SEI PERSONAGGI IN CERCA DI… TERRORE

Dove eravamo rimasti?

E horror sia: nel prossimo episodio... Urla e ustioni (40%)

Spirali

Sapore di ferro, la bocca invasa da sangue vischioso. Questa è la prima sensazione di Michan quando riprende conoscenza, seguita dall’orribile dolore alla testa e un intorpidimento generale.

— Perché l’hai colpito? Era già svenuto. Gli hai rotto un dente e ora è tutto sporco di sangue!

È stata una voce femminile, lieve ma stizzita, a parlare. La stanza è illuminata solo da piccoli ceri, ma nonostante gli occhi pesti, Michan può intravedere almeno quattro persone incappucciate chine davanti lui.

Sta seduto a terra, la schiena appoggiata a una superficie metallica e fredda. È nudo e si sente congelare a causa della temperatura nella stanza.

Cinque dita spesse e callose stringono una piccola fiamma ossidrica accesa. Michan intravede dei disegni, delle spirali, tatuati sulle grosse dita.

È solo un attimo, perché le mani hanno attizzato l’estremità sporgente, ancora una spirale, d’una barra metallica. Quella galassia di ferro incandescente s’avvicina al suo viso: il naso percepisce il calore dell’oggetto, ne sente quasi l’odore. Gli ricorda quello della vecchia officina di suo zio, a Dresda, vorrebbe sorridere. Ma la spirale si dirige sopra la sua testa. Il dolore lancinante arriva prima della paura. Prova a strillare con tutto il fiato: emette un gemito patetico.

— L’hai rasato male, senti che puzza di capelli bruciati!

Gli occhi si riempiono di lacrime, è come se il cranio avesse preso fuoco. Il dolore è insostenibile.

Quando riapre gli occhi, due mani bianche e lisce gli iniettano qualcosa nel braccio: il liquido entra in circolo e Michan perde il controllo dei muscoli. Si sente come un neonato a cui la mamma stia cambiando il pannolino.

Un uomo è inginocchiato tra le sue gambe inerti e divaricate: gli preme la spirale rovente sull’addome. Nuovo dolore soffocato in gemiti sommessi e una paura cieca: chi sono quelli, perché lo torturano?

Il tizio che l’ha marchiato si rimette in piedi e a Michan sembra d’intravedere alle sue spalle degli enormi pezzi di carne appesi a dei ganci. Una cella frigorifera? Forse, quel che è certo è che non ne uscirà vivo.

I presenti intonano una cantilena sommessa, una nuova voce maschile, più chiara e perentoria di quella del bruto con le dita callose, proclama: — Il soggetto è stato purificato dalla sacra spirale. Possiamo procedere.

Mentre due mani maschili lisce e ben curate gli sollevano il braccio inerte, una strana collana pende davanti agli occhi di Michan. Un rozzo ciondolo d’osso e filo di rame. Stona con l’anello prezioso ornato d’una spirale all’anulare.

Non ha il tempo di rifletterci troppo: una mannaia dalla lama impressionante s’abbatte sulla sua mano sinistra.

Dolore, sangue, dolore.

Ha appena il tempo di sentire le urla d’estasi dei presenti, prima di svenire.

***

Deve trovare il cameriere col ciondolo e parlargli: non può rischiare di trovarselo alle spalle come un uccellaccio del malaugurio durante la partita. Ma per quanto cerchi, nessuna traccia di lui, probabilmente è di riposo. Giacomo ignora dove il personale passi il tempo libero. Francesca lo sa di sicuro, pensa. Telefona alla fotografa: nessuna risposta. Deluso, lascia un messaggio.

Su una sdraio c’è la compagna dello sfortunato giocatore della prima serata. Se gli dicessi dell’amuleto, forse mi aiuterebbe a cercare. Al posto suo, vorrei sapere.

— Ciao, mi presento, Giacomo Notarini, ero al tavolo da gioco con il tuo… con Michan. Incredibile una sfortuna simile, davvero, volevo esprimergli…

La smorfia della ragazza non è incoraggiante.

Giacomo ravvia il ciuffo già impeccabile. — Pensavo di offrigli da bere… di offrirlo a entrambi, cioè, se non avete di meglio da fare…

— Io no. Cos’abbia da fare il vecchio porco non lo so, ma posso immaginarlo.

