La perdita di “Zura”, parte 3: Tradimento

Dove eravamo rimasti?

Si aprono i festeggiamenti per tutto l'impero. Gli dei sono con tutti stasera, anche con Drusen. Quale lo accompagnerà a braccetto? Labris, dea del vizio. (60%)

Tra l’ilarità generale

Bevvero tutti, alcuni alzando di getto il gomito e andando a sbrodolarsi su mento, collo e vesti. Come una compagnia presero quel sorso insieme, da cavalieri. E non erano gli unici a farlo: alcune grida di giubilo dei soldati si infiltrarono nella loro tenda.

«Questo è il suono dell’impero!» esclamò Tifun: «Il suono dell’unione dei cieli!»

«Sal!» risposero a gran voce tutti, con il volto verso le stelle, dove dimoravano gli alti dei. Un secondo urlo dall’esterno: la gioia si stava spargendo nell’accampamento grazie all’influsso dell’uinum.

Malliun allora, notò Drusen, diede un’occhiata di intesa a Galun, per poi scomparire fuori entrambi. Un paio degli altri sghignazzarono, Drusen invece fu tra quelli sorpresi nel vederli allontanare da una festa. Tifun spiegò: «Ricordate tutti i prigionieri catturati dopo la battaglia, vero? Ci hanno dato indicazioni interessanti su dove… cacciare le nostre prede preferite.»

Poco dopo si riaprì l’ingresso e apparve di nuovo Malliun, seguito da una fila tre, quattro, sei, dodici donne di varia età, ma tutte coi tratti caratteristici del popolo selvaggio: i capelli come grano, nocciole e una addirittura come fiammette; occhi dalle tonalità tra il marrone della corteccia e l’azzurro dell’acqua di fiume; due provviste di iridi verdi come foglie in primavera. Avevano già visto persone provenienti da popoli con la pelle rosa siile a quella dei maiali, ma in quella terra in cui si trovavano ora ne avevano anche di più chiare. L’impero era vasto, ma al di fuori c’era sempre qualcosa che potesse sempre sorprendere il più dotto dei cittadini. Malliun le incoraggiò ad entrare dando ad ognuna una sonora pacca sul fondoschiena, alcune emisero dei piccoli versi. Quasi tutte non indossavano nulla se non una collana o un braccialetto. Gli applausi dei cavalieri ravvivarono quell’ingresso e nemmeno gli sguardi bassi delle donne e le loro braccia a coprirsi davanti a sé ne spezzarono l’euforia.

Entrate tutte e dodici ci fu un’ulteriore sorpresa annunciata da Galun, ripresentandosi a loro proprio in quel momento: «Ne abbiamo portate alcune anche in giro tra i soldati semplici. Libris abbraccia gli eccessi! E per chi di voi avesse gusti più di casa…»

Fece così spazio perché comparissero due uomini di fiera cittadinanza dell’impero, con carnagione come le castagne e le chiome nere e tagliate, la barba rasata da civili quali erano. Nudi e fieri, erano senza dubbio dei volontari presi tra i soldati, ansiosi di partecipare alla vita dei nobili come una volta fu anche per alcuni dei cavalieri lì presenti, Drusen compreso.

«Mi dispiace Crasgadbaden…» si scusò Galun rivolto a lui: «…so che la tua famiglia è originaria della stirpe dei mari e conosco i vostri usi, ma di giovani imberbi non ve ne sono.»

Drusen alzò la mano verso di lui con morbidezza: «Fa nulla: quella non è che una tradizione da provinciali tra maestri e allievi e io non sono né l’uno né l’altro.»

“E poi è noto trai dotti della capitale che certe cose provochino dolore ai fanciulli. Gli usi da prima della conquista rimangano tali.”

«E poi…» commentò Tifun indicando Malliun: «…se vuoi un imberbe ne abbiamo già uno!»

«Sei un incivile!» lo offese allora Malliun, mostrando anche la lingua: «Non mi cresce solo perché gli dei non vogliono che sprechi il mio tempo ogni mattina.»

«Labris abbraccia gli eccessi!» gridò allora qualcuno e tutti risposero con un sonoro «Sal!»

Andarono avanti con altri scambi di battute e ilarità generale, offrendo generose coppe di uinum anche ai loro ospiti. Allora, prima che iniziassero i veri divertimenti, Galun prese Drusen da parte: «Ti vorrei con noi amico mio, ma sono stato intercettato da una guardia: il comandante ti ha espressamente richiesto nella sua tenda. Certo… io potrei sempre non aver inteso che ti volesse subito e quindi potrei averti avvertito solo dopo una buona cavalcata. A te la scelta.» Si allontanò poi da lui con una pacca sulla spalla, prendendo per mano uno dei due volontari, che non mancò di sorridergli e chinare il capo per rispetto.

Alcune di quelle donne cedettero facilmente all’uinum, all’uva, alle risate e ai festeggiamenti, ma le altre, come tutte le schiave appena catturate, furono restie, resistenti ai modi dei cavalieri, convinte solo dalla presa con forza, dall’esaurimento di ogni alternativa per la loro sopravvivenza. Quattro però non ne vollero sapere di una resa: ne avrebbero pagato le conseguenze il mattino seguente, come d’uso.

Tra i gemiti, gli spasmi, le bevute e l’uva che venne fatta girare tra i presenti, Galun trovò il tempo di lanciare una stoccatina a Drusen: «Per il modo in cui condividi la bionda senza toglierla agli altri e senza aggrapparti alle sue mammelle non mi pari degno della tua famiglia, Leinun.»

Lo lasciò stranito. Decise di non farci caso, nonostante un gruppetto di tre cavalieri intuì un significato a giudicare dalle loro labbra serrate per trattenere un riso.

Senza portare a termine l’opera con la bionda, decise che era tempo di presentarsi dal comandante.

Forse non è nulla, forse una missione. Cosa vorrà il comandante da Drusen? Quale dio terrà le redini dell'incontro?

  • Cadis, la malasorte. (0%)
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  • Neven, padrone degli dei. (100%)
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  • Iamonis, sovrana dei morti. (0%)
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32 Commenti

  • Io voto Renia perché mi piace come spirito anche se, forse, a lui avrebbe fatto più comodo Unnai 😉

    Ho l’impressione che questo incontro non fosse del tutto fortuito: i “selvaggi” lasciati soli affinché lui si avvicini, quando si avvicina qualcosa o qualcuno lo stordisce…

    Ciao 🙂

  • Voto il dio degli scaldi!

    Rieccomi! 😀
    Cambio di prospettiva in questa terza parte. Vediamo cosa succede in quello che, finora, erano solo nemici lontani. Patteggeremo per loro od impareremo ad odiarli? Od odieremo alcuni e pattegeremo per altri? Od altre sorprese saranno in arrivo?
    Alla via così! 😀

    Ciao 🙂

    • Conquistare è sempre stata la norma per i popoli e lo è tuttora, così anziché concentrare il racconto sul classico “chi si espande è malvagio”, ho voluto portare la telecamera ad un’altezza diversa. Mi era stato consigliato di continuare ad usare gli spiriti per le decisioni, ma avrebbe portato un messaggio sbagliato, ovvero che esistano divinità più giuste di altre in questo mondo e non era questo che volevo dalla storia; avrebbe sottointeso una forzatura in questi nuovi personaggi, sottolineandone lo stare dalla parte del torto. Drusen invece aveva bisogno di un ambiente realistico, di sentirsi “a casa” e il lettore doveva vivere casa sua. I suoi dei saranno più classici ed inquadrati, ma reali quanto gli spiriti di Tula, perciò non sottovalutateli!

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