TUTTO… PER UNA CANZONE

Dove eravamo rimasti?

Chi è lei? Una perfetta sconosciuta (50%)

LEI

Lei? Indifferenza o forse… solo una voglia dispettosa di trovarsi altrove.

Eppure…

Bellezza, quello che la circondava era bellezza, una notte così dolce e delicata da spingere all’amore.

«Ali

Si era seduta con molle abbandono sulla sedia di plastica scura, le gambe accavallate in una posa sofisticata ed elegante.

«Ali

I pensieri liberi di vagare tra le aiuole fiorite del parco, api laboriose immerse nella fragranza inebriante dei petali di rosa.

«Ali

«Sì, hai detto qualcosa?» esclamò di colpo, risvegliandosi da quel sogno a occhi aperti.

Un’aria vagamente esasperata le induriva i lineamenti delicati.

«Accidenti, a cosa stavi pensando? Le ho provate davvero tutte per attirare la tua attenzione».

Alice rinserrò gli occhi in una fessura sottile, mordicchiandosi il labbro inferiore. «A nulla in particolare, mi stavo solo annoiando».

«Poco male» rise di cuore l’amica, gettando la testa all’indietro. «Vedrai, quando Nick e Tom cominceranno a cantare – be’ – ti dimenticherai persino di lui».

«Se lo dici tu…»

«Ali

«Che c’è?»

«Grazie per essere venuta, lo so che non ne avevi voglia».

Alice abbassò lo sguardo sulle mani contratte. «Perdonami, sono un orso maleducato».

In quel frangente il cielo divenne plumbeo, di un blu così cupo da ispirare strani pensieri.

Si era alzata anche una leggera brezza. Un refolo dispettoso che si divertiva a scompigliare le rose piantate ai lati del viale.

Eh sì, tutto faceva presagire il peggio di un brutto acquazzone estivo.

Alice sorrise, immaginando il fuggi fuggi generale tra le statue e le rose gialle, tra le basse siepi di bosso e i viottoli sinuosi. Tacchi eleganti che sprofondavano goffi nella ghiaia, donne deluse per non essersi sentite per una sera Cenerentola al ballo.

«E va bene, ho capito» si arrese dopo un po’, sorridendo a propria volta. «Raccontami le ultime novità su Nick…».

«…labbra di fuoco».

«Sì, il ragazzo più bello e impossibile di tutto il liceo».

L’amica sospirò sognante. «Cinque anni, ci ho provato cinque anni ma… lui non ne ha mai voluto sapere».

Alice si voltò verso l’amica e la soppesò con occhi critici.

Se fosse stata un uomo – e per fortuna non lo era – l’avrebbe definita una bella persona, fenomeno che Nick sembrava ignorare. Una conferma che labbra di fuoco Valenti era un emerito imbecille.

«Lasciatelo dire, questo dimostra quanto…»

«Alice, no. Non tutti gli uomini sono disonesti come il tuo amato…»

La Giò si bloccò guardinga, incerta se pronunciare o meno il nome del fedifrago che solo qualche mese prima aveva abbandonato l’amica sull’altare. «Come chi sappiamo noi».

«Se lo dici tu… ma in fin dei conti hai ragione. Anche se frequentavamo lo stesso liceo, io ero più invisibile di un fantasma».

Sì, la classica racchia secchiona con le lenti spesse due dita e l’apparecchio ai denti.

Il genere di ragazza che manco si avvicinava ai canoni estetici del bel Nick Valenti. Ma meglio così, si era risparmiata l’amara delusione di essere trattata come un kleenex da usare e gettare via senza tanti complimenti.

«Signore e signori, benvenuti a questa serata di grande spettacolo».

Un uomo sulla quarantina si era materializzato all’improvviso sul palco, un fantasma inespressivo. Nick labbra di fuoco? No, non poteva essere.

Alto era alto, magro era magro, anche se un po’ troppo cadaverico. E poi quel colorito giallastro, i capelli radi e i lineamenti tristi.

Bah, e cosa dire di quel suo completo “maglietta nera e pantaloni di pelle”? Faceva pensare più a un dramma shakespeariano che a un musical scoppiettante.

«Nick?» sbottò allora, non riuscendo a trattenere il proprio stupore.

Gli occhi blu della Giò cominciarono a spandere tutt’intorno coriandoli d’ilarità.

«Mio Dio, che crollo» rincarò la dose.

«Smettila di scherzare, quello non è il suo sguardo. Non ti ricordi? Ogni ragazza sana di mente si sarebbe persa in quegli occhi di ghiaccio».

Alice si zittì all’istante, concentrandosi sui movimenti sgraziati dell’ometto.

La Giò aveva ragione, era stato per gli occhi di Nick Valenti che si era specializzata in oculistica, ma l’amica non doveva saperlo. E poi Nick era in tutto e per tutto come l’innominabile. Misogino, cultore della fisicità e decisamente accentratore.

«Eccolo, quello lì è Nick labbra di fuoco» esclamò l’amica agitando le braccia in aria come un’adolescente eccitata.

Maledizione, no.

Era il Nick di sempre anche se più… uomo.

Maledizione, perché?

Gli era bastato comparire sul palco per incatenarla di nuovo a sé.

Aveva addirittura l’impressione che la sua pelle diventata all’improvviso bollente… come dire? Avesse potuto percepire le vibrazioni che emanava quel corpo di un’eleganza quasi vergognosa.

Nick teneva la testa reclinata morbidamente verso il basso, gli occhi socchiusi, le spalle rilassate. Cosa diavolo stava facendo? Voleva soggiogare l’intera platea grazie al suo fascino?

«Maledetto».

Cosa farà Nick quando riconoscerà Alice tra il pubblico?

  • Non riuscirà più a cantare (0%)
    0
  • Scapperà il prima possibile dal palco (67%)
    67
  • Inciamperà e cadrà (33%)
    33
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52 Commenti

  • Ciao, belli i finali col bacio, la caccia al tesoro che sembra un po’ più un “filo di Arianna” che riporta all’antico amore. Sono contento che sia finita così, i tuoi personaggi erano molto simpatici e meritavano.
    Adesso vado a leggere il nuovo racconto… vediamo di che si tratta. ciaooo 🙂

  • Ciao Isabella!
    E così Nick ha ceduto; c’era da sperarlo, bisognava vedere come. La commistione con il giallo dell’attentato è stata godibile ed azzeccata, il lieto fine è giusto e premia Quasimodo ?. Brava, ben portata a termine, credo tu debba essere soddisfatta, bella scrittura e lettura piacevole.
    Alla prossima storia dunque.
    Ciao!

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