Racconti da New Pretoria: l’operaio e il poeta morto

Dove eravamo rimasti?

Conosciamo Emmet e… Ci comunica che purtroppo l’incontro è stato spostato altrove. (67%)

Un modo strano per comunicare il cambio di sede del meeting

Dalle condizioni del negozio, Gabe si era immaginato il proprietario vecchio almeno quanto le cianfrusaglie sepolte all’interno, per questo rimase stupito dal giovanotto dalla pelle ambrata che gli si presentò di fronte. Stava seduto davanti a un bancone in legno, intento a saldare una scheda elettronica che osservava attraverso una lente d’ingrandimento: -Sei in ritardo!- disse senza staccare lo sguardo dal suo lavoro.

-Neanche un quarto d’ora- controbatté Zoe.

-Purtroppo il tipo se ne è andato- continuò Emmet e alzò lo sguardo verso i tre.

-Come andato, dovevi trattenerlo, ti avevo spiegato quanto era importante.

-Non credi ci abbia provato, dopo tutta la fatica fatta per trovarlo, l’ultima cosa che volevo era proprio affrontare una discussione del genere con te. Ma non ha voluto sentire ragioni e se vuoi sapere la mia, non era del tutto a posto.

-Cosa intendi?

-Aveva l’aspetto di uno che non dorme da giorni, continuava a controllare il suo pad e a sbirciare fuori dalla vetrina.

-Ma non c’è modo di contattarlo ancora?- si intromise Gabe.

-Forse, magari con qualche migliaio di crediti.

-E il favore che mi dovevi?- chiese Zoe.

-Per quanto mi riguarda siamo pari, ho fatto la mia parte, forse anche di più cercando di trattenere un pazzoide.

-Ah, adesso capisco, ti sei inventato tutta la storiella solo per spillarmi dei crediti.

-Riconosco la puzza della menzogna dopo aver anelato alle verità per tutta la vita- esclamò l’automa che credeva di essere John Keats.

-Tutti pazzi mi capitano oggi in negozio- bofonchiò Emmet passandosi una mano tra i capelli crespi. 

-Non si possono ingannare gli occhi di un poeta, lei ha qualcosa che ci appartiene- continuò il robot, che allungò il braccio e indicò l’uomo dietro il bancone. -Ci consegni il messaggio prima che l’ira di due divinità si scateni contro di voi!

Gabe notò una fugace espressione trasparire dal volto del giovane: stupore. 

-Di cosa sta parlando, Emmet?- chiese Zoe.

-E io che ne so, non sembra funzionare molto bene quel catorcio, dovresti farlo controllare da uno bravo.

Forse Dot aveva ragione o forse Gabe sperava solo che avesse ragione, ma non aveva importanza. Non poteva più tornare a casa o al lavoro, non aveva i crediti necessari per un altro incontro e qualcuno lo stava cercando: doveva conoscere quel messaggio. Una goccia di sudore gli passò accanto all’orecchio mentre infilava la mano destra sotto la giacca. Strinse il calcio della pistola con il palmo umido, inspirò profondamente l’aria carica di piombo e la estrasse: -Basta scuse!- urlò con la pistola puntata al petto di Emmet. -Dicci la verità!

Zoe fece qualche passo indietro a bocca aperta.

-Dì al tuo amico di stare calmo- disse Emmet, si alzò dallo sgabello con le mani in alto.

-Fermo!- intimò Gabe e fece scivolare il dito sul grilletto. L’esplosione risuonò nel locale dal soffitto basso. Il proiettile era passato accanto alla spalla del proprietario del negozio e aveva distrutto un renna giocattolo nella pila addossata al muro posteriore.

-Basta Gabe!- lo supplicò Zoe.

Lui la ignorò, rimase con gli occhi fissi su quelli neri dell’altro uomo. -Non ti farò il resoconto delle mie ultime ore, ma sappi che sono disposto a credere a un robot pazzo tanto sono senza speranze. Quindi te lo richiedo un’altra volta e se l’amico John qui dice che menti ancora, giuro che ti ammazzo. Non ho niente da perdere, la mia vita è fottuta comunque- tirò indietro il cane della colt.

-Daccordo daccordo, il tipo è davvero venuto qui e davvero era mezzo pazzo, non si è fermato più di cinque minuti e poi mi ha detto di dirvi :  “Qui giace un uomo il cui nome fu scritto sull’acqua” e che se eravate le persone giuste avreste capito e lo avreste trovato lì.

-Severn!- esclamò Dot -Al cimitero acattolico di Roma, presto!- E con la sua andatura claudicante si precipitò fuori dal negozio.

