Talita del Fuoco

Tredici capre

Il vento che soffiava dal nord si era fatto più impetuoso. Svetla si strinse sulle spalle il ruvido scialle di lana grigia e scrutò il cielo terso con aria accigliata. Non c’era una nuvola in vista, eppure i raggi del sole d’inizio estate non riuscivano a mitigare le sferzate di quel vento che aveva ancora il sapore dell’inverno e della neve.

Attorno a lei pascolavano la dozzina di capre di proprietà del piccolo convento di montagna nel quale risiedeva ormai da anni. Era ancora giovane – aveva solo vent’anni – e dunque quel compito toccava a lei: il terreno della regione era impervio, ricco di pascoli ripidi, fitti boschi di conifere e inaccessibili pareti rocciose e non si poteva certo pretendere che fossero le consorelle più anziane a occuparsi degli animali.

Se solo non facesse così freddo, pensò la ragazza con una smorfia. I vestiti che portava durante l’inverno erano perfettamente in grado di proteggerla dai rigori della montagna, ma a inizio giugno giacevano sul fondo di un baule di cui solo la Superiora aveva le chiavi.

“Sei mesi di freddo e sei mesi di caldo” diceva sempre la vecchia monaca, e tutte le sue consorelle dovevano adeguarsi al suo volere. L’inverno per la Superiora finiva esattamente il primo giorno d’aprile, così come stabilito dai Libri Sacri.

Una raffica particolarmente violenta la colpì le spalle e le scompigliò i capelli stretti nella treccia severa che portava arrotolata alla base della nuca. Con un moto di stizza, Svetla ricacciò indietro la ciocca di capelli chiari – talmente pallidi da sembrare quasi incolori – che le era caduta sugli occhi. La camicia di lino, troppo leggera per quel clima, le aderì alle spalle esili e la ragazza fu percorsa da un brivido violento.

D’accordo! Si disse risoluta. Basta così: se prendo freddo e mi ammalo non sarò utile a nessuno.

Aggrappandosi al bastone con la punta di ferro che serviva al tempo stesso da supporto e da difesa contro i lupi che di tanto in tanto si avvicinano troppo al bestiame, Svetla si issò in piedi e prese a contare le capre.

Se era vero che quelle bestie erano capaci di sfruttare i pascoli più poveri, quelli che le mucche non amavano, era altrettanto vero che non disdegnavano nemmeno i germogli che si trovavano alle quote più basse. Loro avranno di che mangiare e io non mi prenderò una polmonite!

Nella porzione di prato che circondava la roccia sulla quale si era accovacciata c’erano dodici capre, il che significava che ne mancava una all’appello. Dov’è quella gravida? Si chiese Svetla. Possibile che abbia deciso di partorire proprio adesso?

Alcune capre preferivano appartarsi, quando veniva il momento di mettere al mondo i propri piccoli, e la giovane femmina nera che si era separata dalle compagne doveva fare parte di quella categoria.

«Per la miseria!» sospirò ad alta voce la ragazza, che già vedeva rovinati i suoi piani di una rapida discesa verso valle. Non poteva certo abbandonare la madre e il capretto appena nato, ma trovarli non sarebbe stato facile.

Era abbastanza sicura che la capra non fosse scesa verso il basso, il che non le lasciava altra possibilità che arrampicarsi su per il ripido pendio che conduceva verso i picchi spolverati di neve. Mentre camminava, Svetla emetteva dei fischi modulati che erano il richiamo con cui era solita comunicare con i suoi animali.

Nessuna risposta, considerò quando si fu alzata un centinaio di metri dal punto di partenza. Alla sua sinistra si estendeva un pianoro, mentre a destra il terreno degradava bruscamente: la giovane decise di proseguire sulla via più agevole e, proprio quando stava per perdere la speranza, udì un flebile belato giungere da un punto davanti a sé: era il richiamo di un piccolo appena nato.

Meno male! Pensò la giovane concedendosi un sospiro di sollievo un attimo prima di rabbuiarsi. Il terreno erboso era ora costellato da massi granitici sempre più imponenti: i residui di un’antica frana. La monaca si morse nervosamente le labbra: non era il luogo ideale in cui nascere, considerati i numerosi anfratti in cui un cucciolo così piccolo sarebbe potuto scivolare.

