La perdita di “Zura”, parte 3: Tradimento

Dove eravamo rimasti?

Forse non è nulla, forse una missione. Cosa vorrà il comandante da Drusen? Quale dio terrà le redini dell'incontro? Neven, padrone degli dei. (100%)

Autorità

Il comandante Argrotun stava bevendo dalla sua coppa nella tenda, aveva addosso soltanto la toga; i suoi mobili erano stati cosparsi di oli estratti da fiori pregiati. Il naso di Drusen fu penetrato forzatamente dall’aroma denso di papaveri e violette mentre passava tra le due cassapanche all’ingresso. Il comandante non sorrise nello scorgerlo, né rispose al suo saluto («Sal, comandante, sal!»); si limitò a fargli cenno di entrare e inginocchiarsi di fronte alla scrivania.

«Hai meritato e ottenuto un terzo nome, mi dicono…» si rivolse a lui, finalmente. Drusen si era sempre meravigliato di quanto pochi segni dell’età si manifestassero su quell’uomo che eppure aveva viaggiato e combattuto per diverse miglia e stagioni; la statura bassa non l’avrebbe di certo reso degno di nota e persino la voce aveva un tono più innocente, confortevole di quello richiesto dalla sua posizione. Era per tutta l’armata la voce dell’impero, l’occhio del grande lupo che vegliava sui confini e ne giudicava l’espansione. Lui, come i cavalieri, i soldati e tutti i cittadini erano i figli dell’impero, i discendenti del grande lupo.

Argrotun faceva inginocchiare tutti i sottoposti con cui desiderava disquisire in privato, così da poterli osservare dall’alto in basso e Drusen non aveva mai fatto eccezione, sebbene fosse il suo favorito. «Allora?» chiese il comandante al cavaliere: «Quale sarebbe il tuo soprannome dopo le vittorie che ci hai fatto conseguire?»

“Vittorie?” «Crasgadbaden, comandante.» rispose il cavaliere, “Erano stermini.”

«E sei turbato ultimamente, Crasgadbaden?» il modo con cui aveva pronunciato il suo soprannome, in cui aveva marcato le sillabe e i suoni… qualcosa non andava.

Drusen dovette decidere se esternare o meno le proprie rimostranze: «Comandante, non credo di meritare una simile fama.» “Invece sì, quello non è il modo con cui l’impero ha risolto i conflitti in passato.”

Il comandante si sedette sul suo piccolo scranno con in mano una lettera, divaricando le gambe e appoggiandosi coi gomiti sul legno della scrivania, sporgendosi in avanti a scrutare il suo sottoposto, a valutarne le risposte, le reazioni: «C’era un villaggio nelle terre ad est di questa grezza provincia. L’impero inviò un piccolo contingente, una manciata di uomini tanto per perlustrare. La spedizione era composta per l’esattezza da dodici esploratori col loro dodecurione, come d’uso. Ne tornarono solo due. Dissero che all’inizio erano stati accolti dai selvaggi di queste terre, che essi li avevano invitati a restare per la notte attorno ad un fuoco dove il villaggio aveva organizzato una serata con danze, racconti, canti… Ovviamente i nostri uomini non riuscirono a comprendere una parola, ma le feste sono ottime occasioni per osservare. Bevvero molto e si rilassarono troppo. I due superstiti quella notte decisero di staccarsi dal resto della comitiva e trovare un posto dove conversare e contemplare le stelle, al di fuori del villaggio. Tornarono che albeggiava, preoccupati di ricevere una ramanzina per il ritardo. Non fecero un solo passo dentro il villaggio: ciò che videro fu abbastanza per voltarsi e tornare alla loro patria, prima che i selvaggi li notassero: infatti non si erano accorti della loro assenza. Sai che cosa ho imparato da ciò che vidi quel mattino?»

«No, comandante.» rispose Drusen, ignaro di una simile vicenda.

«Che il mondo alle volte non è come ci viene detto. E che tutto ha un suo ordine specifico da rispettare, così è per l’autorità e così è per le parti del corpo: un cittadino e suddito dell’impero che altera il valore di un possedimento per ingannare il popolo di cui fa parte non è dissimile da chi provi a tagliare e cucire le dita sotto l’inguine, i testicoli al posto delle orecchie, queste al palmo delle mani, l’uccello dentro la bocca al posto della lingua e questa sulla fronte. Entrambe le azioni sono abomini contro la natura delle cose. Io cerco solo di non farle capitare mai più.»

«Certo, comandante.» continuava a ripetere Drusen, incapace ancora di comprendere il motivo per cui fosse stato chiamato lì dentro.

Argrotun alzò i gomiti dal tavolo e aprì la lettera, dando un ordine con un gesto della mano che il cavaliere aveva visto, compreso ed eseguito diverse volte dentro quella tenda. Drusen rimaneva un sottoposto e inoltre la sua famiglia era nuova alla nobiltà, quindi presa di mira spesso per vedere se i Leinun fossero degni o meno, se tenessero alla loro posizione o meno.

Mentre il cavaliere eseguiva il comandante aveva occhi sulla lettera: «Pare ci sia stata un’incongruenza alla capitale: un furbetto ha osato contrastare la precedenza su dei possedimenti per poter ricavare potere e prestigio. Come sai… sì… come sai occorre ben più di una parola per confermare che un ordine venga da un’autorità o meno. Esistono accordi… continua… di precedenza sui beni e sui privilegi. Hanno riconosciuto la tua firma, Drusen Leinun.»

Il cavaliere provò a ritrarsi ed alzarsi, ma il comandante lo trattenne a terra con le braccia.

Come cavarsi dai guai? Forse un dio potrà dirigerlo verso la strada giusta, ma quale?

  • Iamonis: sovrana dei morti. (0%)
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  • Frusgaen: signore delle spade. (25%)
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  • Macainen: signore di mercanti e ambasciatori. (75%)
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32 Commenti

    • Conquistare è sempre stata la norma per i popoli e lo è tuttora, così anziché concentrare il racconto sul classico “chi si espande è malvagio”, ho voluto portare la telecamera ad un’altezza diversa. Mi era stato consigliato di continuare ad usare gli spiriti per le decisioni, ma avrebbe portato un messaggio sbagliato, ovvero che esistano divinità più giuste di altre in questo mondo e non era questo che volevo dalla storia; avrebbe sottointeso una forzatura in questi nuovi personaggi, sottolineandone lo stare dalla parte del torto. Drusen invece aveva bisogno di un ambiente realistico, di sentirsi “a casa” e il lettore doveva vivere casa sua. I suoi dei saranno più classici ed inquadrati, ma reali quanto gli spiriti di Tula, perciò non sottovalutateli!

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