La nostra Anna

Dove eravamo rimasti?

Cosa dovrebbe fare Anna? Cercare un avvocato più velocemente possibile (75%)

Arriva la cavalleria?

I giorni dopo aver licenziato l’avvocato, Anna ricorda di aver lavorato molto e di aver passato più tempo possibile con Matilda, ma è tutto abbastanza confuso. 

Quello che le ha occupato più energie è stato telefonare e vedere i vari avvocati della zona.

Ne stava scartando come caramelle: molti troppo costosi, alcuni più o meno velatamente maschilisti, altri semplicemente non le andavano bene.

Ormai era disperata, non poteva essere tutta la categoria marcia, si stava convincendo di essere lei il problema.

Sembrava che gli avvocati che trovava fossero tutti maschi e la cosa iniziava ad andarle stretta. 

Intanto il tempo passava.

Una sera trovò una chiamata persa da un numero sconosciuto, provò a richiamare ma ormai era tardi, la voce registrata parlava di uno studio legale che non conosceva.

Anna si sentì la fronte imperlare di sudore e un peso che si faceva presente sullo stomaco.

Ma non poteva darci attenzioni, non adesso che stava andando a prendere Matilda per andare al ristorante, loro due da sole.

A Matilda piaceva molto mangiare sushi e Anna l’aveva portata in un “all you can eat”; Matilda era già al terzo giro di ordinazioni quando Anna aveva quasi finito il primo. 

Mentre stava pagando il conto le suonò il telefono, era un altro numero sconosciuto, Anna non rispose, anzi lo spense e si godette il resto della serata con la figlia.

Fecero una lunga passeggiata, chiacchierando per quasi due ore.

Il giorno dopo Anna era presissima dal lavoro e non le passò neanche per la mente di richiamare il numero sconosciuto, se ne ricordò il lunedì successivo quando il telefono le suonò mentre era in pausa caffè ed era quel numero.

Dall’altro capo del telefono una voce calda le chiede se stava parlando con Anna, quella del caso dell’affidamento di Matilda

“Ehm, sì…” rispose Anna mentre il battito cardiaco le accelerava

“Sono l’avvocata Margherita Benenati” fece una pausa come per aspettare qualcosa, Anna non rispose, stette in silenzio aspettando il colpo.

L’avvocata continuò

“Penso che lei non abbia mai sentito parlare di me, è corretto?”

“Esatto” rispose Anna, per nulla confortata.

“Vorrei poterla aiutare, può venire in studio da me?”

Decisero di fissare una appuntamento due giorni dopo.

Quando Anna ne parlò con la sorella Sara questa sussultò vistosamente al nome dell’avvocata.

“Non la conosci?!” disse Sara sgranando gli occhi

“Anche tu… no, dovrei?”

Sara le disse che era un’avvocata molto brava diventata famosa per i motivi sbagliati, era stata picchiata dal suo partner che poi lei aveva portato fino al carcere.

Aveva dedicato la sua vita a difendere e a fare quanto poteva per tutte le donne nella sua condizione e stava facendo un ottimo lavoro.

Anna riuscì finalmente a tranquillizzarsi.

La sala d’attesa dell’avvocata Benenati era addobbata con semplicità: poltrone comode, giornali e riviste recenti; c’era un singolo poster appeso al muro con un numero di telefono e l’invito a non stare zitte se colpite da violenza.

Lo studio rifletteva la sala d’attesa, sostituendo il poster a un muro di lauree e attestati vari che lasciò ad Anna del timore reverenziale nei confronti della donna che stava seduta dall’altro lato della scrivania, quello che Sara non le aveva detto erano le conseguenze delle azioni del suo partner.

Il suo viso era cosparso di cicatrici e appariva strano, deformato. Aveva degli occhi verdi,  grandi e profondi, che portarono un secondo di pace in Anna.

“Si sieda Anna,” disse l’avvocata “posso chiamarla per nome vero?” 

Anna annuì, l’avvocata continuò

“La prego di fare lo stesso, piacere Margherita” 

le porse una mano che era un riflesso del volto. Aveva una stretta forte e sicura. 

“In cosa vuole aiutarmi?” disse Anna

“Vede, mi è giunta voce della sua situazione da un ‘collega’. Io dovrei denunciare questo collega per aver infranto il segreto professionale. Ma altrimenti non avrei mai saputo quello che le è accaduto,” fece una pausa “io vorrei che lei denunciasse l’uomo che sta provando a portarle via sua figlia”

Anna stava interiorizzando quello che Margherita le stava dicendo, guardò fuori dalla finestra, senza vedere niente e disse

“La ringrazio, davvero. Io voglio solo stare con mia figlia. Non vorrei che fosse troppo per me”

“Certo questo lo capisco. Ma penso che qui tu possa dare un messaggio importante a tutte le madri single e alle donne in generale”

“In che senso?”

