La perdita di “Zura”, parte 3: Tradimento

Dove eravamo rimasti?

Gli spiriti parleranno. Unnai, velo della realtà: l'ombra, custode del vero aspetto del mondo. Paura, inganno e maestro di premura. (60%)

Meren

Quel demonio aveva ripreso i sensi e si riabituò pian piano a guardare, studiando dove fosse e chi avesse di fronte. Aveva quella pellaccia scura, aveva portato con sé armi, un’armatura, uno scudo in un materiale già visto, ma rarissime volte. L’avevano legato ad un palo, per terra, in modo che non potesse muoversi.

«Cosa ne facciamo?» gli chiesero, ma lui osservava quel prigioniero sotto il bagliore delle fiamme, portando di fronte a sé proprio quegli oggetti. “Non è rame, ma quel materiale usato sia dal re di Elna che… da lei.” Gli venne in mente lo spirito di Flagro dai capelli rossi.

Rispose a quel gruppo di cui da settimane era il capo: «Non so ancora: voglio provare una cosa. Se non riesce possiamo sempre eliminarlo.»

Appena il prigioniero si riebbe cominciò a parlare, ma ciò che uscì da quella bocca era una serie di suoni strani e cupi, tra i quali emerse un’unica parola a loro comprensibile: «O’scra dan “Flagro”.»

Tutti si fecero attenti a quella parola. Decise di chiedere al prigioniero: «Cosa? Che hai detto? Hai detto Flagro? Conosci Flagro?»

Quello allora lo fissò dritto negli occhi mentre rispondeva: «”Flagro” en nevsina.»

Così non andava. Si mise bene di fronte al prigioniero per poi indicare il proprio volto e dire il proprio nome: «Padu!» poi lo pronunciò ancora, staccando bene le sillabe: «Pa-du. Padu.»

Infine indicò il prigioniero in faccia. Quello sorrise: «Meren.»

Padu doveva esserne certo e diede l’ordine di slegarlo ma di tenerlo sotto tiro per le armi: così un paio di giovani e di uomini puntarono alla gola del prigioniero le loro lance e un altro lo liberò dalle corde. Quel demonio si assaggiò bene i polsi prima di sedersi di fronte al capotribù, pronto col dito a disegnare per terra: aveva indicato il fuoco e poi il terreno fra loro due. Padu, come anche tutti gli altri si incuriosirono su cosa volesse fare e rimasero interdetti nello scoprire su quella terra dei simboli messi in fila. Erano cinque piccoli disegni e il prigioniero lì indicò, per poi puntare sé stesso: «Meren. Me-ren.»

«Capo Padu.» chiese uno degli uomini: «Che sta facendo?»

«Quei disegni sono il suo nome.» rispose, non sapendo come reagire a una cosa del genere. Il prigioniero indicò il capovillaggio, dicendo: «Padu.», poi andò col dito sul terreno e questa volta disegnò quattro simboli e passando il dito lungo essi ripeté il nome più volte. «Quei disegni invece sono il mio.» aggiunse il capotribù ai suoi uomini.

Così avevano fatto le loro presentazioni. Dovevano però saper chi erano questi spiriti grigi che stavano infestando il paese e così Padu indicò sé e gli altri, le proprie braccia: «Uomini. Umani.» per poi indicare il prigioniero e il suo braccio scuro.

Quello rifletté qualche secondo per poi mostrare incertezza. Dovevano capire se erano come loro o se il popolo del prigioniero appartenesse ad una razza di mostri generati dagli spiriti infetti. Dovevano. Quella sera Padu arrivò a pronunciare un paio di frasi nella lingua di Meren.

Nei giorni successivi conversarono, apprendendo sempre di più l’uno dall’altro: quello spirito grigio pareva bendisposto alla collaborazione, ma venne comunque deciso di tenerlo quasi sempre legato e sotto stretta sorveglianza: non potevano certo fidarsi di lui o di chiunque del suo popolo.

Meren risultò curioso nei loro confronti e di certo era anche un buon guerriero: un giorno decisero di sostare presso un fiume e Padu aveva ordinato di svestire il prigioniero perché potesse lavarsi; aveva il corpo segnata da piccole cicatrici e alcuni muscoli sviluppati; si rinfrescò con gioia, invogliando anche Padu ad unirsi a lui. Nel vedere il capotribù entrare nudo in acqua aveva reagito con una bizzarra alzata di sopracciglia e con una frase nella sua lingua ancora bizzarra alle orecchie di Padu.

***

Drusen era soddisfatto, benché non sapesse per quanto sarebbe rimasto loro “ospite”. Mentre facevano il bagno non capiva se quel Padu avesse intenzione o meno di usare di lui, del suo corpo, ma non parve una loro usanza. “Pazienza.” Pensò, notando che nel frattempo alcune giovani erano rimaste in disparte a bisbigliare, probabilmente incuriosite da proprio da lui. Drusen avrebbe voluto testare l’abilità di quell’omone alla spada e anche tra loro, ma sospettò che questi potessero non approvare certi rapporti, proprio come quel popolo del sud che vedeva di buon occhio le unioni fuori dai riti. “Questi popoli selvaggi che chiamano tradimento persino un’occhiata di traverso…” pensò ridendo. Sapeva che Padu non poteva ancora capirlo appieno, eppure ci tenne a pronunciare ad alta voce: «Credo davvero in una nostra alleanza.»

Aveva fatto bene ad usare un nome falso, ma presto anche quel selvaggio tutto muscoli avrebbe capito che “Meren” fosse una menzogna, avanzando nell’apprendimento della nobile lingua imperiale. Ma dopotutto non era che un nome, come anche Crasgadbaden: parole ora per lui prive di significato.

Categorie

Lascia un commento

32 Commenti

    • Conquistare è sempre stata la norma per i popoli e lo è tuttora, così anziché concentrare il racconto sul classico “chi si espande è malvagio”, ho voluto portare la telecamera ad un’altezza diversa. Mi era stato consigliato di continuare ad usare gli spiriti per le decisioni, ma avrebbe portato un messaggio sbagliato, ovvero che esistano divinità più giuste di altre in questo mondo e non era questo che volevo dalla storia; avrebbe sottointeso una forzatura in questi nuovi personaggi, sottolineandone lo stare dalla parte del torto. Drusen invece aveva bisogno di un ambiente realistico, di sentirsi “a casa” e il lettore doveva vivere casa sua. I suoi dei saranno più classici ed inquadrati, ma reali quanto gli spiriti di Tula, perciò non sottovalutateli!

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi