna prima e dopo l’arrivo di lui, gli tolse le armi che si era preparato e questo, preso in contropiede, provò a limitare i danni, ma l’avvocata procedette coinvolgendo anche qualche giornalista e Anna si vide presto su alcuni telegiornali.

Non era contenta di questa pubblicità ma poi iniziarono ad arrivarle storie di donne che avevano sentito la sua storia e avevano denunciato le sottospecie di uomo che popolano questo mondo. Tutto aveva finalmente un senso.

Anna passò i suoi 15 minuti di popolarità a ricostruire le abitudini che aveva prima e a recuperare il tempo perso con Matilda.

Il caso fu chiuso con una condanna all’ex di Anna, per aver tentato di portare via Matilda da Anna ricevette del tempo in carcere, per la verità del tutto simbolico che non avrebbe mai scontato e una sanzione abbastanza consistente che Anna devolvette interamente a un’associazione benefica fondata da Margherita sulla spinta del clamore generato intorno a questo caso.

Poco dopo tutto si esaurì e Anna sparì dai radar in poco tempo, sostituita da qualche altro caso di cronaca.

Ancora oggi rifiuta regolarmente interviste televisive e simili e Matilda sembra non aver mai visto la sua la sua popolarità cambiare.

Matilda aveva iniziato a passeggiare regolarmente con la madre che rinunciò volentieri al suo momento di pace per passare del tempo con la figlia, parlavano molto durante le loro uscite giornaliere.

“Dovremo andare in vacanza” disse una volta Anna 

“Oh sì, sono d’accordo” rispose Matilda

“Spiaggia, mare e avventura…” disse Anna

“Fuerteventura!” dissero in coro, citando una pubblicità che passava continuamente in Tv.

Presero un biglietto aereo low cost e passarono lì due settimane, Matilda strinse la mano alla madre per tutto il viaggio.

Esplorarono tutta l’isola, passarono qualche giorno tra hotel carini e spa, poi noleggiarono un furgone scassato e dormirono sotto le stelle.

Le foto di Matilda di quel viaggio sono stampate e incorniciate ovunque per tutta la loro casa.

Anna sorrideva sempre, aveva ceduto alle richieste insistenti di prendere un cane e ora erano in tre a passeggiare.

Anna, Matilda e Biscotto.

La sua vita era sempre la stessa, lavoro, bollette e tempo che non bastava mai, ma quando andava a letto si addormentava senza problemi, appena appoggiava la testa sul cuscino.

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68 Commenti

  • Ciao ZackBrazof,
    sono stata a lungo assente dal tuo racconto, ma oggi ho recuperato, ho letto tutti gli episodi che avevo saltato. La storia, anche se piuttosto solita, riesce a far partecipi delle difficoltà di Anna.
    Ho votato perché Matilda non sia condotta in tribunale, mi sembra il minimo livello di protezione per la bimba. Vedremo come finisce.

    • Ciao Anna,
      ti ringrazio di aver letto fino a qui.
      Sì, essendo la mia prima storia qui e avendo iniziato a scrivere da poco ho preferito usare una struttura più rigida e formulaica.
      Spero che la cosa non abbia influito troppo nella tua lettura.
      Grazie del commento

  • Io lo so che questa figura di avvocato l’ahi voluta inserire perché simbolica della guerra che si scatena quando ci sono di mezzo i figli, la condizione femminile, le difficoltà economiche, le corse. il tempo che non basta mai , le rinunce, l’amore da dare che nessuno vuole… e quante ne potremmo dire. Siamo tutti con la tua Anna e le sue difficoltà, tutti con Matilda e tifiamo per un domani migliore. Purtroppo un avvocato in questi casi serve e il voto sarebbe obbligatorio,. io però darei una chance al padre visto il successo avuto con le vie legali.. ciao al prossimo. .

  • Stessa cosa che ha detto Louise : Ciao Zack
    A volte spiegare a un bambino “tutto” fino in fondo è un’esigenza dell’adulto non del bambino.
    Voto che dice a Matilda qualcosa ma non tutto.
    E poi, diciamo la verità, cos’è tutto? Chi stabilisce i confini?

  • Ciao. io dico che le dice tutto, Matilda mi sembra in grado di capire che due adulti possono anche separarsi senza farle mancare l’amore. Il racconto di Matilda sembra un po’ un tema in classe e lei lo scrive proprio come un tema, un viaggio leggero dove le paure, che sicuramente ci sono, vengono volontariamente messe da parte perché i bambini vogliono solo essere amati e felici.
    In quanto al capitolo solo una piccola cosa, a mio parere, da correggere: fotografo di “professione” è scritto due volte, nella prima io toglierei le virgolette. Ciao, bravo, buona giornata!

  • Povera Anna, sempre peggio! Tu invece sempre meglio.C’è una cosa che mi ha colpito che in un primo momento non mi è piaciuta poi andando avanti mi è sembrata invece aggiungere ogni volta una nota di sofferenza in più, come una goccia cinese, uno schiaffo. Mi riferisco al nome di Anna ripetuto ad ogni passaggio. Forse mi sbaglio ma questa è l’impressione che ho avuta.
    Qui forse, invece : “Lui rideva.

    Quando il suo avvocato diceva che ora voleva essere partecipe della vita di Matilda.

