Anche stanotte

Dove eravamo rimasti?

Lei cosa cerca? se stessa (100%)

Collo

pensava a quanti lo avevano fatto con la stessa dolcezza e tranquillità e quanti invece l’avevano stretta il morse di dita e graffi. Si rese conto che a ogni piccolo tocco tornavano ordinati alla mente i tocchi che erano arrivati lì prima di lei, ognuno aveva lasciato un segno.

Mentre quel mucchio di pelle e coperte si raffreddava piano e si illuminava della luce del giorno lei continuava a pensare a quei letti, indugiava sull’intreccio di tutte quelle braccia, delle voci, delle labbra che si erano cercate avide o dolci, delle parole e dei gemiti.

Più le immagini si accalcavano più si faceva chiaro in lei il filo di quella ricerca continua, inesauribile.

Si sfiorò il labbro con il pollice. In quella voglia che affiorava già si fece chiara la sua ricerca.

La mano cominciò piano a scendere, lungo le linee slanciate del collo. Le dita affusolate ci si strinsero delicatamente intorno, lo accarezzarono piano, studiarono l’attacco preciso tra la mandibola e il collo stesso e poi la linea netta che portava alle clavicole. Poi torno ancora intorno al collo, lo avviluppo decisa e più stringeva più tornava a lui.

Lui che con mano decisa le stringeva quello stesso collo mentre si faceva strada in lei, sentiva le pulsazioni che le riempivano la testa con un suono sordo e la pelle che sbatteva ritmica sulle sue dita. Quel battito accelerato si muoveva allo stesso ritmo di quello del corpo di lui che ora si allontanava ora tornava prepotentemente dentro di lei. A ogni colpo la trovava più bagnata, più sua; a ogni colpo lei affondava in un pantano umido, si aggrappava alle sue braccia affondando le unghie in quella carne bollente per timore di scomparire nei fumi di quell’eccitazione febbrile.

Più lei stringeva le sue mani intorno al suo collo più la mente era capace di percorrere indietro quella strada e di portarla in maniera straordinariamente sicura solo a lui. E vedeva gli occhio suoi scuri guardarla in piena luce, spogliarla anche se era già nuda; poteva abbassare lo sguardo e vedere la sua bocca semi aperta e ansimante, i loro corpi ancora fusi che tremavano insieme terrificati da quella voglia che li colpiva entrambi ogni volta. Le mani di lei erano le mani di lui quando alla fine di quel gioco famelico allentavano la presa ma restavano quiete su quel collo palli, fatto di cera, macchiato ora dalle linee che ricalcavano le dita che lo avevano stretto.

I suoi ricordi così nitidi la riportavano sempre a lei come quella ricerca che tornava al principio, tornava al suo corpo tiepido in quella mattina e alle mani che lo stavano esplorando piano.

Allora con un sorriso malizioso, consapevole di quello che cercava e di ciò che avrebbe solcato e trovato cominciò a scendere ancora, altra pelle, altri ricordi, altre voglie che confluivano in una sola voglia totalizzante. Altri corpi che disegnavano sempre e solo se stessa.

Dove andrà la mano di lei?

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    100
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23 Commenti

  • Capitolo 9)

    Ehi!

    Il capitolo è un viaggio onirico, si può dire. Mi è piaciuto lo stile che hai voluto adottare per questa parte della storia. Forse, un po’ breve rispetto al resto? Oppure è l’impostazione del capitolo che lo fa sembrare così corto?
    Certi capitoli hanno la propria lunghezza, questo lo capisco. 😉

    Trovi la lettura del capitolo sempre su Youtube:
    https://www.youtube.com/watch?v=HYCH2MFZNi0

    Alla prossima!

  • Arrivo molto tardi a questa serie.
    In Questo genere di racconti è piuttosto facile finire nel banale, quasi nella noia del già visto. Ma tu non cadi mai nel tranello, la tua scrittura è asciutta e pulita e ricorda le pennellate di un pittore capace. Mi è piaciuto molto questo primo episodio dove quasi riuscivo a sentire il suono accattivante dei tacchi alti della protagonista.
    Alla prossima lettura.
    Ciao

  • Ed eccomi qui: raggiunta!

    Cercherò di stare al passo, d’ora in poi 😀

    Voglio vedere sin dove vuoi arrivare con la storia, quindi non mi sbilancio in considerazioni per ora.
    L’unica cosa che posso notare è il rischio della ripetitività in questo genere di storie. Potresti osare con qualche metafora o simbolo per consentire al lettore di viaggiare con le immagini 🙂
    Ovviamente, prendi il mio consiglio per quello che è: il parere di un tizio qualsiasi! 🙂

    Alla prossima!

  • Ciao Fra_S, aspettavo il continuo da un bel po’! Mi piace moltissimo il tuo modo di scrivere, riesci a gestire l’eors in modo incredibile. Mi è piaciuto come hai usato il temporale anche durante l’incontro, un equilibrio perfetto. Ho votato che lei sparisce nella pioggia. Al prossimo capitolo, spero molto presto! 😀

  • Ciao! ho scelto “Il rossetto”, ma sono in minoranza.
    Motivo la mia scelta: tutta la scena mi è sembrata, come hai detto tu, un noir. Mi è quasi parso di sentire la musica jazz in sottofondo mentre vedevo la scena in bianco e nero, con solo le tonalità forti presenti: grigio, bianco, soprattutto il rosso.
    Adoro i capitoli colorati, mi sembra quasi come se vedessi la musica (è una mia idea un po’ difficile da rendere, lo so), e il tuo mi è piaciuto molto soprattutto per queste sensazioni.
    Il rosso del rossetto, quindi, era una scelta obbligata.
    Al prossimo capitolo!

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