Racconti da New Pretoria: l’operaio e il poeta morto

Dove eravamo rimasti?

Andiamo al cimitero acattolico di Roma, che in realtà è: L’Asian Sound, un bistrot sotto la monorotaia. (50%)

SOUL FOOD

-Ma davvero ti sembra Roma questa?- chiese Zoe al robot.

-Devo ammettere che è cambiata dalla mia morte, ma riconosco alcuni luoghi, ad esempio, lì dietro c’è un ristorante che fa una gricia fantastica- rispose l’automa che credeva di essere John Keats e indicò un vicolo stretto poco più avanti, senza smettere di camminare.

-Ottimo, scrivi una recensione su Yeld- commentò Gabe e si avvicinò a Zoe: -Dimmi che hai un’idea migliore che seguire un robot pazzo che crede di essere a Roma- le bisbigliò all’orecchio.

-Purtroppo no, ma Emmet ha detto che anche il tipo che dovevamo incontrare era pazzo, magari tra di loro si capiscono. 

Gabe sbuffò: -Speriamo solo di arrivarci prima che mi trovino, ogni sguardo mi sembra sospetto- si strinse nel cappotto e continuò a seguire i due a testa bassa.

-Siamo quasi arrivati, non preoccupatevi- disse l’automa e dopo pochi minuti di cammino, si fermò di colpo.

La linea della monorotaia, che si snodava tra gli edifici qualche metro sopra le loro teste, gettava la sua ombra sulle facciate degli appartamenti a destra della strada, coprendo il loro stato di abbandono.  Dalla loro parte, invece, una serie di negozietti, sui quali spiccava un locale della catena SlowAnSlurp con la tipica insegna verde acido dalla grafica urlata. Percepirono una vibrazione crescente, un treno passò in quel momento e uno scirocco artificiale li investì.

-È un strada come le altre del quartiere.

-Ma non vedete il cancello, seguitemi- disse il robot e si avvicinò alla porta a vetri di un locale. Una piccola insegna recitava: Asian Sound – Korean Cousine by Cheng Oh!

-Un ristorante coreano è molto simile a un cimitero acattolico in effetti. Dai forza, torniamo a casa- disse Gabe e scosse il capo.

-Ormai siamo qui, tanto vale entrare- commentò Zoe.

-Già, magari l’amico di John è dentro che ci aspetta e ha già ordinato per noi.

-Vieni- insistette Zoe e lo tirò per un braccio.

Una campanella fissata in cima alla porta avvisò tutti gli ospiti del ristorante del loro arrivo: un uomo e una donna seduti alla loro sinistra gli lanciarono un’occhiata distratta per poi tornare a parlare mentre l’uomo seduto su uno degli sgabelli al bancone continuò a dar loro le spalle.

Gabe scrutò il grande locale illuminato da due lunghe file di neon sul soffitto e rimase stupito, non tanto per lo smunto azzurro delle pareti o la pelle rossa consunta dei divanetti, quanto dallo stile del locale: American diner 1950, qualcosa di molto diverso da quello che prometteva l’insegna e dall’odore di pesce fritto e verdure bollite che gli riempiva le narici. 

-Cliente arrivo!- squittì una voce dall’inglese incerto e un basso uomo dal taglio degli occhi orientale sbucò dalla porta della cucina, dietro il bancone.

Aveva un cranio allungato coperto da corti capelli neri e un terzo piccolo braccio sotto quello sinistro che strofinò sul grembiule pieno di macchie. Gabe pensò subito fosse un Ouster, uno di quelli vissuti fuori dalla cupola negli anni peggiori, quando ormai i livelli di schifezze nell’aria e le radiazioni solari erano tali da provocare ogni genere di mutazioni. Rimase colpito dal suo sguardo, ci trovava quella speranza che desiderava più di ogni altra cosa in quel momento.

-Cerchiamo la mia tomba, signore- disse il robot non appena l’uomo si avvicinò.

-No tomba qui, mangiare grande cibo di chef Cheng Oh! Che sono io.

-Stiamo cercando una persona che ci ha dato appuntamento in questo posto, le dice niente il nome Severn?

-Souaver, voi conoscete grande ricetta, Ohnorato- disse Cheng e fece una risatina coprendosi la bocca con la mano.

-Forse non ha capito, io sono John Keats e questi…

-Sei davvero tu?- disse ad alta voce l’uomo seduto al bancone, ottenendo l’immediata attenzione del gruppo. Ruotò sullo sgabello e si alzò in piedi, il cigolio provocò un brivido sulla pelle di Zoe. 

L’uomo passò in rassegna con lo sguardo uno per uno, poi fissò di nuovo gli occhi sull’automa e disse: -Non mi riconosci, sono il tuo amico Severn!