Tossicchia. — Cioè…

— Dopo il disastro a poker, lo cerco per consolarlo e lo vedo a flirtare con una tizia. Una che avrà il doppio dei miei anni. In tiro e ben conservata, ma dico: m’hai vista? Stai con me e vai a broccolare la vecchia zia? Non è nemmeno rientrato in cabina, stanotte!

Non aveva programmato di ritrovarsi in un triangolo, però la tipa sembra ben disposta: potrebbe essere un imprevisto piacevole… il ding del telefono lo richiama alle sue preoccupazioni.

— Un idiota! – sorride – purtroppo devo scappare, ma vieni a vedermi giocare, stasera, mi porterai fortuna, ti prometto che poi festeggeremo. Ringrazierai d’esserti liberata di quel cretino.

“Piano -1, corridoi D a F” indica il messaggio di Francesca. È al C che una voce lo blocca:

Whattar’you doin’here? Iz’nott for passengers.

Si volta: davanti a una porta su cui è scritto “staff only” ci sono due uomini. Un asiatico snello e un mediterraneo tarchiato. Le sopracciglia folte e ravvicinate, i bicipiti gonfi, i tatuaggi che ricoprono braccia e mani: non ha l’aria socievole. Giacomo cerca in fretta una scusa, ma il tipo abbaia di nuovo: — Go upstairz, Misterr! – mentre spinge l’altro dentro la porta e gli s’infila alle spalle.

Giacomo rimane con la scusa piantata in gola. È quasi sicuro che l’asiatico sia proprio quello che cerca.

Nel prossimo capitolo arriveranno un po' di informazioni in più sul ciondolo, ma in che modo?

  • Origliando dietro a una porta chiusa (56%)
    56
  • Da una ricerca in rete (11%)
    11
  • Attraverso il racconto di un passeggero (33%)
    33
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64 Commenti

  • Ciao Bef/Talia,
    bella la scena della tortura. Mi ha trasmesso quello che un horror dovrebbe trasmettere.
    La parte dell’amputazione della mano ha dato un taglio cinematografico al tutto: lo stacco su un’altra scena proprio nel momento clou, come per lasciar intendere che quello che viene dopo è anche peggio… Brividi.
    Mi ha lasciato perplesso la risposta della compagna di Michan che si apre subito con un ragazzo praticamente sconosciuto, ma immagino che per farci stare tutto nel limite dei caratteri sia stato necessario andare dritti al sodo.
    Non vedo l’ora di sapere come mai su questa nave vengono praticati riti del genere…
    Ciao,
    a presto

    • Ciao Christian, anche tu come Keziarica parli di amputazione della mano, ma non è scritto da nessuna parte… 😉
      la perplessità sulla franchezza della ragazza l’avevo avuta anch’io, scrivendo quel pezzo, ma mi sono risposta che di gente che parla senza pudori delle proprie cose con il primo venuto ce n’è tanto, questa è anche ferita nell’orgoglio, diciamo che sia esplosa naturalmente (aiutata dai caratteri limitati XD)
      Ciao e grazie

  • Ciao Bef e Talia!
    Impressionante la scena della tortura, asciutta ma ben efficace. Dialoghi inquietanti tra i torturatori. Mi piace il montaggio dell’episodio, e le ipotesi che nascono dall’atteggiamento dello staff, piccoli particolari per un’atmosfera che lentamente sifa sinistra. Voto per il passeggero.
    Ho un dubbio sulla frase “Si sente come un neonato a cui la mamma stia cambiando il pannolino”: “sta” è più colloquiale, ma forse è giusto il congiuntivo. Non sono sicuro.
    Ciao!!

    • Ciao Minollo,
      credo proprio che abbia ragione tu: quel congiuntivo è bruttino, ed è tutta colpa mia perché Talia l’aveva scritta all’indicativo e sono stata io a volerlo modificare. Ogni tanto la maestrina acida che è in me prende il sopravvento e toppa! XD
      Sono contenta che apprezzi: ci piaceva l’idea di due verità parallele, ciò che sa il lettore, ciò che sanno i personaggi 🙂
      Grazie mille e alla prossima
      Bef

      • Uh 😐
        Chissà perché il mio cervello ha cancellato “sta a terra” e si è focalizzato sulla “superficie metallica e fredda” immaginando, appunto, un tavolo operatorio!
        Il dettaglio mi è sfuggito 😊 ma forse perché sto cercando ancora di capire che tipo di pavimentazione possa essere, fatta nel modo descritto.
        Ciao e grazie per la delucidazione,
        Ilaria

  • Sembrerebbe di avere a che fare con una setta sanguinaria, ma un po’ ingenua. La preparazione della vittima un tantino raffazzonata, un taglio dei capelli non perfettamente riuscito, un botta inutile che crea difficoltà… . Che fine farà il nostro filosofo? Mi incuriosisce la misteriosa voce femminile che Michan sente prima d’essere torturato.

