Racconti da New Pretoria: l’operaio e il poeta morto

Dove eravamo rimasti?

Finalmente Gabe avrà qualche risposta o forse no, voi che dite? Gabe ottiene le informazioni ma non tutte perché l’incontro viene interrotto (100%)

Lasciando alcuni amici di prima mattina

-Quindi il cubo è un C.S., cioè?- domandò Gabe.

-Cervello Sintetico, la rete neurale artificiale più simile ad un cervello umano che sia mai esistita- rispose l’anziano Severn e sistemò più in alto gli occhiali sul naso. -È programmata per ricreare i processi neurali e perciò la mente di qualunque individuo, a patto di avere abbastanza informazioni su di lui. Convengo che la scelta di un poeta romantico sia strana…

-Va bene, va bene- lo interruppe Gabe, -ma come ha fatto a finire addosso a me?

-Mi piacerebbe saperlo, quando ho scoperto che Curtis non ce l’aveva più nonostante il mio uomo avesse fallito, pensavo fosse andato perduto.

-Adesso capisco, Curtis è il padrone della mia fabbrica e il tizio che scappava e che mi ha messo in tasca il cubo doveva essere il suo uomo- disse Gabe e si accarezzò l’ispida barba. -Non mi è chiaro però come mai un ingegnere così brillante abbia rapporti con certa gente.

-Lunga storia- esordì Severn e sospirò. -Sono stato un ingegnere della Shadowcorp per venti anni, inizialmente sviluppavo i cervelli dei modelli N6, poi sono passato a sviluppare quelli delle unità N7.

-Quindi esiste il progetto N7, non è solo una chiacchiera da darknet- esclamò Zoe.

-Non divaghiamo, per favore continui.

-La farò breve: la Shadowcorp voleva licenziarmi e affidare il lavoro a un altro, così ho deciso di rubare il progetto e scappare. Ho continuato a lavorare in clandestinità, ma avevo bisogno di soldi.

-E li ha chiesti a Curtis.

-Già, non sono riuscito a restituirgli tutta la somma e lui ha deciso di prendersi il mio C.S. Come pagamento- concluse Severn.

-Di bene in meglio, non bastava quel malavitoso del mio capo, adesso c’è di mezzo anche una corporation da miliardi di crediti e tutto per il cervello di un robot che funziona anche male- sbottò Gabe.

-Non funziona male,- controbatté l’ingegnere, -solo non è collegato all’unità giusta. Una volta inserito in una N7, avremo il poeta John Keats di nuovo tra noi. Non capite le implicazioni di una scoperta come questa?

-Anche i possibili sviluppi commerciali- commentò Zoe.

-Esatto e una volta venduta, ci saranno crediti per risolvere i miei e i vostri problemi, dobbiamo solo recuperare un’unità N7 e il gioco è fatto.

-Un piano perfetto- disse Gabe guardandosi attorno, poi fece un cenno a Zoe: -Posso parlarti in privato?- chiese.

I due si congedarono insieme dal tavolo e raggiunsero il bancone sul fondo del locale. Gabe estrasse il PDA dalla tasca.

-Cosa intendi fare?- gli chiese la donna una volta soli.

-Ho la possibilità di risolvere tutto finalmente, se scrivo al mio capo che oltre al cubo posso consegnargli anche il suo proprietario nonché debitore, sono sicuro che riesco a strappare un accordo vantaggioso.

-Ti puoi fidare di uno come Curtis?

-Vedi altre opzioni? Mi sembra che questa farsa sia durata fin troppo. È stata anche colpa mia, lo riconosco, avessi portato quel cazzo di cubo subito al mio capo ci saremmo evitati tutto questo, mi dispiace averti coinvolto.

-Non puoi sapere come sarebbe andata e mi fa piacere aiutare un amico- disse Zoe e cercò senza successo lo sguardo di lui, fisso sullo schermo del PDA.

-Questo coso non funziona- sentenziò Gabe e colpì il dispositivo che teneva tra le mani.

Un’esplosione devastò l’ingresso del locale.

Gabe e Zoe vennero sbalzati oltre il balcone contro le mensole piene di bottiglie e finirono sul pavimento sotto una pioggia di vetro.

Gabe si alzò a fatica, sentiva solo un fischio assordante. Il fumo era ovunque e gli bruciava gli occhi mentre le fiamme illuminavano il locale. Guardò alla sua sinistra e vide l’amica aggrappata al bancone nel tentativo di rialzarsi. Lei lo fissava e muoveva la bocca, un rivolo di sangue le accarezzava la guancia.