    Rideva.
    Io avrei scritto: Lui rideva: rideva quando … di Matilda lui rideva.”
    Ecco qua, bravo.
    Se vuoi leggere il mio nuovo racconto si chiama Cinico tv ed è già on line il primo capitolo. Ciaooo🙋

  • Un po’ di fortuna e poi la solita jella che morde. Siamo tutti così chi più chi meno. Anna c’è la farà, e in quella busta… Qualche piccolo refuso in giro ma stai andando bene. Purtroppo la rilettura non è mai abbastanza. Prova una volta scritto e corretto a rileggere un paio di giorni dopo, oppure a farlo leggere a qualcun altro: qualcosa scappa sempre. Ciao, alla prossima 🙋

  • Ciao, Anna si è buttata in un’avventura difficile. Beato te che invece hai solo qualche problemino di punteggiatura da risolvere. Attento vedrai che hai la tendenza ad omettere il punto a fine frase e quando inserisci i puntini di sospensione devono essere sempre tre e dopo ci vuole lo spazio, anche un accento manca e mi pare abbastanza per tediarti un po’ coi miei “consigli” . Insomma c’è la sostanza ma anche la forma va curata perché lo scritto rimane. In fondo di tratta solo di rileggere bene, tutti ci cascano a volte. Bravo, buon lavoro, alla prossima.
    Voto per il vecchio lavoro, per adesso. Nn mi sembra il momento di buttarsi in avventure, poi forse. Ciaooo

  • Ciao Zack
    No, non era affatto facile scrivere il tema di una bambina ( quanti anni avrà ?), si vede che ti sei impegnato e cercato di immedesimarti 🙂
    Due osservazioni: “Descrivi una tua giornata tipo.Cosa succede? evita la cronistoria”, questa frase mi sembra poco chiara come consegna per il tema di una bimba: quante bambine ( e… mettiamo dentro ank alcuni adulti) sanno cos’è la “cronistoria”?
    “si sa mai cosa pensa lei, maestra, che mi legge”, avrei preferito semplicemente “… cosa pensa la maestra.”
    Chiede i soldi alla sorella

    • Ciao Louise,
      Ti ringrazio del commento e delle osservazioni 🙂
      Casualmente il tema precedente che avevano fatto a scuola era:
      “Descrivi la tua giornata come cronistoria” e li la maestra glielo aveva spiegato:-P
      Capisco quello che mi dici sulla semplificazione, volevo dare un’impronta leggermente più diretta.
      Alla prossima

  • Ciao, se cose mi hanno colpito: , “non voglio dire altro che non si sa mai cosa pensa lei, maestra, che mi legge.” E poi quella cosa bella del dizionario con le foto. La bambina in effetti non per fortuna ancora ben chiaro stia succedendo, vuol dire che la madre tutto sommato ci sa fare e oltretutto le sta dando l’ opportunità di scoprire un mondo diverso. Molto bene, ti seguo. Ciao🙋

  • Ciao Zack!
    Voto per l’intermezzo, mettiamoci dal punto di vista di Matilda. La storia cattura l’attenzione; ti segnalo che il periodo che comincia con “il giorno dopo” mi risulta un poco ostico. Mi sembra di capire che il lavoro di manager non le piacesse tanto, stipendio a parte: giusto? Inoltre mi appare “piatto“, troppo scandito da sole virgole. Insomma, soffre di mancanza di ritmo.
    Ovviamente è il mio punto di vista, vedi tu.
    Alla prossima!

    • Ciao Minollo,
      rileggendo la parte che mi indichi capisco quello che intendi, hai colto il messaggio ma capisco la difficoltà che hai riscontrato.
      Grazie anche del commento sul ritmo, non è molto che scrivo e ogni cosa mi serve per migliorare.
      Ci vediamo alla prossima.

  • Ciao, le donne hanno bisogno di una casa e la cercheranno subito.
    caso strano anche io to scrivendo di una Anna donna di oggi con tanti problemi, la mia fa la poliziotta e indaga con passione nonostante la famiglia sulle spalle, se hai tempo e ti va leggilo. Trovo il tuo lavoro molto interessante, il tema come detto è d’attualità e certo troverai tanti lettori interessati al tema. Buon lavoro e alla prossima. ciao 😉

  • Ciao Zack

    Ho votato intermezzo, sono convinta sia l’opzione più difficile da gestire, se non si vuole cadere in cose scontate 🙂
    “Era sicuramente colpa del suo ex” è una frase che mi fa desiderare di conoscere il papà di Matilde; diamogli il diritto di contraddittorio 👨‍👧
    A proposito di feedback, ti aspetto da me, se credi…

  • Ciao ZacBrazof,
    ho votato per la riflessione, chissà che non porti qualcosa di più eccitante di lavori a maglia fatti a casa. Mi deprime il solo pensiero. Sarebbe troppo banale veder invecchiare una povera donna abbandonata, tra gomitoli e scarpe da notte. Comunque ti seguo e vedremo…

  • Ciao Zack
    La “nostra Anna” mi ha messo addosso malinconia perché, nella realtà, ci sono tante donne single
    Che si sono trovate o si trovano in una situazione simile.
    Il capitolo scorre nonostante la ripetizione di alcuni termini (per es. avevo, aveva ecc). Sarebbe meglio trovare alternative.
    Cerca casa…
    Vediamo dove ci vuoi portare.

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