Racconti da New Pretoria: l’operaio e il poeta morto

Dove eravamo rimasti?

Cosa ha scoperto Zoe: Che un amico conosce un tizio al black market che ha lavorato al progetto N7 (75%)

Black-market

Solitudine, se vivere devo con te,

Sia almeno lontano dal mucchio confuso

Delle case buie; con me vieni in alto,

Dove la natura si svela, e la valle,

Il fiorito pendio, la piena cristallina

Del fiume appaiono in miniatura*;

Che ve ne pare?

-Wow- esclamò Zoe.

-Carina, davvero, ma puoi rimanere concentrato sul piano?- disse Gabe e indicò la olomappa, che galleggiava sul tavolo della cucina.

-Avete ragione, è solo che fuori è quasi l’alba e c’è una luce, Dio che luce, dovreste vederla- rispose l’automa.

-Presto saremo fuori e la vedremo meglio quella luce, dai Zoe, continua- tagliò corto Gabe.

-Ehm.. sì,- disse la donna con un attimo di esitazione. -Dicevo, il modo più sicuro per raggiungere il black-market è attraverso la rete di Verne.

-Non ne ho mai sentito parlare- commentò Gabe.

-È un insieme di gallerie Pre-Cupola, vecchie linee della metro e passaggi costruiti dai contrabbandieri. Ho una mappa, anche se parziale, che ci dovrebbe portare a meno di un isolato dal black-market.

-Come raggiungiamo questa rete?

-Dalle cantine, c’è un’uscita nascosta che dà sul vicolo dietro il palazzo, poi saranno pochi metri per il tombino che ci porterà sotto terra e al sicuro da occhi indiscreti.

-Dovremmo trovare un modo di controllare la zona prima di muoverci. I tizi che mi hanno sfasciato l’appartamento non sono più nel palazzo, ma forse sono ancora in giro.

-Le mie telecamere confermano che la via è libera- disse Zoe e mosse il braccio destro: l’olomappa sparì, al suo posto comparve l’inquadratura aerea del retro dell’edificio.

-Mi stupisci sempre di più Zoe, non riuscirò mai a sdebitarmi per tutto quello che stai facendo.

-Ci si aiuta tra amici, giusto? E poi non ho ancora fatto niente- disse lei e gli sorrise.

***

Erano sbucati attraverso una delle scale per il controllo della rete idrica in un angolo riparato. Gabe alzò il bavero del cappotto più che poteva e si calcò bene in testa il cappellino dei Blue Bulls. Secondo Zoe erano quasi arrivati, ma essere allo scoperto gli provocava sudori freddi, la sua faccia era l’unica conosciuta da chi rivoleva il cubo.

A differenza della viabilità pianificata e regolare di Downtown o del Fun District, i vicoli di OutTown si ramificavano disordinati nel ventre del quartiere. Il loro dipanarsi irregolare era il frutto delle generazioni passate di lì, che il futuro aveva dimenticato di cancellare. 

Mentre camminava a testa bassa e il vociare dei passanti era ormai diventato un rumore bianco, Gabe osservava i palazzi decadenti e la mancanza di qualsiasi forma di vegetazione: la sua New Pretoria non assomigliava affatto agli scorci sui depliant patinati degli hotel di Bridge Boulevard. Inspirò, l’aria puzzava di filtri esausti.

Raggiunsero un punto nel quale la striscia di asfalto abbracciava tre fatiscenti palazzi, che si davano le spalle a vicenda. Scesero gli scalini dell’arco che faceva da bocca al più grande e camminarono sotto i portici, illuminati dai led lungo i pilastri in cemento.
Si fermarono vicino a un muro scrostato, una tag fatta con lo spray esclamava:
“District 9
Fok julle naaiers!”
Zoe inserì una tessera nella fessura tra due mattoni e una porzione di parete, grande quanto una porta, scomparve rivelando una scala, che li portò di nuovo nel sottosuolo.

Un ampio tunnel ospitava l’ufficiale black-market di New Pretoria. Il posto aveva ricordato a Gabe una moderna versione dei sūq. Le varie attività erano prefabbricati disposti uno di fronte all’altro, così vicini, che alcune tettoie si sfioravano e non lasciavano intravedere la volta a botte molti metri più in alto. 

