EMOTICON

EMOTICON

John attraversa il corridoio con una camminata composta, robotica. Lo sguardo dritto davanti a sé, un’espressione vuota, inumana. Indossa giacca e cravatta dai colori smorti, in mano una valigetta nera. In fondo al corridoio, su uno schermo, una scritta a caratteri cubitali:

“Ricordati di prendere le Emoticon. Le pillole preservano la tua salute. Se vedi un emozionale evita qualsiasi contatto e chiama le autorità. Le emozioni sono contagiose.”

I passi di John echeggiano nel corridoio mentre raggiunge la porta del suo appartamento. Fa per aprire la porta quando si accorge che è già aperta. Senza la minima ombra di sospetto, entra e si chiude la porta alle spalle.
La sua casa è così anonima che sembra uscita dall’esposizione in un negozio di mobili, arredata in modo squadrato, impersonale. Mentre si muove per la casa, si fatica a distinguere John dalla carta da parati e dalla mobilia, tutto è anonimo.
John entra in camera da letto, una stanza asettica, niente foto o quadri. Posa la valigetta sul letto. La apre. Tira fuori un flacone di pillole quando…

Un cigolio attira la sua attenzione: John posa il flacone sul letto e si volta verso l’armadio senza alcun cenno di preoccupazione. Si avvicina, apre l’anta e…
viene investito da un grido acuto e stridulo.

Nel fondo dell’armadio c’è un bambino che avrà più o meno nove anni, indossa strati e strati di abiti da adulto, il viso sporco, gli occhi lucidi, il respiro affannato. John esce dalla stanza e chiude la porta a chiave.

Qualche istante dopo, John è al cellulare.

– Mandiamo subito una pattuglia. Attenda.

John annuisce, impassibile.
 
Nella camera da letto, l’armadio si apre timidamente e il bambino sbircia nella stanza, timoroso come un topolino. Tutto è immobile, quieto. Il bambino sgattaiola fuori e corre verso la finestra. La apre, butta un’occhiata fuori ma scopre di essere troppo in alto per tentare la fuga.

John attende seduto sul divano quando

BIP-BIP-BIP

La sveglia del suo smartwatch. Sullo schermo l’icona di una pillola. John alza lo sguardo verso la porta della camera da letto.
Impassibile, realizza che le pillole sono rimaste nella stanza.

BIP-BIP-BIP

John spegne la sveglia.

TOC-TOC

Il bambino bussa da dietro la porta, piagnucolando.

– Fammi uscire, ti prego. Me ne vado subito, te lo prometto.

L’impassibilità di John non viene intaccata di una virgola.

Il cellulare squilla. John risponde.
– Sì.
– La informiamo che la pattuglia tarderà a causa di un incidente-
– Capisco.

BIP-BIP-BIP

La sveglia suona ancora, John la spegne.

I colpi e le urla del bambino si fanno più forti.

– E’ tutto sotto controllo?- chiede l’agente.
Per la prima volta John ha un’esitazione.
– Sì. Tutto sotto controllo.
– Bene. Attenda la pattuglia.

John si siede ed aspetta, imperturbabile, mentre il bambino continua a martellare la porta.

TAP-TAP-TAP

Un battito veloce e regolare. John si accorge che il suo piede destro batte per terra come se avesse vita propria. Lo fissa per un attimo, poi lo ferma con una mano.

TAP-TAP-TAP

Anche il piede sinistro comincia a battere. John lo ferma con l’altra mano e resta piegato in avanti con le mani sui piedi.
Improvvisamente le dita delle mani cominciano a tamburellare sui piedi. I piedi riprendono a battere sul pavimento. I tic involontari risalgono lungo gli arti e John scatta in piedi come un burattino che prende vita. I suoi muscoli facciali si contraggono come se il suo viso stesse riacquistando l’uso delle espressioni.

BIP-BIP-BIP

Ancora la sveglia.

