La perdita di “Zura”, parte 3: Tradimento

Dove eravamo rimasti?

Una strana scena del crimine. Quale dio accompagna il prossimo episodio? Cadis, la malasorte non ha ancora finito. (60%)

Lacrie e preghiere

“Cadis, accetta questo sacrificio che ti ho portato, poiché riempie il mio cuore di fiele, degno dono del tuo animo di dea immortale. Le vite dell’impero e quelle di questa terra ti siano utili come il grano, gradite come grappoli d’uva. Ora non rimaniamo che io e questo selvaggio, il quale è stato utile per la fuga, poiché nel vedere in sella lui, le sentinelle avranno pensato a me come un suo compagno: entrambi vestiti di stracci e con un panno sulla testa, cavalcando nella stessa direzione. Ho portato la morte, la confusione e il rimpianto in questa notte: banchetta amata Cadis, alta tra le insegnanti e somma tra le punitrici. I miei nemici restino dispersi in te come foglie tra le vie della terra. Il comandante saprà, ma non potrà agire di certo per cercarmi. La colpa andrà a questa gente incivile: se la prenderanno con le schiave di certo, mutilandole al mattino, proprio come il loro popolo fece con i compagni del comandante. Di certo non mi mancherà inginocchiarmi di fronte a lui e subirne la sottomissione come il più infimo degli schiavi da piacere. Morto io, la mia famiglia resterà al sicuro. Per questo dovrò adottare un nuovo nome e una nuova vita. Dalla cima di questa collina tutto appare più basso e facile da tenere a bada: si vedono i fuochi delle torce dell’accampamento che danzano in preda al caos e agli ordini ricevuto per cercare le tracce. Il selvaggio che mi ha seguito è stato contento di abbandonare i suoi compagni: chi sarà andato a prendere le donne, chi non era abbastanza forte per la fuga… Tutte quelle zavorre: non ha avuto nemmeno lui la voglia di prendersene cura. Ha la pelle chiara e lo sguardo fiero; porta disegni sulla pelle come quelli dei popoli dell’est; inoltre comprende di cosa c’è bisogno e non ha da ridire su eventuali ordini: potrebbe divenire un grande alleato un giorno, forse. Mi guarda con quel sorrisino che tanto mi ricorda Feinen… Devo scordarmelo, per quanto mi laceri ciò che è avvenuto stanotte. Ora non mi è permesso ancora piangere, non di fronte al nuovo alleato.

Feinun… La prima volta fu durante un festino organizzato da Galun pria della partenza: c’erano tutti i cavalieri ed erano stati fatti chiamare giovani reclute e lupe esperte. Niente mogli, poiché esse erano state salutate la sera prima; quei momenti di piacere erano solo per cavalieri e amanti. Qualcuno aveva portato la sua amante di fiducia, altri erano andati di persona a scegliersene una al lupanare. A me furono portati di fronte una mora dalle labbra invitanti e Feinun: si era offerto volontariamente per mettersi in mostra e quella sera fumo insieme; una volta posato il mio sguardo sul suo non ci fu verso di farmelo staccare. Mi fece dimenticare della presenza della mora, nonostante fosse un esemplare dalle meravigliose linee. Feinun… Il nome è già troppo da tenere con sé.

Di lui mi mancherà il modo di scherzare, di mangiare rumorosamente, di accendere un fuoco; mi mancheranno le sue dita, la sua schiena, i suoi morbidi baci; mi mancherà parlargli, fare l’amore con lui, vederlo danzare; mi mancherà perfino quel suo stupido amuleto che portava legato al polso. Una volta i raccontò alcune vicende degli dei che già mi erano note, ma lo lasciai parlare perché il suo entusiasmo era contagioso come una risata di gusto.

Mi rammenta i versi di Curiun: -Tu che m’hai reso fra tutti il prescelto dal grande destino, tu che m’hai fatto capire le gioie dagli dei elargite, afferra la mano mia salda e sicura tra le tue dita, afferra il mio cuore ancora, tuo come tua è la mia vita. –

Nel riprendermi sono conscio di ciò che è successo, con la mano mi asciugo le guance e la mia testa si volta: il selvaggio mi osserva e annuisce.

Questa notte non è ancora finita, dopotutto: piangere ha segnato un sentiero da prendere ed io lo rispetterò. Devo porre la mano per fingere di cercare la sua. Noto che non è avvezzo a stringere quella degli altri: non è una loro usanza, ovviamente, per questo è titubante nell’avvicinare la sua.

Mostro il mio volto più risoluto e tendo ancora la mano, aspettando che lui faccia lo stesso: appena sono abbastanza vicine l’una all’altra stringo la sua, lasciando intendere con uno sguardo che siamo alleati. Comprende, lo vedo chiaramente nel suo sorriso e nel tono con cui pronuncia quei suoni a me sconosciuti. Sorride e tutto diviene più semplice: portare la mia mano libera al fianco e afferrare il pugnale, sguainarlo di nascosto mentre non osserva che i miei occhi, infine forzarci in un abbraccio da commilitoni che lo lascia stranito per quel poco, quel tanto che basta perchè la lama penetri all’altezza del cuore, bloccandogli in gola un rantolo a me così familiare. Estraggo di nuovo il pugnale, ora rosso per il sangue del selvaggio, per andare a ficcarglielo in gola: nessuno può vedermi debole e raccontarlo, nessuno può ricordare il mio viso e descriverlo, non a una distanza così corta dall’accampamento. Accogli anche la sua vita Cadis, rendila fruttuosa. Io Drusen Leinun Crasgadbaden te la dono.”

Tempo di andare avanti, lasciar passare i ricordi dolorosi... Quale dio conserva il ricordo più importante di Drusen?

  • Gutien, dio degli scaldi. (67%)
    67
  • Cadis, la malasorte. (33%)
    33
  • Iamonis, sovrana dei morti. (0%)
    0
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

32 Commenti

  • Io voto Renia perché mi piace come spirito anche se, forse, a lui avrebbe fatto più comodo Unnai 😉

    Ho l’impressione che questo incontro non fosse del tutto fortuito: i “selvaggi” lasciati soli affinché lui si avvicini, quando si avvicina qualcosa o qualcuno lo stordisce…

    Ciao 🙂

  • Voto il dio degli scaldi!

    Rieccomi! 😀
    Cambio di prospettiva in questa terza parte. Vediamo cosa succede in quello che, finora, erano solo nemici lontani. Patteggeremo per loro od impareremo ad odiarli? Od odieremo alcuni e pattegeremo per altri? Od altre sorprese saranno in arrivo?
    Alla via così! 😀

    Ciao 🙂

    • Conquistare è sempre stata la norma per i popoli e lo è tuttora, così anziché concentrare il racconto sul classico “chi si espande è malvagio”, ho voluto portare la telecamera ad un’altezza diversa. Mi era stato consigliato di continuare ad usare gli spiriti per le decisioni, ma avrebbe portato un messaggio sbagliato, ovvero che esistano divinità più giuste di altre in questo mondo e non era questo che volevo dalla storia; avrebbe sottointeso una forzatura in questi nuovi personaggi, sottolineandone lo stare dalla parte del torto. Drusen invece aveva bisogno di un ambiente realistico, di sentirsi “a casa” e il lettore doveva vivere casa sua. I suoi dei saranno più classici ed inquadrati, ma reali quanto gli spiriti di Tula, perciò non sottovalutateli!

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi