La perdita di “Zura”, parte 3: Tradimento

Dove eravamo rimasti?

Con in testa questo suo triste addio, Drusen si dirige lontano. Ma dove verso cosa? Quale dio sul suo cammino? Iamonis, sovrana dei morti. (75%)

Partire e restare

La vita solitaria di quelle settimane trascorse nella benedizione della voce della natura. Era solo, sempre tenendosi in disparte da ogni segno di civiltà, conscio di doversi mostrare per richiedere un passaggio verso casa; questo se avesse mai voluto un passaggio fino a casa. Non ignorò nessun rito e nessuna preghiera. I suoi desideri erano sempre rivolti alla sua dolce Muris, ma soprattutto a Neitanis e Callis, le sue splendide piccole pesti; anche suo padre e suo zio erano nei suoi pensieri e ogni notte donò tempo in silenzio al pensiero di chi doveva ancora nascere: Periaden o Teiranis. Pregò gli dei della casa, della famiglia, addirittura Neven, signore di tutti; pregò l’imperatore di attuare giustizia, Cadis di voltare lo sguardo, Senedis di vegliare con premura. Eppure il nome di Iamonis gli stuzzicò i pensieri: la sovrana dei morti gli ricordava che un prezzo era pur sempre da pagare per tali richieste.

«A Crasmiden, Neubadis, Nen e Nis.» concluse ogni volta, lasciando così tutto nelle mani rispettive di “Padre”, “Madre”, “Figlio” e “Figlia”: gli dei della famiglia lo avrebbero ascoltato. Questo si augurò ogni sera, sperando di aver ottenuto la loro salvezza dalla miseria.

Avrebbe dato qualunque cosa per essere accolto dalle sue figlie con un abbraccio e un: «Crame!» verso il suo faccione stanco per la fatica.

E c’era Iamonis ad attenderlo, alla fine di quei sogni. “Farò di tutto.”

Così viaggiò per quella terra selvaggia, osservando solo da lontano i piccoli gruppi di uomini dalla pelle pallida che vivevano nel loro stato quasi animale. Stette sempre sotto gli alberi, tra i cespugli, mai in vista. Ad un certo punto arrivò persino ad una costa, ammirando il mare, conscio che la sua patria si trovava al di là di esso, oltre molte giornate a cavallo attraverso colli, montagne e pianure.  “Tornare alla capitale, alle persone care.” Sarebbe tornato come reietto, mettendo a rischio la propria famiglia qualora riconosciuto. Questo gli diceva il mare, questo gli diceva il vento; questo non sarebbe di certo stato il suo destino. Lo sterminio dei selvaggi sarebbe stato imminente e avrebbe potuto assistervi, oppure interagire per una parte o per l’altra, a gloria dell’impero o a vendetta su di esso. E che posto avrebbe riservato per lui, la dea della morte? Non era importante. “La mia famiglia avrà un posto da re nel suo regno.”

Sperava solo che suo zio non si fosse messo in un qualche guaio: nella lettera che aveva letto quella sera prima della festa c’era scritto di un’opportunità e… Gli balenò un’idea. “Dei tutti: fate che non sia così!”

“Il cavaliere Tifun ha delle conoscenze all’interno delle finanze dell’impero e forse potrebbe aiutarmi a indagare. Prima di tornare a casa devo fare delle domande.”

Rapirlo non sarebbe stato facile: era sempre il primo nome che saltava fuori per svolgere incursioni nei villaggi, vista la sua inclinazione a scovare i corpi più pregiati da donare all’impero. Per scovare un razziatore di villaggi c’era un solo modo… A quel punto la campagna militare dell’armata doveva essere al punto di aver consolidato dei confini per stabilire così un avamposto sicuro da cui procedere.

Si diresse ad est, fino a trovarsi nei pressi di un gruppetto di nomadi: li vide gozzovigliare, diretti lontano dai soldati dell’impero. Erano forse una dozzina, guidati da un uomo grosso e silenzioso: tra loro c’erano donne e bambini, nessun anziano; alcuni dei ragazzini durante il giorno lottavano con dei bastoni, mentre i pochi uomini si allontanavano a caccia. Come approcciarli? Sembravano idonei per i suoi scopi, ma di certo non lo avrebbero accolto volentieri. Non esisteva forse una risposta corretta, poiché non era in grado di comunicare con loro: lo avrebbero affrontato di sicuro con le armi, con la diffidenza dovuta. E Drusen non conosceva che una sola parola nella loro lingua: Flagro. Purtroppo il selvaggio con cui era scappato dall’accampamento non gli aveva detto il significato, ma era certo si trattasse di una sorta di dio dal suo modo di pronunciarla con reverenza, anzi, con riconoscenza. Era forse il loro unico dio? Non sapeva nemmeno questo.

Così si mise ad osservarli per qualche giorno, per poi notare una sera che non tutti i cacciatori erano tornati dalla caccia: il loro capo, quello grosso, non era tornato con gli altri. Un capo non abbandona il proprio popolo e gli altri uomini non sembrarono sorpresi o rattristati: aveva voluto lasciarli soli. Drusen decise che quella era una sera buona per tentare: prese un bel respiro e poi afferrò le corde dei cavalli, i cui nitriti lo invitarono a prendere un paio di mele per dargliele in pasto. Accarezzò i loro musi e pensò ancora a Iamonis, al regno che lo avrebbe atteso oltre le porte della vita: “Rivedrò forse lì, un giorno, le mie dolci donne. Mi racconteranno delle loro vite, di ciò che mi sono perso. Mi chiameranno Crame e mi abbracceranno.”

Sorrise. E poi il buio. Riaprì gli occhi stordito, perso, circondato da occhi che lo fissavano.

Gli spiriti parleranno.

  • Unnai, velo della realtà: l'ombra, custode del vero aspetto del mondo. Paura, inganno e maestro di premura. (60%)
    60
  • Renia, fluire del tempo: l'acqua, placida protettrice dei saggi e dei guaritori. (40%)
    40
  • Iarcad, possesso, primordialità: il sangue, il fumo, ribollente impulso delle viscere del mondo, degli istinti, nel bene e nel male. (0%)
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32 Commenti

  • Voto il dio degli scaldi!

    Rieccomi! 😀
    Cambio di prospettiva in questa terza parte. Vediamo cosa succede in quello che, finora, erano solo nemici lontani. Patteggeremo per loro od impareremo ad odiarli? Od odieremo alcuni e pattegeremo per altri? Od altre sorprese saranno in arrivo?
    Alla via così! 😀

    Ciao 🙂

    • Conquistare è sempre stata la norma per i popoli e lo è tuttora, così anziché concentrare il racconto sul classico “chi si espande è malvagio”, ho voluto portare la telecamera ad un’altezza diversa. Mi era stato consigliato di continuare ad usare gli spiriti per le decisioni, ma avrebbe portato un messaggio sbagliato, ovvero che esistano divinità più giuste di altre in questo mondo e non era questo che volevo dalla storia; avrebbe sottointeso una forzatura in questi nuovi personaggi, sottolineandone lo stare dalla parte del torto. Drusen invece aveva bisogno di un ambiente realistico, di sentirsi “a casa” e il lettore doveva vivere casa sua. I suoi dei saranno più classici ed inquadrati, ma reali quanto gli spiriti di Tula, perciò non sottovalutateli!

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