-Qui passava la vecchia linea della metropolitana nel periodo Pre-Cupola- spiegò Zoe mentre si infilava nell’affollata via tra i negozi. 

Passarono accanto a un chiosco e una zaffata acre, un misto di cavallette fritte e salsa Zaky, investì Gabe. Si fermò poco dopo, con gli occhi chiusi e una mano sulla bocca. Riuscì a non vomitare ma, quando riaprì gli occhi, Zoe era sparita. 

Proseguì tenendo per mano il claudicante automa e trovò la donna poco dopo, davanti a un negozio. Un’insegna al neon blu sopra la porta d’ingresso recitava “CIRCUITS” e un tavolino pieghevole a fianco di essa esponeva una serie di cianfrusaglie elettroniche: alcune integre, altre a pezzi. -Vi muovete è tardi!- gridò ai due.

L’interno del negozio sembrava la casa di un accumulatore, patito di qualsiasi cosa avesse dei circuiti. Tra le pile di oggetti intorno a loro, Gabe scorse un lettore DVD e persino uno di quei preistorici televisori a tubo catodico. -Sei sicura che siamo nel posto giusto?

-Il proprietario, Emmet, ha convinto l’ingegnere del progetto N7 ad incontrarci qui, mi doveva un favore- spiegò Zoe.

*Solitudine, se vivere devo con te – John Keats

Conosciamo Emmet e…

  • Ci comunica che purtroppo l’incontro è stato spostato altrove. (67%)
    67
  • Non gli basta un favore come ricompensa. (33%)
    33
  • Ci porta dall’ingegnere che i nostri cercano. (0%)
    0
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56 Commenti

  • Dunque scelgo il bistrot, vediamo chi lo popola.
    Ciao Gabriele!
    A proposito del fatto che prediligi ambienti dimessi, Gabe è davvero un antieroe, considerando quello che deve fare nella sinossi; a tratti sembra un Harrison Ford, ma senza espressione sul volto ?.Vediamo dove si va, buona domenica!

  • …il movimento protezione lumache (MPL) non sarà contento di quanto rivelato qui ma a parte questo la prosa è bella e scorrevole, piacevole lettura. Anche io ho problemi a seguire la storia… Però l’episodio seppur staccato dal contesto mi è piaciuto. Voto il bistrot,(naturalmente acattolico! ). Ciao??

  • Ciao, Gabriele.
    Come forse ti ho già scritto, fatico a tenere a mente gli avvenimenti e i personaggi perché passa troppo tempo tra un episodio e l’altro; quindi, valuto per quel che leggo al momento, un po’ fuori dal contesto della storia.
    Il capitolo mi è piaciuto: scrivere, sai scrivere, i personaggi e le atmosfere prendono vita tra le righe, mi è piaciuta la (non) descrizione dell’ambiente circostante e il gancio finale che invoglia a proseguire la storia. Chi è questo Emmet (che se avesse due “t” mi farebbe venire in mente un certo Emmett Brown), tipo strambo, in debito con Zoe?
    Io voto “non gli basta un favore come ricompensa” che, tra l’altro, il favore lo deve lui a lei quindi la ricompensa sarebbe mettersi a pari 🙂

    Spero di rileggerti presto. Ciao e alla prossima!

  • Ciao Gabriele!
    Ben ritrovato; ho letto la terza e mi rendo conto che non mi ricordo bene, a parte l’automa-poeta. Riprenderò presto, lo stile merita e la trama anche. Voto per l’amico che ha partecipato al progetto.
    Ciao!

  • Ciao e bentornato! Sono passati mesi e non mi ricordo un granché di quello che è successo ma voto “Una fonte anonima è disposta a rivelare l’ubicazione del prototipo N7, ma solo dietro un lauto compenso” perché mi sembra adatto a New Pretoria 😉

    Ciao 🙂

  • Ciao, Gabriele.
    È passato del tempo e non ricordo esattamente i fatti precedenti a questo capitolo, appena ho un po’ di tempi vado a rileggere i primi due capitoli.
    Le capacità non mancano e la storia è verosimile e ben raccontata.
    Voto il tizio del Black Market, siamo ancora agli inizi, non serve ancora una svolta secca.
    Buona giornata e alla prossima!