Zoe osservò i due uomini, schiuse le labbra come per dire qualcosa ma rimase in silenzio e uscì anche lei.

-Vuoi ancora spararmi?- chiese Emmet.

-Non sarei arrivato a tanto se ci avessi detto subito la verità, invece di essere avido- disse Gabe, si mosse lentamente verso l’uscita, tenne l’uomo sotto tiro finché non scomparve dietro uno scaffale e seguì di corsa i due amici.

*

Zoe intercettò Gabe all’uscita e lo trascinò di peso in un angolo libero: -Cosa cazzo era quello che hai appena fatto?- lo accusò a denti stretti.  -E da quando hai una pistola?

-Questa è solo un cimelio di famiglia- rispose con la mano all’altezza del cuore. -Ogni tanto sparo alle lumache malate giù in discarica. Mi serviva qualcosa per proteggermi, lo sai che persone mi cercano.

-Questo lo capisco, ma quella scenata, sembravi un altro, mi hai fatto paura.

-Sono disperato e spaventato Zoe, non so nemmeno se questa pista porterà a qualcosa ma è l’unica possibilità che ho e sono disposto a tutto pur di non perderla.

Andiamo al cimitero acattolico di Roma, che in realtà è:

  • Gli Hanging Gardens, la zona verde di New Pretoria. (33%)
    33
  • La discarica di New Pretoria, sul bordo della cupola. (17%)
    17
  • L’Asian Sound, un bistrot sotto la monorotaia. (50%)
    50
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56 Commenti

  • …il movimento protezione lumache (MPL) non sarà contento di quanto rivelato qui ma a parte questo la prosa è bella e scorrevole, piacevole lettura. Anche io ho problemi a seguire la storia… Però l’episodio seppur staccato dal contesto mi è piaciuto. Voto il bistrot,(naturalmente acattolico! ). Ciao😁🙋

  • Ciao, Gabriele.
    Come forse ti ho già scritto, fatico a tenere a mente gli avvenimenti e i personaggi perché passa troppo tempo tra un episodio e l’altro; quindi, valuto per quel che leggo al momento, un po’ fuori dal contesto della storia.
    Il capitolo mi è piaciuto: scrivere, sai scrivere, i personaggi e le atmosfere prendono vita tra le righe, mi è piaciuta la (non) descrizione dell’ambiente circostante e il gancio finale che invoglia a proseguire la storia. Chi è questo Emmet (che se avesse due “t” mi farebbe venire in mente un certo Emmett Brown), tipo strambo, in debito con Zoe?
    Io voto “non gli basta un favore come ricompensa” che, tra l’altro, il favore lo deve lui a lei quindi la ricompensa sarebbe mettersi a pari 🙂

    Spero di rileggerti presto. Ciao e alla prossima!

  • Ciao, Gabriele.
    È passato del tempo e non ricordo esattamente i fatti precedenti a questo capitolo, appena ho un po’ di tempi vado a rileggere i primi due capitoli.
    Le capacità non mancano e la storia è verosimile e ben raccontata.
    Voto il tizio del Black Market, siamo ancora agli inizi, non serve ancora una svolta secca.
    Buona giornata e alla prossima!

  • Ciao Gabriele,
    avevo cominciato a leggerti qualche giorno fa ma mi ero malauguratamente interrotto a metà del capitolo.
    Eccoci, finalmente.
    Ti segnalo subito in modo molto antipatico e da nazi-grammar il refuso “nessun’altro” del primo capitolo.
    Come sono cattivo.
    Scherzi a parte, ho un debole per le storie distopiche e questa tua città rinchiusa sotto una gigantesca cupola… Poi mi sono innamorato dei personaggi, tutti e cinque (contando anche Keats) interagiscono tra di loro in modo così naturale. Che tenerezza la piccola Principessa.
    Porti avanti di pari passo la trama con la descrizione del mondo che hai immaginato creando un tutt’uno tra sequenze descrittive, narrative e dialogate. Dopo mi spieghi dove hai nascosto la tua bacchetta magica.
    Ciao,
    a presto.

  • Rieccomi, Gabriele. Ho votato per il tentativo di fuga.
    Ehi, John Keats è un colpo basso 😀
    Una delle cose che apprezzo di più nelle storie di fantascienza è la naturalezza della narrazione, vale a dire la capacità dell’autore di raccontarci mondi e società diverse dalla nostra senza essere didascalici, facendo fluire naturalmente le informazioni necessarie. Questo capitolo ne è un grande esempio!
    Poi, se ci rimane qualche dubbio, c’è sempre san Google, che – ohibò! – ci fa scoprire che il PLA, come l’ichnusaite, esiste davvero! 😀
    Bravissimo, fai venir voglia anche a un me di scrivere “vera” fantascienza.