Persa in quei pensieri e guidata dai belati del capretto, Svetla non si accorse di come i massi attorno a lei stessero poco alla volta cambiando aspetto, facendosi alti e sottili, bianchi e ricurvi come costole piantate nel terreno, o come denti in una bocca enorme e pronta a inghiottirla, o come le vestigia di antichi archi lasciati lì da una civiltà ormai scomparsa.

La giovane se ne rese conto solo quando le rocce sembrarono chiudersi attorno a lei, alte e imponenti. Si intravedeva un passaggio, quasi una porta lasciata aperta per il viaggiatore occasionale. I belati del piccolo le fecero capire che la capra l’aveva varcata, quella soglia, e Svetla esitò, ricordando i racconti che sua madre le aveva sussurrato prima di augurarle la buona notte.

Ma lei era una monaca consacrata, godeva del favore degli Dei, e certo non temeva quelle suggestioni pagane. Con passo deciso, Svetla si infilò tra le rocce.

Le rocce tra le quali si infila Svetla hanno un nome: quale?

  • Gli Archi delle Fate (0%)
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  • I Denti del Drago (33%)
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  • La Porta dei Morti (67%)
    67
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40 Commenti

  • Ciao Whitenmoonowl!
    Farà una proposta a Svetla, sperando non sia a scelta obbligata, dal momento che viene da
    “lui”. La monaca che stai delineando è tutt’altro che sprovveduta, timorosa ma lucida, per ora ruba la scena: mi piace ed è ben descritta. Il regno è anche reso bene, apparentemente placido ma chissà…
    Brava, la tua scrittura descrive con efficacia, ma non si appesantisce mai, e risulta ben leggera, che per me è un pregio perché “accompagna” il lettore.
    A presto ciao!

  • Ciao, Whiten.
    Farà una proposta, mi pare un buon momento per un bivio.
    Ho notato un leggero calo di ritmo nella prima parte del capitolo, ma ti sei subito ripresa con la seconda parte. La costruzione del mondo dei morti continua a piacermi e ora l’incontro con questo personaggio, che immagino avrà un ruolo importante nel proseguo della storia, ha aggiunto un tassello.
    Vediamo come vanno le opzioni; intanto, ti auguro una buona giornata.

    Alla prossima!

  • Farà una proposta a Svleta: renderebbe le cose più interessanti 😉

    Questo capitolo mi è piaciuto: i dubbi di Svelta sono anche i miei, eppure Talita continua a piacermi ed, almeno per ora, non credo abbia cattive intenzioni.
    Il Nido ed il Capitano hanno acceso, invece, la mia curiosità 🙂

    Ciao 🙂

  • Ciao!
    Il racconto è piuttosto scorrevole, nonostante ciò le descrizioni sono presenti e ben fatte. Trovo che l’ambientazione sia piuttosto affascinante, soprattutto per questa sorta di Regno dei morti. In più doppia menzione sia per Talita, personaggio interessante, e anche per la protagonista Svetla vale lo stesso discorso. Curioso di sapere come prosegue la storia. Mi incuriosisce l’idea che l’incontro avvenga sul fiume.

  • Ciao Whitenmoonowl!
    Voto per il fiume, così caro a Svetla. A poco a poco si disvela il mondo in cui si muovono i due personaggi, e le caratteristiche della Fenice. Una coppia che si deve aiutare a vicenda. Anche questo è un bell’episodio, ritmo lento, tranquillo, adatto alla progressiva presa di coscienza di Svetla degli avvenimenti.
    Alla prossima ciao!

    • Infatti mi sta già venendo l’ansia di non riuscire ad arrivare a una conclusione adeguata in dieci capitoli – posto che non so ancora esattamente dove andrà a parare la storia, ho solo un’idea a grandi linee. La tua scelta mi manda in parità: vediamo se qualcun altro si esprime, altrimenti vedrò di fare una sintesi tra le due opzioni più votate!

