La perdita di “Zura”, parte 3: Tradimento

Dove eravamo rimasti?

Si è acceso il suo spirito combattivo grazie a Frusgaen. Quale dio sta per calare su tutti gli abitanti dell'accampamento? Cadis: la malasorte. (50%)

Caos senza spiegazione

Il tempo di fare un paio di disegni per terra per quei barbari incivili e Dagen era di nuovo lì, con due anfore di uinum tra le braccia e la soddisfazione sul viso. Drusen aveva delle promesse in sospeso verso tutti quelli attorno a lui in quel momento. Quelle persone ancora davano credito alle parole, al nulla sul futuro: questo era l’effetto della visione della libido e della libertà per le vite semplici. Ma per loro sarebbe stato solo un breve gioire, fin troppo calmo in quell’aria che andava rinfrescandosi sempre più. Drusen chiuse gli occhi, si prese tre lunghi respiri, pregando gli dei tutti e specialmente Cadis di portare tramite lui insegnamento ai nobili cavalieri e al comandante: “In cambio ti dono queste vite, a maggior gloria delle tue promesse, o divina dal doppio volto.”

Quando li riaprì era pronto: doveva solo convincere i selvaggi a mettersi di barriera davanti a lui e al suo compatriota rinchiuso. Tutti tranne uno: quello a cui avrebbe ceduto la propria vita. Nel freddo delle immagini che rapide vorticavano per la sua mente, si trovò a giocherellare, girando l’anello attorno al dito, osservandone le spade rincorrersi in tondo.

***

«Comandante!» La guardia irruppe così nella tenda, irritando Argrotun che dovette uscire precipitosamente dal giovane schiavetto che avena chino di fronte.

«Comandante è urgente!» continuò il soldato: «I selvaggi!»

Così Argrotun uscì fuori, sistemandosi in fretta la tunica perché coprisse il necessario e portandosi dietro la spada: dall’altra metà dell’accampamento c’erano sbuffi di fumo e sulla via principale poteva vedere alcuni cadaveri appartenenti sia ai suoi uomini che ai selvaggi. Un paio erano quasi giunti alle tende dei cavalieri.

Del fuoco stava venendo soffocato dai soldati, anche se aveva ormai compromesso due onagri e una balista; senza alcun dubbio anche alcune tende erano state vittime della stessa sorte; le pozzanghere di sangue lo preoccuparono di più: i selvaggi non avrebbero dovuto morire con in mano armi di ferro sicuramente sottratte al suo accampamento.

Il comandante chiese spiegazioni e un paio di cavalieri, tra cui Malliun si presentarono per fare rapporto: «Erano i prigionieri, signore. Di certo aiutati da Leinun.»

Un’insubordinazione del genere? Quel cavaliere non avrebbe mai sottoposto la propria famiglia all’infamia. Doveva vederci più chiaro, per questo si diresse alla gabbia dei prigionieri, di fretta, con molte voci attorno e molti rapporti diversi da diverse guardie: «Ci hanno sorpresi, signore!», «Due selvaggi sono scappati a cavallo!», «Altri morti, signore! Le tende dei lanceri dell’ala destra sono in parte state date alle fiamme.», «Hanno liberato i cavalli.»

La situazione non migliorò alla gabbia: al suo interno c’erano ben quattro cadaveri. Due erano di certo guardie, un altro era un semplice soldato, con la pancia a terra e il volto di lato, una chiazza rossa all’altezza della bocca: quando vece voltare la testa notò che uno degli occhi era stato premuto fino a scoppiare. Era stato messo volontariamente in modo che la chiazza per terra paresse uscirgli dalla bocca. Poi c’era il quarto: era stato spento dai soldati ma il puzzo di bruciato restava forte: praticamente sciolto, il volto irriconoscibile, le vesti pressoché inesistenti tranne che per pochi pezzetti appartenuti ad una veste da nobile e poi al mignolo presentava quell’anello.

“Drusen.” Argrotun non sapeva che pensare e chiese notizie del soldato Feinen tra gli arcieri: «Cavaliere Malliun!» chiamò poi a gran voce: «Rispondi a questo: se Crasgadbaden avesse organizzato tutto, perché il suo anello si trova al dito di quel cadavere? Da ciò che resta della veste direi che non si trattava di certo dell’abbigliamento di un selvaggio, tu che dici?»

Il giovane cavaliere scosse la testa: «Si tratta di un cadavere e tanto vale dargli la colpa della fuga, signore.»

“Giovane e stupido.” Argrotun ne aveva abbastanza dei rampolli viziati ed inesperti che gli venivano continuamente affibbiati: per questo era stato piacevolmente stupito nel ritrovarsi qualcuno come Drusen tra le sue fila: «Perché allora…» continuò quindi a chiedere, inseguendo un sospetto «…non dare la colpa ad una delle guardie?»

Non ottenne risposta dal cavaliere e ciò era già un’informazione in più. Diede ordine che si facessero ricerche per i fuggitivi, scorgendo solo in quel momento lo stato ebbro di gran parte degli uomini. “Sì, so che questa è una mossa degna del Crasgadbaden, per questo temo le conseguenze.”

La notizia della morte di un cavaliere nella gabbia dei prigionieri si diffuse in pochi secondi tra i presenti, tanto che Tifun, Gailun e gli altri ufficiali che gli erano vicini fecero dei segni di rito perché l’anima del loro amico arrivasse sana tra gli dei immortali.

Uno degli arcieri gli venne allora incontro: «Comandante, abbiamo trovato il soldato Feinen orto poco lontano. Era importante?»

«Solo per scagionare il cavaliere Leinun da tutto questo.» “Se è colpevole…” si chiese: “… perché ha ucciso il suo amante?”

Una strana scena del crimine. Quale dio accompagna il prossimo episodio?

  • Cadis, la malasorte non ha ancora finito. (60%)
    60
  • Iamonis, sovrana dei morti. (0%)
    0
  • Gutien, dio degli scaldi. (40%)
    40
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25 Commenti

  • Voto il dio degli scaldi!

    Rieccomi! 😀
    Cambio di prospettiva in questa terza parte. Vediamo cosa succede in quello che, finora, erano solo nemici lontani. Patteggeremo per loro od impareremo ad odiarli? Od odieremo alcuni e pattegeremo per altri? Od altre sorprese saranno in arrivo?
    Alla via così! 😀

    Ciao 🙂

    • Conquistare è sempre stata la norma per i popoli e lo è tuttora, così anziché concentrare il racconto sul classico “chi si espande è malvagio”, ho voluto portare la telecamera ad un’altezza diversa. Mi era stato consigliato di continuare ad usare gli spiriti per le decisioni, ma avrebbe portato un messaggio sbagliato, ovvero che esistano divinità più giuste di altre in questo mondo e non era questo che volevo dalla storia; avrebbe sottointeso una forzatura in questi nuovi personaggi, sottolineandone lo stare dalla parte del torto. Drusen invece aveva bisogno di un ambiente realistico, di sentirsi “a casa” e il lettore doveva vivere casa sua. I suoi dei saranno più classici ed inquadrati, ma reali quanto gli spiriti di Tula, perciò non sottovalutateli!

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