John fa per spegnerla ma le sue dita tremano troppo. Si rifugia sul divano, cercando di ancorarvisi per stare fermo.

BIP-BIP-BIP

La sveglia non si placa.

BAM!BAM!BAM!

Il bambino batte alla porta, disperato.
– Fammi uscire!

Il respiro di John si fa più affannato, il cuore gli rimbomba in testa

TU-TUM-TU-TUM-TU-TUMBIP-BIP-BAM!BAM!TU-TUM-TU-TUM!

– BASTA! BASTA! BASTA!

John erutta in piedi e si avventa contro la porta della camera da letto, martellandola di pugni.

Nella foga perde l’equilibrio, batte la testa contro la porta e casca a terra.

Nel silenzio che segue, i suoi occhi si sgranano impauriti. Si guarda attorno, disorientato, poi si stringe i pugni doloranti, qualche lacrima affiora dai suoi occhi. John se le strofina via e le osserva sulle mani come fossero una sostanza aliena.
– Perché proprio a me- piagnucola -E’ tutta colpa tua. Perché non mi hai lasciato in pace?

SILENZIO

Poi, un colpetto da dietro la porta.
John ascolta. Aspetta. Poi dà un colpetto alla porta.

SILENZIO

Un colpetto in risposta da dietro la porta. John dà un altro colpetto, a cui risponde un colpetto del bambino. John si mette a sedere, calmo. Il “gioco dei rintocchi” continua. Il loro dialogo di colpi aumenta di ritmo e diventa più articolato, musicale, una comunicazione ancestrale.

TU-TU-PA TU-TU-PA TU-TU-PA TU-TU-PA

Una musica trascinante, sempre più forte finché…

Tre colpi improvvisi scuotono la porta d’ingresso sopprimendo all’istante la musica. Lo sguardo spaventato di John corre alla porta. Una voce fredda risuona da dietro la porta d’ingresso.
-Polizia, apra la porta.

Cosa farà John?

  • John nasconde il bambino e prende mezza pillola per calmarsi. (58%)
    58
  • John nasconde il bambino e non prende la pillola. (24%)
    24
  • John consegna il bambino ma non prende la pillola. (18%)
    18
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51 Commenti

    • Trauma = Conflitto = mi piace, ci voglio sguazzare.

      Come ho detto a qualcun altro, anche io avrei fatto questa scelta.
      Vedremo nei prossimi episodi quale sarà il ruolo di questo bambino all’interno della storia.
      Se vuoi, puoi anche esporre la storia. Magari indovini e alla fine potrai dire “Io l’avevo detto!” (Alfred, il maggiordomo di Batman, lo farebbe)
      Tu cosa farai? XD

  • Questo episodio mi è piaciuto ancora più del primo. Si sente molto di più la tensione e sta prendendo una piega che mi piace. Per un attimo ho pensato che il bambino non sopravvivesse. Io scelgo la terza opzione. I ricordi sepolti mi intrigano!

    • Ciao Carlo!

      felice che ti sia piaciuto! Ho cercato di rendere nel miglior modo possibile la tensione, ma a questo giro i 5000 caratteri mi hanno veramente messo in difficoltà, soprattutto nella sezione in cui ho dovuto utilizzare il montaggio alternando, risultando spesso moooolto secco.

      L’idea era quella di dare l’idea che il bambino potesse morirgli davanti agli occhi, suscitando nel lettore/spettatore l’idea che quell’evento potesse scuoterlo.

      Ora può succedere davvero di tutto, e come abbiamo visto, nessuno è al sicuro.
      Sappi che io avrei scelto la scelta che hai indicato tu perché mi piace esplorare il passato del personaggio. “Se sai da dove vengono, saprai anche dove vanno” 😉

      Grazie mille per essere passato!