Guardò in direzione del tavolo dove erano seduti pochi istanti prima, ma non c’era traccia dell’automa o di Severn, per quel poco che riusciva a vedere, l’intera facciata del locale era andata in frantumi o aveva preso fuoco. Vide quattro ombre muoversi agili in modo coordinato, imbracciavano qualcosa che faceva luce.

Un peso considerevole lo trascinò verso il basso, al sicuro sotto il bancone, era Zoe. Si sdraiò accanto a lui.

Il fischio nelle orecchie di Gabe iniziò a farsi intermittente e nelle pause sentiva colpi di arma da fuoco ruggire sopra la sua testa. Alla fine il fischio cessò, giusto in tempo per ascoltare il silenzio che aleggiava nel locale, impensabile fino a qualche secondo prima, essere interrotto dal rumore di passi sempre più vicini. Strinse la mano dell’amica, respirò l’aria densa di polvere da sparo e legno bruciato, entrambi chiusero gli occhi.

-Venite fuori da lì, dobbiamo andare a recuperare il mio corpo, adesso so dove trovarlo- disse la familiare voce dell’automa precedentemente conosciuto col nome di Dot.

Dove si trova il corpo di John?

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60 Commenti

  • Dunque scelgo il bistrot, vediamo chi lo popola.
    Ciao Gabriele!
    A proposito del fatto che prediligi ambienti dimessi, Gabe è davvero un antieroe, considerando quello che deve fare nella sinossi; a tratti sembra un Harrison Ford, ma senza espressione sul volto ?.Vediamo dove si va, buona domenica!

  • …il movimento protezione lumache (MPL) non sarà contento di quanto rivelato qui ma a parte questo la prosa è bella e scorrevole, piacevole lettura. Anche io ho problemi a seguire la storia… Però l’episodio seppur staccato dal contesto mi è piaciuto. Voto il bistrot,(naturalmente acattolico! ). Ciao??

  • Ciao, Gabriele.
    Come forse ti ho già scritto, fatico a tenere a mente gli avvenimenti e i personaggi perché passa troppo tempo tra un episodio e l’altro; quindi, valuto per quel che leggo al momento, un po’ fuori dal contesto della storia.
    Il capitolo mi è piaciuto: scrivere, sai scrivere, i personaggi e le atmosfere prendono vita tra le righe, mi è piaciuta la (non) descrizione dell’ambiente circostante e il gancio finale che invoglia a proseguire la storia. Chi è questo Emmet (che se avesse due “t” mi farebbe venire in mente un certo Emmett Brown), tipo strambo, in debito con Zoe?
    Io voto “non gli basta un favore come ricompensa” che, tra l’altro, il favore lo deve lui a lei quindi la ricompensa sarebbe mettersi a pari 🙂

    Spero di rileggerti presto. Ciao e alla prossima!

  • Ciao, Gabriele.
    È passato del tempo e non ricordo esattamente i fatti precedenti a questo capitolo, appena ho un po’ di tempi vado a rileggere i primi due capitoli.
    Le capacità non mancano e la storia è verosimile e ben raccontata.
    Voto il tizio del Black Market, siamo ancora agli inizi, non serve ancora una svolta secca.
    Buona giornata e alla prossima!

  • Ciao Gabriele,
    avevo cominciato a leggerti qualche giorno fa ma mi ero malauguratamente interrotto a metà del capitolo.
    Eccoci, finalmente.
    Ti segnalo subito in modo molto antipatico e da nazi-grammar il refuso “nessun’altro” del primo capitolo.
    Come sono cattivo.
    Scherzi a parte, ho un debole per le storie distopiche e questa tua città rinchiusa sotto una gigantesca cupola… Poi mi sono innamorato dei personaggi, tutti e cinque (contando anche Keats) interagiscono tra di loro in modo così naturale. Che tenerezza la piccola Principessa.
    Porti avanti di pari passo la trama con la descrizione del mondo che hai immaginato creando un tutt’uno tra sequenze descrittive, narrative e dialogate. Dopo mi spieghi dove hai nascosto la tua bacchetta magica.
    Ciao,
    a presto.

  • Ciao Gabriele!
    Scelgo il tentativo di fuga dell’automa che credeva di essere John Keats (bellissima frase). Gabe e Zoe sono personaggi con cui è facile empatizzare, sembrano ai margini di una realtà fantascientifica, con mezzi e abitazioni dimesse. Ti seguo, bella lettura.
    Ciao!