“Anche se non lo vedi così quello che questo ‘uomo’ le sta facendo è violenza. Lui sta esercitando un potere che non ha. Sta usando sua figlia come arma per farla stare male. Può diventare un esempio nel caso migliore e un precedente nel caso peggiore”

“Ok, nel caso come facciamo?” disse Anna dopo vari momenti di silenzio.

“Non mi devi dare una risposta subito. Prima dobbiamo preparare sua figlia”

“In che senso?”

“Abbiamo bisogno di portare anche lei in tribunale”

Stava succedendo troppo in fretta, Anna era pronta a cogliere questa occasione ma Matilda? Era solo una bambina.

Ci avviamo verso il finale. Anna dovrebbe dare fiducia alla figlia e smetterla con questa retorica di "è solo una bambina"?

  • No, e proteggerla da tutto quanto possa farle del male. Magari registrarla e non portarla fisicamente in tribunale. (100%)
    100
  • Sì, ma tenendola ancora protetta dalle conseguenze delle azioni altrui. (0%)
    0
  • Assolutamente sì. Così da darle gli strumenti per affrontare la vita quando sarà il momento. (0%)
    0
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68 Commenti

  • Ciao ZackBrazof,
    sono stata a lungo assente dal tuo racconto, ma oggi ho recuperato, ho letto tutti gli episodi che avevo saltato. La storia, anche se piuttosto solita, riesce a far partecipi delle difficoltà di Anna.
    Ho votato perché Matilda non sia condotta in tribunale, mi sembra il minimo livello di protezione per la bimba. Vedremo come finisce.

    • Ciao Anna,
      ti ringrazio di aver letto fino a qui.
      Sì, essendo la mia prima storia qui e avendo iniziato a scrivere da poco ho preferito usare una struttura più rigida e formulaica.
      Spero che la cosa non abbia influito troppo nella tua lettura.
      Grazie del commento

  • Io lo so che questa figura di avvocato l’ahi voluta inserire perché simbolica della guerra che si scatena quando ci sono di mezzo i figli, la condizione femminile, le difficoltà economiche, le corse. il tempo che non basta mai , le rinunce, l’amore da dare che nessuno vuole… e quante ne potremmo dire. Siamo tutti con la tua Anna e le sue difficoltà, tutti con Matilda e tifiamo per un domani migliore. Purtroppo un avvocato in questi casi serve e il voto sarebbe obbligatorio,. io però darei una chance al padre visto il successo avuto con le vie legali.. ciao al prossimo. .

  • Stessa cosa che ha detto Louise : Ciao Zack
    A volte spiegare a un bambino “tutto” fino in fondo è un’esigenza dell’adulto non del bambino.
    Voto che dice a Matilda qualcosa ma non tutto.
    E poi, diciamo la verità, cos’è tutto? Chi stabilisce i confini?

  • Ciao. io dico che le dice tutto, Matilda mi sembra in grado di capire che due adulti possono anche separarsi senza farle mancare l’amore. Il racconto di Matilda sembra un po’ un tema in classe e lei lo scrive proprio come un tema, un viaggio leggero dove le paure, che sicuramente ci sono, vengono volontariamente messe da parte perché i bambini vogliono solo essere amati e felici.
    In quanto al capitolo solo una piccola cosa, a mio parere, da correggere: fotografo di “professione” è scritto due volte, nella prima io toglierei le virgolette. Ciao, bravo, buona giornata!

  • Povera Anna, sempre peggio! Tu invece sempre meglio.C’è una cosa che mi ha colpito che in un primo momento non mi è piaciuta poi andando avanti mi è sembrata invece aggiungere ogni volta una nota di sofferenza in più, come una goccia cinese, uno schiaffo. Mi riferisco al nome di Anna ripetuto ad ogni passaggio. Forse mi sbaglio ma questa è l’impressione che ho avuta.
    Qui forse, invece : “Lui rideva.

    Quando il suo avvocato diceva che ora voleva essere partecipe della vita di Matilda.