  • Ciao Gabriele,
    avevo cominciato a leggerti qualche giorno fa ma mi ero malauguratamente interrotto a metà del capitolo.
    Eccoci, finalmente.
    Ti segnalo subito in modo molto antipatico e da nazi-grammar il refuso “nessun’altro” del primo capitolo.
    Come sono cattivo.
    Scherzi a parte, ho un debole per le storie distopiche e questa tua città rinchiusa sotto una gigantesca cupola… Poi mi sono innamorato dei personaggi, tutti e cinque (contando anche Keats) interagiscono tra di loro in modo così naturale. Che tenerezza la piccola Principessa.
    Porti avanti di pari passo la trama con la descrizione del mondo che hai immaginato creando un tutt’uno tra sequenze descrittive, narrative e dialogate. Dopo mi spieghi dove hai nascosto la tua bacchetta magica.
    Ciao,
    a presto.

  • Ciao Gabriele,
    Ho voglia di uscire di casa, perciò ho votato per il robot che vuole andarsene. Spero di immaginare anche l’ambiente circostante perché mi incuriosisce parecchio.
    Carina l’idea di associare l’intelligenza artificiale al poeta inglese, bravo ?
    A presto
    Ilaria

  • Ciao Gabriele!
    Scelgo il tentativo di fuga dell’automa che credeva di essere John Keats (bellissima frase). Gabe e Zoe sono personaggi con cui è facile empatizzare, sembrano ai margini di una realtà fantascientifica, con mezzi e abitazioni dimesse. Ti seguo, bella lettura.
    Ciao!

  • Rieccomi, Gabriele. Ho votato per il tentativo di fuga.
    Ehi, John Keats è un colpo basso 😀
    Una delle cose che apprezzo di più nelle storie di fantascienza è la naturalezza della narrazione, vale a dire la capacità dell’autore di raccontarci mondi e società diverse dalla nostra senza essere didascalici, facendo fluire naturalmente le informazioni necessarie. Questo capitolo ne è un grande esempio!
    Poi, se ci rimane qualche dubbio, c’è sempre san Google, che – ohibò! – ci fa scoprire che il PLA, come l’ichnusaite, esiste davvero! 😀
    Bravissimo, fai venir voglia anche a un me di scrivere “vera” fantascienza.

    Ciao, ti auguro un’ottima settimana

    • Ciao Erri, ero sicuro che la citazione l’avresti colta, come poteva essere diversamente 😉
      Ah, il mitico PLA, ne sono venuto a conoscenza quando ho comprato la stampante 3D, mi sembrava abbastanza natural-futuristico e l’avevo già usato in un vecchio racconto di New Pretoria. Piccolo consiglio, se mai ti capiterà di usarlo, non lasciarlo troppo al sole 😀
      Cerco sempre di evitare le infodump e sono felice di esserci riuscito.
      Sai già come la penso su un tuo eventuale racconto di “vera” fantascienza, se trovassi del tempo… grazie per i complimenti, auguro un’ottima settimana anche a te.

  • John Keats vuole andarsene…
    Mi piace il sarcasmo di Gabe, ho sorriso più volte durante lo scambio di battute con Dot e l’I.A. Keats. Se il “prototipo” è riuscito male, i tuoi personaggi sono molto più che riusciti.
    Ciao Gabriele, alla prossima.

  • Okay, per trovare dei difetti posso dirti che le d eufoniche tra vocali diverse non si usano e quei – al posto dei trattini di dialogo sono brutti (se no dico sempre solo ohhh! Che bello, che bravo! ^^)
    Jon Keats inseguito da Ade: che figata! Finiamo al cimitero degli inglesi versione New Pretoria?
    Ho scelto che il « poeta » vorrebbe andare 🙂
    Bef

    • Ciao Bef, cimitero degli inglesi? Non ci avevo pensato, una bella idea, magari te la rubo 🙂
      Le critiche costruttive mi hanno sempre aiutato, quindi segnala qualsiasi cosa che non ti torna, ma sai che quelle d eufoniche non le ho trovate neanche rileggendo, avrei bisogno di un correttore di bozze…
      Sì, i meno sono bruttini, ma la mia pigrizia ha vinto sul mio senso estetico 😀
      Grazie e alla prossima