  • Rieccomi, Gabriele. Ho votato per il tentativo di fuga.
    Ehi, John Keats è un colpo basso 😀
    Una delle cose che apprezzo di più nelle storie di fantascienza è la naturalezza della narrazione, vale a dire la capacità dell’autore di raccontarci mondi e società diverse dalla nostra senza essere didascalici, facendo fluire naturalmente le informazioni necessarie. Questo capitolo ne è un grande esempio!
    Poi, se ci rimane qualche dubbio, c’è sempre san Google, che – ohibò! – ci fa scoprire che il PLA, come l’ichnusaite, esiste davvero! 😀
    Bravissimo, fai venir voglia anche a un me di scrivere “vera” fantascienza.

    Ciao, ti auguro un’ottima settimana

    • Ciao Erri, ero sicuro che la citazione l’avresti colta, come poteva essere diversamente 😉
      Ah, il mitico PLA, ne sono venuto a conoscenza quando ho comprato la stampante 3D, mi sembrava abbastanza natural-futuristico e l’avevo già usato in un vecchio racconto di New Pretoria. Piccolo consiglio, se mai ti capiterà di usarlo, non lasciarlo troppo al sole 😀
      Cerco sempre di evitare le infodump e sono felice di esserci riuscito.
      Sai già come la penso su un tuo eventuale racconto di “vera” fantascienza, se trovassi del tempo… grazie per i complimenti, auguro un’ottima settimana anche a te.

  • Ciao, Gabriele.
    Questo capitolo mi ha fatto venire in mente una serie Netflix: Altered Carbon, dove a contaminare l’atmosfera cyberpunk è un’intelligenza artificiale che si crede Poe e che gestisce un hotel virtuale che si chiama Corvo hotel. L’hai mai vista? È molto carina, ho preferito la prima serie, perché il protagonista, Joel Kinnaman, aggiunge una nota struggente alla trama, ma sto divagando. 🙂
    Il capitolo è scorrevole, ben scritto e ben articolato. Mi piace molto. Ti segnalo un “di” che immagino sia imperativo, senza apostrofo nella frase: “di loro N7 e loro capiranno”.
    Non ho altro da aggiungere; perciò, ti saluto e ti auguro una buona domenica.

    Alla prossima!

  • L’automa è davvero simpatico e devono trattenerlo.
    Ciao anche io non sono uno avvezzo a questo genere di racconto ma il tuo l’ho letto con piacere perché è ben confezionato e mi ha fatto venire in mente che la tecnologia potrà essere potenziata quanto si vuole ma così facendo si corre il rischio di ritrovarsi un Giacomo Leopardi con la forma di un automa, cubico o meno. Interessante. Simpatici i protagonisti, proverò a seguirti ancora sperando di non perdermi in un mondo oscuro per me tanto complicato…. ciao 🙂

  • Ciao Gabriele,
    seguo volentieri la tua storia di fantascienza che inizia trascinandomi dentro un mondo di androidi. Mi è piaciuto perché mi ha fatto venire in mente il mitico film di Blade Runner.
    Zoe mi sembra una donna intelligente e di sicuro noterà un particolare sfuggito, invece, a Gabe.
    Curiosa sul cosa possa esser il cubo.
    Un buon Incipit.
    Ilaria

  • Dot!
    Lo so che suona finto e ruffiano, ma ti assicuro che solo pochi giorni fa pensavo a quanto mi dispiacesse non poter leggere nuove storie di New Pretoria, che per me restano una delle cose più belle mai lette sul sito (e anche altri siti, ma non allarghiamoci troppo). Triplo wow! Questo 2021 inizia a migliorare 🙂
    Mi gusta tutto, nulla da ridire.
    Ben ritrovato, Gabe
    Bef.

  • Ciao, Gabriele.
    Che bello ritrovarti con una nuova storia, qualcosa si muove su TI 🙂
    Allora, veniamo al racconto: mi piace sempre leggere di mondi futuri o dispotici, mi piace immaginare come potrebbe essere la mia realtà in un altro universo (anche se non c’entra con la tua storia) o come potrebbe cambiare la vita degli esseri umani nel futuro, ma non so scriverne o forse sono solo pigra, perciò ammiro coloro che (come con il fantasy) immaginano mondi diversi e li raccontano così bene da renderli visibili agli occhi del lettore. Sono curiosa di conoscere altro sull’edificio J, su Zoe e i suoi amici sgangherati, sul protagonista e, ovviamente, sul cubo.
    Ho votato per il particolare che potrebbe essere d’aiuto, avrei potuto scegliere che la rivelazione arrivasse dal robot, ma mi va di sapere di più sulle conoscenze dell’amica; ho scartato l’intervento di un altro personaggio perché, se si contano Dot e Principessa e i “caporali” che immagino abbiano un ruolo nella storia (e li avrei inseriti con la maiuscola), ci sono già molti personaggi da ricordare 😉
    Ciò detto, sono felice che tu sia tornato, di certo la piattaforma ne gioverà.

    Alla prossima!

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