  • John nasconde il bambino e prende mezza pillola per calmarsi.
    Vorrei vedere l’evoluzione emozionale del protagonista crescere capitolo dopo capitolo, accompagnato dal legame sempre più saldo con il bambino.
    Grande Sergio, aspetto con ansia il secondo capitolo

    • Ciaaao Giuseppe! Grazie mille per essere passato!

      Alla fine la tua scelta ha vinto… Devo dirti che hai già indiividuato quella che vorrei fosse la linea direttrice della storia, con una riscoperta graduale delle emozioni. Ma si sa, cambiare non è facile e cedere alle emozioni comporta gravi effetti collatterali…
      Spero di aver soddisfatto parte delle tue aspettative nel secondo capitolo!

      Alla prossima!

  • Ciao Sergio!
    Dico che lo consegna, ma non prende la pillola, perché lo vorrei vedere alle prese con l’eventuale rimorso. Hai descritto con molta efficacia l’atmosfera asettica che permea l’appartamento ed il suo occupante, nonché le avvisaglie di una piccola crisi. Bravo ad evocare in qualche modo Don Siegel de “L’invasione degli ultracorpi”; seguo ben volentieri. Bello!
    Ciao!

    • Ciao Monologo! Grazie per essere passato! 🙂

      Ti confesso anche io avrei scelto l’opzione che hai scelto tu proprio perché mi sarebbe piaciuto esplorare l’idea del rimorso, ma magari è presto…
      Felice di aver reso le atmosfere di certi film che ho amato fin da bambino 🙂
      Spero di tenere un buon livello fino alla fine!
      Grazie per i complimenti!
      Alla prossima! 🙂

  • “John consegna il bambino ma non prende la pillola”. Perché vorrei vedere la crisi di coscienza che questo gesto gli provoca e capire cosa farà dopo, proprio sulla base di questo dissidio che si è creato: ha consegnato il bimbo, ma non prendendo le pillole avrà il rimorso. Ergo: come reagirà a questa situazione che non conosce?

    E una curiosità: ma prende le pillole sin da piccolo, insomma è una società che relega l’uomo a non avere emozioni sin dai primi anni di vita? E c’è qualcuno che ancora ricorda cosa significa emozionarsi di fronte a qualcosa?

  • In effetti si vede proprio che sei uno sceneggiatore da come scrivi. Prima parte interessante, in attesa di vedere come lo porterai avanti in base alle nostre scelte. Io ho scelto che si prende mezza pillola e nasconde il bambino 🙂

  • Ciao Sergio, un pezzo davvero incalzante, complimenti.
    La tua mano da sceneggiatore si vede molto, in particolare nell’uso dei “suoni”. Ovviamente parlo da umile profano della materia, lungi da me insegnarti qualcosa.
    Diciamo che se l’avessi scritto io avrei “colorato” di più certi gesti; invece di “John spegne la sveglia.”, avrei scritto “John spegne la sveglia, senza guardarla”, per evidenziare la sua apatia.
    Sempre sulla scia di rendere più militaresco il personaggio, prima che vacilli, avrei scritto “Ricevuto, agente” invece di “Capisco”, quando riceve la telefonata che lo informa dell’arrivo della pattuglia. E così via.
    Certo, bisogna pure rispettare le 5000 battute, quindi comprendo l’uso oculato delle parole.
    Aggiungo che avrei cercato qualche sinonimo in più per evitare ripetizioni; vedasi il termine “impassibile” e “impassibilità”, comunque, sto contando proprio i granelli di sabbia in una spiaggia ben pettinata dal vento.
    Quel vento sei tu; e riesci a far nascere un’emozione in così poche righe…

  • Ciao Sergio, complimenti. Mi ha incuriosito la descrizione della storia e devo dire che mi ha subito presa molto. Non deve essere facile raccontare senza emozioni. Dico che nasconde il bambino e prende mezza pillola, anche se a ripensarci sarebbe più sensato che non la prenda oppure ne prenda una intera. Comunque vada avanti sono certa che mi piacerà.