  • Ciao, Gabriele.
    Questo capitolo mi ha fatto venire in mente una serie Netflix: Altered Carbon, dove a contaminare l’atmosfera cyberpunk è un’intelligenza artificiale che si crede Poe e che gestisce un hotel virtuale che si chiama Corvo hotel. L’hai mai vista? È molto carina, ho preferito la prima serie, perché il protagonista, Joel Kinnaman, aggiunge una nota struggente alla trama, ma sto divagando. 🙂
    Il capitolo è scorrevole, ben scritto e ben articolato. Mi piace molto. Ti segnalo un “di” che immagino sia imperativo, senza apostrofo nella frase: “di loro N7 e loro capiranno”.
    Non ho altro da aggiungere; perciò, ti saluto e ti auguro una buona domenica.

    Alla prossima!

  • L’automa è davvero simpatico e devono trattenerlo.
    Ciao anche io non sono uno avvezzo a questo genere di racconto ma il tuo l’ho letto con piacere perché è ben confezionato e mi ha fatto venire in mente che la tecnologia potrà essere potenziata quanto si vuole ma così facendo si corre il rischio di ritrovarsi un Giacomo Leopardi con la forma di un automa, cubico o meno. Interessante. Simpatici i protagonisti, proverò a seguirti ancora sperando di non perdermi in un mondo oscuro per me tanto complicato…. ciao 🙂

  • Ciao Gabriele!
    Robotica e vita quotidiana, incipit interessante e soprattutto scritto molto bene, complimenti! Ho visto che New Pretoria ricorre nei tuoi scritti, quindi leggerò qualcosa che mi “ambienti”. Do fiducia a Dot, e ti auguro una buona giornata.
    Ciao!

  • Ciao Gabriele,
    seguo volentieri la tua storia di fantascienza che inizia trascinandomi dentro un mondo di androidi. Mi è piaciuto perché mi ha fatto venire in mente il mitico film di Blade Runner.
    Zoe mi sembra una donna intelligente e di sicuro noterà un particolare sfuggito, invece, a Gabe.
    Curiosa sul cosa possa esser il cubo.
    Un buon Incipit.
    Ilaria

  • Dot!
    Lo so che suona finto e ruffiano, ma ti assicuro che solo pochi giorni fa pensavo a quanto mi dispiacesse non poter leggere nuove storie di New Pretoria, che per me restano una delle cose più belle mai lette sul sito (e anche altri siti, ma non allarghiamoci troppo). Triplo wow! Questo 2021 inizia a migliorare 🙂
    Mi gusta tutto, nulla da ridire.
    Ben ritrovato, Gabe
    Bef.

  • Rieccomi… o meglio, rieccoti, e aggiungerei finalmente, Gabriele!
    Ho votato per il particolare.
    Qualunque fosse stata la storia scelta per tornare, sarei stato contento, sai quanto ti apprezzo.
    Ma tornare con un nuovo episodio ambientato a New Pretoria… be’, aggiunge un quid che mi avvicina al Nirvana! Ooohm ?! ???
    Ciao, buona giornata!

  • Ciao, Gabriele.
    Che bello ritrovarti con una nuova storia, qualcosa si muove su TI 🙂
    Allora, veniamo al racconto: mi piace sempre leggere di mondi futuri o dispotici, mi piace immaginare come potrebbe essere la mia realtà in un altro universo (anche se non c’entra con la tua storia) o come potrebbe cambiare la vita degli esseri umani nel futuro, ma non so scriverne o forse sono solo pigra, perciò ammiro coloro che (come con il fantasy) immaginano mondi diversi e li raccontano così bene da renderli visibili agli occhi del lettore. Sono curiosa di conoscere altro sull’edificio J, su Zoe e i suoi amici sgangherati, sul protagonista e, ovviamente, sul cubo.
    Ho votato per il particolare che potrebbe essere d’aiuto, avrei potuto scegliere che la rivelazione arrivasse dal robot, ma mi va di sapere di più sulle conoscenze dell’amica; ho scartato l’intervento di un altro personaggio perché, se si contano Dot e Principessa e i “caporali” che immagino abbiano un ruolo nella storia (e li avrei inseriti con la maiuscola), ci sono già molti personaggi da ricordare 😉
    Ciò detto, sono felice che tu sia tornato, di certo la piattaforma ne gioverà.

    Alla prossima!

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