Cronache del prato

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede adesso? Re camillo è morto. (60%)

Re Camillo è morto

Re Camillo osservava l’alba dal balcone della regale Sala Zampette, affrescata dal maestro Ragnoni, nel palazzo reale di Quercia. Dietro di sé percepiva il teso silenzio dei delegati dei vari popoli che avevano risposto alla sua chiamata contro il Grande Nemico. Vi erano rappresentanti di vespe, api, calabroni, scarafaggi, mosche, mantidi, cavallette, cimici, e molti altri. Alcuni lo reputavano un maggiolino troppo vecchio per amministrare il regno di Prato. Egli aveva infatti visto ben due inverni. Tanti, in effetti, e ne sentiva tutta la fatica, ma anche la saggezza. Il re ruppe il silenzio:

“Signori, amici!, è un onore avervi qui. Come sapete, il Grande Nemico ha compiuto nuove atrocità che non sono più disposto a tollerare.” Battè la zampa sul tavolo e l’assemblea sussultò. “I popoli dei Giardini di Orto sono stati decimati con vile pesticida. Si parla di migliaia di morti solo tra le formiche” L’assemblea inorridì. Improvvisamente il nero becco di un corvo entrò dalla finestra del balcone, afferrò re Camillo e lo strappò al suo regno nel giro di un battito di ciglia. L’assemblea restò di stucco. Il regno di re Camillo era finito così, senza fare rumore.

Un generale-cimice, con tanto di basettoni e monocolo, mentre ancora gli altri erano sotto shock fece chiamare il maggiordomo personale del sovrano:

“Re Camillo è morto…un corvo…non ha sofferto” gli disse. “Fai spargere la voce in tutto il regno e porta da parte mia alla regia vedova una foglia di pioppo. Fresca, mi raccomando.” Il maggiordomo, contenne stoicamente il proprio dolore, annuì severamente e lasciò la stanza con passo svelto. Poi il generale disse all’assemblea: “Orbene, signori, ci serve un re. Sappiamo tutti come funziona: il primo che si mette sul trono e dichiara…”

“Io, Clarabella Mantis, mi dichiaro regina…” disse la mantide saltando verso lo scranno reale, ma il pungiglione della vespa stroncò la sua candidatura trafiggendola alle spalle, da parte a parte. Stramazzò tra gli spasmi.

“Bel colpo” commentò il generale-cimice, azzardando un paio di passi verso il trono. La vespa lo minacciò col pungiglione grondante di sangue:

“Vuoi fare il re? Eh, cimice?”

“Lady AnnaVespa,” disse pacatamente il generale, “le ricordo che il mio stesso corpo è una bomba di gas asfissiante: trafiggendomi condannerebbe a morte tutti.” Detto questo, puntò il sedere verso i nemici e ne fuoriuscì una piccolissima scarica intimidatoria.

“Meglio morto che governato da una schifosa cimice” berciò Enzo DCCCXXXI, re dei calabroni, rabbiosamente puntando il deretano puntuto verso la cimice e guadagnando terreno verso il trono.

“E piantatela con quei culi!” gridò Regina Clarissa di Stalla, la più potente ape. Il calabrone e la cimice si fermarono. A quell’ordine perentorio anche Samara MMMMMMMMMMCXXIV, la regina dei mosconi, rinunciò a morsicare mortalmente alle spalle il principe Amedeo MCIII, governante degli scarafaggi; e il duca Romolo di Orto, il reggente delle formiche, risparmiò la cavalletta Olinda, marchesa di Nuova Pioppea. La regina Clarissa di Stalla si affrettò a dire:

“Basta con le guerre insetticide. Ci scanneremo tra di noi come al solito? La vespa uccide la mantide, la mosca infetta lo scarafaggio e la formica paralizza la cavalletta…e la cimice esplode e tutti muoiono e finisce che ci ritroviamo con un ridicolo re Maggiolino…e il Grande Nemico continua a imperversare. Ma non lo capite? Divisi moriamo, solo uniti vinciamo! Propongo che il nuovo re sia una figura imparziale, inetta; un burattino nelle zampe di questa assemblea che porti a termine il piano di re Camillo per liberarci del Grande Nemico. Poi indiremo libere e democratiche elezioni.”

“Saggia regina, appoggio la proposta” disse il duca Romolo di Orto, indietreggiando verso il trono ipocritamente. Finì con lo sbattere contro Enzo DCCCXXXI e il suo ghigno scaltro:

“Vai da qualche parte, formica?”

“E sia” approvò la marchesa di Nuova Pioppea. “Chi metteremo sul trono?”

La regina Clarissa di Stalla s’illuminò:

“Quale è l’essere più inutile, manovrabile, stupido e inetto?”

“La coccinella” dissero tutti in coro, comprendendo la grandezza dell’intuizione.

“Precisamente” rise Clarissa. “Una stupida coccinella.” Ordinò alle guardie di far portare una coccinella dalle prigioni di Quercia. Quando il timido insetto rosso a pois neri entrò nella sala reale, fu invitato a sedere sul trono. Inerme e disarmato, eseguì l’ordine sentendosi molto piccolo tra tutti quei prepotenti che la natura aveva dotato di armi potenti. L’assemblea osservò il nuovo re che prendeva posto. Quando fu sullo scranno, Lady Anna Vespa gli domandò:

“Qual è il tuo nome?”

“Vito” mormorò.

“Evviva re Vito Primo!” gridò l’assemblea.

“Come ‘re’?” domandò la coccinella. “Io non voglio essere re.” L’assemblea gli fece capire, puntandogli vari pungiglioni, che avrebbe fatto bene ad accettare, e fu così che iniziò il regno di RE Vito I. La regina Clarissa, spento il sorriso rivolto al nuovo sovrano, si rabbuiò in un angolo e mormorò: “Elezioni libere un corno.”

Cosa succede adesso?

  • La regina Clarissa di Stalla ordisce un colpo di stato. (25%)
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  • Re Vito I sperimenta l'ebbrezza del potere. (25%)
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  • Ernie lo scarafaggio viene arruolato a Quercia. Alle truppe viene spiegato il piano contro il Grande Nemico. (50%)
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14 Commenti

  • Re Vito, secondo me, alla fine li fregherà tutto come (quasi) sempre succede in queste cose. Ma per ora torniamo ad Ernie. L’idea del colpo di stato è carina ma troppo presto in questo momento! Di certo la Regina ha piani più a lungo termine 🙂

    Ciao 🙂
    PS: non me l’aspettavo la morte del re per becco del corvo!

  • Molto, molto carino. “le guerre insetticide” poi…
    In quanto a Vito mi ricorda l’investimento mai cercato di Claudio alla morte di Caligola. Spero li sorprenda tutti proprio come fece lui.
    Questo racconto è una fiaba e quelle funzionano sempre.
    Comp!imenti! Ciao🙏

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