L’automa esitò qualche secondo, prima avvicinarsi abbastanza per abbracciarlo. -Quanto tempo mio buon amico, non sai che gioia rivederti.

Gabe e Zoe li raggiunsero, ignorando il povero Cheng intento a elencare i suoi piatti migliori.

-Quindi è lei l’ingegnere che dovevamo incontrare da Emmet?-chiese la donna.

-Già, ho sperato tanto che foste quelli giusti, scusate per la prova, ma solo in questo modo potevo essere certo- rispose Severn.

-Una prova, cos’è una specie di gioco per te?- ringhiò Gabe.

-Abbassi la voce, questo è tutto meno che un gioco, sediamoci a quel tavolo e risponderò a tutte le vostre domande- disse Severn e poi si rivolse a Cheng: -Portaci quattro frappè.

Mentre prendevano posto, Grabe scrutò l’uomo: aveva lunghi capelli bianchi raccolti in una coda, degli occhiali con la montatura di osso che poggiavano su un naso affilato e adesso che erano sotto al neon che funzionava meglio, il viso era più rugoso di quello che gli era sembrato, doveva avere almeno cento anni.

Finalmente Gabe avrà qualche risposta o forse no, voi che dite?

  • Severn in realtà non è chi dice di essere (0%)
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  • Gabe ottiene le informazioni ma non tutte perché l’incontro viene interrotto (100%)
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  • Gabe ottiene le informazioni sul cubo e sul progetto N7 (0%)
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65 Commenti

  • Non un anno ma quasi… e così il colpo di scena finale me lo sono perso: chi è Hitomi?

    A quanto ho capito era tutto un sogno indotto dalla NEX, probabilmente un sistema per vivere in un mondo alternativo, una specie di enorme videogioco.

    Se devo essere sincero, non so dire se il racconto mi è piaciuto o meno perché è passato troppo tempo tra una capitolo e l’altro e molte cose sono andate perdute dalla mia memoria. Dovrei rileggermelo per intero da capo ma non so se avrò il tempo…

    Ciao 🙂

  • Loro stessi! Mi sembra l’opzione più fica!

    Due capitoli alla fine: siamo alla girandola finale (a meno che non vuoi fare un seguito) e qui abbiamo bisogno di qualcosa che smuova le acque! 😀

    Sei sempre brillante; peccato che la lenta pubblicazione mi faccia dimenticare alcuni dettagli.

    Ciao 🙂

  • Dunque scelgo il bistrot, vediamo chi lo popola.
    Ciao Gabriele!
    A proposito del fatto che prediligi ambienti dimessi, Gabe è davvero un antieroe, considerando quello che deve fare nella sinossi; a tratti sembra un Harrison Ford, ma senza espressione sul volto ?.Vediamo dove si va, buona domenica!

  • …il movimento protezione lumache (MPL) non sarà contento di quanto rivelato qui ma a parte questo la prosa è bella e scorrevole, piacevole lettura. Anche io ho problemi a seguire la storia… Però l’episodio seppur staccato dal contesto mi è piaciuto. Voto il bistrot,(naturalmente acattolico! ). Ciao??

  • Ciao, Gabriele.
    Come forse ti ho già scritto, fatico a tenere a mente gli avvenimenti e i personaggi perché passa troppo tempo tra un episodio e l’altro; quindi, valuto per quel che leggo al momento, un po’ fuori dal contesto della storia.
    Il capitolo mi è piaciuto: scrivere, sai scrivere, i personaggi e le atmosfere prendono vita tra le righe, mi è piaciuta la (non) descrizione dell’ambiente circostante e il gancio finale che invoglia a proseguire la storia. Chi è questo Emmet (che se avesse due “t” mi farebbe venire in mente un certo Emmett Brown), tipo strambo, in debito con Zoe?
    Io voto “non gli basta un favore come ricompensa” che, tra l’altro, il favore lo deve lui a lei quindi la ricompensa sarebbe mettersi a pari 🙂

    Spero di rileggerti presto. Ciao e alla prossima!

  • Ciao e bentornato! Sono passati mesi e non mi ricordo un granché di quello che è successo ma voto “Una fonte anonima è disposta a rivelare l’ubicazione del prototipo N7, ma solo dietro un lauto compenso” perché mi sembra adatto a New Pretoria 😉

    Ciao 🙂

  • Ciao, Gabriele.
    È passato del tempo e non ricordo esattamente i fatti precedenti a questo capitolo, appena ho un po’ di tempi vado a rileggere i primi due capitoli.
    Le capacità non mancano e la storia è verosimile e ben raccontata.
    Voto il tizio del Black Market, siamo ancora agli inizi, non serve ancora una svolta secca.
    Buona giornata e alla prossima!

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