    • Ciao Tinarica! Grazie per essere passata! 🙂

      Raccontare questo primo capitolo senza emozioni è stato difficile, ma ammetto che la mia abitudine a scrivere con il registro della sceneggiatura mi ha aiutato non poco.
      A breve arriva il prossimo episodio, quindi vediamo come se la caveranno John e il bambino!

  • Rieccomi, Sergio. Un po’ indeciso, alla fine ho votato per la mezza pillola: non può consegnare il bimbo, ma forse ha bisogno di riprendere un contegno asettico davanti alla polizia.
    Un incipit davvero originale, John che non riesce a dominare il proprio corpo mi ha ricordato la coreografia di un balletto. Indubbiamente ha qualcosa in comune con un ballerino, perché appunto le emozioni stanno straripando dal suo corpo. Bello, belle immagini. Il bimbo, poi, porta con sé una dose di intrigo e mistero che sono sicuro saprai sfruttare al meglio nei prossimi capitoli.
    È certamente un emozionale, ma come vive, perché è lì, che ruolo hanno quelli come lui nella società che vuoi mostrarci? Un incipit che ti lascia con molte domande a cui vuoi trovare una risposta ha senz’altro colto nel segno, quindi, complimenti!
    Anch’io avevo notato la ricorrenza di “porta”, e trovo molto interessante la risposta che hai dato qui sotto: la parola ripetuta ha la valenza di uno spot puntato sull’oggetto… è un modo interessante di contaminare la scrittura con un taglio visuale, “registico”.
    Bravo, complimenti!
    Ciao, ti auguro un’ottima settimana 🖖

    • Grazie per essere passato, Erri!

      Hai colto in pieno la mia idea visiva di richiamare la coreagrafia di un balletto, infatti ho scritto che che il protagonista si animava letteralmente come un burattino (in pieno contrasto con quello che avevamo visto fino a prima) e sono contento tu abbia colto lo straripamento delle emozioni.

      Spero di riuscire a sfruttare al meglio la figura dle bambino, che a questo punto rivedremo di sicuro nel prossimo capitolo! Spero che molte delle domande che hai fatto possano trovare risposta nei prossimi capitoli! (Lo spero proprio!)

      Grazie per i compimenti! 🙂
      Ci rileggiamo alla prossima!

  • La storia è scritta bene. Posso dire che già dalla trama sei riuscito a caricarmi di una certe curiosità in merito a questo mondo e questo approccio alla vita.
    Ho notato l’utilizzo, quasi spropositato, del termine “porta”. Pensò però che abbia il ruolo di rimandarci esattamente dove si conclude la storia. Quindi, la mia domanda è: ripetizione casuale o scelta?
    Questa risposta ci permette di leggere la storia con una chiave diretta.
    Bel lavoro!
    Attendo il prossimo capitolo 😉

    • Ciao Giuseppe! Grazie per essere passato! 🙂
      Sono contento che la storia ti abbia incuriosito e che tu voglia sapere di più sul mondo. Già dai prossimi due capitoli dovremmo scoprire qualcosa di più, in base a che scelte prenderete voi lettori! 🙂

      Quanto al termine “Porta”. L’ho dovuta menzionare spesso perché volevo che lo sguardo del lettore, come quello del protagonista, ci si fissassero troppo e che, un oggetto inanimato, divenisse infine animato a tal punto da suonare come uno strumento.
      Tuttavia, credo che al 50% si tratti invece di una ripetizione, in quanto, in sceneggiatura è molto più comune che in narrativa ma avrei comunque dovuto starci più attento. Ti ringrazio per avermelo fatto notare, così al prossimo capitolo cercherò di spogliarmi ancora di più dello stile di scrittura da sceneggiatura e di stare attento alle ripetizioni! Se dovessi vederne altre, fammele notare!

      Alla prossima!

