Is this love?

Alla mia amata figlia

I raggi caldi del sole arrivano con molta fatica nel punto nel quale mi trovo, riscaldano a malapena il mio viso stanco.

Apro lentamente gli occhi affaticati e la prima cosa che metto a fuoco sono dei giganti palazzi.

Con le poche forze in corpo che mi rimangono cerco di mettermi a sedere per cercare di individuare meglio anche il minimo dettaglio di quel luogo, ma un forte dolore alla testa mi ferma subito.

-Argh… fa male. –

Tengo il capo tra le mani e qualche minuto dopo il dolore inizia ad affievolirsi dandomi così la possibilità di concentrarmi sul luogo. 

Un vicolo buio e umido di qualche grande città. Poco più lontano da me si trovano due cassonetti stracolmi di immondizia e due gatti randagi che cercano il loro pasto in essi. Un po’ più in la noto una piccola porta di metallo arrugginito e se mi concentro un attimo di più riesco a sentire una melodia, probabilmente suonata dall’impianto a stereo del locale. Una domanda mi sorge poi spontanea.

Come sono arrivata qui?

Non devo andare nel panico, non me lo posso permettere.

Devo ricordarmi assolutamente come ho fatto a ritrovarmi in questa situazione.

Rovisto con furia nelle tasche del mio giacchetto di jeans alla ricerca di qualcosa, del minio indizio che potrebbe farmi ricordare cos’è successo, ma con dispiacere non ci trovo nulla.

Sono stata derubata? No…Non penso.

Perché non riesco a ricordare niente?

Mi appoggio al muro più vicino a me e con molta calma, con la testa che pulsa ancora, cerco di alzarmi sulle mie gambe doloranti ma i movimenti improvvisi mi fanno star male ed istintivamente chiudo gli occhi.

Non posso stare qui, devo cercare aiuto.

Mi muovo lentamente senza mai staccarmi dal muro, un passo alla volta, cercando di notare qualsiasi dettaglio, anche minimo, che possa aiutarmi a capire in che posto sono finita.

Cosa sto facendo?

E se nessuno riesce a trovarmi?

-AIUTO- urlo con tutta la forza che mi rimane in corpo, ascolto con attenzione l’eco della mia voce farsi sempre più debole fino a sparire, anche la musica che usciva dalla porta si è interrotta. Il vicolo è piombato in un silenzio tombale.

L’unico suono che sento è il battito accelerato del mio cuore e qualche sirena in lontananza.

So che la paura è la peggior nemica in una situazione spaventosa come questa, quindi mi fermo un attimo e poggio le mani sulle ginocchia, prendo un po’ di tempo per fare respiri lunghi e profondi nel tentativo di calmarmi e riuscire a pensare più lucidamente.

Andrà tutto bene.

Spero di sentire qualcuno chiamare il mio nome, ma poi realizzo…

Il mio nome? Qual è il mio nome? Chi sono?

Non riesco ad ricordarmelo, non ho un’identità.

Dannazione, non può essere vero.

Sono disperata, sola e completamente indifesa.

La paura torna ad impossessarsi di me insieme alla rabbia che mi fa stringere la mano destra in un pugno ed indirizzandolo verso un vecchio cartello pubblicitario sbiadito ed illeggibili affianco a me.

Il braccialetto di pietre e perle bianche che indosso si rompe e atterra ai miei piedi, mi chino per raccoglierlo con molta calma, una volta che è di nuovo in mio possesso e lo esamino con attenzione.

Non so nemmeno dire se questo bracciale sia mio.

Non ricordo dove l’ho preso o chi me l’ha dato, magari è un regalo.

Mi dispiace che si sia rotto, ma lo aggiusterò.

Me lo giro tra le mani studiandolo con la massima cautela, cercando la chiusura e ammirando le pregiate pietre che lo compongono.

Casualmente vedo un scritta su una di esse.

“FIGLIA…”

Questa non può essere l’unica parola incisa.

Esamino tutto il bracciale per una seconda volta con più attenzione, e ne trovo altre.

Alla fine la frase ha un senso.

“ALLA MIA AMATA FIGLIA, ADELINE”

Adeline sarà il suo vero nome? Adesso cosa farà?

  • Il nome le risulta molto familiare ma non è sicura, incontra un ragazzo misterioso e una ragazza solare che l'aiuteranno (75%)
    75
  • No, non è il suo nome quindi inizia una nuova vita partendo da zero (25%)
    25
  • Si ricorda che quello è il suo nome, si reca nel bar più vicino per cercare aiuto (0%)
    0
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6 Commenti

  • Ciao, il tuo stile mi rende coinvolgente la lettura. Hai iniziato bene, aspetto il seguito con impazienza.
    Solo una cosa, dosa meglio il “me”, “mio” ecc. per rendere la frase più leggibile. Un esempio? “Mi appoggio al muro più vicino a me e con molta calma, con la testa che pulsa ancora, cerco di alzarmi sulle mie gambe doloranti”. Se la trasformi in “Mi appoggio al muro più vicino e con molta calma, con la testa che pulsa ancora, cerco di alzarmi sulle gambe doloranti” diventa più gustosa.

  • Ciao, un inizio che molti scrittori hanno sperimentato, il tuo non è un horror o un thriller quindi direi che avendo campo libero con l’opzione ” inizia un’altra vita… “” saprai regalarci una bella storia d’amore partendo da zero. Brava, Buona Pasqua.🙋🌻

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