La perdita di “Zura”, parte 3: Tradimento

Dove eravamo rimasti?

Tempo di andare avanti, lasciar passare i ricordi dolorosi... Quale dio conserva il ricordo più importante di Drusen? Gutien, dio degli scaldi. (67%)

La macchia sul nome

In sella a quel cavallo e tirando il secondo con una corda, Drusen si allontanò dall’area in cui l’avrebbero cercato, senza temere più di essere preso. Gli dei lo avevano favorito fino a quel momento e in un certo senso continuavano a farlo, come se da lui si aspettassero un qualche sacrificio. “Sono il Crasgadbaden, dopotutto.” Aveva raccolto anche una divisa da soldato, con tanto di scudo e spada. Coperto dalla testa ai piedi da teli vari, così da non mostrare troppo la propria pelle straniera, decise di vagare, per scoprire un modo per tornare verso la capitale, senza farsi riconoscere. “Sono il Crasgadbaden…” continuava a ripetersi, cercando di autoconvincersi.

Era stato proprio la sera prima di quella battaglia che aveva mostrato le proprie doti all’interno della tenda, dove erano radunati gli ufficiali. «Solito schema per tutti quanti.» aveva annunciato Argrotun: «Fanteria in posizione, dietro gli arcieri e la cavalleria che andrà a inseguire i fuggiaschi.»

Tutti i cavalieri all’interno concordarono, mostrando la propria testa annuire alle parole del comandante: tranne Drusen. Argrotun se ne accorse: «Leinun, forse non vuoi sconfiggerli?»

«Non così.» ammise lui: «Non su di un villaggio di semplici tende basse, stretto fra due colli.»

Propose una strategia più azzardata: la cavalleria armata di fiaccole e lance avrebbe sorpreso i selvaggi alle prime luci, nel frattempo gli arcieri si sarebbero posti ai lati, proprio sui pendii dei colli, così da essere difficilmente raggiunti e da poter mirare sui nemici come se fossero prede e non guerrieri; infine la fanteria in linee di scudi si sarebbe posta all’altro capo del villaggio e avrebbe così impedito la fuga e spinto ogni singolo nemico verso la battaglia.

Il comandante fece mandare via tutti, tenendo solo lui lì dentro. Quel piccolo uomo aveva già deciso come procedere, sogghignante nell’ascoltare il piano di Drusen, eppure le sue parole furono diverse: «La tua idea posso anche confermarla agli altri, se pagherai il prezzo per attuarla.»

Infatti Argrotun avrebbe poi richiamato tutti i cavalieri e confermato quel piano, avrebbe detto a tutti che dopo diversi ragionamenti e discorsi tra loro due, si era convinto del successo di quel diverso ed efficace modo di procedere. Tutto ciò dopo quella che in realtà fu una manciata di tempo in cui il giovane cavaliere dimostrò in ginocchio quanto tenesse alla propria carriera.

Uccisero diversi guerrieri. Le tende erano distrutte, bruciate, strappate e gettate a terra; su quella terra già rossa dopo il combattimento fecero stendere gli uomini, le donne e i bambini ancora vivi, macchiandoli così del sangue del loro stesso villaggio, infine se li spartirono. Chiunque avesse tentato la fuga o si fosse dimostrato poco incline alla sottomissione dovuta, avrebbe ricevuto in cambio il viaggio verso le terre di Iamonis, signora dei morti, per mezzo del ferro. Gli altri invece sarebbero stati premiati con ninnoli e incarichi, prendendo il rango di schiavi e forse un giorno di cittadini di provincia.

Le malattie da accoppiamento si diffusero in fretta, segnando i corpi di molti soldati.

Eppure per via del numero così basso di perdite e per il panico creatosi, nell’accampamento si diffuse il nome Crasgadbaden. Quel nome era il retaggio di Drusen, la sua eredità al mondo.

La sera stessa in cui vinsero la battaglia si fece portare in tenda un fanciullo e una donna, godendo alla vista di quella pelle così candida, esotica, tipica dei barbari selvaggi. Invitò Feinen, il quale nel vederli sorrise di gusto: «Li hai presi per me? Vedo…»

«Sì, gli occhi chiari.» ammise il cavaliere, felice nel vedere nel soldato semplice quel volto spensierato: «So quanto ti eccitino e così li ho presi entrambi per noi. Ti piacciono loro due?»

Dovettero sgozzare il fanciullo per quanto si dimenasse e tentasse di resistere, picchiandoli, andando a rovinare l’atmosfera a loro due: fu Feinen a farlo, lasciando che Drusen si gustasse lo spettacolo. Per quanto la donna fosse visibilmente spaventata, dimostrò di essere pronta a lasciarsi usare, senza un solo gesto o verso per fermarli. Si baciarono e unirono più volte tra loro e con la schiava, finendo per offrirle un bracciale e un paio di coppe di buon uinum. Non parve apprezzare, ma loro l’avevano pagata e ciò era più di quanto stesse accadendo in molte delle altre tende.

Poi Drusen ricordò le parole di Feinen: «Una volta tornati voglio lavorare da te come domestico.»

«Davvero?» chiese il cavaliere, eccitato e pronto a riempire quella faccia di baci: «Lo vorresti?»

«Sì, lo vorrei.» aveva risposto il soldato.

E Drusen invece, in groppa al cavallo, in fuga da tutto il proprio mondo, non poté non pensare alla propria evasione dall’accampamento, a quando aveva penetrato la carne del suo amato con una lama di ferro, avvertendo la fine: «Lo faccio per le mie figlie.» disse a Feinen, che gli rispose con gli occhi fissi, lucidi, tentando fino all’ultimo di baciarlo, per poi collassare privo di vita, lasciandolo solo e perduto.

Con in testa questo suo triste addio, Drusen si dirige lontano. Ma dove verso cosa? Quale dio sul suo cammino?

  • Merfris, la paura. (25%)
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  • Macainen, signore dei mercanti e abasciatori. (0%)
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  • Iamonis, sovrana dei morti. (75%)
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32 Commenti

    • Conquistare è sempre stata la norma per i popoli e lo è tuttora, così anziché concentrare il racconto sul classico “chi si espande è malvagio”, ho voluto portare la telecamera ad un’altezza diversa. Mi era stato consigliato di continuare ad usare gli spiriti per le decisioni, ma avrebbe portato un messaggio sbagliato, ovvero che esistano divinità più giuste di altre in questo mondo e non era questo che volevo dalla storia; avrebbe sottointeso una forzatura in questi nuovi personaggi, sottolineandone lo stare dalla parte del torto. Drusen invece aveva bisogno di un ambiente realistico, di sentirsi “a casa” e il lettore doveva vivere casa sua. I suoi dei saranno più classici ed inquadrati, ma reali quanto gli spiriti di Tula, perciò non sottovalutateli!

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