Racconti da New Pretoria: l’operaio e il poeta morto

Dove eravamo rimasti?

Come continua la storia? Zoe ha notato un particolare che può aiutare Gabe (45%)

“Mi arrampicherò tra le nuvole ed esisterò.”

Gabe prese una lattina di Billy Beer dal frigorifero, incastrata tra il take-away avanzato dell’Asian Sound e due burrapas ancora avvolti nella stagnola, mentre Zoe era in salotto ad armeggiare con Dot e il cubo.

Quando aveva notato quei tre piccoli forellini alla base dell’oggetto, Zoe si era agitata e aveva iniziato a parlare il suo tecnichese. Lui non aveva capito molto se non la parola “retrocompatibilità” e che, con le giuste modifiche, pensava di poterlo collegare all’automa.

Il suono dell’apertura della lattina gli fece dimenticare tutto per un istante, anche le terribili previsioni dell’amica se qualcosa fosse andato storto. Portò la birra alle labbra e si concentrò sul liquido ghiacciato: sollievo per la sua gola arida.

Tornò in soggiorno e si lasciò cadere sulla poltrona di PLA.

-La bomba è pronta ad esplodere?- domandò.

-Credo sia una Intelligenza Artificiale, ma potrei sbagliarmi e l’eventualità che esploda non è così remota.

-Esageri come al solito, ho molta fiducia nelle tue doti.

-Sì sì, ti va bene che sono curiosa, comunque ci siamo- disse Zoe, rimontò il pannello e si accomodò sul divano accanto al suo ospite.

Dopo una decina di secondi, l’automa abbandonò la posizione incurvata che aveva assunto una volta spento: si osservò il corpo, poi osservò loro due.

-Provo con un comando standard- disse Zoe e ordinò al robot: -Rivelare informazioni sull’unità.

-Intendi il mio nome? Sono John Keats, l’ultimo dei romantici- esordì e compì un maldestro inchino.

-Dimmi che è tutto uno scherzo- si lamentò Gabe.

-Dev’essere qualche specie di routine- gli fece eco Zoe.

L’automa che credeva di essere John Keats si avvicinò alla finestra: -Roma è bellissima, vero? Starei ore a guardarla, ma abbiamo una missione da compiere- dichiarò perentorio.

-Senti John Cats, prima di tutto devi dirci cosa sei- disse Gabe alzandosi in piedi.

-Keats, sono un poeta e voi, o voi, creature divine, mi avete strappato dall’abbraccio della morte.

-Le intelligenze artificiali possono impazzire? Perché questa mi sembra fuori di testa!- esclamò Gabe e si lasciò cadere di nuovo sulla poltrona.

-Ci deve essere qualcosa che non va, provo a resettarlo.

-Resettare? Suona infausta come parola- disse il robot precedentemente conosciuto con il nome di Dot.

-È per il tuo bene- disse Zoe. -Non risponde ai comandi standard e mia madre chiudeva tutte le discussioni con quella frase- fu la sua risposta alle sopracciglia aggrottate di Gabe.

-Prima di ogni cosa però, dovete sapere che nel regno dei morti ho appreso che il nostro destino- disse l’automa che credeva di essere John Keats, poi si interruppe e, con un gesto da consumato attore di teatro, mise una mano all’orecchio, che non aveva. -Ma vi racconterò meglio dopo, dobbiamo muoverci, gli sgherri di Ade ci inseguono, li sento già premere alla porta.

Una serie di beep scosse l’aria umida. Gabe estrasse dalla tasca interna della giacca il palmare: quello nello schermo era il suo appartamento, due energumeni avevano appena sfondato la porta e lo stavano mettendo a soqquadro.

-Qualcuno è appena entrato a casa mia.

-Ladri?

-Sembra cerchino qualcosa- rispose Gabe e mostrò lo schermo alla donna.

-Il cubo?

-Direi di sì, la cosa più di valore che ho è Gizmo: la mia scolopendra. E se quel coso ha un localizzatore?

-Non saresti uscito dalla fabbrica e sarebbero qui adesso, non nel tuo appartamento. Forse il tuo collega non era morto e ha parlato o hanno visto le telecamere della sicurezza e hanno fatto due più due come noi.

-Hai ragione, hai ragione- concordò Gabe, che si era alzato e camminava su e giù per la stanza.

-Piuttosto, lui come faceva a saperlo?- esclamò Zoe ed entrambi fissarono l’automa che credeva di essere John Keats.

-Già, ti riferivi a questo prima quando farneticavi di… sgherri? 

-Anche la morte ha le sue fortune, ti permette di conoscere il futuro, Zoe e Gabe.

-Cazzo, sa anche i nostri nomi!