  • Bene, tralascio i commenti sulle similitudini con il film Equilibrium, visto che non lo hai visto.
    Trovo geniale che ti sia venuta in mente questa storia, quando dico che nel mondo le persone che scrivono sono collegate alla stessa dimensione, vedi che ho ragione? XD
    Sono curiosissima di sapere cosa fa John nella vita e soprattutto come c’è finito il bambino in casa sua, e i vestiti da adulto ammucchiati su di lui?
    aahhh….se vuoi raccontarmi la fine in pvt va bene…io adoro gli spoiler XD

    Comunque mi piace la cadenza della storia, gli dai proprio il senso robotico senza emozioni all’inizio e più umana alla fine.
    Bello!

    • Niente spoiler! Anche perché ancora non posso sapere come andrà la storia perché ho intenzione di far scegliere ai lettori la maggior parte dei bivii, laddove possibile!
      oggi dovrei riuscire a recuperare Equilibrium, così vedrò un po’ quali sono le similitudini e cercherò di teneremene alla larga.
      – Cosa fa nella vita John? Penso che lo scopriremo.
      – I vestiti ammucchiati? Erano quelli nell’armadio di John, quindi il bambino li stava rubando.

      A secondo dell’utilizzo che farà delle Emoticon il protagonista, cercherà di cambiare lo stile di scrittura, soprattutto qualora dovesse esplorare certe emozioni.
      Grazie mille per i complimenti! E grazie per essere passata!

  • Mi è piaciuto molto questo primo capitolo. Ho scelto la prima opzione perché mi sono immaginato una sorta di contrasto. Le emozioni tentano di riaffiorare ma l’emoticon le smorza creando scompiglio nell’animo del protagonista. Sarà interessante come riuscirà a bilanciare le sue scelte d’ora in poi!

    • Grazie per essere passato, Kingvasu!
      Sono felice che il capitolo ti sia piaciuto.
      Un Emoticon per “uccidere” le emozioni nascenti poteva essere un contrasto molto forte, ma pare che il pubblico preferisca vedere cosa succede con mezza pillola, nascondendo il bambino XD

  • Ciao, Sergio.
    Devo ammettere che mi sono lasciata trasportare dalle emozioni del protagonista, il crescendo di agitazione suscitato dai richiami onomatopeici mi ha messo ansia e questo significa che l’episodio funziona. 🙂
    Non ho ben chiaro chi sia il portatore di punto di vista, sembrerebbe John, date le sensazioni forti della seconda parte del capitolo, ma potrebbe non esserlo vista la descrizione del suo appartamento (se è suo e lui lo conosce, difficilmente farà caso al suo aspetto asettico).
    Comunque, trovo questo incipit ben scritto, perciò ti seguo e aspetto il secondo.

    Alla prossima!

    • Ciao, Keziarica! Grazie per essere passata.
      Sono contento che l’utilizzo delle onomatopee ti abbia aiutato ad immergerti nella storia. Il POV è letteralmente quello della telecamera perché, come hai notato, ci sono dei cambi di scena anche laddove John non può fiscamente vedere. Quindi siamo una telecamera che sta “incollata” ai personaggi (come amo descriverla io nelle mie sceneggiature). Mi piace “stare” con i personaggi.
      Facendo lo sceneggiatore, ho provato a fondere letteratura e sceneggiatura per trasportare il lettore in un linguaggio “fusion”, evocando il grigiore e utilizzando il suono come linguaggio.
      Spero tu possa proseguire il viaggio in Emotion nel migliore dei modi.
      Grazie mille per essere passata!

  • Consegna il bambino…. Deve avere per sempre il rimorso per uscire dalla dipendenza dalla pillola e dalla pressione sociale e legale!

