L’infernale leggenda di Houska

Prologo

Da bambina mi incantavano le storie che inventava mio zio, o almeno è quello che ho sempre creduto. 

Ho passato infiniti pomeriggi perlustrando tutta casa in cerca dei folletti che vivono dietro l’armadio. Quando la sera tornavo a casa in macchina, appoggiata al finestrino aguzzavo la vista verso le montagne con timore, ma con una curiosità che mi divorava, aspettandomi di scrutare in lontananza delle streghe celebrare riti attorno ad un grande fuoco.

Ma la mia paura più grande sono sempre stati gli hotel. Uno dei tanti racconti che ormai perseguitavano i miei pensieri, riguardava un hotel infestato. Una mattina, dalla camera 103,  si udirono delle urla. Entrando in camera, dopo aver visto la scena raccapricciante, l’inserviente spalancò gli occhi esterrefatto e lasciò cadere a terra l’argenteria che reggeva in un vassoio generando un rumore assordante. 

Morta. La coppia che soggiornava nella camera 103.

La donna si trovava stesa esanime a terra, le sgorgava molto sangue dal collo squarciato, la sua gamba sinistra s’interrompeva al ginocchio, dal quale pendevano brandelli di carne. Della mano destra dell’uomo rimaneva solo parte del polso, e l’unica cosa che occupava le cave delle sue orbite era un’ammasso di mosche che volò via appena l’inserviente si avvicinò. Entrambi avevano la bocca spalancata, e la donna aveva gli occhi sgranati in segno di terrore.

L’ipotesi più plausibile era che qualcuno o qualcosa li avesse attaccati e loro non fossero riusciti a liberarsene. Ciò che però lasciò le indagini in sospeso, fu che non c’erano orme di sangue, né altre tracce di individui esterni. Nessuno era entrato o uscito da quella camera.

Dopo molti anni il caso venne riaperto.  La leggenda dell’hotel infestato era diventata la storia per eccellenza da raccontare attorno al fuoco durante il campeggio. Dei ragazzini dall’aria impavida si intrufolarono di nascosto nell’hotel in cerca di risposte. Misero a soqquadro l’intera camera, finché uno di loro sbiancò e sbalordito indicò il retro di un comò in legno di ciliegio: braccia, occhi, mani, gambe. Formavano un mosaico incastonato nell’ imponente e pesante mobile. 

Un altro racconto che mi rimase impresso era quello riguardante la leggenda che caratterizzava la zona delle Ciampate del diavolo.  È  una zona non troppo distante da casa, per cui non di rado mi capitava di trascorrere interminabili pomeriggi nascosta nei tronchi secolari di quell’affascinante bosco. 

Sul terreno vi erano delle impronte alquanto profonde, che la leggenda popolare  spiegava come ‘passi del diavolo’ – dal quale prende appunto nome.  

Ciò che mi affascinava di quel luogo avvolto in un turbine di segretezza e ambiguità – che più di tutto  mi spingeva a credere che ci fosse del verosimile dietro alla storia del nome e alla leggenda che lo contraddistinguevano – era il nauseabondo odore di zolfo impregnato in quei luoghi annebbiati, che mai li abbandonava.

La classica curiosità che funge da  motore di crescita in ogni bambino, con il passare del  tempo si tramutò in un vero e proprio interesse, se non passione, nei confronti della chimica, a tal punto da determinare la mia scelta universitaria.  

Dopo essermi laureata in scienze ambientali e naturali, intrapresi un corso di studi sul territorio che portò a trasferirmi nella Repubblica Ceca, precisamente ad Houska, una cittadina nei pressi di Praga, per studiare il fenomeno di alcune solfatare della zona che presentavano una presenza  di zolfo a dir poco esorbitante. Se non si fossero iniziati gli studi sul territorio il prima possibile, ci sarebbe stato il rischio di dover evacuare gran parte delle zone abitate sul territorio circostante.

Così il 21 dicembre del 2003, io e Marcus – uno dei migliori professori dello studio, oltre che mio compagno – partimmo in cerca di vulcani attivi nelle vicinanze delle solfatare che avrebbero spiegato quel fenomeno.

O almeno, era ciò che ci aspettavamo di trovare…

cosa troveranno Petra e Marcus?

  • saranno rapiti (0%)
    0
  • scoveranno un tremendo segreto (50%)
    50
  • svolgeranno un tranquillo studio del territorio e torneranno a casa (50%)
    50
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