La perdita di “Zura”, parte 3: Tradimento

Dove eravamo rimasti?

Come cavarsi dai guai? Forse un dio potrà dirigerlo verso la strada giusta, ma quale? Macainen: signore di mercanti e ambasciatori. (75%)

Dall’interno

«Ricordati che finché ti trovi nel mio accampamento sei sotto la mia autorità, come tutti gli altri cavalieri!» esclamò il comandante Argrotun.

Drusen distolse le mani del comandante dalle sue spalle, così da potersi alzare in piedi, elevandosi al di sopra di quell’uomo minuto che deteneva potere sulla sua vita: «Si, comandante. Eppure chiedo cosa pensate che abbia commesso, poiché non ricordo alcuna firma su documenti del genere.»

Argrotun aggrottò la fronte e strinse gli occhi: «Eppure è stata confermata come tua. Ti sei voluto appropriare di qualcosa che non era tuo. Inoltre il tuo continuo metterti in mostra proponendo piani eccentrici l’ho sempre trovato sospetto. Ho pensato fosse per il renderti pari agli altri cavalieri, ma comincio a pensare che sia per altri motivi, quasi una convinzione: ti credi al di sopra di un sangue che vanta la propria posizione da prima che tu nascessi?»

«No, comandante.» rispose Drusen: «Lotto per il mio posto.»

«Che immagino sia ben in alto.» commentò il comandante: «Dove ora si staglia la tua testa.»

Anche lui si alzò in piedi per poi guardare verso l’alto dove era il volto di quel cavaliere che lo stava sfidando apertamente, poi sorrise: «La lettera era in mano mia da tempo. Ho inviato un messo una luna fa’.»

“Che vuole dire?” «Non capisco, comandante.»  fece Drusen chiedendo ulteriori spiegazioni, ma quell’uomo non pronunciò altro che: «Sei tu il grande stratega, quindi sono certo tu possa arrivarci.» Diede un fischio e subito le due guardie fuori entrarono con le daghe sguainate.

“Sono sotto arresto. Ma la lettera riguarda solo il mio di destino?” Doveva scoprirlo: «Cosa avete scritto di preciso, comandante?»

Argrotun sorrise: «La verità: che una famiglia opera alle spalle dello stato: voi Leinun. Oltre al nome dell’informatore.»

“Se ha dovuto specificarlo nella sua lettera è stato per ricompensarlo o metterlo al sicuro, si tratta di qualcuno vicino a me o ai miei parenti.” Drusen elencò nella propria testa i possibili candidati: nobili che non li volevano tra i loro ranghi (“Hanno già posizioni di vantaggio su di noi, non li gioverebbe particolarmente.”), parenti lontani (“Poca familiarità coi nostri affari senza aver avuto bisogno di pagare un qualche servo, ma non credo questi ci tradirebbero.”), infine persino i membri della famiglia e qui si bloccò. Voleva chiedere e voleva tacere, ma soprattutto voleva andarsene senza creare del danno. Allungò le mani in avanti per lasciarsi legare. Una delle guardie infatti portava al fianco una corda e la annodò attorno ai suoi polsi. Il comandante si prese una coppa di uinum.

Drusen decise di non fermarsi, ma doveva soppesare bene le parole per farle funzionare: «Per un sospetto ci si può presentare sereni. Posso portare prove al processo.»

Il comandante si lasciò sfuggire un’occhiata a quell’ultima parola, ma Drusen proseguì: «Potrei chiedere a mia moglie di cercare tra i documenti assieme a mio padre e far lasciare le mie figlie a mio zio.»

Argrotun pareva disorientato: «Quella che ho inviato è stata la testimonianza di un sospetto. Il verdetto è stato deciso.»

«Ma si tratta di semplice appropriazione di pochi passi di terreno, no?» Drusen continuò a fingersi parzialmente colpevole, trattenendo la rabbia: sapeva che tutto era già stato giudicato e predisposto, ma doveva conoscere l’entità dei danni e quanto potessero peggiorare con la lettera.

Il comandante si meravigliò: «Pochi passi? Quella che avete tentato di prendere è la villa dei carri!»

«Nessun Imbecille rischierebbe su quella villa! Tutti nell’ambiente sanno…» pian piano comprese senza bisogno di proseguire la frase fino in fondo: «…che è puntata da tempo da parenti dell’imperatore. Desiderandola manderei a morte la mia famiglia!»

«Infatti!» confermò Argrotun.

«Quando?» chiese Drusen, brusco, deciso e senza più fingere di cadere dalle nubi: «Quando l’esecuzione dei miei cari?»

Fu fatto portare via, slegato e gettato nella gabbia posta vicino alle tende dei lanceri, assieme agli altri prigionieri. Si trattava di una manciata di selvaggi, tutti ad osservarlo straniti, lui e un altro soldato della truppa. Era di sicuro un disertore visti i vari tagli che presentava lungo le braccia e le gambe, tanto da sembrare essere avvolto da nastri rossi attorno al corpo. Tutti i loro occhi erano su Drusen, tutti. Quando i soldati si allontanarono lui si ritrovò abbandonato lì tra gli sconosciuti, nella notte di festa, sentendo le forze lasciarlo nel momento in cui decise di appoggiare la propria schiena alla parete della gabbia. “Muris.” Pensò, chiedendosi se fosse stata imprigionata o peggio. “Callis, Neitanis…” i loro volti lo trovarono sull’orlo delle lacrime e senza voce. “Padre… zio…” Sull’ultimo si soffermò stringendo i pugni: “Zio…”

Ma tornarono le facce delle figlie, a tormentarlo fino all’aurora, poiché non chiuse occhio, non proferì parola, non si alzò né diede segno di voler agire in alcun modo. Era come una pietra gettata nel lago: nell’affondare vedeva le onde su di sé allargarsi.

Macainen e la sua furbizia sono stati con Drusen. Di quale dio ha bisogno adesso?

  • Gutien, dio degli scaldi. (33%)
    33
  • Iamonis, sovrana dei morti. (0%)
    0
  • Frusgaen, signore delle spade. (67%)
    67
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32 Commenti

  • Io voto Renia perché mi piace come spirito anche se, forse, a lui avrebbe fatto più comodo Unnai 😉

    Ho l’impressione che questo incontro non fosse del tutto fortuito: i “selvaggi” lasciati soli affinché lui si avvicini, quando si avvicina qualcosa o qualcuno lo stordisce…

    Ciao 🙂

  • Voto il dio degli scaldi!

    Rieccomi! 😀
    Cambio di prospettiva in questa terza parte. Vediamo cosa succede in quello che, finora, erano solo nemici lontani. Patteggeremo per loro od impareremo ad odiarli? Od odieremo alcuni e pattegeremo per altri? Od altre sorprese saranno in arrivo?
    Alla via così! 😀

    Ciao 🙂

    • Conquistare è sempre stata la norma per i popoli e lo è tuttora, così anziché concentrare il racconto sul classico “chi si espande è malvagio”, ho voluto portare la telecamera ad un’altezza diversa. Mi era stato consigliato di continuare ad usare gli spiriti per le decisioni, ma avrebbe portato un messaggio sbagliato, ovvero che esistano divinità più giuste di altre in questo mondo e non era questo che volevo dalla storia; avrebbe sottointeso una forzatura in questi nuovi personaggi, sottolineandone lo stare dalla parte del torto. Drusen invece aveva bisogno di un ambiente realistico, di sentirsi “a casa” e il lettore doveva vivere casa sua. I suoi dei saranno più classici ed inquadrati, ma reali quanto gli spiriti di Tula, perciò non sottovalutateli!

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