    Rideva.
    Io avrei scritto: Lui rideva: rideva quando … di Matilda lui rideva.”
    Ecco qua, bravo.
    Se vuoi leggere il mio nuovo racconto si chiama Cinico tv ed è già on line il primo capitolo. Ciaooo🙋

  • Un po’ di fortuna e poi la solita jella che morde. Siamo tutti così chi più chi meno. Anna c’è la farà, e in quella busta… Qualche piccolo refuso in giro ma stai andando bene. Purtroppo la rilettura non è mai abbastanza. Prova una volta scritto e corretto a rileggere un paio di giorni dopo, oppure a farlo leggere a qualcun altro: qualcosa scappa sempre. Ciao, alla prossima 🙋

  • Ciao, Anna si è buttata in un’avventura difficile. Beato te che invece hai solo qualche problemino di punteggiatura da risolvere. Attento vedrai che hai la tendenza ad omettere il punto a fine frase e quando inserisci i puntini di sospensione devono essere sempre tre e dopo ci vuole lo spazio, anche un accento manca e mi pare abbastanza per tediarti un po’ coi miei “consigli” . Insomma c’è la sostanza ma anche la forma va curata perché lo scritto rimane. In fondo di tratta solo di rileggere bene, tutti ci cascano a volte. Bravo, buon lavoro, alla prossima.
    Voto per il vecchio lavoro, per adesso. Nn mi sembra il momento di buttarsi in avventure, poi forse. Ciaooo

  • Ciao Zack
    No, non era affatto facile scrivere il tema di una bambina ( quanti anni avrà ?), si vede che ti sei impegnato e cercato di immedesimarti 🙂
    Due osservazioni: “Descrivi una tua giornata tipo.Cosa succede? evita la cronistoria”, questa frase mi sembra poco chiara come consegna per il tema di una bimba: quante bambine ( e… mettiamo dentro ank alcuni adulti) sanno cos’è la “cronistoria”?
    “si sa mai cosa pensa lei, maestra, che mi legge”, avrei preferito semplicemente “… cosa pensa la maestra.”
    Chiede i soldi alla sorella

    • Ciao Louise,
      Ti ringrazio del commento e delle osservazioni 🙂
      Casualmente il tema precedente che avevano fatto a scuola era:
      “Descrivi la tua giornata come cronistoria” e li la maestra glielo aveva spiegato:-P
      Capisco quello che mi dici sulla semplificazione, volevo dare un’impronta leggermente più diretta.
      Alla prossima

  • Ciao, se cose mi hanno colpito: , “non voglio dire altro che non si sa mai cosa pensa lei, maestra, che mi legge.” E poi quella cosa bella del dizionario con le foto. La bambina in effetti non per fortuna ancora ben chiaro stia succedendo, vuol dire che la madre tutto sommato ci sa fare e oltretutto le sta dando l’ opportunità di scoprire un mondo diverso. Molto bene, ti seguo. Ciao🙋

  • Ciao Zack!
    Voto per l’intermezzo, mettiamoci dal punto di vista di Matilda. La storia cattura l’attenzione; ti segnalo che il periodo che comincia con “il giorno dopo” mi risulta un poco ostico. Mi sembra di capire che il lavoro di manager non le piacesse tanto, stipendio a parte: giusto? Inoltre mi appare “piatto“, troppo scandito da sole virgole. Insomma, soffre di mancanza di ritmo.
    Ovviamente è il mio punto di vista, vedi tu.
    Alla prossima!

    • Ciao Minollo,
      rileggendo la parte che mi indichi capisco quello che intendi, hai colto il messaggio ma capisco la difficoltà che hai riscontrato.
      Grazie anche del commento sul ritmo, non è molto che scrivo e ogni cosa mi serve per migliorare.
      Ci vediamo alla prossima.

  • Ciao, le donne hanno bisogno di una casa e la cercheranno subito.
    caso strano anche io to scrivendo di una Anna donna di oggi con tanti problemi, la mia fa la poliziotta e indaga con passione nonostante la famiglia sulle spalle, se hai tempo e ti va leggilo. Trovo il tuo lavoro molto interessante, il tema come detto è d’attualità e certo troverai tanti lettori interessati al tema. Buon lavoro e alla prossima. ciao 😉

  • Ciao Zack

    Ho votato intermezzo, sono convinta sia l’opzione più difficile da gestire, se non si vuole cadere in cose scontate 🙂
    “Era sicuramente colpa del suo ex” è una frase che mi fa desiderare di conoscere il papà di Matilde; diamogli il diritto di contraddittorio 👨‍👧
    A proposito di feedback, ti aspetto da me, se credi…

  • Ciao Zack
    La “nostra Anna” mi ha messo addosso malinconia perché, nella realtà, ci sono tante donne single
    Che si sono trovate o si trovano in una situazione simile.
    Il capitolo scorre nonostante la ripetizione di alcuni termini (per es. avevo, aveva ecc). Sarebbe meglio trovare alternative.
    Cerca casa…
    Vediamo dove ci vuoi portare.

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