  • La strana coppia in uno strano mondo, anzi reame, dei morti è già una bella fantasia per cui voto nella prateria, dove non c’è difesa o nascondiglio e il più forte ha buon gioco.
    La storia della Fenice non mi convince, credo che prima o poi Talita sarà smentita. boh! Aspetto. brava. Beatrice! 🙂

    • Ciao! Fai bene a non essere del tutto convinto del racconto di Talita, perché ha omesso qualche piccolo particolare… a seconda dell’opzione che vincerà questo capitolo e quindi del personaggio che introdurremo, vedremo se le cose che non ha detto saranno importanti o meno.
      Grazie e alla prossima!

  • Nei sogni di Svetla.
    Ciao, Whiten. So che non mi hai dato il permetto di chiamarti così, ma mi permetto di farlo comunque 😉 spero non ti dispiaccia.
    Intrigante questo capitolo, mi piacciono i poteri attribuiti alla Fenice Talita e il mondo che le hai costruito intorno. Mi piacciono i particolari e il modo scorrevole con cui ce li hai proposti e i retroscena che ci hanno portato fin qui. Brava.
    Trovo molto originale questa storia e sono curiosa di saperne di più.

    Alla prossima!

    • Ahah sì, chiamami come vuoi! Il nick è dovuto alla pigrizia che mi ha portato a riciclare un vecchio indirizzo mail, in realtà mi chiamo Beatrice.
      Col fantasy non è mai semplicissimo non ricadere in pieno nei soliti cliché, ma cercherò di fare del mio meglio.
      Grazie per il voto!

  • Voto il Fiume perché mi piacciono le acque 🙂

    C’è una cosa che mi suona strana nel racconto: se Talita è legata all’umano e non può lasciare il regno dei morti fin quando l’umano non esce e l’umano non ha intenzione di lasciare il regno dei morti, come fa qualcuno, dopo essere tornato nel regno dei vivi, ad aiutarla? E poi perché, se può morire e rinascere, ha paura che l’uomo la uccida? O cosa succede se l’uomo dovesse invece morire?
    Mille domande. Vedremo le risposte 😉

    Talita mi piace molto 😀

    Ciao 🙂

    • Ciao! Ottime osservazioni: Talita non dice tutta la verità, chiaramente, e Svetla lo capirà presto 😀
      C’è una risposta a ognuna delle domande che hai fatto, in teoria dovrei riuscire a far saltare fuori l’argomento nel prossimo capitolo o in quello dopo ancora.
      Grazie e alla prossima!

  • Ciao, Whitenmoonowl.
    Ho impiegato più tempo a scrivere il tuo nick che a leggere il capitolo… scherzo 🙂 posso chiamarti Whiten la prossima volta?
    Sono arrivata a racconto iniziato, qui su TI mi sto abituando a leggere fantasy, che non sono (o non erano) proprio il mio genere. Mi piacciono i passaggi verso l’aldilà, per questo mi attira il tuo racconto. Direi che Talita è un demone, vedo che sono in minoranza, ma non si sa mai… intanto, mi complimento per il lavoro svolto che risulta curato e scorrevole.

  • Ciao Whitenmoonowl, ho recuperato il racconto e mi sta piacendo. In particolare mi è piaciuto l’incipit, mi sembrava di stare con Svetla a curare le capre e sentire l’aria addosso. Mi piace anche che sia una monaca, mi ha colpito che creda in più Dei (diversamente dai pagani), perché associo “pagani” a coloro che credono in religioni diverse da quella cristiana o ebraica o islamica (monoteisti). Però giustamente è genere fantasy, quindi mi incuriosisce anche questa religione in cui crede e in cosa si differenzia dai culti popolari. Comunque scorre tutto bene, perciò dico che non farà in tempo a decidere e vedrò cosà accadrà nel prossimo.

  • Ciao, un un buon inizio di storia fantasy che potrebbe portarci lontano, ben scritto e di agevole lettura.
    Ti segnalo due cose: la prima tutto sommato carina: quella dei capelli “pallidi”, la seconda quella sul finale della monaca che avrebbe degli “Dei”, lei che non è pagana. Vediamo come continua, alla prossima. ciao

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