  • Ciao, ragazze.
    Mi piacerebbe sapere di più sul ciondolo dal racconto di un altro passeggero. Sono sincera, in alcuni tratti, la tortura mi ha fatto sorridere: ” L’hai rasato male, senti che puzza di capelli bruciati!”, ma in altri mi ha fatto accapponare la pelle. Non riesco a capire cosa diavolo stiano combinando questi personaggi, forse devono sacrificare passeggeri per evitare una catastrofe marina o magari sono solo pazzi furiosi che si divertono a mutilare anziani giocatori di poker… chissà? Lo scopriremo a breve, immagino. 🙂
    Se posso fare un appunto, direi che il taglio della mano avrebbe richiesto un’altra incursione nel punto di vista di Michan. Mi spiego: sente il sangue in bocca, il gusto metallico. Sente il freddo del pavimento su cui appoggia e il dolore lancinante per il colpo alla testa, l’intorpidimento e poi, al taglio della mano, il momento più terribile, vi siete limitate a un: “dolore, sangue, dolore.” Io avrei indugiato di più su questo punto, ma è una mia idea. 😉
    Ben resi i dialoghi con i due energumeni dello staff e anche la personalità da giocatore superstizioso di Giacomo. Avanti così, sono curiosa di sapere che diavolo è quel ciondolo!

    Alla prossima!

  • Ciao Bef e Talia, mi impressionano molto le torture… Complimenti per la reazione suscitata, quindi. Spero di reggere l’horror perché il racconto mi interessa e mi è piaciuto anche il dettaglio dell’inglese dei due tizi. Io avrei cercato in rete, ma qui mi sembra più interessante capire di più da un personaggio.

  • Ciao Bef/Tania,
    molto bello il modo in cui hai usato i personaggi del progetto: non solo li hai contestualizzati, ma anche sfruttati per l’intreccio. Dubito di riuscire a fare qualcosa di meglio.
    Mi lascia invece perplesso la scelta delle tre opzioni… forse per te rappresentano tre strade ben distinte, ma, almeno dal mio punto di vista, sembrano scelte molto simili tra loro.
    Ciao,
    a presto

    • Sai che progettando questo capitolo ci siamo proprio dette che la “tua” fotografa” sembrava pensata apposta per l’idea della nostra trama, invece che un personaggio imposto? A volte il caso fa proprio le cose per bene 🙂
      Sulle tre opzioni, hai ragione: riguardano tutte una stessa situazione, dall’una all’altra cambieranno solo i dettagli e il punto di vista, ma la situazione non cambierà più di tanto. Dici che abbiamo giocato con il “braccino corto”? Non era cosciente, ma forse sì. cercheremo di rischiare di più con il prossimo episodio.
      Ciao, collega e grazie 🙂

    • Sinceramente, nonostante l’esiguità dello spazio/caratteri a disposizione, credevamo si capisse che Giacomo ha la fortuna di toccare un tasto caro a Francesca, che adora i talismani etnici e sulla nave fa un lavoro che l’annoia (le ha anche offerto una mancia, a voler essere prosaici). Se quel che emana dal testo è invece che lui è un abile oratore/manipolatore, abbiamo toppato di brutto, ahinoi.
      Vabbè, tirèmm inànz, come dicono a Calcutta 😀
      Ciao e grazie, Erri

  • Bene, mi sembra che il racconto parta col piede giusto e sembra destinato a “orribili” traguardi.
    Se un solo dito può impedire il sonno cosa succederà quando cominceremo a trovare interi corpi?
    Bene, buon lavoro ciao vada per gemiti e sangue

  • Ciao, ragazze
    Bella l’idea di mettere in campo i feticci, ottimo il cliffhanger a fine episodio… dov’era Michan mentre la compagna affascinante era al tavolo e Francesca lo aspettava per il corso veloce? State mettendo curiosità. Mi è piaciuto anche il passaggio dagli avvenimenti della sera prima al sogno, di solito di fa il contrario, ma trovo originale e ben pensata la vostra scelta. Non sono convinta del verbo dare per il corso, io avrei usato il fare, ma è una mia opinione.
    Io scelgo gemiti e sangue, se dev’essere un horror serve partire con la paura.

