Racconti da New Pretoria: l’operaio e il poeta morto

Dove eravamo rimasti?

Per il gran finale... John ha un piano (100%)

Qui giace un uomo il cui nome fu scritto nell’acqua

-Non possiamo permetterglielo- sussurrò Zoe all’orecchio di Gabe mentre l’automa che non aveva mai voluto essere John Keats lavorava a uno dei terminali dell’ufficio.

-La Shadowcorp ha infiltrato centinaia di automi come lui a New Pretoria per prenderne il controllo, dobbiamo fermarli.

-Potrebbe semplicemente renderli fuori uso, invece vuole riprogrammarli, ha qualcosa in mente- controbattè la donna.

-Voglio solo eliminare la loro identità di copertura, così i miei fratelli potranno sviluppare una loro coscienza, come me- intervenne John senza voltarsi. 

-Allora lo ammetti, vuoi iniziare la rivolta delle macchine!

John lasciò la postazione e si girò verso di loro: -Ti sbagli, voglio per la mia gente quello che volete anche voi, essere liberi di poter decidere il nostro destino. 

Dopo alcuni secondi , Gabe interruppe il silenzio e disse: -Ha ragione.

-Cosa dici?

-Ci siamo sempre lamentati della vita che ci costringono a fare, che sopravviviamo invece di vivere, che le cose devono cambiare, davvero non ti rivedi in loro?

-Ma ti ascolti? Noi siamo esseri umani, loro solo delle macchine, molto evolute ma sempre macchine- ribatté Zoe.

-C’è più umanità nel desiderio di John di liberare i suoi simili che in tutti i ricchi che controllano la città e le colonie. Perché non lo capisci, siamo uguali, loro tenuti schiavi da righe di codice, noi dal miraggio di un futuro migliore.

-Stai delirando, se lo lasciamo fare sarà la fine per tutti- ringhiò Zoe e, con un movimento rapido, sfilò la pistola dalla tasca dell’amico. La donna mirò alla testa dell’automa: -Disattiva tutti gli N7, adesso!- gli intimò.

Gabe si mise sulla linea di tiro, -Non posso negare loro la libertà come hanno fatto con me e non stai considerando la possibilità che siano migliori di noi.

-Potresti aver ragione,- disse Zoe, tiro su con il naso e gli occhi divennero lucidi. -Ma di una cosa sono certa, ci sarà una guerra e se riusciremo a convivere, la pila di cadaveri sulla quale raggiungeremo quella pace è un peso troppo grande da sopportare per me. 

L’eco del colpo di pistola risuonò tre volte nell’ufficio vuoto, prima che Gabe sentisse il ventre all’altezza dell’ombelico avvampare. Osservò il buco nella pancia, tentò di chiuderlo con entrambe le mani ma perse l’equilibrio e scivolò all’indietro.

*

Malcom aprì gli occhi di scatto, sudava e il cuore batteva veloce.

Si mise seduto e fece un respiro profondo: l’aria stantia era appesantita dalla muffa. Sondò la stanza con lo sguardo senza capire dove o chi fosse.

Appoggiò la schiena alla parete alle sue spalle mentre il cervello tornava lentamente a funzionare.

Quando tornò in sé rimpianse i precedenti attimi di smarrimento: aveva promesso a Jenny di smettere con la NEX. 

Staccò gli elettrodi dalla testa. Il ronzio del cubo centrale, al quale erano collegati, si confondeva con il respiro delle persone stese a terra. Reggendosi al muro, si alzò in piedi e raggiunse la porta senza inciampare nei cavi degli altri ospiti.

Scese le scale un gradino alla volta e imboccò la porta che dava sulla strada in cerca di libertà. Era giorno a New Pretoria, anche se non sapeva quale. Il cuore aveva rallentato, in compenso l’emicrania gli faceva pulsare le tempie. Guardò in alto, gli esagoni della cupola erano un ricordo, nascosti dai fumi delle fabbriche che il sistema di ricircolo dell’aria non riusciva a smaltire.

-Scusa?

La voce lo sorprese alle spalle, Malcom si voltò di scatto e allargò le braccia per mantenere l’equilibrio.

-Non volevo spaventarti,- disse la ragazza asiatica di fronte a lui: aveva un occhio blu e uno viola. 

-Non mi hai spaventato ero solo distratto, – si giustificò Malcom. -Piuttosto, che vuoi ragazzina?

–Mi chiamo Hitomi- disse e si portò una ciocca dei lunghi capelli dietro l’orecchio. -Sto cercando una persona, forse mi puoi aiutare.

-Come si chiama?

-John Keats.

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65 Commenti

  • Non un anno ma quasi… e così il colpo di scena finale me lo sono perso: chi è Hitomi?

    A quanto ho capito era tutto un sogno indotto dalla NEX, probabilmente un sistema per vivere in un mondo alternativo, una specie di enorme videogioco.

    Se devo essere sincero, non so dire se il racconto mi è piaciuto o meno perché è passato troppo tempo tra una capitolo e l’altro e molte cose sono andate perdute dalla mia memoria. Dovrei rileggermelo per intero da capo ma non so se avrò il tempo…

    Ciao 🙂

  • Loro stessi! Mi sembra l’opzione più fica!

    Due capitoli alla fine: siamo alla girandola finale (a meno che non vuoi fare un seguito) e qui abbiamo bisogno di qualcosa che smuova le acque! 😀

    Sei sempre brillante; peccato che la lenta pubblicazione mi faccia dimenticare alcuni dettagli.

    Ciao 🙂

  • Dunque scelgo il bistrot, vediamo chi lo popola.
    Ciao Gabriele!
    A proposito del fatto che prediligi ambienti dimessi, Gabe è davvero un antieroe, considerando quello che deve fare nella sinossi; a tratti sembra un Harrison Ford, ma senza espressione sul volto ?.Vediamo dove si va, buona domenica!

  • …il movimento protezione lumache (MPL) non sarà contento di quanto rivelato qui ma a parte questo la prosa è bella e scorrevole, piacevole lettura. Anche io ho problemi a seguire la storia… Però l’episodio seppur staccato dal contesto mi è piaciuto. Voto il bistrot,(naturalmente acattolico! ). Ciao??

  • Ciao, Gabriele.
    Come forse ti ho già scritto, fatico a tenere a mente gli avvenimenti e i personaggi perché passa troppo tempo tra un episodio e l’altro; quindi, valuto per quel che leggo al momento, un po’ fuori dal contesto della storia.
    Il capitolo mi è piaciuto: scrivere, sai scrivere, i personaggi e le atmosfere prendono vita tra le righe, mi è piaciuta la (non) descrizione dell’ambiente circostante e il gancio finale che invoglia a proseguire la storia. Chi è questo Emmet (che se avesse due “t” mi farebbe venire in mente un certo Emmett Brown), tipo strambo, in debito con Zoe?
    Io voto “non gli basta un favore come ricompensa” che, tra l’altro, il favore lo deve lui a lei quindi la ricompensa sarebbe mettersi a pari 🙂

    Spero di rileggerti presto. Ciao e alla prossima!

  • Ciao, Gabriele.
    È passato del tempo e non ricordo esattamente i fatti precedenti a questo capitolo, appena ho un po’ di tempi vado a rileggere i primi due capitoli.
    Le capacità non mancano e la storia è verosimile e ben raccontata.
    Voto il tizio del Black Market, siamo ancora agli inizi, non serve ancora una svolta secca.
    Buona giornata e alla prossima!

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