    Ciao, ti auguro un’ottima settimana

    • Ciao Erri, ero sicuro che la citazione l’avresti colta, come poteva essere diversamente 😉
      Ah, il mitico PLA, ne sono venuto a conoscenza quando ho comprato la stampante 3D, mi sembrava abbastanza natural-futuristico e l’avevo già usato in un vecchio racconto di New Pretoria. Piccolo consiglio, se mai ti capiterà di usarlo, non lasciarlo troppo al sole 😀
      Cerco sempre di evitare le infodump e sono felice di esserci riuscito.
      Sai già come la penso su un tuo eventuale racconto di “vera” fantascienza, se trovassi del tempo… grazie per i complimenti, auguro un’ottima settimana anche a te.

  • Ciao, Gabriele.
    Questo capitolo mi ha fatto venire in mente una serie Netflix: Altered Carbon, dove a contaminare l’atmosfera cyberpunk è un’intelligenza artificiale che si crede Poe e che gestisce un hotel virtuale che si chiama Corvo hotel. L’hai mai vista? È molto carina, ho preferito la prima serie, perché il protagonista, Joel Kinnaman, aggiunge una nota struggente alla trama, ma sto divagando. 🙂
    Il capitolo è scorrevole, ben scritto e ben articolato. Mi piace molto. Ti segnalo un “di” che immagino sia imperativo, senza apostrofo nella frase: “di loro N7 e loro capiranno”.
    Non ho altro da aggiungere; perciò, ti saluto e ti auguro una buona domenica.

    Alla prossima!

  • L’automa è davvero simpatico e devono trattenerlo.
    Ciao anche io non sono uno avvezzo a questo genere di racconto ma il tuo l’ho letto con piacere perché è ben confezionato e mi ha fatto venire in mente che la tecnologia potrà essere potenziata quanto si vuole ma così facendo si corre il rischio di ritrovarsi un Giacomo Leopardi con la forma di un automa, cubico o meno. Interessante. Simpatici i protagonisti, proverò a seguirti ancora sperando di non perdermi in un mondo oscuro per me tanto complicato…. ciao 🙂

  • Ciao Gabriele,
    seguo volentieri la tua storia di fantascienza che inizia trascinandomi dentro un mondo di androidi. Mi è piaciuto perché mi ha fatto venire in mente il mitico film di Blade Runner.
    Zoe mi sembra una donna intelligente e di sicuro noterà un particolare sfuggito, invece, a Gabe.
    Curiosa sul cosa possa esser il cubo.
    Un buon Incipit.
    Ilaria

  • Dot!
    Lo so che suona finto e ruffiano, ma ti assicuro che solo pochi giorni fa pensavo a quanto mi dispiacesse non poter leggere nuove storie di New Pretoria, che per me restano una delle cose più belle mai lette sul sito (e anche altri siti, ma non allarghiamoci troppo). Triplo wow! Questo 2021 inizia a migliorare 🙂
    Mi gusta tutto, nulla da ridire.
    Ben ritrovato, Gabe
    Bef.

  • Ciao, Gabriele.
    Che bello ritrovarti con una nuova storia, qualcosa si muove su TI 🙂
    Allora, veniamo al racconto: mi piace sempre leggere di mondi futuri o dispotici, mi piace immaginare come potrebbe essere la mia realtà in un altro universo (anche se non c’entra con la tua storia) o come potrebbe cambiare la vita degli esseri umani nel futuro, ma non so scriverne o forse sono solo pigra, perciò ammiro coloro che (come con il fantasy) immaginano mondi diversi e li raccontano così bene da renderli visibili agli occhi del lettore. Sono curiosa di conoscere altro sull’edificio J, su Zoe e i suoi amici sgangherati, sul protagonista e, ovviamente, sul cubo.
    Ho votato per il particolare che potrebbe essere d’aiuto, avrei potuto scegliere che la rivelazione arrivasse dal robot, ma mi va di sapere di più sulle conoscenze dell’amica; ho scartato l’intervento di un altro personaggio perché, se si contano Dot e Principessa e i “caporali” che immagino abbiano un ruolo nella storia (e li avrei inseriti con la maiuscola), ci sono già molti personaggi da ricordare 😉
    Ciò detto, sono felice che tu sia tornato, di certo la piattaforma ne gioverà.

    Alla prossima!

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