Penny Freeman e il Signor Bang. Volume Primo

Dove eravamo rimasti?

questo romanzo parla di cosa parla? cose strane (60%)

Capitolo due

I Kent si erano superati questa volta, pensò mentre i suoi piedi calpestavano il tappetto persiano posizionato all’entrata. Dal soffitto scendeva un enorme lampadario, le pareti erano ricoperte di fiori e l’aria che si respirava era come quella in Orgoglio e Pregiudizio, solo che al posto di un vestito ottocentesco, lei portava addosso un vestito più moderno e molto più corto degli abiti di quel periodo. 

“Dobbiamo dividerci” disse suo padre indicando le scale che portavano al piano di sopra “Ma ci rivedremo presto. Auguri tesoro.”  

Penny strinse la mano del padre, non era pronta a lasciarla andare. Ma sapeva che doveva farlo. Gli invitati erano tutti lì e presto la festa avrebbe avuto inizio e lei aveva bisogno di alcuni secondi da sola per trovare la giusta concentrazione. Guardò il padre e poi sua madre. Annuii e si staccò da loro. Lì guardò salire lungo le scale per poi sparire dietro a una grossa tenda color porpora. 

Ora era sola. Pensò. Si guardò intorno poi avanzò verso il salone. Anche qui i Kent non avevano badato a spese. Dal soffitto scendevano piante di ogni genere e il colore dei fiori riempivano la stanza. Al centro del salone vi era un microfono. Penny a guardarlo le venne la nausea, come aveva potuto dire di sì a quelle vecchie cornacchie? Lei era una frana nel cantare! A malapena sapeva andare a tempo. Il suo odio verso Matilde era così forte da farle fare una pazzia del genere? Tutti l’avrebbero derisa dopo aver sentito la sua esibizione e lei non sarebbe più uscita di casa per un anno intero e addio giovinezza.  

Sospirò triste. 

Ma la tristezza durò poco perché qualcosa o meglio qualcuno posò le sue mani sulle spalle della ragazza che balzò come un grillo.  

“Penny!” esclamò divertito Joe. 

Penny guardò Joe con un’espressione che fece ridere ancora di più il ragazzo. 

“Quante volte ti ho detto di non spaventarmi in questo modo?” disse lei furiosa. 

“Oh Penny, mia dolce Penny, sei così bella stasera! Guardati!” disse lui prendendole le mani e portandole vicino alle sue labbra. 

“Oh Joe! La tua offerta è sempre valida?” 

“Cosa? Non mi dirai che Penny Freeman che sta per compiere diciott’anni ha paura? Fino a ieri non vedevi l’ora di questo giorno e ora vuoi scappare con un povero diavolo come me?” 

“Mi tocca cantare!” si lamentò lei alzandosi sulle punte. 

“E allora? Hai una bella voce”  

“E se tutti mi prendono in giro?” 

“Pazienza” disse Joe che dei pettegolezzi non gli importava un fico secco. 

“Tu la fai semplice Joe Dilton. Sei un uomo e di queste cose ne capisci poco.” disse lei scuotendo la testa e guardando nervosa il microfono in mezzo alla sala da ballo. 

“Oh Penny così drammatica che mi ricordi quell’opera greca che ci fecero leggere a scuola.”  

Joe si chinò e la baciò sulle labbra poi scomparì anche lui su per le scale. E di nuovo Penny si ritrovò da sola a vagare come un cucciolo abbandonato per la sala fino a quando non venne bloccata da alcune signore che le fecero gli auguri di buon compleanno e le augurarono il meglio per la sua esibizione canora. Tutti non vedevano l’ora di vederla esibirsi. Penny Freeman era una delle ragazze più carine di Fallen. Con i suoi capelli ramati aveva rubato molti cuori negli anni passati. E qualcuno diceva che ora che aveva diciotto anni sarebbe stata ancora più bella. Sembrava che l’intera città aspettasse grandi cose da Penny Freeman. 

“Penny?” 

Penny sollevò gli occhi e vide una donna ricoperta di piume e faticò a riconoscere in quella strana creatura fatta di piume di pavone la Signora Kent che le si avvicinò preoccupata. 

“Tutto bene, tesoro?” 

“Si.” 

“Sei meravigliosa” 

“Oh grazie.”  

“Ti stanno aspettando.” 

Il cuore di Penny sobbalzò. Era già arrivato il momento. Udì nelle orecchie un suono leggero proveniente da un pianoforte accordato male e pensò che qualcuno avrebbe dovuto fare qualcosa o la sua intera esibizione sarebbe stato un fiasco. Il suono continuò a risuonarle nelle orecchie fino a quando non si trovò davanti al microfono. Quando era successo? Non ricordava di aver camminato verso il centro del salone. Poco importava. Il pubblico attendeva silenzioso. Una luce sulla sua testa si accese e illuminò lei e i violinisti alle sue spalle. Deglutì parecchie volte. Poi lo vide. Luke Evin. Il suo viso e il suo corpo erano l’unica cosa che vedeva in tutto quel buio davanti a lei. Era in piedi. Una parte del volto era sfigurato. Questa volta il suo cervello non la salvò e le fece vedere tutto. Penny spalancò la bocca e poi la richiuse lentamente. Avrebbe voluto urlare ma non ci riuscì. Il suono proveniente dai violini divenne sempre più forte da diventare fastidioso. Sì tappò le orecchie con le mani.

Poi il salone s’illuminò di colpo e Penny vide tutti quei occhi che la fissavano. Alcuni spettatori mormoravano tra di loro mentre altri la indicavano e qualcuno sorrideva divertito. Luke Evin era sparito ora che la luce illuminava l’intero salone. Penny abbassò le mani e dopo qualche secondo immobile a fissare il vuoto, scappò dalla festa.

La fuga di Penny finirà sul quotidiano Fallen News?

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17 Commenti

  • Ciao Giulia!
    Finora ci sono stati drammi in fin dei conti di poca importanza trasformati in mezze tragedie di ordinaria esistenza. Ma ora il signor Bang deve muovere un po’ le acque…
    Voto per la stessa domanda a Penny, può aprire molte strade. Ah, attenta ai refusi qua e là. Complimenti per il susseguirsi degli episodi.

  • Una famiglia. In questa storia “americana” , per me quello è, ci sta bene. Quale che sia l’obiettivo che ti sei prefissata, a parte qualche refuso stai marciando bene: sembra di leggere un soggetto pronto per una sceneggiatura alla Netflix quindi ottimo se ti piace il genere. Ciao, buon lavoro

  • Rieccomi, Giulia. Ho votato per il signor Bang.
    Ho letto ora i quattro capitoli: povera Penny, addirittura metterla sul giornale per un attimo di defaillance!
    La storia è abbastanza scorrevole, anche se ci sono alcuni refusi che ogni tanto inceppano la lettura 🙁 . Soprattutto nei primi capitoli, i pochi capoversi e la punteggiatura diradata mi danno un effetto “muro di parole”, ma direi che da questo punto di vista sono molto migliori gli ultimi due.
    Per il resto, da vecchio lettore (eh, sì, la foto dei mio avatar è di qualche anno fa 😀 ), dico che Penny non dovrebbe dare troppa importanza alla piccola figuraccia (e non capisco perché la giornalista la debba perseguitare 🙂 ).
    Concludo con uno dei miei soliti consigli non richiesti: tieni a mente i caratteri che ti rimangono, far stare un Giallo in dieci capitoli non è facile e tu sei quasi a metà strada 😉
    Ciao, ti auguro una fantastica settimana

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