L’ingenuo agnellino

Dove eravamo rimasti?

Cosa risponde la madre? Inventa la scusa del finto colloquio dilavoro e riesce ad ingananre la madre ed il padre per partire all'avventura. (100%)

La decisione finale

Era un tardo pomeriggio verso la fine di Novembre, Miki aveva già trovato la risposta pronta da dire alla madre. Il padre non c’era, era nella sua campagna a far lavorare i suo servitori per pochi euro la settimana e quindi lui inventò di sana pianta che finalmente aveva trovato un’azienda pornto ad assumerlo, ma non doveva dire niente a suo padre, complice la sorella, che si erano messi d’accordo che dovevano dire che era semplicemente andato a trovare zia Imma a casa sua, dato che viveva in un’altra città. la madre gli diede una banconota da €20.00 e lui accettò, anche se era riuscito ad ottenere €160,00 dai soldi che si era messo da parte durante l’anno, ma solo una minima parte si era portato con se, non tutta la somma, perché il resto doveva conservarlo per gli anni futuri, non si sa mai. Il ragazzo era pronto e ben vestito, era uscito di casa ed era andato prima a farsi due biglietti, andata e ritorno per prendere il pullman, per poi arrivare ad un tour operator per poter finalmente farsi due biglietti del treno e poter partire il giorno dopo in santa pace.

Aveva avuto la fortuna di non dire niente a nessuno, nessuno dei suoi compaesano doveva sapere niente della verità. avea preparato una piccola valigetta, ma la teneva nascosta sotto il cappotto. Non doveva mica far sapere dove era diretto.

Al risveglio aspettò che suo padre si lavasse in bagno per prima, così non doveva dare nessun sospetto del suo viaggio e dell’incontro con i suoi amici, per scansare l’interrogatorio. La madre e la sorella erano complici, ma credevano veramente che doveva andare a fare un colloquio di lavoro. I piani stavano andando bene, come tutte le mattine aveva fatto colazione, poi era andato a lavarsi in bagno, si era vestito, aveva finalmente preso di nascosto quella valigetta per nascondersela centor il cappotto invernale. Sentì il rumore del portone, finalmente poteva partire, era l’orario giusto che poteva andarsene. Uscì di casa, ben vestito ed ordinato, andò alla fermata del pullman per andare in provincia. Di lì a poco, sarebbe andato alla stazione. Il pullan era arrivato, lo prese con serenità. Sapeva prendere benissimo i mezzi pubblici, non aveva bisogno di nessuno che lo aiutasse. Oramai era dentor, stava aspettando solo di essere accompagnato enlla sua città di provincia, per poi andare alla stazione e così fece. Si fermò all’ultima fermata e si fece il tragitto a piedi, correndo come solo lui sapeva fare, a passo svelto. Nel pullman c’erano alcuni suoi conoscenti, ma non si erano resi conto della sua presenza, per troppo che era schivo. Oramai si stava avvicinando alla stazione, doveva solo impugnare i biglietti del treno per poi partire. Era entusiasta di andare a trovare i suoi amici che aveva consociuto su Facebook. Incontrò un nero, che stava di lì nella stazione,era motlo sorridente e gentile, pure lui andòa fare colazione lì. Miki anche lui si trovava a fare doppai colazione, per poi dover partire, una volta per tutte. Il barista si era accorto del fatto e lo augurò buon viaggio. Lui rispose semplicemente grazie. Poi andò verso la fermata del treno ad aspettare finché arrivava. In famiglia tutto andava bene, il padre non sapeva ancora niente, era ancora con i suoi braccianti agricoli, mentre la madre e la sorella, incuranti della verità del figlio, avevano già una buona scusa da dire.

Il treno si fermò, sentì la famosa frase dell’altoparlante, “Attenzione, allontanarsi dalla linea gialla”

Che lui già sapeva, non era uno sporvveduto. Il treno si fermò, lui entrò, non sapeva qual’era il suo vagone, ma sapeva che quello era il treno giusto e si sedette in un posto a casao.

Nel frattempo, suo padre arrivò a casa e volle sapere del figlio. Prontamente la madre e la sorella dissero che era andato a mangiare dalla zia Imma e lui si rassenerò, credette che fosse la verità, perché andava quasi sempre da sua zia.

Osservava gli alberi che andavano indietro, non guardava in faccia a nessuno, non aveva interesse per nessuno degli altri viaggiatori. Faceva caso solo a chi stava fuori, ai vari accenti e vari dialetti. Il preno era diretto verso Nord Ovest. Riuscì ad arrivare a destinazione, ma non aveva con se il numero di cellulare, si ricordava a memoria la via dove dovevano incontrarsi. cercòdi arrivare a piedi, ma non era come la sua città, piccola e facile da perocrrere, si trovava in una grande metropoli, dove era facile perdersi. Sapeva la via dove doveva incontrarsi, decette a prendere una circolare, non telefonò per nessun motivo a casa, non sapeva neanche che quel viaggio sarebbe stato senza ritorno. Andò a chiedere ad un tabacchino lì vicino per farsi due biglietti per la circolare che andava in quella via, il commesso glieli diede subito i biglietti, ad un euro entrambi, andata e ritorno. Ringraziò il commesso ed andò subito alla fermata della circolare. Prese subito la circolare e di lì sarebbe arrivato alla sua destinazione. Era la prima volta che guardava con ammirazione una metropoli. Il viaggio continua.

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12 Commenti

  • Ho votato per il finto colloquio però, se devo essere sincero, penso che hai perso troppo tempo in questo capitolo e non sei giunto al dunque. Ora ti manca un ultimo capitolo per dare un finale degno di questo nome a questo racconto, Ci riuscirai?

    Ti faccio notare che hai cambiato il nome Miki in Kiki nel corso del capitolo 🙂

    Ciao 🙂

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