Penny Freeman e il Signor Bang. Volume Primo

Era stato un anno al quanto strano.

Era stato un anno al quanto strano. James Lee pseudonimo di Amanda Chilton, pubblicava il suo primo romanzo horror portando le vendite del suo libro alle stelle regalandole molte soddisfazioni in futuro. Il Dottor Hamilton faceva nascere il suo decimo paziente all’ospedale St.Louis, tutti indossavano le ultime scarpe firmate Nike e sembrava che quell’anno esistesse solo il Pop e nient’altro e infine stava per uscire un film di fantascienza che avrebbe fatto gridare molti spettatori in sala, no di paura ma di stupore. Ma c’era anche qualcos’altro che accadde in quell’anno e precisamente a Fallen, piccola cittadina a Sud degli Stati Uniti d’America e a un’ora da San Francisco.  La piccola, che ormai piccola non lo era più, Penny Freeman stava per diventare maggiorenne e sua madre le stava per passare il testimone, una collana di perle che era appartenuta a tutte le donne Bloom.  Le lancette dell’orologio segnavano le otto in punto e Penny si spruzzò di lacca i capelli, indossò il vestito che le aveva regalato suo padre solo un mese fa e sorrise allo specchio o almeno ci provò. Perché quello che le sembrò di vedere era la faccia di Luke Evin, ma Luke era morto ormai da un anno a questa parte. Era impossibile che fosse lì alle sue spalle. Ma la mente di Penny cancellò immediatamente quel volto sfigurato apparso nello specchio per poi sostituirlo con il suo bel volto di appena diciottenne. Sì dovette chinare per indossare le scarpe dal colore giallo canarino con un grosso fiocco nero sul davanti. Era stata sua sorella, Lisa a dirle di comprarle. Le stavano bene e sarebbero stato un peccato lasciarle lì in vetrina alla mercanzia di tutti.  Lisa tra le due era quella più intelligente e sicuramente avrebbe fatto strada mentre lei, beh c’era tempo per pensare al suo futuro. Joe, il suo ragazzo le ripeteva che il futuro era niente se non prima non si pensava al presente. Lui era un tipo da “vivere alla giornata” e Penny pensava dopotutto che avesse ragione. Fuori dalla porta del bagno era in atto una vera e propria guerra. Se Penny avesse messo solo la testa fuori avrebbe visto sua madre correre per tutto il corridoio come una pazza mentre suo padre andava e veniva dalla cucina alla camera da letto come più gli aggradava. La secondogenita e la terzogenita della famiglia Freeman stavano bisticciando per l’ennesima volta su cose futili.  E poi c’era l’ultimo dei Freeman, Jason  che restava sulla soglia della sua camera a lanciare pezzi di carta bagnati dalla sua stessa saliva contro le sue due sorelle o chiunque passasse di lì per caso.

Ma tutto questo Penny non lo vide, troppo presa dal suo aspetto esteriore non si accorse di niente e forse fu un bene perché quando uscì dal bagno, trovò l’intera famiglia ad attenderla vicino alla porta d’ingresso. Erano tutti in fila. Sembravano dei soldatini in attesa di un ordine che mai sarebbe arrivato. Sua madre si portò una mano davanti alla bocca quando la vide scendere le scale e suo padre mostrò tutta la sua dentatura confermando così che i soldi dati al Dottor Jackson erano serviti eccome. 

“Sei bellissima” mormorò sua madre mentre la stringeva contro il suo petto materno e le dava un bacio su entrambe le guance prima di spingerla indietro e ammirarla. 

“Siamo pronti?” domandò suo padre mentre le prendeva la mano e la stringeva forte nella sua. 

Penny guardò il padre e pensò che sarebbe stato bello se l’avesse accompagnata un giorno all’altare. Poi tutti uscirono dalla casa e qualcuno fece una battuta sul tempo e tutti risero incluso Penny.  

La festa si sarebbe svolta in casa Kent. La casa apparteneva ai coniugi Lucille e Roger Kent. Da lontano sembrava un’enorme villa in stile vittoriano, da vicino restava enorme ma con uno stile molto pacchiano e troppo luminoso per i gusti della madre di Penny, la quale non perdeva mai tempo a paragonarla come un’enorme baraccone di qualche circo giunto da Est. Penny non era l’unica a compiere diciott’anni quel 12 aprile, insieme a lei altri dieci ragazzi stavano per diventare maggiorenni. E questo la rendeva nervosa, sapeva bene cosa stava andando incontro.

Il circolo “le donne di Fallen” le aveva chiesto di cantare all’apertura e lei non era riuscita a tirarsi indietro. Anche perché sennò sarebbe toccato a quella smorfiosa di Matilde De Santis a prendersi tutta la scena e lei non voleva che accadesse. Salii piano le scale contando attentamente gli scalini,

Joe le aveva detto che contare le scale della casa Kent portava fortuna e ricchezza in realtà erano solo voci, in passato quella casa era appartenuta a una vecchia ereditiera dove qualunque cosa toccasse sì tramutava in oro. Per molti anni si era pensato che l’edificio fosse magico ma poi si era scoperto che non era così, era solo una casa come tante altre, solo più grande, nulla di più. 

Giunta in cima alle scale, Penny guardò dentro e si sentì come le donne dei suoi libri rosa preferiti. Attese che l’uomo in abiti ottocenteschi vicino all’ingresso chiamasse il suo nome poi entrò.

questo romanzo parla di cosa parla?

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17 Commenti

  • Ciao Giulia!
    Finora ci sono stati drammi in fin dei conti di poca importanza trasformati in mezze tragedie di ordinaria esistenza. Ma ora il signor Bang deve muovere un po’ le acque…
    Voto per la stessa domanda a Penny, può aprire molte strade. Ah, attenta ai refusi qua e là. Complimenti per il susseguirsi degli episodi.

  • Rieccomi, Giulia. Ho votato per il signor Bang.
    Ho letto ora i quattro capitoli: povera Penny, addirittura metterla sul giornale per un attimo di defaillance!
    La storia è abbastanza scorrevole, anche se ci sono alcuni refusi che ogni tanto inceppano la lettura 🙁 . Soprattutto nei primi capitoli, i pochi capoversi e la punteggiatura diradata mi danno un effetto “muro di parole”, ma direi che da questo punto di vista sono molto migliori gli ultimi due.
    Per il resto, da vecchio lettore (eh, sì, la foto dei mio avatar è di qualche anno fa 😀 ), dico che Penny non dovrebbe dare troppa importanza alla piccola figuraccia (e non capisco perché la giornalista la debba perseguitare 🙂 ).
    Concludo con uno dei miei soliti consigli non richiesti: tieni a mente i caratteri che ti rimangono, far stare un Giallo in dieci capitoli non è facile e tu sei quasi a metà strada 😉
    Ciao, ti auguro una fantastica settimana

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