TUTTO… PER UNA CANZONE

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà Nick quando riconoscerà Alice tra il pubblico? Scapperà il prima possibile dal palco (67%)

SCINTILLE E BOTTI

Nick imprecò a fior di labbra.

Quasimodo, Quasimodo, Quasimodo, era la litania che gli ingolfava i neuroni bolliti dall’afa.

E se la lagna fosse andata avanti un altro po’, avrebbe dimenticato le parole del primo brano, la canzone preferita delle femmine in platea. Eh sì, quante fan scatenate gli erano cadute ai piedi per quel brano.

«Quasimodo, Quasimodo, Quasimodooo».

Maledizione, l’aria rarefatta del palco non lo aiutava a ritrovare il senno, era diventata incandescente sotto il fiato diabolico dei riflettori.

Nick imprecò per l’ennesima volta, lanciando un’occhiata fugace verso Quasimodo. Gli mancò il fiato.

Strega, i suoi occhi erano occhi ipnotici di una strega… No, erano occhi profondi di fata e come una rana zampettante stavano emergendo da un pantano di foschi pensieri.

Nick Valenti non le era mai piaciuto e continuava a non piacerle, poteva leggerlo sul suo viso espressivo, sulla piega amara delle sue labbra fatte per essere baciate.

Come poteva piegarla e soggiogarla da quel palco? Il canto. Sì, avrebbe cantato per lei, per gli occhi tristi e rabbiosi di Quasimodo.

***

Appena si rese conto che Nick stava guardando proprio lei, Alice sobbalzò terrorizzata sulla sedia di plastica scura e si raddrizzò sulla schiena.

Perché? Perché Nick Valenti la stava fissando con quell’aria così torva? Voleva denudarle l’anima di fronte a tutti, estranei e conoscenti?

Il respiro le si mozzò nella gola, assalita dalla paura folle di essere un sorcio in trappola.

Pazza. Alice Lopiscopo, stimato chirurgo oftalmico di giorno e pazza visionaria di notte. Nick labbra di fuoco non stava guardando lei, era solo un’illusione del suo cervello lessato dall’afa.

«Sta cantando per te» s’intromise all’improvviso la Giò, sussurrandole incredula in un orecchio.

«Stai sognando» la contraddisse lei, scostandosi una ciocca di capelli dal viso.

Le pazze dal cervello lessato erano due.

«No, conosco Nick da una vita, so cosa significa quello sguardo».

«Dovrà passare sul mio corpo».

L’amica gorgogliò come un lavandino intasato. «Darei un rene perché passasse prima sul mio…».

La Giò non aveva tutti i torti. Quell’uomo era di una bellezza sfacciata e faceva perdere il controllo degli ormoni.

Quale donna sana di mente non si sarebbe smarrita su quel corpo d’atleta, nelle sue pieghe sinuose di saltimbanco? Ma quella si chiamava “attrazione fisica”, una favola effimera che si sarebbe conclusa in una squallida stanza di motel.

***

La voce calda e pastosa di Nick, leggiadra come una farfalla, si propagò nel cuore della notte. E insinuandosi tra il pubblico come una serpe di Medusa, tramutò i battiti dei cuori in pietra, arrestando il tempo e lo spazio.

A quel punto Nick lasciò esplodere le note sincopate, una mandria di purosangue lanciato al galoppo. Il grido d’approvazione che si scatenò dal pubblico lo travolse in un collasso di bellezza.

Pazzesco. Nella vita non era mai riuscito a mettere a nudo l’anima, con lei e per lei ci stava riuscendo. Ma lei… lei lo stava stordendo.

«Disastrooo».

No, il brano non faceva così.

«Ma chi se ne fregaaa».

Assillato da una strana sensazione alla bocca dello stomaco, Nick inciampò sui propri passi con goffaggine.

«Sono ancora in piediii».

Le parole gli s’ingarbugliarono dispettose sulle labbra.

Sconcerto, panico, esaltazione, e…

«Fugaaa».

Accidenti, quegli ipnotici occhi di strega lo stavano mandando al manicomio. Si stava comportando come un perfetto idiota.

«Siii, ora me ne vadooo».

E pronunciata la sentenza di condanna, sparì dietro le quinte con un balzo.

«Hai tentato il suicidio?» lo apostrofò Tom con la solita schiettezza.

Nick si tolse la giacca madida di sudore e la passò a un inserviente, bevendo con avidità dalla bottiglietta che Tom gli porgeva.

«Sì, me la sono vista brutta» ammise dopo un po’, stritolando la bottiglietta.

«Da come hai cantato stasera…»

«Cosa?»

«Il pubblico bolle e le donne sono impazzite».

«No, lei no».

«Lei… chi

«Quasimodo».

«Il gobbo di Notre-Dame?»

«No, Alice Lopiscopo».

«Chi? La secchiona tutta pelle e ossa della seconda B?»

Tom sbirciò in platea e individuato Quasimodo, si lasciò andare a un fischio d’approvazione. «Alla faccia di Quasimodo, è diventata un gran pezzo di…»

«No» lo interruppe Nick con foga. «Guardala, è più altera e fredda di un cubetto di ghiaccio. Quella là, credi a me, è una scassa palle. Una di quelle intellettualoidi spappola cervello, frigida e mai contenta».

«Sei perfido».

«No, sesto senso…»

Tom rise, sapendo esattamente quale scompiglio Quasimodo avesse causato nell’amico.

«Mi sa tanto che l’uva è acerba».

Lo sguardo che Nick lanciò a Tom voleva essere tagliente come una coltellata, ma fece cilecca.

«Quasimodo della seconda B ti ha fulminato» si burlò di lui l’amico. «Ma la pupa è troppo di classe e intelligente per cadere nella rete di Nick labbra di fuoco».

«Ma vaffa…».

CRAC

Come reagirà Nick quando capirà le conseguenze di quel “CRAC”?

  • Rifiuterà la realtà (0%)
    0
  • Si richiuderà in se stesso e non parlerà più (25%)
    25
  • Darà giù di matto (75%)
    75
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52 Commenti

  • Ciao, belli i finali col bacio, la caccia al tesoro che sembra un po’ più un “filo di Arianna” che riporta all’antico amore. Sono contento che sia finita così, i tuoi personaggi erano molto simpatici e meritavano.
    Adesso vado a leggere il nuovo racconto… vediamo di che si tratta. ciaooo 🙂

  • Ciao Isabella!
    E così Nick ha ceduto; c’era da sperarlo, bisognava vedere come. La commistione con il giallo dell’attentato è stata godibile ed azzeccata, il lieto fine è giusto e premia Quasimodo ?. Brava, ben portata a termine, credo tu debba essere soddisfatta, bella scrittura e lettura piacevole.
    Alla prossima storia dunque.
    Ciao!

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