    Anche per dargli un’emozione per niente simpatica da tenersi addosso e che non si scrolla di dosso manco col vetriolo! 😀

    Scherzi a parte: grazie del rush finale per il ritmo della narrazione.
    Ti tengo d’occhio giovanotto! 😉

    • La più amara delle scelte già dal primo episodio. Da te non mi aspettavo altro! 🙂

      Le EMOTICON vi daranno “diverse” soddisfazioni. Intanto vediamo che accadrà nel prossimo episodio 😉

      Cercherò di rendere la narrazione il più fluida e interessante possibile fino alla fine!
      Grazie mille per essere passato!

  • L’inizio mi ha ricordato un po’ Equals, ma la caratteristica del “bando delle emozioni” è molto usata nei racconti di fantascienza, quindi sono molto curiosa di vedere come avrai pensato di trattarla tu!
    Mi è piaciuta l’idea di usare le onomatopee e come hai strutturato il testo, dando il ritmo giusto ad ogni scena.
    Vedremo cosa deciderà di fare John e come reagirà al ritorno delle emozioni, anche se forse solo temporaneo. Da scienziata sarei anche curiosa di sapere come agisce il farmaco, se si inizia a prendere dall’infanzia o dopo, etc. ma capisco benissimo se chiedo troppo hahaha

  • Grigio!
    Leggo e vedo grigio, non vedo altri colori in questa storia, almeno finche non si arriva la fine, il grigio inizia a prendere colore, vedo John che picchiettando la porta con la mano, si accorge che la sua mano è rosa, un colore che non ricordava di aver mai visto.
    Intrigante, interessante, curioso di scoprire se John deciderà di riprendersi la sua vita e diventare un emozionale o se alla fine continuerà a seguire il regime che gli è stato imposto.

    • Ciao Pietro!
      Felice di essere riuscito a trasmettere questo aspetto visivo della storia! Ho scritto questa storia con in mente una gestione dei colori identica a quella che hai descritto, quindi sei riuscito a capire esattamente dove volessi andare a parare. In un modo o nell’altro, cercherò di dare colori a questa storia.
      Per curiosità, che scelta hai fatto?

  • Ah, interessante.
    Sono davvero molto curioso di vedere cosa farai fare al nostro apatico eroe.
    è molto interessante che le emozioni siano soppresse a tal punto da essere considerate una malattia. Per esperienza so che esistono già farmaci che producono un effetto simile (ma non così forti) ma sono anche dannose a lungo andare quindi mi chiedo anche se queste “emoticon” non siano, in realtà, dannose per l’organismo.
    Sicuramente ora vedremo lo sviluppo principale del racconto di John (Shepard. Scusa non ho resistito. ;P ) E ccome reagirà con la polizia.
    Io ho lasciato il mio volto, vediamo come gli altri decideranno.
    Al prossimo capitolo. u.u

    • Ciao Alberto!
      Come hai ben detto, esistono già farmaci che hanno effetti simili,e nel corso della storia scopriremo sicuramente di più riguardo le Emoticon e i possibili “effetti collaterali”. Non dico niente perché voglio vedere dove mi condurranno i vostri voti.
      Il nome John è stato scelto perché anonimo (John Doe dato ad i cadaveri non identificati), ma mi fa estremanete piacere che tu abbia nominato il comandante più amato della Cittadella <3
      Tu cosa hai votato?

      • La mia scelta è stata “John consegna il bambino ma non prende la pillola”.
        Per il Climax che si è creato, il dubbio che inizio a sorgere nella mente di John, sarebbe stata secondo me la scelta più ovvia, oramai la polizia era là, quindi avrebbe consegnato il bambino, ma poi, prendendo le pillole in mano e ripensando a quanto appena accaduto, avrebbe provato a non prendere le pillole e cercare di capire questo cambiamento, queste “emozioni” a lui sconosciute che stava provando.
        Purtroppo, non sarà la mia scelta quella che condurrà il prossimo capitolo, tuttavia,” John nasconde il bambino e prende mezza pillol”a, sarebbe stata la mia seconda scelta, quindi mi sta bene anche così, sono sicuro che ci porterai in un viaggio all’interno della psiche John, sarà veramente interessante.

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