L’altalena

Prologo

I bambini di quella cittadina avevano sempre avuto una regola specifica riguardante quell’altalena, abbandonata all’incuria delle persone e delle piogge. Era avvenimento pressoché impossibile che qualcuno vi ci si sedesse sopra, dondolando in un dinamico movimento come un’angosciante cantilena scandagliata dal continuo cigolio di quelle vecchie catene. Era il vento, con abituale frequenza, ad accompagnarla in quel ritmo: persino quando altrove non ne tirava un sol filo, in quell’anfratto boschivo vi era un insolito soffio che faceva sì che, quell’altalena, non arrestasse mai il proprio moto. Molte storie circolavano su di essa, ma perlopiù erano puri racconti dell’orrore la cui credibilità pareva pressoché cosa assurda: come quello che raccontava, piuttosto blandamente, come quel posto fosse diventato il triste parco giochi di Lucifero in persona, una volta rinnegato dal Paradiso. O anche come fossero gli spiriti dei bambini deceduti a giocare a turno, motivo per cui continuava imperterrita ad oscillare.

Al contrario, forse più attendibile delle precedenti, era la narrazione che vedeva protagonista una bambina. O meglio, ciò ch’era stata una bambina prima di divenire leggenda, assieme ad una ignota figura ancor più angosciante facente parte della storia. Si chiamava Kamila Ostroff e nel 1924 aveva circa dieci anni quando si allontanò nel bosco, dopo una gita di famiglia alle cascate piuttosto lontane da lì: si poteva sentire il lievissimo fragore dell’acqua che si suicidava contro le rocce, se vigeva un assoluto ― seppur cigolante ― silenzio. Non vi era alcuna notizia sul motivo per cui si fosse separata dagli altri componenti: semplicemente un attimo prima era lì con loro e quello dopo era scomparsa, dispersa tra migliaia di tronchi e rovi. A nulla valsero le iniziali ricerche disperate della famiglia; così come quelle della polizia che scandagliarono a menadito ogni pertugio ed anfratto. Kamila Ostroff fu ritrovata poche ore dopo, diversi chilometri di distanza dalla cascata: troppi affinché una bambina così piccola avesse potuto percorrerli in quel poco tempo, a meno che qualcuno non ce l’avesse portata. Appesa per i piedi con le corde di metallo dell’altalena, Kamila aveva già smesso di respirare da diverso tempo. Come lei, in futuro, molti altri bambini sarebbero risultati dispersi nei boschi e, infine, ritrovati nel medesimo punto.

Girava un’altra assurda voce, proclamante che quei luoghi fossero abitati da una donna, la quale era scappata tanti anni prima da un ospedale psichiatrico, soggetta ad evidenti turbe mentali: aveva perso un figlio, si diceva, e da allora rivedeva in quegli degli altri il proprio bimbo. Il perché togliesse loro la vita, però, era pur sempre un mistero: così come la sua effettiva esistenza, giacché nessuno l’aveva mai vista. Fu vagliata l’ipotesi di abbattere quell’altalena e renderne solo un lontano e spiacevole ricordo, una leggenda cittadina, ma ella rimase là e mai nessuno vi si avvicinò nuovamente.

Da quale punto di vista sarà narrata la storia?

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