La perdita di “Zura”, parte 3: Tradimento

Dove eravamo rimasti?

Macainen e la sua furbizia sono stati con Drusen. Di quale dio ha bisogno adesso? Frusgaen, signore delle spade. (67%)

Un pensiero nella notte

Rimase sconsolato e immobile a piangere in silenzio, la luna era passata dall’essere visibile sopra le macchine d’assedio al trovarsi all’altezza della sezione ovest dell’accampamento, dove senza alcun dubbio i cavalieri se ne stavano a godersi la loro orgia e le loro risate, senza chiedersi dove fosse. L’intero accampamento era nel vivo dei festeggiamenti.

Per fermare il messaggero era in ritardo, per combattere in svantaggio. Occorreva usare le parole con le persone giuste: un’opzione aleatoria, con enormi rischi. D’altra parte era conscio che avrebbe avuto non più di quella notte per andarsene: al mattino l’avrebbero ucciso o menomato per tradimento. La sua famiglia? Non ci voleva pensare: “Avanti Drusen!” si disse: “Cosa succederà alle ragazze e a Muris?”

La casta dei cavalieri e dei senatori era ferrea sulla giustizia: loro erano già state punite di certo e non avrebbero subito ulteriori ripercussioni se lui si fosse piegato al volere del giudizio del comandante. Oppure… “Follia!”

I suoi occhi e le sue orecchie erano già in movimento, così come i suoi pensieri: “Io, cinque selvaggi, tra i quali un bimbo, quattro uomini e una vecchia, un disertore, la gabbia di legno, la tenda dei lanceri, al fianco quelle degli arcieri”; la porta distava troppo per non essere avvistato e non conosceva la lingua di quei selvaggi. Le fiaccole avevano cominciato a girare tra le sentinelle.

“Labris abbraccia gli eccessi…” Come sfruttarlo? “Gladio, scudo, cavallo… Come fare passare tutto?”

Gli vennero in mente alcune azioni dei prigionieri che avevano suscitato interesse all’accampamento: quei simboli disegnati con le dita sulla terra, il loro passarsi foglie e capelli per poi mordicchiarli, le lotte tra loro nel fango…

Studiò ancora gli elementi sfruttabili: il bimbo in quella gabbia non andava di certo bene; dei quattro uomini un paio avevano la sua stazza… Un paio di soldati erano sempre poco distanti, armati, a disquisire. Generalmente avrebbero fatto la guardia, ma quella era una sera di festa in cui non si sarebbero aspettati grandi ribellioni da parte di persone primitive e prive di speranze.

“Chiunque comprende ciò che riconosce utile e giusto.” Si ripeté nella testa.

Andò dal compatriota rinchiuso, armandosi di un volto amico: «Grado e colpa?» gli chiese, già conscio che fosse non più di un lanciere che molto probabilmente aveva espresso ad alta voce comenti su di un superiore.

Quello si voltò a guardare Drusen: «Appartengo alle lance dell’ala sinistra.» poi sghignazzò, contraendo quel sorriso fino alle gote arrossate: «Ho detto al cavaliere Malliun che sua madre ha un basso costo e suo padre una bocca brava.»

“Idiota.” «Hai fatto bene… Non è un grande cavaliere. Mi ha ficcato in questa gabbia perché non gli ho versato da bere come si conviene…»

Il disertore ruttò, poi si passò il polso sulla bocca per pulirsi dalla saliva: «Domani però sarai libero, mentre io rimarrò qui per essere fustigato ancora e ancora.»

“Come immaginavo si è fatto passare dell’uinum, visto come si è ridotto e visto l’alito.” «Forse.» Drusen gli pose una mano sulla spalla: «Vorresti poter usufruire di quel maledetto di Malliun? Posso offrirtelo senza ripercussioni, senza che sappia che sei stato tu.» Voleva la sua fiducia.

Lasciò il lancere nel suo angolino per poi andare a chiamare le due guardie che vide passare; pose il volto tra le travi di legno e attese che loro si avvicinassero abbastanza: «Mi riconoscete soldati? Sapete chi sono?»

Videro fango sulle sue gambe, sulla sua veste, ma lo sguardo divenne storto e incuriosito appena si accorsero di quella tunica pregiata e l’anellino al mignolo della mano sinistra. «Un cavaliere nella cella?» chiese uno di loro.

Aguzzarono gli occhi e Drusen mise bene in mostra quell’anello: «Sì, sono un cavaliere: sull’anello ci sono incisi due gladi, vedete?» Annuirono, così continuò: «Bene. Ho avuto un diverbio col comandante e per stanotte sono punito, ma rimango un cavaliere e sarò liberato: lo so io, lo sapete voi. Voglio mettermi in mostra e offrire informazioni, ma non credo di riuscirci senza un po’ di uinum: voglio che i selvaggi disegnino ciò che sanno sui villaggi vicini. Otterreste per me un paio di anfore? Mi ricorderò di voi ovviamente. I vostri nomi e le vostre posizioni? Oh… e nel caso non mi riuscisse, al massimo avreste offerto da bere al Crasgadbaden per fargli festeggiare assieme al resto dell’impero.»

«Io sono Abren, lancere dell’ala destra…» fece il primo, ricevendo una pacca dal commilitone, che lo rimproverò: «Sei pazzo? Non si parla coi prigionieri!»

«Sono un cavaliere.» insistette Drusen: «Allora? Cosa vorrete come compenso domani? Una donna a testa può andare?»

Si diedero un’occhiata a vicenda, Abren annuì e il suo compare: «Una donna va bene: sono Degen, stessa posizione.»

“Quelli dell’ala destra non dormono distanti, per questo sono stati scelti per stanotte.” «Bene Abren e Degen.» sorrise loro, vedendo uno dei due sparire in cerca delle anfore. Non ci avrebbe messo molto.

Si è acceso il suo spirito combattivo grazie a Frusgaen. Quale dio sta per calare su tutti gli abitanti dell'accampamento?

  • Merfris: la paura. (25%)
    25
  • Gutien: dio degli scaldi. (25%)
    25
  • Cadis: la malasorte. (50%)
    50
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

32 Commenti

    • Conquistare è sempre stata la norma per i popoli e lo è tuttora, così anziché concentrare il racconto sul classico “chi si espande è malvagio”, ho voluto portare la telecamera ad un’altezza diversa. Mi era stato consigliato di continuare ad usare gli spiriti per le decisioni, ma avrebbe portato un messaggio sbagliato, ovvero che esistano divinità più giuste di altre in questo mondo e non era questo che volevo dalla storia; avrebbe sottointeso una forzatura in questi nuovi personaggi, sottolineandone lo stare dalla parte del torto. Drusen invece aveva bisogno di un ambiente realistico, di sentirsi “a casa” e il lettore doveva vivere casa sua. I suoi dei saranno più classici ed inquadrati, ma reali quanto gli spiriti di Tula, perciò non sottovalutateli!

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi