Noi

La Fine.

Quando la peste bubbonica arrivò ci trovò tutti impreparati. Non che non sapessimo cosa fosse. Lo sapevamo molto bene. La peste nera, come la chiamava mia nonna, era una cosa dei tempi andati. La si poteva trovare nei Promessi Sposi del Manzoni o sui libri storici di scuola. Ogni tanto la si udiva ai telegiornali. Ma era sempre lontana da noi. E poi un giorno, arrivò anche qui. La brutta malattia ci raggiunse. Inizialmente nessuno credeva che potesse tornare. Qui, in Italia, la peste? Ma va là! Diceva la gente. Era una cosa che apparteneva al terzo mondo come l’Africa o certi posti dell’Asia o del Sud America, mica qui in Europa dove la civiltà è all’avanguardia.

Infatti.

Bastarono due anni alla peste per farci cambiare idea. Due anni di morti, di silenzio e di paura. La gente moriva come mosche. Nessuno sapeva cosa e come fare. Eppure la peste bubbonica non era una cosa nuova. Provarono di tutto. Ma niente la fermò, neanche il vaccino creato apposta per lei. Niente. E così pian piano si diffuse come un cancro per tutta l’Europa e poi toccò gli Stati Uniti. Lì trovò terreno fertile e sterminò una buona fetta della popolazione. Con la scusa della sanità privata, gli ospedali rimandavano indietro chi non poteva permettersi un’assicurazione che pagasse loro le cure e così la malattia trovò il modo di diffondersi rapidamente nelle case della povera gente inizialmente per poi cambiare idea e iniziare anche ad attaccare i ricchi, gli stessi che erano fuggiti dalle grandi città con l’idea che le loro enormi ville isolate li avrebbero salvati.

E mentre la peste nera cresceva sempre di più e si portava via mezzo continente europeo, io restavo in casa a fissare la televisione a bocca aperta. Inerme sul da farsi, come molti di me, restavo a guardare i morti gettati nelle fosse comuni e i dottori che restavano in silenzio quando venivano intervistati.

Pian piano i governi caddero lentamente e insieme a loro i loro portavoce. La gente iniziò a non accendere più la televisione, troppo spaventata iniziò a isolarsi sempre di più. Dove un tempo c’era la parola “collettività” ora c’era solo una cosa sola: isolarsi.

La democrazia divenne qualcosa di antiquato e al suo posto nuovi regni videro l’alba di una nuova era.

La società ritornò ai tempi dei Re e delle Regine e dei cavalieri. E mentre il fuoco della Peste Bubbonica ardeva forte come non mai, io cercavo di sopravvivere e di arrivare ai miei vent’anni tutta intera.

il primo capitolo della storia di cosa parla?

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19 Commenti

  • Ciao Lucia, direi Sud perché ha dei parenti. Credo sia stato ispirato dalla pandemia in corso, mi ritrovo nel voler camminare per sopravvivere. Seguo ma occhio al ritmo: secondo me potresti dilungarti meno sui ragionamenti e farle fare più azioni. Si è capito che è una prudente e pigra, anche nel modo di fare delle cose lo si può ribadire. Parere mio, ovviamente, ma consiglio perché 10 capitoli non sono così tanti per chiudere una storia. Al prossimo, ciao.

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