-Forse è solo più potente di quello che pensiamo, avrà scansionato i nostri volti e poi ci avrà trovato sulla rete- disse Zoe.

-Non capisco le tue parole, o divina, ma colgo la tua scaltrezza oltre che la tua bellezza.

Gabe giurò che l’automa avesse pronunciato quelle parole con un sorriso sulle labbra, anche se non le aveva.

-Basta giocare, è solo una macchina, non possiamo cavargli le informazioni in qualche modo?- chiese Gabe all’amica.

-Bé è certamente una intelligenza artificiale di qualche tipo, forse un prototipo.

-Venuto male- aggiunse Gabe.

-Comunque posso collegarlo al mio computer e lavorarci alla vecchia maniera- continuò Zoe e si sgranchì le dita.

-Scusate se vi interrompo, ma il tempo stringe e dobbiamo ritrovare il mio vero corpo- si intromise il robot.

-Non dobbiamo fare proprio niente, tu adesso stai buono qui e non cominciare a parlare in rima.

-Ma ricordo perfettamente le parole del saggio: “quando incontrerai le due divinità Gabe e Zoe, di loro N7 e loro capiranno”.

-Capire cosa? E che saggio? Zoe aiutami!

-Intendevi N6 forse, i corpi per intelligenze artificiali.

-No, ricordo bene N7.

Ho cercato di risolvere al meglio la parità, spero di esserci riuscito, e adesso?

  • Zoe e Gabe decidono di spegnere l’automa precedentemente conosciuto come Dot e riflettere sul da farsi. (0%)
    0
  • L’automa che credeva di essere John Keats vuole andarsene e Zoe e Gabe provano a fermarlo. (80%)
    80
  • Zoe aiuta ancora una volta Gabe. (20%)
    20
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65 Commenti

  • Non un anno ma quasi… e così il colpo di scena finale me lo sono perso: chi è Hitomi?

    A quanto ho capito era tutto un sogno indotto dalla NEX, probabilmente un sistema per vivere in un mondo alternativo, una specie di enorme videogioco.

    Se devo essere sincero, non so dire se il racconto mi è piaciuto o meno perché è passato troppo tempo tra una capitolo e l’altro e molte cose sono andate perdute dalla mia memoria. Dovrei rileggermelo per intero da capo ma non so se avrò il tempo…

    Ciao 🙂

  • Loro stessi! Mi sembra l’opzione più fica!

    Due capitoli alla fine: siamo alla girandola finale (a meno che non vuoi fare un seguito) e qui abbiamo bisogno di qualcosa che smuova le acque! 😀

    Sei sempre brillante; peccato che la lenta pubblicazione mi faccia dimenticare alcuni dettagli.

    Ciao 🙂

  • Dunque scelgo il bistrot, vediamo chi lo popola.
    Ciao Gabriele!
    A proposito del fatto che prediligi ambienti dimessi, Gabe è davvero un antieroe, considerando quello che deve fare nella sinossi; a tratti sembra un Harrison Ford, ma senza espressione sul volto ?.Vediamo dove si va, buona domenica!

  • …il movimento protezione lumache (MPL) non sarà contento di quanto rivelato qui ma a parte questo la prosa è bella e scorrevole, piacevole lettura. Anche io ho problemi a seguire la storia… Però l’episodio seppur staccato dal contesto mi è piaciuto. Voto il bistrot,(naturalmente acattolico! ). Ciao??

  • Ciao, Gabriele.
    Come forse ti ho già scritto, fatico a tenere a mente gli avvenimenti e i personaggi perché passa troppo tempo tra un episodio e l’altro; quindi, valuto per quel che leggo al momento, un po’ fuori dal contesto della storia.
    Il capitolo mi è piaciuto: scrivere, sai scrivere, i personaggi e le atmosfere prendono vita tra le righe, mi è piaciuta la (non) descrizione dell’ambiente circostante e il gancio finale che invoglia a proseguire la storia. Chi è questo Emmet (che se avesse due “t” mi farebbe venire in mente un certo Emmett Brown), tipo strambo, in debito con Zoe?
    Io voto “non gli basta un favore come ricompensa” che, tra l’altro, il favore lo deve lui a lei quindi la ricompensa sarebbe mettersi a pari 🙂

    Spero di rileggerti presto. Ciao e alla prossima!

  • Ciao, Gabriele.
    È passato del tempo e non ricordo esattamente i fatti precedenti a questo capitolo, appena ho un po’ di tempi vado a rileggere i primi due capitoli.
    Le capacità non mancano e la storia è verosimile e ben raccontata.
    Voto il tizio del Black Market, siamo ancora agli inizi, non serve ancora una svolta secca.
    Buona giornata e alla prossima!

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