Cronache del prato

Ernie lo scarafaggio

Ernie lo scarafaggio entrò nella taverna “Impavida Mantis”, portandosi appresso una ventata di vento e polvere. Fu accolto dallo strano silenzio degli astanti. Quando frequentava i luoghi oltre la Grande Siepe aveva sempre l’impressione di interrompere qualcosa di importante, come se nessuno di quei bifolchi avesse mai visto uno scarafaggio in vita sua. Lasciò cadere a terra la pesante sacca e strascicò le stanche zampe fino al bancone, dove ordinò un distillato di Papavero. Il taverniere, una smilza mantide religiosa, lo guardava con diffiddenza dall’alto dei suoi sette centimetri, mentre con quattro zampe lucidava contemporaneamente due bicchieri. Gli servì il tonico senza staccargli gli occhi di dosso.

“Sei dell’esercito?” gli domandò un calabrone dalla voce catarrosa appollaiato su uno sgabello, senza staccare gli occhi dal bancone. Ernie ingollò un terzo di bicchiere:

“No, sono un mercenario. Re Camillo ha dichiarato guerra al Demonio e ha chiamato tutti alle armi. Mi devo presentare alla capitale Quercia entro domani sera per sentire le condizioni.”

“Poveri illusi” bofonchiò il calabrone sbattendo il bicchiere sul bancone sul banco. “Sarete annientati.”

“Non ascoltarlo, vinceremo noi la guerra!” L’incoraggiamento era arrivato da una allegra tavolata di coccinelle.

“Esseri inutili” sussurrò Ernie al calabrone, tuttavia levando il bicchiere per brindare nella loro direzione.

“Già. E così questa volta il Re ha convocato tutti” constatò il vecchio calabrone. “Quando me lo hanno detto non ci credevo, e adesso ecco qui uno scarafaggio mercenario d’Oltresiepe.”

“E Vedrete girare anche parecchi Mosconi. Anche loro sono della Nuova Alleanza.” Alla mantide caddero stracci e bicchieri:

“Per la miseria, questa è grossa! La flotta aerea non è mai stata così imponente. Questa volta il sangue scorrerà a fiumi! Oddio, che schifezza…”

“Come fa ad avere il ribrezzo di qualcosa  una che si è mangiata il marito l’altro giorno dopo una sana scopata?” domandò il calabrone. La mantide si avvilì:

“Povero Ettore, mi mancherà così tanto.”

“Bah. Esseri schifosi” chiosò il calabrone. Poi si rivolse a Ernie: “Per curiosità, come ha intenzione di pagarli, i Mosconi, il nostro caro Re? Ancora tasse, non è così?”

“Quando finirà la guerra, si dice che Re Camillo gli concederà la potestà sulle Valli di Sterco, ai piedi dei monti Stalla” rispose Ernie.

“Un bel colpo per i Mosconi, non c’è che dire” disse il calabrone. Buttò giù un mezzo bicchiere di distillato di margherita. Anche Ernie finì il suo bicchiere, salutò e se ne andò sfanculando i canti irritanti delle coccinelle, intimando loro di chiudere il becco.

Anche nel regno d’Oltre Siepe le città venivano costruite sugli alberi. La taverna “Impavida Mantis” si trovava ai piedi di un grosso pioppo, in un’insenatura nella corteccia. La città vera e propria, Nuova Pioppea, col suo centro storico, era collocata nei rami più alti, che costituivano di norma i quartieri più ricchi, mentre via via che si scendeva  verso i rami più bassi si trovavano i quartieri popolari, i sobborghi e le periferie. Non appena fuori, Ernie fu stuzzicato dalla brezza pungente della sera. Riprese il cammino verso la capitale Quercia, a molti giorni di viaggio dai suoi luoghi natii, al di là della Grande Siepe. Non era mai stato nemmeno vicino alla capitale durante suoi lunghi sette mesi di vita. Ciò che sapeva su quei luoghi derivava dai racconti di suo nonno Mirno, il quale era stato al servizio del Re Guion durante la Crisi delle Vespe. Si trattava di storia antica, ormai − due, forse tre anni erano passati da allora − eppure le parole del nonno di tanto in tanto gli solleticavano la fantasia, e sì così immaginava di scorrazzare nei grandi saloni del palazzo reale di Quercia, dalle cui finestre si vedeva tutto il regno d’Oltre Siepe, le cui zone erano così designate fin dall’alba dei tempi in lingua oltresiepesca: il confine più estremo del reame, “Staccionata”; le Valli di sterco, note altresì come “Letamaio”; la catena montuosa “Stalla”; gli splendidi giardini di “Orto”;  le imperiose cascate “Fontanella”, con le loro misteriose iscrizioni sul bordo (“Fratelli Musacci − lavori in Ghisa”); il monte “Cascina”, ovvero la dimora del Grande Nemico; e infine l’ingresso degli inferi, noto come “Pozzo”. Ernie fantasticava di vedere tutte queste cose, mentre una timorosa emozione gli cresceva nel cuore passo dopo passo.

Giunto al crocevia di Ficus − un piccolo villaggio appollaiato su un fico, malfrequentato da mercenari e prostitute − i cartelli indicavano la strada: a nord per Quercia, a est per le Valli di Sterco, a Ovest per l cascate Fontanella e a sud, ovviamente, per la Grande Siepe. Notò un certo fermento attorno a sé. Le compagnie di scarafaggi e di formiche convogliavano tutte verso nord, e il brusio che sentiva in alto, proveniente dal buio della notte, lasciava intendere che anche i Mosconi stavano tenendo fede al patto con Re Camillo. Ernie sentì in quel momento, chiaro e forte, l’odore della guerra.

Cosa succede adesso?

  • Re camillo è morto. (50%)
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  • Ernie arriva nella capitale per decidere se valga la pena arruolarsi e combattere al soldo di re Camillo. (50%)
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  • Il consiglio di guerra di re Camillo, nel palazzo reale di Quercia, con tutti i delegati-insetti.dei popoli della Nuova Alleanza. (0%)
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