    Alla prossima!

    • Mi sa che hai ragione: pensavo che visto che si danno lezioni, si potessero dare anche i corsi; invece pare si tengano. La cosa era sfuggita anche alla socia, quindi fingiamo che sia un errore di linguaggio della fotografa: è esperta di animali e di feticci, ma non una grande oratrice (tanto i personaggi non possono ribellarsi: rifiliamogli le nostre magagne XD)
      Ciao, Keziarica, e grazie
      Bef

  • Bef e Talia, una delle due credo di conoscerla 🙂 è un piacere rileggerti, anche a quattro mani!
    Solo un piccolo dettaglio avrei cambiato di questo bel capitolo: “(quando era appassionato di scommesse sportive lo frequentava spesso)” avrei trovato un modo diverso per dirlo, tipo che frequentava l’equivalente della nostra snai vicino allo stadio, ma è una mera questione di gusti.
    Voto un flash che ci porti nel terrore…

    • Gab! Ma che meraviglia, il più bel « a volte ritornano » che potessi sperare 🙂
      Sulla frase ti do sicuramente ragione, data la nostra grande familiarità con le scommesse sportive XD credo che intendessimo che andava allo stadio a seguire le partite su cui aveva scommesso, ma probabilmente sarebbe stato molto più sensato fare riferimento alla sala scommesse, sì.
      Il terrore non posso garantirlo, ma il flash sta per arrivare, venerdì il secondo capitolo.
      Ciao, Zeta (l’ultima volta che ho scritto questo saluto, nessuno aveva mai sentito parlare del covid, un’altro mondo! 😉 )

  • Vediamo i tre ragazzi!
    Ciao Bef and Talia!
    Vedo dalla presentazione che siete effettivamente in due, come la congiunzione suggerisce, quindi ben trovate!
    Giacomo mi ricorda le deduzioni di Sherlock Holmes che lasciavano di stucco il dottor Watson; molto determinato e sicuro di dimostrare il fatto suo alla mamma. Trovo il tutto davvero ben scritto, complimenti.
    Ciao!

  • Questo primo capitolo mi è piaciuto, il protagonista è presentato bene e caratterizzato molto attraverso i suoi pensieri, mentre l’ambiente della nave e gli altri personaggi sono ben delineati. Sono curioso di scoprire in che modo l’horror entrerà in questo racconto, intanto voto per il flash della macchina fotografica. A presto!

    • Ciao Lorenzo,
      Grazie per il commento. L’horror arriverà, ma bisogna un po’ preparare l’atmosfera, creare la giusta suspence. Abbiamo deciso di non lanciare il lettore subito in mezzo al terrore. Per quanto riguarda il flash della macchina forografica, credo che sarai accontentato, visto che in molti lo hanno richiesto. Ti aspetto per la seconda puntata.

      Talia

  • In questo inizio vi siete prese il vostro tempo per introdurre per bene solo un personaggio e l’ambientazione, cosa che ho apprezzato molto. Per adesso non c’è traccia dell’horror, quindi sono molto curioso di vedere come ci si arriverà e in cosa consisterà. Nel frattempo ho votato per i tre ragazzi, ma sono in minoranza!

  • Ciao, ragazze!
    La cosa bella di questo esperimento è scoprire come gli altri autori vedono i personaggi in comune. Trovo stimolante scrivere così e mi aspetto di imparare anche qualcosa, che non guasta mai.
    Vi siete calate bene nella personalità di Giacomo, ora mi aspetto che lo facciate tremare al cospetto di un terrore cieco.

    Alla prossima!

  • Il flash di una macchina fotografica, così lo aggangio agli altri personaggi nelle altre storie 🙂

    Ciao! Di solito non seguo gli horror ma questo è un esperimento fatto con altri autori, quindi faccio un’eccezione e vediamo dove mi porta 🙂

    Ciao 🙂
    PS: BUONA PASQUA!

  • Voto macchina fotografica perché sto seguendo i vari incipit di questo interessante esperimento di scrittura e qui sento la mancanza appunto di una fotografia. Ciao Bef and Talia, complimenti per questa avventura a più autori, l’episodio qui narrato è scorrevole e perciò seguo volentieri e con curiosità il racconto oltre che il progetto nel complesso. Al prossimo.

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